Vai al contenuto

Vittorio Bosotto. 25 aprile 1945

Vittorio Bosotto. 23 aprile 1945
« di 4 »

Cara Mariantonietta,
Dopo parecchi giorni di silenzio è arrivata
la settimanale 3-11: nessuna altra posta è arrivata nell’intervallo
fra la precedente settimanale paccottiglia e questa. Rilevo per prima cosa
che fai sempre più l’“indiana” sulla faccenda del “volo”: il
“pupo” se la lega al dito e si ripromette fin da ora
che farà il misteriosissimo se mai capiterà qualche cosa
che lo riguardi e che possa interessare la “terribile pupa”.
E in ogni caso non dà nessun consenso alle “pazzie”
della pupa (senza il quale … la sullodata – ma mai troppo! –
che farà?!). Cicchetto (uhm, mi aspetto la botta responsiva) numero
due: mi scrivi che:” quanto all’“orario” esso viene generalmente
“osservato” – Ahò, che è questa storia?! L’orario de essere
“scrupolosamente” e non “generalmente” osservato. Mi appello
alla Zante per l’esercizio della necessaria sorveglianza,
se non vorrà un giorno (ahi, quando sarà troppo tardi!)
sentirsi rimordere in un modo straziante la coscienza, vedendo
la “pupa” lanciarsi a capofitto ad abbracciare un albero,
confondendolo per l’“amato bene” in attesa. Intesi allora?
Ugh! Anche la ginnastica ora? Complimenti ad ogni
modo: ne guadagnerà ulteriormente (ma non ce n’era
bisogno!) la prestanza fisica della “pupa”, che si renderà
così irresistibilissima!
Leggo quasi con sorpresa che avete qualche volta la noia
del vento: Venezia invece si permette il lusso di avere un
clima da gran signori, da esigentissimi turisti nostrani
e stranieri: la primavera quest’anno è bellissima e

le giornate assolate e tiepide si susseguono le une alle altre, senza
neppure qualche intermezzo capriccioso (Eccetto le stragi di
vetri rotti – ma queste sono state prodezze dei signori uomini)
A farla breve sarebbe una vera gioia per lo spirito trovarsi
in questo periodo a Venezia, se lo spirito invece non fosse
turbato e distratto da ben altre vicende. A proposito di
Venezia, ieri sera al cinema vidi due notturni, della
“Serenissima” che quasi mi fecero provare la … nostalgia
della città lagunare. Il film portava il titolo “Delirio”[1]
e poiché si tratta di un lavoro di qualche anno fa
forse lo avrai visto. Credo che sia un film francese, per quanto
il nome del regista fosse tedesco. Come tutti i film
francesi aveva uno sfondo di passioni torbide, però la
realizzazione del lavoro mi è piaciuta moltissimo. Di
Venezia avrei in mano che i due notturni ai quali ò
accennato, evidentemente inseriti nella pellicola, girata
invece chissà dove, ma il cui effetto sul “pupo” fu lo
stesso straordinario. Molto interessante anche il giornale
Luce (N° 422)[2] che incomincia con la ripresa di Venezia
sotto la neve, dal fronte appenninico, ànno fatto vedere
anche la città di Bologna. Prima del “Luce” – si vede
che era proprio una serata di grazia – venne proiettato un
altro documentario della Terra Santa, anch’esso abbastanza
interessante. Ò trovato tutte molto belle le poesie
(giapponesi, di Rilke e di Pascoli) che mi ài scritto.

Accetto compunto, la lezione sulla maschietta pianista
sbollito il primo entusiasmo (il “candido stupore” come
dire la “pupa”) mi sono reso conto domenica scorsa
ascoltando il violinista Ferro[3] (veramente bravo, però –
faceva stare con il fiato sospeso) che si tratta soprattutto
di “tecnico virtuosismo”. E così il “pupo” stando a
bocca aperta si è imparato tante cose nuove ascoltando
quella sapientona di Mab[4]. Sulla questione “largo ai
giovani” mantengo benissimo il mio punto di vista, e
faccio le più alte meraviglie che una fascistona come te
osi fare appelli ai “vecchi”. Mogli, quanto opportunismo …
Ah, ah, si ànno accompagnata a visitare la Villa Ubaldo
con passaggio sull’oscillante ponte del diavolo …
Uhm, non c’è da dubitare che il cavaliere di turno (biondo o bruno?)
sia stato straordinariamente premuroso a sostenerti
quando più forte oscillava il ponte. Eh, oh, che bella
scenetta! Nessuno à pensato a fare una fotografia?
Del raggruppamento socialista di Cione[5] non ò più
sentito dir nulla. Il “Regime fascista”[6] arriva qui purtroppo
molto irregolarmente, e il giornale locale è veramente
stupidissimo. Il quotidiano del pomeriggio – Gazzetta di Venezia –
esce ora in formato molto ridotto.
Grazie mille della “biondina”: la stagione e il tempo sono
veramente propizi per le gite in “gondola”!
E – per essere in stile – mi congedo per oggi con
languorosi saluti lagunari und violen seppur
Vit[7]
25 luglio

Vittorio Bosotto. 23 aprile 1945. Busta
« di 2 »

ESPRESSO

Si na
Maria Antonietta Basile
Fermo posta

Cernusco sul Naviglio
(Milano)

Timbro
VENEZIA-CORRIERE-ESPRESSO
23.45.9

Bosotto
Sporter
PC361

25.3.45
23.4.45

Timbro
CERNUSCO SUL NAVIGLIO . MILANO
23.4.45

VENEZIA-CORRIERE-ESPRESSO
26.345 XXI  10ESPRESSO


Note

vers. eng.

