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Carlo Massei. 22 febbraio 1872

Carlo Massei. 22 febbraio 1872
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Carissima Laurina

Malaga 22. Febr. 72.
Ebbi a suo tempo la grata sua del 25 decorso, dalla
quale sentii il grave pericolo di cui era scampata mia
sorella cadendo nello scendere la scala. Ringrazia-
mo Iddio che l’abbia preservata da questa disgrazia,
come dobbiamo ringraziarlo della guarigione dal suo
antico incomodo fastidioso. Per conto mio debbo rin-
graziarlo di vero cuore per il benefizio che mi continua
di conservarmi in perfettissima salute, malgrado
della mia età avanzata, mal grado delle mie
tante vicende, e delle amarezze sofferte in codesto
mio paese natio.
Mi consola puranco il sapere il benestare che tut-
ta la famiglia e il progresso che fanno i figli
negli studii. Solo mi resterebbe a desiderare che
Lorenzino potesse liberarsi da quella oppressione
di petto che talvolta lo assalisce.
Che dirò della perdita dell’amico Chifenti,
la quale giunge a funestarmi per appunto il
primo giorno dell’anno? Mi ha afflitto infini-
tamente, tanto più per il tragico modo col quale
avvenne. Era uno dei migliori amici che avessi

avuto; e con la sua benevolenza mi ricompensava
della malignità che ingiustamente ho incon-
trato in tanti altri. Con qual premura, con
quale esattezza, con quanto disinteresse si era
per tanti anni prestato per gli affari miei! Ho
potuto dal mio dolore immaginare quello prova-
to dalle signore Guidiccioni, e n’ebbi la conferma
da una lettera scrittami per parte della signora
Elena da Beppino di lui fratello ed erede.
E la famiglia Ghizzani che fa? Temo che incon-
trasse la perdita di quella povera ragazza, la quale
da tanto tempo era ammalata. Invano ne chiesi
le nuove scrivendo a suo padre l’anno decorso
appena riaperte le comunicazioni postali. Tonino
non mi ha dato mai alcuna risposta, per cui
non volli tornare a scriverli.
I questa città ho passato l’inverno come una
perfetta primavera, e giù ai primi di febbraio gli
alberi cominciarono a muovere. In tutto questo
tempo non si è sentito un giorno di freddo come
da voi, e soltanto si sono si sono avute alcune giornate
alquanto ventose. Sempre sovrabbondanza di
frutti i più squisiti, senza parlare di tante
specie di vini generosi che non giungono in
Italia, e perlopiù prendono la via d’America.

La città è brutta, ma il porto e il golfo è magnifi-
co, e il clima è sì benigno che molte famiglie inglesi
vengono qui a passare l’inverno.
Gli abitanti sono ospitali e di ottimo cuore, tanto
ché giunto qui senza conoscere nessuno, ho fatto co-
noscenza con parecchie persone. Fra le quali ho trovato
il cav. Bruna console d’Italia, che unitamente
alla sua famiglia mi ha ricolmato di cortesie. Le
quali cose tutte mi hanno sempre più dimostrato
la verità di quel proverbio che dice:
= Nessuno è Profeta nella sua patria =
A proposito di questo proverbio, mi tenga in corrente
delle cose del Sig. Bruci a cui farà i miei saluti: ag-
giungendo che deve essersi accorto che l’unico mo_
vente della mia persecuzione è stato il desiderio che
aveva qualcuno di entrare nel suo posto, desiderio
che spettava da lunga data e a me specialmente noto
prima della nomina del Sig. Bruci. Gli dica che per-
ché conosco il mio paese oggi sono a Malaga! I buo-
ni cittadini cono in Lucca in numero maggiore dei
cattivi, ma mentre questi sono astuti, intriganti, e
attivi, quelli invece sono indifferenti, incuranti, e
pigri, e lasciano il paese in balia degli speculatori.
Non si creda pertanto che il male stia soltanto
in Lucca e in Italia. Sa in Spagna gli uomini

