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Fosfomagnesina Aminica. G. Gulì. 1941

    Fosfomagnesina Aminica. G. Guli. 1941

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    FOSFOMAGNESINA[1]
    AMINICA

    PRODOTTO ITALIANO
    TONICO-RICOSTITUENTE

    Gulì Dr. Comm. Giuseppe[2]
    Medico Chirurgo
    Via Giacomo Corradi 5
    ROMA

    Stampe propagandistiche semestrali
    semestre Luglio-Dicembre 1941-XIX-XX

    Direttore Responsabile
    Grand. UFF. Dott. G. Borromeo

    In alto
    Spediz. In abbonamento postale               “GRUPPO IV”

    retro

    Voi, Signor Dottore, avete già provata e prescritta la
    FOSFOMAGNESINA AMINICA in fiale?

    Con quale esito?
    In quali casi la FOSFOMAGNESINA a special-
    mente corrisposto?

    Desiderate altri saggi di FOSFOMAGNESINA in
    fiale?

    Voi, Signor Dottore, avete già provata e prescritta la
    FOSFOMAGNESINA ARSENICALE in compresse?

    Con quale esito?
    In quali casi la FOSFOMAGNESINA a special-
    mente corrisposto?

    Desiderate altri saggi di FOSFOMAGNESINA in
    compresse?

    Firma e indirizzo (leggibili):

    (Pregasi usare il timbro o scrittura ben chiara)

    Art. Graf. F.lli BONETTI – Milano XVIII


    Note

    [1] Fosfomagnesina. Direttamente dalla prima metà del Novecento, periodo storico famoso per la convinzione che il fosforo facesse diventare i bambini intelligenti, ecco la Fosfomagnesina Aminica della Giberto Borromeo di Milano. Questo ricostituente faceva parte dei “dimetil – ammino – metil – fenil – fosfinito di (introdurre elemento chimico a caso)” una categoria molto ben nutrita, soprattutto sulla fine degli anni Trenta / inizio anni Quaranta.

    La Fosfomagnesina era a base di dimetil – ammino – metil – fenil – fosfinito di magnesio, ed era impiegata sia negli adulti che nei bambini, nel trattamento di carenze di fosforo o magnesio, all’epoca ritenute causa di esaurimenti, neurastenie e problemi psichici. Se avete buona memoria, sicuramente ricorderete il Tonofosfan Bayer o il Miovit Fosforo entrambi a base di dimetil – ammino – metil – fenil – fosfinito  acido di sodio, utilizzati per le stesse patologie: per quanto volesse sembrare innovativa, in realtà la Fosfomagnesina era semplicemente una “variazione sul tema” e nulla più.

    Misura 14,8 cm x 7,5 cm x 2 cm  e risale alla metà degli anni Quaranta, per la precisione al 1944.
    La vera curiosità intorno a questa scatola è che il Laboratorio Giberto Borromeo, aveva come consulente il Professor. Prassitele Piccinini, la “mente” dietro la Forgenina Zoja.

    La posologia raccomandava una fiala al giorno per gli adulti e mezza per i bambini. Ogni scatola costava 20,60 Lire del Regno d’Italia.(fonte)

    [2]

    Giuseppe Gulì (Palermo 21 aprile 1859 – Roma 5 dicembre 1941) Laureato in medicina, entrò nelle biblioteche pubbliche governative come alunno assistente nel maggio 1878, alla Biblioteca nazionale di Palermo. Nel novembre 1879 fu nominato assistente di 4ª classe e destinato alla Biblioteca universitaria di Padova, ma già nel giugno di quell’anno era stato comandato da Palermo alla Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele II di Roma.
    Dopo questo periodo di comando raggiunse la sede di Padova, a quanto sembra, e fu poi, nell’estate 1882, promosso assistente di 3ª classe e trasferito alla Biblioteca nazionale di Firenze.
    Verso la fine del 1887 fu trasferito alla Biblioteca nazionale di Roma, dove prestò servizio per parecchi anni, e fin dal principio gli fu conferito l’incarico di attendere alla compilazione del «Bollettino delle opere moderne straniere acquistate dalle biblioteche pubbliche governative del Regno d’Italia», impresa alla quale si affezionò tanto da continuare ad averne cura anche quando ormai non era più in servizio nella Biblioteca. Tutti i volumi di quell’opera, eccetto i due primi del 1886 e 1887, fino a quello edito nel 1925, recano la sua paternità.
    Con la riforma delle carriere fu nominato sottobibliotecario di 2ª classe dal gennaio 1886 e poi di 1ª classe dal dicembre 1897. Superato nel 1904 l’esame di abilitazione all’ufficio di bibliotecario, nel dicembre 1909 fu effettivamente promosso al grado di bibliotecario e ne percorse tutte le classi, fino alla prima, attribuitagli nell’agosto 1928.
    Nel 1914 fu trasferito per breve tempo alla Biblioteca universitaria di Bologna, rientrando quindi alla Biblioteca nazionale di Roma.
    Nel settembre 1925 fu incaricato di dirigere la Biblioteca nazionale di Palermo (1925-1927), con l’annessa Soprintendenza bibliografica per la Sicilia.
    Nel marzo 1927 tornò nella capitale per assumere la direzione della Biblioteca universitaria Alessandrina, a cui era unito l’incarico di soprintendente bibliografico per l’Abruzzo e il Molise. Fu collocato a riposo, per limiti d’età, con il 1º luglio 1933.
    Membro del Comitato promotore dell’Associazione italiana biblioteche, ne fu socio dalla fondazione (1930).

    Autore Giorgio De Gregori(fonte)

    Arturo Di Cesare. Giuseppe Gulì. «Accademie e biblioteche d’Italia», 16 (1941/42), n. 2, p. 142-144.
    Giorgio De Gregori – Simonetta Buttò. Per una storia dei bibliotecari italiani del XX secolo: dizionario bio-bibliografico 1900-1990. Roma: Associazione italiana biblioteche, 1999, p. 107-108 (voce di Giorgio De Gregori).
    Enzo Bottasso. Dizionario dei bibliotecari e bibliografi italiani dal XVI al XX secolo, a cura di Roberto Alciati. [Montevarchi]: Accademia valdarnese del Poggio, 2009, p. 251-252.
    Simona Inserra. Giuseppe Gulì. In: Dizionario biografico dei soprintendenti bibliografici (1919-1972). Bologna: Bononia University Press, 2011, p. 362-363.

    Il dott Giuseppe Gulì, è il padre di Beatrice Gulì. Risulta nell’ELENCO DEGLI APPROVATI alla FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA, nell’esame di Licenza durante le sessioni dell’anno 1881- Annuario della R. Università degli Studi di Padova per l’anno scolastico 1881-82(fonte)