Dear Mariantonietta,
after several days of silence, the weekly 3-11 has arrived: no other mail has arrived in the interval between the previous weekly junk mail and this one. First of all, I notice that you are becoming increasingly secretive about the “flight” business: the “pupo” is taking it to heart and has already promised himself that he will be very mysterious if anything happens that concerns him and that might interest the “terrible pupa”. And in any case, he does not give his consent to the “crazy” behaviour of the girl (without which… what will the aforementioned – but never too much! – do?!). Cicchetto (uhm, I expect the responsive blow) number two: you write to me that: “as for the ‘timetable”, it is generally “observed” – Hey, what’s this all about?! The timetable must be “scrupulously” and not “generally” observed. I appeal to Zante to exercise the necessary supervision, if she does not want one day (ouch, when it will be too late!) to feel her conscience tormenting her in an excruciating way, seeing the “pupa” throw herself headlong into embracing a tree, mistaking it for her “beloved” waiting for her. Understood then?
Ugh! Gymnastics now too? Congratulations anyway: it will further enhance (but there was no need!) the physical prowess of the “pupa”, who will thus become irresistible!
I read with some surprise that you sometimes find the wind tedious: Venice, on the other hand, enjoys the luxury of a climate fit for royalty and the most demanding Italian and foreign tourists: spring this year is beautiful, with one sunny, warm day following another, without even a few capricious interludes (except for the broken glass – but that was the work of men).
In short, it would be a real joy for the spirit to be in Venice at this time of year, if the spirit were not troubled and distracted by other matters. Speaking of Venice, last night at the cinema I saw two night scenes of the “Serenissima” that almost made me feel nostalgic for the lagoon city. The film was called “Delirium” and, as it was made a few years ago, you may have seen it. I believe it is a French film, although the director’s name was German. Like all French films, it had a backdrop of murky passions, but I really liked the way it was made. I have the two night scenes I mentioned, which were obviously included in the film, shot who knows where, but whose effect on the “pupo” was just as extraordinary. The Luce newsreel (No. 422) was also very interesting, beginning with footage of Venice under the snow, from the Apennine front, and also showing the city of Bologna.
Before Luce – it was clearly a night of grace – another documentary about the Holy Land was screened, which was also quite interesting. I found all the poems (Japanese, by Rilke and Pascoli) you wrote to me very beautiful.
I humbly accept the lesson on the young pianist. Once my initial enthusiasm had cooled (my “candid amazement”, as the “pupa” would say), I realised last Sunday, listening to the violinist Ferro (who is really talented, though – he had us all holding our breath), that it is mainly a question of “technical virtuosity”. And so the “pupo”, standing with his mouth open, learned many new things listening to that wise woman Mab. On the question of “make way for the young”, I stand by my point of view, and I am amazed that a fascist like you dares to appeal to the “old”. Wives, what opportunism…
Ah, ah, you accompanied them on a visit to Villa Ubaldo, crossing the swaying Devil’s Bridge…
Hmm, there is no doubt that the knight on duty (blond or brunette?) was extraordinarily attentive in supporting you when the bridge swayed most strongly. Eh, oh, what a lovely scene! Did no one think to take a photograph?
I haven’t heard anything more about the socialist group in Cione. Unfortunately, the “fascist regime” arrives here very irregularly, and the local newspaper is really stupid.
The afternoon newspaper – Gazzetta di Venezia – is now published in a much smaller format.
Thank you very much for the “biondina”: the season and the weather are really perfect for gondola rides! And – to be in keeping with the style – I take my leave for today with languid lagoon greetings and violen, albeit…
Vit
25 July


[1] Delirio è un film del 1938 diretto da Marc Allégret.
Trama
André Pascaud è innamorato della moglie Gisèle, ma nel tentativo di convincere il fratello Gilbert di rompere con la studentessa Françoise Massard, si innamora follemente di lei e lascia la moglie.
La nuova coppia conduce una vita disordinata ma quando Françoise scopre che Gisèle aspetta un bimbo si uccide permettendo ad André di ricongiungersi alla moglie.
Remake
Nel 1954 viene realizzato Delirio un film con lo stesso titolo e la stessa trama con protagonisti Raf Vallone e Françoise Arnoul diretti da Pierre Billon e Giorgio Capitani.(fonte)

[2] Il Giornale LUCE è stato il primo cinegiornale di massa italiano e nacque in concomitanza con l’affermarsi del Fascismo e terminò con la caduta della dittatura fascista e l’avvento della Repubblica. Al suo posto furono prodotti altri cinegiornali, fra i quali la Settimana Incom. L’ultimo di questi a essere proiettato nelle sale italiane prima del film fu il “Settimanale Ciac”, le cui ultime edizioni risalgono ai primi anni ‘90.

Storia
Cinematografia
Il cinema, nato alla fine del XIX secolo, divenne immediatamente, oltre che un mezzo di intrattenimento, anche un potente mezzo di comunicazione di massa. Per circa vent’anni rappresentò la primaria fonte di notizie per la maggior parte degli italiani, sebbene venissero filtrate attraverso l’occhio del regime.