sono più sinceri, non sono meno dominati dall’
interessi e dall’ambizione, ragione per cui il paese
è diviso in tanti partiti che confondono la mente.
Il re Amadeo fa quanto può per reggersi in
piedi, ma Dio voglia che riesca a non cadere.
Cortese e gentile con tutti; si occupa più dei
re passati degli affari di Stato, ed ha cura spe-
ciale dell’esercito, che non è numeroso ma bello.
La regina si dimostra amabilissima. Intanto co-
ntinua l’agitazione elettorale per la nomina
delle nuove corti.
Ioo partirò di qui alla fine di marzo per
andare a Granata, Siviglia, e nel resto della
Spagna. A maggio forse sarò a Parigi.
Peppino non avrebbe potuto mandarmi
i confetti non conoscendo il mio indirizzo,
solo mi mandò lettera di partecipazione a cui
risposi. Godo sentire che gli sposi sono lieti. Gra-
direi sapere i regali ricevuti dalla sposa.
Molti saluti a mia sorella, a Donato, ai pa-
renti, e agli amici, specialmente al Cav. Grossi.

Mi conservi la sua benevolenza e mi creda
Affe simo Zio
G. Massei[1]

P.S. Ho scritto con una pessima
penna, perciò non so se mi intenderà


Note

vers. eng.

Dearest Laurina
Malaga, 22 February 72.
I received your kind letter of the 25th, from which I learned of the grave danger my sister escaped when she fell down the stairs. We thank God for preserving her from this misfortune, just as we must thank him for healing her from her long-standing annoying ailment. For my part, I must thank him with all my heart for the blessing of continuing to keep me in perfect health, despite my advanced age, my many trials and tribulations, and the bitterness I have suffered in my native country.
I am also consoled by knowing that the whole family is well and that my children are making progress in their studies. My only wish is that Lorenzino could be freed from the chest oppression that sometimes afflicts him.
What can I say about the loss of my friend Chifenti, which came to afflict me on the very first day of the year? It has distressed me infinitely, all the more so because of the tragic way in which it happened. He was one of the best friends I ever had, and with his kindness he compensated me for the malice I have unjustly encountered in so many others. With what care, what precision, what selflessness he had devoted himself to my affairs for so many years! My grief prevented me from imagining that felt by Mrs Guidiccioni and her family, and I had confirmation of this in a letter written to me by Mrs Elena da Beppino, his brother and heir.
And what is the Ghizzani family doing? I fear they suffered the loss of that poor girl, who had been ill for a long time. I asked for news of her in vain, writing to her father last year as soon as postal communications reopened. Tonino never replied, so I did not want to write to them again.
I spent the winter in this city as if it were spring, and in early February the trees began to bud. During this entire time, there was not a single cold day like
yours, and there were only a few rather windy days. There is always an abundance of
the most delicious fruits, not to mention many types of fine wines that do not reach Italy and mostly make their way to America.
The city is ugly, but the harbour and the gulf are magnificent, and the climate is so mild that many English families
come here to spend the winter.
The inhabitants are hospitable and kind-hearted, so much so that, having arrived here without knowing anyone, I have made the acquaintance of several people. Among them I found Cav. Bruna, the Italian consul, who, together with his family, has showered me with kindness. All these things have increasingly demonstrated to me the truth of the proverb that says:
= No one is a prophet in his own land =
Regarding this proverb, please keep me informed about Mr Bruci’s affairs and give him my regards, adding that he must have realised that the only motive for my persecution was someone’s desire to take his place, a desire that had existed for a long time and which I was particularly aware of before Mr Bruci’s appointment. Tell him that because I know my country, I am now in Malaga! There are more good citizens than bad in Lucca, but while the latter are cunning, scheming and active, the former are indifferent, careless and lazy, leaving the country at the mercy of speculators.
Do not believe, therefore, that evil lies only in Lucca and Italy. You know that in Spain men are more sincere, but they are no less dominated by interests and ambition, which is why the country is divided into so many parties that it confuses the mind.
King Amadeo is doing his best to stay on his feet, but God willing, he will not fall.
He is courteous and kind to everyone; he is more concerned with past kings than with affairs of state, and takes special care of the army, which is not large but handsome.
The Queen is very amiable. Meanwhile, the electoral turmoil continues for the appointment of the new courts.
I will leave here at the end of March to go to Granada, Seville, and the rest of Spain. In May, I may be in Paris.
Peppino couldn’t send me the sugared almonds because he didn’t know my address, but he sent me a letter of invitation, to which I replied. I am delighted to hear that the newlyweds are happy. I would like to know what gifts the bride received.
Best regards to my sister, Donato, relatives and friends, especially Cav. Grossi.
Please continue to be kind to me and believe me to be
Your affectionate uncle
G. Massei
P.S. I wrote with a terrible pen, so I don’t know if you will understand me.



