Peptone di Carne
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ROMA.
SPQR
MONUMENTO
GARIBALDI[1]
Milano
Monumento
Vittorio Emanuele[2]
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di Carne Liebig[3]
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Liebig
in inchiostro azzurro.
Retro
32
ANNI
DI SUCCESSO MONDIALE
Le più alte distinzioni
alle primarie
Esposizioni mondiali
Fuori Concorso dal 1885 in poi.
Soltanto i prodotti della
COMPAGNIA LIEBIG
possono essere venduti
sotto il nome
di LIEBIG.
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Note
[1] Il monumento a Giuseppe Garibaldi è un’imponente statua equestre situata a Roma, sulla sommità del Gianicolo.
Venne realizzato da Emilio Gallori e fu inaugurato il 20 settembre 1895, in occasione del venticinquesimo anniversario della presa di Roma.
Storia
Il monumento è costituito da una statua equestre in bronzo che raffigura l’”eroe dei due mondi”, posta su un grande piedistallo di marmo. II piedistallo presenta quattro bassorilievi, rievocanti rispettivamente lo sbarco a Marsala, la resistenza di Boiada, la difesa di Roma del 1849 e il gruppo della libertà. Il piedistallo è affiancato da quattro gruppi bronzei: sui lati lunghi, le figure allegoriche dell’Europa (con la Storia ed il Genio) e dell’America (con l’Industria e il Commercio); sui lati brevi, i bersaglieri di Luciano Manara alla difesa di Roma (1849) e i combattenti di Calatafimi (1860).
La statua di Garibaldi fu fusa da Alessandro Nelli di Roma, mentre i quattro gruppi in bronzo nella fonderia Galli di Firenze.
Sui gradini a destra del basamento, in occasione del centenario della nascita di Garibaldi (4 luglio 1907), la massoneria italiana guidata dal politico e scultore Ettore Ferrari fece porre una corona con il motto garibaldino “O Roma o morte” (Garibaldi fu infatti importante esponente della massoneria, come d’altronde l’artefice del monumento Gallori). Durante il fascismo la corona fu sostituita con simboli del regime, e solo nel 1943 fu riposizionata (anche se in copia e non in originale).
Il monumento è stato restaurato dal Comune di Roma nel 1990.
Colpito da un fulmine nella notte del 7 settembre 2018, che ha danneggiato il piedistallo in marmo, il monumento è stato sottoposto nuovamente a un intervento di restauro, che lo ha protetto con l’installazione di un parafulmine basato sul principio della gabbia di Faraday, avviato nel 2022 e concluso nel 2023.(fonte)
[2] Il monumento a Vittorio Emanuele II è un gruppo scultoreo posto nel centro di piazza del Duomo a Milano. Fu solennemente inaugurato il 24 giugno 1896.
Storia e descrizione
Il monumento venne commissionato allo scultore italiano Ercole Rosa da re Umberto I alla morte del padre Vittorio Emanuele avvenuta nel 1878, ma venne collocato nel centro della piazza solo nel 1896 in quanto lo scultore morì prima di averlo terminato.
Nel 1893, quando vennero terminate le fusioni delle parti in bronzo (fuse presso la fonderia Barigozzi, all’Isola), si discusse a lungo su dove fosse stato maggiormente appropriato porre la statua, se nei pressi di Palazzo Reale o in centro alla piazza del Duomo ed infine la scelta ricadde su quest’ultima. In quello stesso anno, alla morte del Rosa, i lavori vennero proseguiti dai fratelli Barzaghi sino al 1892 sotto la direzione dello scultore Ettore Ferrari.
Il monumento ritrae Vittorio Emanuele nell’atto di frenare improvvisamente il cavallo per voltarsi a incitare i suoi soldati prima dell’attacco alla baionetta nella battaglia di San Martino del giugno 1859, ultimo degli scontri della seconda guerra d’indipendenza italiana.
La statua equestre è posta su di un basamento in granito rosso attorniato da una gradinata in marmo bianco dalla quale si innalza un ulteriore piedistallo in marmo di Carrara decorato con un rilievo che raffigura l’ingresso delle truppe piemontesi a Milano dopo la battaglia di Magenta, durante la seconda guerra di indipendenza oltre a rami di palme allegorici. Sul fronte del piedistallo si trova la data «giugno 1859» a rimarcare l’ingresso del re a Milano (8 giugno 1859), mentre sul lato opposto si trova la scritta «14 giugno 1896» in riferimento alla data di inaugurazione del monumento.
La scultura soprastante, in bronzo, rappresenta il re nell’atto di frenare la foga del suo cavallo, dando grande energia alla composizione che pure poggia con tutte e quattro le zampe dell’animale sul piedistallo, dando così anche stabilità alla scultura.
Alla base si trovano inoltre due leoni sdraiati sulle gradinate laterali che posano una zampa ciascuno su una targa con inciso il nome «Roma» e «Milano», in riferimento alle grandi conquiste del risorgimento.
Il 18 maggio 2012 sono stati rinvenuti al di sotto della statua i vani di fondazione al di sopra dei quali è stato realizzato il monumento.
Il 9 marzo 2023 il monumento è stato imbrattato con vernice gialla non lavabile da due attivisti del movimento Ultima Generazione. Il restauro della statua è stato ultimato ad agosto 2023. Il 2 ottobre 2025, al termine di una manifestazione pro-Palestina, il monumento è stato imbrattato con vernice rossa e scritte.(fonte)
[3] Justus von Liebig (Darmstadt, 12 maggio 1803 – Monaco di Baviera, 18 aprile 1873) è stato un chimico tedesco che ha dato importanti contributi alla chimica per l’agricoltura, alla biochimica e all’organizzazione della chimica organica.