In pochi anni si passò dal cinema chiamato “delle attrazioni mostrative”, fatto di brevi filmati di scene di vita quotidiana, a veri e propri film (muti), di cui è indicato come capostipite Cabiria, Colossal italiano del 1914 diretto da Giovanni Pastrone o per altri critici Nascita di una nazione del 1915 dell’americano David W. Griffith.

Durante il primo conflitto mondiale diverse nazioni coinvolte intervennero nella cinematografia con sistematicità a fini propagantistici. Inghilterra, Francia, Germania, Italia usarono il neonato strumento di comunicazione per influire sull’opinione pubblica. La popolazione era chiamata a partecipare a imprese economiche e belliche ed occorreva istillare coraggio a chi era stato chiamato alle armi e fiducia ai cittadini che rimanevano in patria.
Mussolini fece tesoro del successo della cinematografia in questo campo e la rese il più importante strumento di propaganda del fascismo. A riprova dell’importanza che venne data alla cinematografia durante il Ventennio, si può prendere una fotografia scattata nel 1937 durante l’inaugurazione della seconda sede dell’Istituto LUCE. Vi è inquadrato il gigantesco apparato scenografico raffigurante Mussolini dietro ad una macchina da presa e la scritta “La cinematografia è l’arma più forte” allestito in occasione della cerimonia di posa della prima pietra dell’Istituto.

Istituto LUCE
Prima dell’avvento del fascismo e la nascita dell’Istituto Luce (1924), fra gli italiani era già diffuso il gusto per film documentaristici, scientifici e di attualità. La Cines (Società Italiana Cines), casa cinematografica attiva dal 1906, che durante il Ventennio si affiancò al LUCE, nel solo 1911 editò 56 esemplari di film e verso la fine dello stesso anno in molte città era nata l’abitudine di organizzare il Venerdì artistico, riservato a documentari di viaggi e film dal vivo.

La radio contava sempre meno ascoltatori (solamente 26.865 utenti nel 1926), dunque era chiaro che il futuro dei mass-media fosse costituito dal cinema e dai giornali.

Mussolini, consapevole dell’influenza dei mezzi di comunicazione sull’opinione pubblica, una volta salito al potere, decise di monopolizzarli al servizio del partito. In particolare era intenzionato a far diventare il cinema “pupilla del regime”, alla stregua della milizia volontaria e l’OVRA istituiti nel 1923, in quanto avrebbe contribuito a difendere il fascismo dai nemici interni.

L’idea era quella di sviluppare il cinema “non di finzione”, che avesse scopo didattico, attraverso film istruttivi, cinegiornali e documentari.

Nell’estate del 1924 Mussolini entrò in contatto con il Sic (Sindacato istruzione cinematografica) ed ebbe occasione di visionare alcune pellicole. La piccola azienda cinematografica votata alla produzione di film istruttivi e di propaganda fascista (Dove lavora per la grandezza dell’Italia, reportage sul Duce nelle stanze di palazzo Chigi), rappresentava proprio ciò di cui il partito aveva bisogno. Così Mussolini decise di finanziarla. Chiamò organismi parastatali a partecipare come enti fondatori e il Sic mutò nome diventando LUCE, Unione Cinematografica Educativa. Nel luglio del 1925, “Mussolini esortò i ministeri della pubblica istruzione, dell’economia nazionale, delle colonie e dell’interno a servirsi del LUCE e il ministro della pubblica istruzione a stendere un programma per introdurre il cinema nelle scuole e le federazioni del partito, i sindacati e i patronati scolastici, i comuni e le prefetture a dare la massima cooperazione affinché dei film ci si valesse quali mezzi ausiliari di insegnamento”.

Nel novembre 1924 il debutto del LUCE con il film Aethiopia (ammonimento agli italiani di pensare alla politica di oltremare, alle necessità imperiali di espansione). Nel 1926 venne creato un nuovo statuto e l’Istituto venne posto alle dipendenze del governo, del suo ufficio stampa e, successivamente, anche del Minculpop.

Lo stesso Mussolini non perse mai l’abitudine di visionare i cinegiornali e i documentari LUCE , almeno fino al luglio 1943.

Fra marzo e aprile 1926 venne resa obbligatoria, in tutte le sale cinematografiche aperte al pubblico, la proiezione di film di propaganda nazionale editi dall’istituto nazionale LUCE. Nello stesso anno, l’ente acquisì l’esclusiva fotografica e cinematografica di avvenimenti che interessassero il governatorato. Si convenzionarono con il LUCE alcune fra le più rinomate agenzie europee e americane.

Se pur con qualche inciampo finanziario (con l’avvento del sonoro si dovettero comprare nuove attrezzature e ampliare la sede), il LUCE divenne un’azienda sempre più grande e con più personale. Tanto da potersi permettere numerose trasferte: dal 1926 al 1927 vennero girati filmati per documentari e cinegiornali in molti stati stranieri, come India, Cina e Giappone.

Giornale LUCE all’estero
I primi accenni alle mire espansionistiche del governo fascista si ritrovano nel film Aethiopia e in un ciclo sui domini italiani fra 1928 e 1930. Questi filmati introducevano al tema del “posto al sole” che diventerà centrale dal 1935.

Africa
Negli anni ‘30 dalla propaganda fascista venne istillata l’idea che l’Etiopia spettasse di diritto all’Italia. I mass media si occuparono di accrescere il nazionalismo nel popolo, che cominciava a considerare necessaria la guerra coloniale Africana. L’Etiopia venne idealizzata come terra piena di ricchezze a cominciare dalle materie prime.

