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Elastina, G. Guli. 1941

    Elastina, G. Guli. 1941

    ELASTINA

    I Signori Medici
    SONO PREGATI DI RICORDARE CHE
    L’ELASTINA
    ha realizzato in Italia la più razionale ed efficace
    applicazione terapeutica del “VISCUM ALBUM[1]
    di antichissima tradizione popolare empirica.
    Gli studi del Prof. Piccinini[2] al quale si deve la
    formula felicissima, e quelli di più di duecento
    studiosi, di cui sono pubblicati i lavori, assegnano
    all’ELASTINA un posto d’onore, confermato
    dalle attestazioni di 15.000 medici.

    LAB. CHIM. FARM. CAV. DOTT. G. BORROMEO-MILANO-VIA P. MOSCATI 18 – TEL.90.247

    Lit. F.lli Rossetti – Milano (131)

    *Inviato al prof. Gulì Dr. Comm. Giuseppe[3]
    Medico Chirurgo
    Via Giacomo Corradi 5


    Note

    [1] Il vischio (Viscum album L) è una pianta cespugliosa che appartiene alla famiglia delle Santalacee.
    È una sempreverde, epifita, emiparassita di numerosi alberi ospiti, in particolare conifere e alcune latifoglie (es. pioppi, salici, aceri, betulle, tigli, meli, Robinia e più raramente Prunus). Non cresce mai su FagusPlatanus o Juglans regia, ma bene su Juglans nigra. Se ne può notare la presenza specialmente nei boschi caduchi in inverno, quando i suoi cespugli cresciuti sui tronchi e sui rami sono più evidenti grazie all’assenza di foglie della pianta ospite.

    Il vischio viene impiegato nella medicina tradizionale sotto forma di tinture o infusi come antipertensivo e anti-arteriosclerotico. Non vi sono al momento studi clinici che confermino tale azione.
    Per queste sue proprietà curative era utilizzato già dai popoli della mitologia norrena.
    «Il vischio, che per lungo tempo non ha giocato alcun ruolo speciale come pianta medicinale, ed era stato pressoché dimenticato dalla medicina moderna, è stato messo, da qualche decennio a questa parte, al centro di una nuova corrente della medicina; questo dopo che Rudolf Steiner l’ha indicato come base di un medicamento che combatte il carcinoma nelle sue differenti forme.»
    (Wilhelm Pelikan, Le piante medicinali per la cura delle malattie, trad. it., Natura e Cultura, 2009)

    Il vischio è una delle sostanze di medicina alternativa e complementare più studiate per la lotta al cancro. Sebbene non esistano prove a sostegno dell’idea che la stimolazione del sistema immunitario da parte del vischio porti a una migliore capacità di combattere il cancro, la ricerca di base con estratti di vischio fornisce spunti per ulteriori indagini sul possibile uso del vischio come prodotto di supporto nell’intero trattamento oncologico. Gli estratti di vischio sono stati valutati in numerosi studi clinici, e spesso sono stati segnalati miglioramenti della qualità e aspettativa di vita. Tuttavia, secondo alcuni critici, la maggior parte degli studi clinici condotti fino ad oggi hanno avuto uno o più importanti punti deboli che hanno sollevato dubbi sull’affidabilità dei risultati. Inoltre, la possibilità di condurre studi di controllo randomizzati in doppio cieco con estratti di vischio è limitata a causa di reazioni allergiche osservati sulla pelle dopo le iniezioni sottocutanee. In secondo luogo, richiedono grandi investimenti senza poter avere alcuna esclusiva commerciale sul prodotto derivato.(fonte)

    [2]Piccinini Prassitele (4 marzo 1876 – 2 marzo 1950). Occupazione: studente di medicina e chirurgia, farmacologo. Ha fatto parte di: Regio Esercito Italiano, 4ª Compagnia di Sanità, Direzione di Sanità di Genova. Matricola n. 2353.
    Piccinini Prassitele di Massimo e di Stramezzi Elide nato a Viadana il 4 marzo 1876, soldato di leva di 1ª categoria alla visita del 28 settembre 1896, ammesso a ritardare il servizio per l’art. 120 della Legge sul reclutamento [motivi di studio ?] Il 30 novembre 1899 è lasciato in congedo illimitato per scambio col fatello Tullio (classe 1879, Capitano di fanteria). Il 25 marzo 1900, laureatosi in medicina e chirurgia è nella 4ª Comp. di Sanità e col grado di Sottotenente medico, alla mobilitazione del 1915, assegnato alla Direzione di Sanità di Genova dal 10 giugno.(fonte)