Von Liebig con le sue ricerche migliorò l’analisi organica e applicò all’agronomia la scoperta dello svizzero Nicolas-Théodore de Saussure, il quale capì che le piante si nutrono di anidride carbonica tratta dall’aria e di sostanze minerali prelevate dal suolo. Secondo Liebig anche l’azoto è fondamentalmente ricavato dall’atmosfera. Il chimico tedesco basò la sua teoria agronomica sull’assunto che il fosforo sia il più importante degli elementi che occorre restituire al terreno. Tra le sue molte e varie scoperte, vi fu un metodo per trasformare rapidamente l’etanolo in acido acetico.
Biografia
Monumento a Justus von Liebig nella Maximilansplatz, Monaco di Baviera
Espulso dal Gymnasium (Liceo classico) per aver fatto detonare un esplosivo fatto in casa, si fa una prima esperienza come aiutante di un farmacista a Heppenheim. In seguito Liebig studia all’Università di Bonn, ma non giunge a laurearsi, e baserà gran parte della sua formazione accademica unicamente da autodidatta, stando ore e ore a leggere e studiare interi volumi e trattati di chimica a casa e in biblioteca.
All’università conosce Karl Wilhelm Gottlob Kastner, che diverrà l’unico amico e collaboratore fedele nelle sue ricerche. Con questi si trasferirà molto più tardi all’Università di Erlangen, dove solamente nel 1840, ormai già conosciuto, Liebig ottiene un dottorato. Con una borsa di studio del governo dell’Assia può studiare a Parigi dove, in seguito all’interessamento di Alexander von Humboldt, riesce a lavorare nel laboratorio privato di Joseph Louis Gay-Lussac.
Con l’appoggio di von Humboldt ottiene nel 1844 una cattedra di chimica all’Università di Giessen e qui organizza un laboratorio scuola, il primo in Europa. Viene fatto Freiherr, nobile, nel 1845. Nel 1850 sostituisce Leopold Gmelin nella cattedra di chimica dell’Università di Heidelberg. Dal 1852 al 1873 insegna all’Università di Monaco di Baviera.
Attività di ricerca
Liebig migliora l’analisi organica e applica all’agronomia la scoperta del grande biologo elvetico Nicolas-Théodore de Saussure, che ha compreso che le piante si nutrono di anidride carbonica tratta dall’aria e di sostanze minerali prelevate dal suolo. Anche l’azoto è fondamentalmente ricavato, secondo Liebig, dall’atmosfera; questo oggi si sa essere vero solo per le leguminose, non per le altre piante. Il caposaldo della sua teoria agronomica è costituito, comunque, dall’assorbimento dal suolo del fosforo, per lui il più importante degli elementi da restituire al terreno, dato che non gli viene fornito dai fenomeni atmosferici.
Come ha messo in luce Antonio Saltini nelle ultime opere, Liebig converte la propria dottrina del fosforo in dottrina sulla storia delle società umane, che sarebbero tutte destinate al tramonto dopo avere esaurito le riserve di fosforo dei terreni sui quali siano sorte. Spiega in questo modo il collasso della Grecia, di Roma e dell’Impero spagnolo; così, da chimico vestito il manto del profeta, proclama il prossimo tracollo dell’Impero britannico dove, data la diffusione dei water closet, il fosforo degli alimenti viene destinato a disperdersi in mare, come era avvenuto a Roma a causa della Cloaca Massima. Sopravviveranno, secondo la dottrina del tramonto delle civiltà di Liebig, solo il Giappone e la Cina, dove milioni di sudditi solerti vuotano, ogni mattina, i vasi da notte nelle concimaie, dalle quali i contadini porteranno con diligenza il contenuto a concimare le risaie.
Fra le sue scoperte si segnalano anche: un metodo per creare lo specchio depositando una sottile lamina di argento sul vetro; la preparazione artificiale dell’acido tartarico; l’uso dell’ozono per la sbiancatura di tessuti vegetali; la trasformazione rapida dell’alcol etilico in acido acetico; l’individuazione dell’acido ippurico (1829) e la sua formazione artificiale. Liebig ha studiato inoltre gli aromi dei vini: l’ampolla conica da lui introdotta per le attività di laboratorio è ancora nota con il suo nome.
Nel 1865 fonda la compagnia Liebig (Liebigs Fleischextrakt) per produrre l’estratto di carne di sua invenzione, come alternativa economica e nutriente alla carne. Lo stesso von Liebig sceglie di adottare come sistema pubblicitario per promuovere il proprio estratto di carne le famose figurine Liebig, stampate in origine con la tecnica della cromolitografia fino a 12 colori ed emesse per la prima volta nell’anno 1872. Furono proprio queste figurine a dare vita a un grande movimento collezionistico su scala mondiale che a tutt’oggi interessa migliaia e migliaia di collezionisti giovani e meno giovani.
È noto anche per aver formulato la Legge del Minimo, nota anche come Legge di Liebig. Inoltre ha introdotto il metodo omonimo per la determinazione degli ioni cianuro in soluzione, uno dei pochi metodi complessometrici in cui è usato un ligando monodentato. Gli è stata intitolata l’Università di Gießen.(fonte)