Così, il LUCE, si organizzò prontamente: per rifornire di materiali audiovisivi la propaganda: fu insediata oltremare (ad Asmara), una succursale dell’Istituto e vi si trapiantò parte del suo personale tecnico, giornalistico e amministrativo. Su ordine del regime non si badò a spese.

Tre o quattro volte la settimana, in Italia, i cinegiornali narravano sunti della guerra ed in Etiopia, venivano proiettati documentari e cinegiornali ai soldati e alle popolazioni locali usando autocarri-cinesonoro che si spostavano.

Il Duce desiderava che tali filmati fossero intrisi di drammaticità e mostrassero un grande spostamento di masse di soldati, in modo che l’intera operazione fosse riconosciuta come un’impresa grandiosa. Questo però non fu possibile poiché la guerra si risolveva in innumerevoli azioni isolate che sul grande schermo non avrebbero riscontrato grande impatto emotivo. Inoltre la maggior parte delle truppe era composta da contadini ed operai spaesati.

I filmati girati erano fatti per essere visti, oltre che in patria, anche all’estero, in particolare dagli italiani in America e dagli americani stessi.

Nei cinegiornali gli italiani venivano raffigurati come eroi protagonisti di gloriosa avventura. Davano prova di gentilezza e clemenza verso il popolo assoggettato per convalidare l’immagine di gente buona e clemente. Veniva sottolineata la superiorità tecnologica dei bianchi, confrontando le armi italiane con quelle della popolazione locale. Gli abissini venivano mostrati come persone irascibili e pronte a tutto per difendere il proprio paese.

I cinegiornali raccontavano come alla fine della guerra fosse nata una situazione di convivenza pacifica fra italiani e popolazione locale. Quest’immagine era del tutto fuorviante, in realtà continuarono ad accendersi innumerevoli focolai ribellistici.

Finite le operazioni militari contro l’esercito regolare del Negus, il reparto fotocinematografico A.O. (Africa Orientale) del LUCE fu retrocesso all’ordinaria amministrazione e la sede traslocata da Asmara ad Addis Abeba.

Albania
Nel 1939 l’esercito italiano invase l’Albania. Il sovrano, re Zog I, fu costretto all’esilio, ed il paese annesso all’Impero Italiano come regno indipendente.

Nei cinegiornali del LUCE questa vicenda venne sapientemente seguita e raccontata con la solita retorica e storpiatura della realtà voluta dal regime. La voce del narratore annunciava che gli albanesi che opponevano resistenza alle truppe italiane, appartenevano a bande di ex-reclusi.

Spagna
Inizialmente né Hitler né Mussolini volevano che trapelasse dai cinegiornali la solidarietà con i franchisti. I cinegiornali italiani e tedeschi, grazie alle corrispondenze con la Spagna, riuscirono ad ottenere filmati locali ed a dare ogni giorno un servizio sulla situazione nella penisola Iberica.

Dal secondo semestre del 1936 alla seconda metà del 1937 le sequenze spagnole del cinegiornale furono ricavate da materiale della Paramount, ma a partire dalla seconda metà del 1937, affluirono in Spagna gli operatori del LUCE. Non si ripeté l’esperienza africana e non fu istituito un apposito reparto cinematografico in Spagna. Piuttosto LUCE supportava i cineasti spagnoli con attività collaterali, ad esempio con la stampa della pellicola (o in uno stabilimento di Lisbona o a Roma).

Man mano che Mussolini andò ad abbandonare l’atteggiamento di estraneità al dramma spagnolo, la propaganda filo-franchista cominciò a farsi sfrontata.

Il giornale LUCE sosteneva che i rossi, i repubblicani, possedessero una formidabile aviazione e che sganciassero bombe sulle case e sulla popolazione inerme. In realtà avevano pochissimi apparecchi e nella guerra aerea erano in testa i franchisti sostenuti ed affiancati dai nazisti.

A differenza della guerra di colonizzazione africana, le riprese della rivoluzione spagnola, nei cinegiornali, avevano fisionomia più cupa. Mostravano campagne arse dal sole, rovine, miseria, sparatorie, cadaveri e gente spaventata. Un paese caduto nell’oblio per colpa della sinistra, un nemico così crudele da doversi sterminare con una violenza necessaria. Dunque i franchisti venivano indicati come i salvatori di un paese in rovina che, anche in un’occasione del genere, si dimostravano onorevoli e corretti praticando assalti regolari e cannoneggiamenti leali.

Per l’occasione della fine della guerra, vista come una “liberazione” del paese dagli atei, il LUCE girò filmati di cortei che sfilavano con bandiere e ragazzi che portavano crocefissi come fucili.

La fine del regime
Il 25 luglio 1943, Mussolini venne arrestato. I cinecronisti che avevano ripreso le oceaniche adunanze di Piazza Venezia e i discorsi del Duce, si gettarono nelle vie di Roma a filmare i manifestanti che calpestavano i ritratti di Mussolini e abbattevano dagli edifici pubblici i fasci, le aquile e gli emblemi del fascismo.

Sparì ogni traccia del fascismo, non se ne parlò più, neanche per criticarlo. L’istituto LUCE si preoccupò di non compromettersi politicamente, fu ideata una nuova testata su sfondo grigio-chiaro e si modificò la numerazione ripartendo da un ideale n.1 (5 agosto 1943), per poter separare il nuovo ciclo da quello fascista.