[1] Carlo Massei (Lucca, 31 agosto 1793 – Lucca, 9 agosto 1881) è stato un avvocato, storico e politico italiano. Fu deputato per quattro mandati e senatore del regno d’Italia nella XIII legislatura. Fu coinvolto nel processo per i fatti del 1831-32 e, successivamente, protagonista di primo piano nelle vicende politiche del 1848-49.

Ebbe parte nel governo costituzionale della Toscana quale prefetto di Grosseto, poi durante il governo provvisorio democratico, fu deputato di Lucca alla Costituente e fece parte della Commissione governativa di Livorno. Fu perseguitato dalla reazione, dapprima deputato all’Assemblea toscana nel 1859, poi al Parlamento italiano (1860, 1863-65, 1872-76) e senatore del Regno d’Italia (nominato il 16 marzo 1879).

Dal 1826 fu socio dell’Accademia Lucchese e suo segretario per scienze dal 1865. Fu molto amico di Francesco Domenico Guerrazzi. Fratello del conte avvocato Giovanni Massei, ciambellano di Carlo I principe di Lucca.

Biografia
Carlo Massei nacque a Lucca nel 1793 da Laura Burlamacchi e da Pier Francesco Giuseppe Massei, rappresentante di una cospicua e aristocratica famiglia di conti, antico ramo originario di Pietrasanta, che aveva preso parte alle sorti del governo della repubblica lucchese.

Studiò diritto e vi si laureò a Bologna (1816). Soggiornò per qualche tempo a Roma e a Napoli, incontrando personaggi importanti.

Indirizzato da giovane verso gli studi sociali ed economici, Massei ricoprì differenti incarichi municipali: fu sindaco e gonfaloniere di Capannori (dicembre 1829); presidente del Tribunale di commercio di Lucca (1833); fu tra i promotori degli Asili Infantili (1835) sul modello di Aporti e contribuì anche a fondare una Cassa di Risparmio a Lucca (1837), oltre ad essere un sostenitore della coltivazione del riso nel territorio tra Massarosa e Viareggio. In seguito, con l’annessione del Ducato di Lucca al Granducato di Toscana (1847), il conte Massei venne destinato dapprima a giudice del tribunale di Firenze, e poco dopo dal ministero Montanelli-Guerrazzi fu eletto alla prefettura di Grosseto; quindi fece parte di una commissione governativa, dal 21 marzo al 6 aprile 1849, presso la prefettura di Livorno.

Forse, per via dei trascorsi napoletani e l’attitudine a non accettare ordini, nel 1831, Massei era stato sorvegliato dal governo lucchese e della polizia ducale, impegnati a sgominare ogni forma di cospirazione. Successivamente, fu perciò colpito da un decreto di espulsione, poi sottoposto ad amnistia dal duca Carlo Ludovico (Carlo I di Lucca), riprendendo la sua professione di avvocato.

Nel 1834 aveva soggiornato brevemente in Corsica: scrisse un memoriale rimasto inedito, poi pubblicato postumo (1938).

Subì poi diversi mesi di prigionia, prima di essere nominato fra i membri dell’Assemblea toscana del 1859.