    [3] Gulì, Giuseppe (Palermo 21 aprile 1859 – Roma 5 dicembre 1941) Laureato in medicina, entrò nelle biblioteche pubbliche governative come alunno assistente nel maggio 1878, alla Biblioteca nazionale di Palermo. Nel novembre 1879 fu nominato assistente di 4ª classe e destinato alla Biblioteca universitaria di Padova, ma già nel giugno di quell’anno era stato comandato da Palermo alla Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele II di Roma.
    Dopo questo periodo di comando raggiunse la sede di Padova, a quanto sembra, e fu poi, nell’estate 1882, promosso assistente di 3ª classe e trasferito alla Biblioteca nazionale di Firenze.
    Verso la fine del 1887 fu trasferito alla Biblioteca nazionale di Roma, dove prestò servizio per parecchi anni, e fin dal principio gli fu conferito l’incarico di attendere alla compilazione del «Bollettino delle opere moderne straniere acquistate dalle biblioteche pubbliche governative del Regno d’Italia», impresa alla quale si affezionò tanto da continuare ad averne cura anche quando ormai non era più in servizio nella Biblioteca. Tutti i volumi di quell’opera, eccetto i due primi del 1886 e 1887, fino a quello edito nel 1925, recano la sua paternità.
    Con la riforma delle carriere fu nominato sottobibliotecario di 2ª classe dal gennaio 1886 e poi di 1ª classe dal dicembre 1897. Superato nel 1904 l’esame di abilitazione all’ufficio di bibliotecario, nel dicembre 1909 fu effettivamente promosso al grado di bibliotecario e ne percorse tutte le classi, fino alla prima, attribuitagli nell’agosto 1928.
    Nel 1914 fu trasferito per breve tempo alla Biblioteca universitaria di Bologna, rientrando quindi alla Biblioteca nazionale di Roma.
    Nel settembre 1925 fu incaricato di dirigere la Biblioteca nazionale di Palermo (1925-1927), con l’annessa Soprintendenza bibliografica per la Sicilia.
    Nel marzo 1927 tornò nella capitale per assumere la direzione della Biblioteca universitaria Alessandrina, a cui era unito l’incarico di soprintendente bibliografico per l’Abruzzo e il Molise. Fu collocato a riposo, per limiti d’età, con il 1º luglio 1933.
    Membro del Comitato promotore dell’Associazione italiana biblioteche, ne fu socio dalla fondazione (1930).

    Autore Giorgio De Gregori(fonte)

    Arturo Di Cesare. Giuseppe Gulì. «Accademie e biblioteche d’Italia», 16 (1941/42), n. 2, p. 142-144.
    Giorgio De Gregori – Simonetta Buttò. Per una storia dei bibliotecari italiani del XX secolo: dizionario bio-bibliografico 1900-1990. Roma: Associazione italiana biblioteche, 1999, p. 107-108 (voce di Giorgio De Gregori).
    Enzo Bottasso. Dizionario dei bibliotecari e bibliografi italiani dal XVI al XX secolo, a cura di Roberto Alciati. [Montevarchi]: Accademia valdarnese del Poggio, 2009, p. 251-252.
    Simona Inserra. Giuseppe Gulì. In: Dizionario biografico dei soprintendenti bibliografici (1919-1972). Bologna: Bononia University Press, 2011, p. 362-363.

    Il dott Giuseppe Gulì, è il padre di Beatrice Gulì. Risulta nell’ELENCO DEGLI APPROVATI alla FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA, nell’esame di Licenza durante le sessioni dell’anno 1881- Annuario della R. Università degli Studi di Padova per l’anno scolastico 1881-82(fonte)