Sotto il governo Badoglio i cinegiornali si dilungavano a descrivere le conseguenze dei bombardamenti anglo-americani e non veniva mostrata più alcuna simpatia per i tedeschi. Le disfatte dell’esercito italiano servivano per far capire al popolo che le sorti della guerra erano ormai segnate.

Se sul fronte dei giornali di attualità l’istituto rimase comunque senza concorrenza poiché era il solo in grado di editarli. Invece i film e i documentari, finito il monopolio del LUCE imposto dal regime, entrarono in competizione con quelli delle altre case cinematografiche.

I più fedeli operatori del LUCE aderirono alla Repubblica Sociale ed andarono a Venezia, per ricostruire l’istituto e continuare a produrre filmati seguendo il filone fascista. I cinegiornali ripresero ad essere prodotti e continuarono la numerazione interrotta dopo il 25 luglio.

Nel ‘44 il LUCE spostò la sua sede a Sant’Elena dei Giardini, nel cineborgo della repubblica di Salò. Qui i notiziari ripresero la ripetitività e la monotonia della propaganda voluta dal regime fascista. Si parlava di riorganizzazione dell’esercito in vista dell’impiego delle truppe al fronte accanto ai tedeschi e si comunicava il fatto che l’esercito italiano fosse pronto a ricacciare via gli invasori dal suolo italiano.

Si parlava dunque molto di guerra, ma erano rari i resoconti bellici. I filmati, in cui le forze armate erano scarne, non rispecchiavano affatto ciò che veniva dichiarato.

Il duce fu fotografato in ameno 12 cinegiornali e apparve anche nell’ultimo numero, celebrando la fondazione dei fasci.

Si filmavano gli incontri tra Hitler e Mussolini. Ma le altre notizie di cui disponevano erano poco interessanti e di corto raggio: al più si potevano avere notizie sull’alleata Germania.

Il giornale era rimasto su vecchi temi e mirava solamente alla propaganda repubblichina. Inadeguatezza a livello tecnico, copioni scritti da dilettanti e poche notizie portarono alla disgregazione della macchina propagandistica fascista. Si producevano solo cinegiornali ( il LUCE viveva alla giornata e non faceva più documentari) come L’Italia s’è desta, Voce d’Italia, Marinai d’Italia e Ricordo di D’Annunzio. Il LUCE divenne estremamente impopolare, ci furono anche manifestazioni ostili nell’indirizzo del regime durante qualche proiezione.

Cinegiornale fascista e nazista
Il controllo dell’informazione cinematografica era ancora più severo in Germania: ogni filmato doveva essere approvato da Goebbels e dal suo ministero. Non si permetteva a cineasti stranieri di riprendere avvenimenti legati alla Germania. Tutto doveva essere filtrato attraverso il punto di vista del nazismo.

La collaborazione fra italiani e tedeschi risale ai primi accordi LUCE-UFA del 1928 per l’inserzione di attualità nei rispettivi cinegiornali e per la diffusione dei documentari “culturali”, vanto della casa tedesca fin dagli anni della repubblica di Weimar. Nonostante questa alleanza la Germania non permetteva ai cineasti italiani (e stranieri in generale) di filmare lungometraggi o cortometraggi in cui si parlasse degli avvenimenti di pertinenza tedesca.

Questo fu permesso solo in occasione di eventi straordinari da strumentalizzare per la propaganda indiretta, come le Olimpiadi del 1936.

Caratteristiche del giornale LUCE
Il giornale LUCE rappresentava una delle categorie in cui era suddivisa la produzione cinematografica dell’Istituto LUCE insieme a film, documentari e a filmati istruttivi (per esempio sulla divulgazione dell’igiene, prevenzione della tubercolosi, conoscenza delle cognizioni scientifiche, lavoro in fabbrica e nei campi). La sua durata era di circa 10 minuti e veniva proiettato nelle sale prima di un film. Nel 1936, le sale cinematografiche arrivarono alla proiezione di 4 giornali a settimana.

I filmati del giornale LUCE non erano sempre propagandistici, ma anche quelli privi di riferimenti al regime, offrivano sempre un’immagine positiva del paese sotto la dittatura. I temi erano principalmente parate, vita nei campi, officine, cerimonie, curiosità dell’estero, guerre.
l cinegiornale si soffermava spesso sulla vita dei cittadini italiani. Le famiglie riprese erano quelle che il partito considerava esemplari: padre lavoratore, numerosi figli atletici e fedeli al regime. Donne viste sempre come madri, angeli del focolare (la parità di sesso arriverà nel dopo guerra). Le riprese di donne al lavoro fuori dalla casa erano rare, si può ricordare un filmato del 1938 (la monda del riso) in cui si vedono mondine che svolgono il lavoro nei campi, si dirigono ad un raduno fascista e rientrano a casa.

I bambini erano rappresentati sempre in atto di adorare e onorare Mussolini (ad esempio donandogli mazzi di fiori).

Il partito si preoccupava che tutti i giovani crescessero “poderosi nel fisico e spartani nell’animo gareggiando nell’equitazione, nella piscina, nel salto, nella corsa, nelle regate, sulla neve, nel volo a vela e nell’aeromodellismo, nello sciare e nel pattinaggio su ghiaccio”.