Con la Toscana annessa alla monarchia di Casa Savoia, Massai venne eletto (1860) al 2° collegio di Lucca, deputato nella VII legislatura del Regno di Sardegna, rappresentante alla Camera dei deputati in Torino, prendendo posto sui banchi dell’opposizione. Si ricorda la sua proposta di mettere in istato d’accusa i ministri di Leopoldo II di Toscana, che avevano firmato il trattato dell’occupazione austriaca (seconda guerra d’indipendenza) e il decreto che aboliva lo Statuto; tale proposta, tuttavia, non venne accolta dall’Assemblea.

Dopo il Plebiscito, alle elezioni del 1860 che diedero vita alla successiva VIII legislatura (formalmente la prima del Regno d’Italia), Massei fu scelto a proprio deputato dal collegio di Capannori, non senza polemiche su presunti brogli e illegalità.

Rimasto escluso dalla Camera durante la IX e X legislatura, per tutta l’XI e la XII fu nuovamente nell’Assemblea eletto con i voti dei concittadini lucchesi, appartenente costantemente all’opposizione di Sinistra, partecipando ai lavori parlamentari, più volte chiamato in seno a giunte e commissioni dell’Assemblea.

Al 1878 risale l’annuncio della nomina a Senatore del Regno, durante la XIII legislatura del Parlamento italiano. La nomina fu convalidata dal Senato del Regno, ma Carlo Massei non poté mai prestare giuramento a causa della sua precaria situazione di salute, non completando di conseguenza l’iter per ottenere la carica senatoriale.

Fu autore di svariati scritti a carattere industriale e giuridico. Pubblicò, fra l’altro, pure una Storia di Lucca (1878) ed alcuni lavori politici. Restano sparse le corrispondenze a personaggi del Risorgimento italiano. Collaborò con “L’Impavido” di Lucca, scrivendo articoli di carattere prevalentemente economico-sociale.

Opere principali
Per Laura Burlamacchi Massei imputata del delitto di arresto illegale e detenzione arbitraria contro la persona della figliastra sig. Carolina Massei, ristretto di fatto e di ragione, Lucca, 1823.
Memoria sull’isola di Corsica [1834], in “ Archivio storico di Corsica “, 1938, p. 242 ss.
Delle risaie nel ducato di Lucca, e dell’industria lucchese: lettera di Carlo Massei al suo fratello Giovanni a Bologna, Lucca, Tip. Bertini, 1841. (on-line)
Dell’arte della seta in Lucca dalla sua origine fino al presente: ragionamento istorico, Lucca, presso Felice Bertini Tip. Ducale, 1843. (on-line)
La Toscana nel milleottocentoquarantasette e quarantotto fino allo scioglimento del Consiglio generale, Lucca, Tip. Benedini (poi Guidotti), 1848. (on-line)
Ragionamento intorno alla istituzione delle Banche di Credito Fondiario letto alla I.R. accademia lucchese la sera del 29 aprile 1856, in “Atti dell’Accademia Lucchese”, Tomo XVI, pp. 265–288 [Lucca, Giusti, 1857].
Elogio del colonnello Giuseppe Giovannetti adorno del suo ritratto in litografia, Lucca, Tipografia Baccelli, 1861. (on-line)
Orazione detta dall’avv. Carlo Massei nelle solenni esequie del marchese Antonio Mazzarosa senatore del regno celebrate in Lucca il dì 13 aprile 1861, Lucca, dalla tipografia Baccelli, 1861.
L’Italia e la politica di Napoleone III durante e dopo la guerra dell’indipendenza, voll.3, Livorno, A.B. Zecchini, 1863-1866. (vol.1, vol. 3)
Storia civile di Lucca dall’anno 1796 all’anno 1848, Lucca, Tip. del Serchio, 1878.
Associazioni
Fu membro di varie associazioni, fra cui:

Socio ordinario e segretario dell’Accademia Lucchese.(fonte)