Le sale cinematografiche in cui obbligatoriamente si proiettava il giornale erano numerose (1450 nel 1930, 2700 nel 1938, 2876 nel 1942), ma non erano gli unici punti di fruizione poiché già a partire dal 1927 il partito aveva deciso l’utilizzo di usare proiezionisti itineranti (dal momento che 5000 comuni erano sprovvisti di sale cinematografiche contro 2300).

I giornali LUCE o cineattualità rappresentavano la primaria fonte di notizie per la maggior parte degli italiani durante il Ventennio. Certamente, però, questi filmati non ambivano a tracciare esaurienti panorami informativi, poiché concedevano spazio solo agli avvenimenti più rilevanti e a questi si riservava la peculiare spettacolarità e fotogenia del cinegiornale fascista.

In più i programmi trasmessi erano stati approvati dal Minculpop, che si occupava di far in modo che le notizie rispecchiassero sempre un solo punto di vista: quello del partito.
A riprova di questo metodico controllo da parte delle istituzioni competenti vi sono numerose veline, fogli d’ordine contenenti le disposizioni che il regime fascista impartiva alla stampa, alla radio e al cinema.

Prima dell’avvento del sonoro venivano registrati i suoni a parte (brusii, musica, risate, rumori) per poi essere montati sul filmato. Si ricercava spettacolarità e perfezione nelle inquadrature dei cinegiornali, la fotografia era impeccabile. I filmati erano caratterizzati da una colonna sonora aulica e inquadrature prolungate.

Dopo il ‘34, con l’avvento del sonoro, il ritmo delle cronache si sveltì. Una musica allegra ritmava la narrazione. La voce del narratore, Guido Notari, mediante la tipica impostazione “declamatoria” riusciva a far leva sull’emotività degli ascoltatori.

Più euforiche e operistiche marcette allegre, musica orecchiabile, schiamazzi goliardici della gente caratterizzavano i nuovi film rivista, in cui la vita dei militari e civili sembrava regolata musicalmente.

Il cinegiornale cercava di darsi un contegno, ma si dava grande spazio a notizie di marginale importanza come gare, curiosità da tutto il mondo, attrazioni e eventi divertenti. Anche rubriche di moda e servizi su matrimoni di personaggi famosi (come Edda Mussolini e Galeazzo Ciano 1931).

Non si approfondivano le questioni, si trasmettevano le immagini di una società moderna alla conquista di nuovi traguardi.

Il giornale Luce rappresentava un tipo d’informazione che pretendeva solo di presentare un panorama di attualità interna ed internazionale, calibrando le notizie più in funzione della spettacolarità e della fotogenia che del significato e dell’importanza dei contenuti.

Nonostante i cambiamenti obbligati dovuti all’evoluzione della tecnologia, il giornale LUCE era caratterizzata da una generale monotonia di temi, di espressioni e tecniche di riprese.

Mussolini nei cinegiornali
Il Duce era uno dei protagonisti della comunicazione audiovisiva in generale ed in particolare del cinegiornale. Lo si vedeva sempre in situazioni cariche di retorica e dal profilo eroico. Le sue apparizioni erano sempre dinamiche (in aereo, treno, macchina, intrattiene popolo). Nei cinegiornali comparivano spesso anche esponenti di governo, cosicché la gente avesse presente i loro volti. La regia privilegiava sempre il dittatore quando si trovava accanto al re Vittorio Emanuele III di Savoia così da conferire a quest’ultimo apparizioni grigie, in contrasto con la figura carismatica di Mussolini. Il sovrano era visto come un’autorità inerte, tradizionale, intangibile e dall’unico scopo decorativo.

Spesso il Duce veniva filmato durante le sue orazioni, che non erano composte da argomentazioni, bensì da motti che attiravano l’uditorio con allusioni gravi.(fonte)

[3] Luigi Enrico Ferro (Murano, 1º luglio 1903 – Venezia, 8 luglio 1975) è stato un violinista italiano.

Biografia
Luigi Ferro iniziò a studiare violino nella sua città natale con Fanny Finzi (deportata nel 1944 e morta ad Auschwitz) e a 8 anni entrò al Liceo Musicale “Benedetto Marcello”. In seguito alla disfatta di Caporetto le attività del liceo vennero sospese e nel 1917 si trasferì a Milano per proseguire gli studi nella classe di Teresina Tua al Conservatorio “Giuseppe Verdi”. Finita la guerra, dovendo Ferro rientrare a Venezia, la Tua lo raccomandò a Francesco De Guarnieri con il quale concluse gli studi nel liceo musicale con lode nel 1927.

Nel 1921 Ferro fondò il Quartetto Veneziano, con Vittorio Fael, Oscar Crepas ed Eduardo de Guarnieri. Il quartetto intraprese una notevole attività arrivando a rappresentare l’Italia alle Olimpiadi Musicali Internazionali di Parigi del 1924 e ad esibirsi al Festival di Salisburgo, nella serie dei concerti della BBC di Londra e nelle principali capitali europee. Grazie all’intervento di Gian Francesco Malipiero, nel 1924 Gabriele d’Annunzio assunse il quartetto per i principali avvenimenti del Vittoriale; in virtù di questa attività il quartetto prenderà il nome di Quartetto “Veneziano” del Vittoriale. Questa speciale vetrina consentì loro di entrare in contatto con importanti compositori italiani dell’epoca (alcuni di loro furono infatti vicini al Partito Fascista), ricevendo dediche da Carlo Jachino, Mario Pilati, Ildebrando Pizzetti, Ottorino Respighi. Tramite Alfredo Casella, il quartetto entrò in contatto anche con Ernest Bloch, Arthur Honegger e Igor Stravinskij. Nel 1929, alla partenza di Eduardo de Guarnieri (per tentare la fortuna direttoriale in Sud America) e di Fael, il quartetto si sciolse. Rinacque nel 1937 in una nuova formazione (con Rino Fantuzzi, Aleardo Savelli e Carlo Diletti) con il nome di Quartetto Ferro, tenendo concerti fino al 1950.

Ferro svolse inoltre attività solistica (nel 1934 sostituì all’ultimo momento Carl Flesch nel Triplo Concerto di Beethoven con Enrico Mainardi e Alexander Borowsky sotto la direzione di Willy Ferrero) e suonò in duo con pianisti quali Eugenio Bagnoli, Gabriele Bianchi, Carlo Bussotti, Goffredo Giarda, Gino Gorini, Sergio Lorenzi e Renato Fasano.

Dal 1944 fu spalla dell’Orchestra del Teatro La Fenice, primo violino del Gruppo Strumentale Italiano dell’Associazione Veneziana della Musica da Camera e nel 1949 venne invitato da Fasano (con cui aveva suonato in duo nel 1937) alla guida dei Virtuosi di Roma, assurgendo a protagonista della riscoperta di Vivaldi, compositore del quale aveva anche già eseguito degli inediti nel 1943 a Vicenza. Da quel momento si susseguirono decine di incisioni discografiche e centinaia di concerti tenuti tra l’Europa e le Americhe.

Fu docente di violino al Conservatorio di Venezia dal 1931 al 1968 (prendendo il posto del suo maestro Francesco de Guarnieri per concorso), eccezion fatta per la parentesi al Conservatorio di Milano dal 1957 al 1963. Tra i suoi allievi spiccano concertisti importanti quali Giuliano Carmignola, Giovanni Guglielmo, Piero Toso nonché Pino Donaggio che invece ha ottenuto successo come cantautore.

In seguito alla scomparsa della moglie, si ritirò da tutte le attività artistiche nel 1966 e da quelle didattiche nel 1968.

Per l’Accademia Musicale Chigiana curò edizioni moderne per quartetto d’archi. Suonava un Montagnana e un Carlo Antonio Testore del 1700.(fonte)

[4] Maria Antonietta Basile, moglie di  Luigi Marziani (Senigallia, 26 agosto 1900  – Roma 16 agosto 1977) Odontoiatra. Esperto in Chirurgia orale, di fama internazionale per aver sperimentato il primo impianto sottoperiosteo a griglia di Tantalio.(fonte)

Nella S∴G∴L∴N∴I∴ degli Antichi Liberi Accettati Massoni di Piazza del Gesù, sedente in Roma,
Maria Antonietta Basile ricopriva il ruolo di Gr∴ Seg∴ Add∴ Relaz∴ Estere,
M. Antonietta Marziani Basile 33∴

Nel documento della CAMERA DEI DEPUTATI SENATO DELLA REPUBBLICA. IX LEGISLATURA, Doc. XXIII n. 2-quater/6/IV
COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SULLA LOGGIA MASSONICA P2
ALLEGATI ALLA RELAZIONE, SERIE Il: DOCUMENTAZIONE RACCOLTA DALLA COMMISSIONE, VOLUME VI, Loggia P2 e Massoneria. TOMO IV. ROMA 1987

– È presente alla pag. 192
GRAN SEGR.·. ADD:. RELAZ:. ESTERE  M. Antonietta MARZIANI BASILE 33:.
– A pag 178
Nella Tornata Ordinaria della Giunta Esecutiva dell’Ordine dell’8° giorno del III mese dell’A. L. 5973
Prot. n. 0/2481 – G/m
Nell’Ordine del giorno
al punto 6) Relazioni. Internazionali: Relatrice l’Elett.ma e Pot.ma Sor. Maria Antonietta MARZIANI BASILE, Gran Segretario alle Relazioni Estere ;

– A pag. 542
per: TRAITE DE “L’UNION MACONNI DE MEDITERRANEENNE”
A la suite des élections qui se sont déroulées conformément aux Règlements de l’U:.M:.M:., le.Oomité Exécutif sera composé comme suit pendant lescinq premièree annéee:
GRAN SEGR.·. ADD:. RELAZ:. ESTERE  M. Antonietta MARZIANI BASILE 33:.(fonte)

[5] Il Raggruppamento Nazionale Repubblicano Socialista, anche noto con l’acoronimo RNRS, è stato un’associazione nella Repubblica Sociale Italiana che faceva proprio il trinomio «Italia, Repubblica, socializzazione», slogan coniato e divulgato da Benito Mussolini nel suo discorso della riscossa, tenutosi al Teatro Lirico di Milano il 16 dicembre 1944.

La storia
La formazione nacque nel febbraio 1945 con l’intento di “gettare un ponte” tra fascisti e antifascisti, valorizzando in particolare la Socializzazione dell’economia promessa dal Manifesto di Verona. Tra i promotori principali figuravano il filosofo Edmondo Cione e l’ex sindacalista rivoluzionario Pulvio Zocchi, in contatto con il fascista Gastone Gorrieri. Il gruppo prese contatto con lo stesso Benito Mussolini, che diede il suo assenso all’esperimento, a patto che l’associazione accettasse di muoversi all’interno del campo politico e sociale delimitato dal Duce nel suo Discorso della riscossa. Il RNRS nacque e fu tollerato dal Partito Fascista Repubblicano solo per l’intento di creare alla Repubblica di Salò una più ampia base di consenso e nel tentativo di spaccare l’unità del fronte antifascista, attraendo da questo le forze non comuniste. E forse, da come si evince dai passi compiuti da Cione verso certi settori dell’antifascismo militante, per porre le basi ad un passaggio di potere dopo il crollo della RSI. Tutto sommato il raggruppamento svolse un’attività quasi insignificante, visto che non è dato nemmeno sapere che dimensioni organizzative aveva.

Furono in contatto con il movimento socialisti come Carlo Silvestri e Concetto Pettinato ed ex sindacalisti rivoluzionari (controversa è la partecipazione di Walter Mocchi) ai quali si unirono altri nomi meno illustri.

La notizia della nascita del Raggruppamento suscitò apprensioni a Berlino, dove si temeva una possibile svolta “a sinistra” del fascismo, Mussolini durante una conversazione con l’ambasciatore tedesco Rudolf Rahn cercò di tranquillizzarlo dichiarando:

«Per ingannare i nostri avversari ho lasciato, non appena ho pensato che il nuovo fascismo in Italia fosse abbastanza forte, che alcune controcorrenti dicessero la loro, tra l’altro ho permesso che si formasse un gruppo di opposizione sotto la guida del professor Cione. Il professor Cione non ha una gran testa, e non avrà successo. Ma la gente che ora sta cercando di crearsi un alibi si raccoglierà intorno a lui e quindi sarà perduta per il Comitato di liberazione che è molto più pericoloso»
()

Sempre con l’assenso di Benito Mussolini, il Raggruppamento fu autorizzato anche alla stampa di un quotidiano politico, L’Italia del Popolo che visse vita breve e travagliata osteggiato sia dai tedeschi che dai fascisti oltranzisti che dalle forze del CLN.

Successivamente il Raggruppamento Nazionale Repubblicano Socialista assunse il nome di Partito Repubblicano Socialista Italiano, che si sciolse con la fine dell’esistenza politica della RSI.(fonte)

[6] Regime fascista (Il), periodico
Storia
All’inizio di gennaio del 1926 Mussolini decise di dare alla testata “Cremona Nuova” un titolo nazionale: diventò “Il Regime Fascista”.
Ogni momento della vita politica nazionale venne analizzato con quella  vis polemica ormai diventata un punto di riferimento di chi si riconobbe nell’ala più fanatica ed oltranzista del fascismo.
Il foglio cremonese “Il Regime Fascista” ricoprì infatti un ruolo del tutto particolare nel panorama della stampa quotidiana della Repubblica Sociale Italiana. Il pensiero de “Il Regime Fascista” può essere ricondotto sostanzialmente a quello di una sola persona, il fondatore, proprietario e direttore del giornale: Roberto Farinacci, uno dei protagonisti più discussi del ventennio fascista.
In un periodo dominato dalle più grandi incertezze e dalla mancanza di precisi punti di riferimento, “Il Regime Fascista” si affermò come espressione del fascismo più “puro” e intransigente, che trovava nel passato, o meglio nelle origini del movimento fascista, la spinta ideale della lotta nel presente.
Il quotidiano di Cremona, fra i più diffusi nella RSI, si fece dunque portavoce di quella parte di fascisti, la cosiddetta “vecchia guardia”, decisa a non arrendersi anche di fronte ad una evidente, tragica realtà.
Fu fedelissimo all’alleato tedesco, tanto da poter essere definito “il più nazista dei quotidiani in lingua italiana”.
Il 25 luglio 1943, dopo la seduta del Gran Consiglio, ” Il Regime Fascista” interruppe le sue pubblicazioni.(fonte)

[7] Vittorio Bosotto.
Presenza nella corrispondenza di Giulio Andreotti
Il nome Vittorio Bosotto compare nella descrizione di una unità di carte relativa a “Rapporti con l’Italia / Repubblica di Cina [Taiwan]” nell’archivio Sturzo: è citato insieme ad allegati (tra cui una dichiarazione dell’ambasciatore Hsu Shao Chang del 6 novembre 1970). Questo conferma che Bosotto figura in quel fascicolo di corrispondenza/archivio politico. Archivio Sturzo+1

Occorrenza in un documento ILO (1956)
Un documento di proceedings ILO del 1956 include un nome “Vittorio BOSOTTO” in elenco di delegati/partecipanti — questo suggerisce la presenza di una persona con quel nome in contesti internazionali negli anni ’50 (potrebbe essere la stessa persona citata nella rivista La Cina, ma non ci sono prove dirette che sia esattamente la stessa identità). International Labour Organization

Vittorio Bosotto. Risulta tra i partecipanti (9. Vittorio Bosotto. Roma) della rivista in lingua italiana “La Cina” pubblicata dal 1956. Fondata da Giuseppe Tucci e diretta da Lionello Lanciotti, che ne è tuttora il direttore, Cina è dedicata alla comprensione e allo studio del pensiero, dell’arte, della scienza e dell’organizzazione della Cina contemporanea, senza tuttavia trascurare la tradizione del passato, rivalutata alla luce della critica contemporanea. (fonte)
Traduttore del libro La gioia nella filosofia cinese  (Roma: Ed. Mediterranee, 1977).