a Napoli 18-6-945
Gentilissima-
ho appena ricevuto la tua lettera ed ecco
mi ad alleviarti il peso della colpa, come
tu dici, di non avere scritto. Non ho mai
pensato né oserò pensare che la tua coscien=
za si sporcherebbe per così poco. Mi è giunta
graditissima e sono molto contento che
i tuoi sentimenti politici fanno eco nel mio
animo; sentimenti che in questi momenti mi
rendono eccessivamente nervoso e intollerante
di ogni rivalità. Considero e mi compenetro
del momento che stiamo per attraversare dove;
altro non vedo, che il soccombere dell’anima
onesta sotto l’impulso delle malvagie passioni
degli uomini. Noi, come tutti i buoni centro, meridio-
nali siamo fieri delle nostre idee politiche e
la prova evidente sarà nella continuità di
tali idee. La vita è un susseguirsi di
battaglie, non tutte possono essere vinte bisogna
quindi perseverare con tenacia per essere vincitori
nella battaglia ultima; niente abbattimenti;
niente vergogna dei nostri sentimenti ma fiducia
nell’uomo, che ora al sicuro, in un migliore
domani saprà guidarci.
Ora che ti stimo veramente amica[1], eccoti
espressi i miei sentimenti politici.
La nostra battaglia sta per cominciare,
siamo fieri di perseverare intanto, mentre
pusillanimità e degenerazione ci circondano
In alto i cuori, guardiamo con serenità il doma-
ni e il nostro motto ci aiuti, ci ricordi a perse
verare e superare questi tristi momenti.
“Infaticabilmente e avanti”. A che serve la vita
se non a coltivare e perseverare nei nostri ideali?
La nostra coscienza è pura non infangata
né deturpata da altri depravati sentimenti.
Non oso né voglio continuare per non diventa=
re pedante, vogliami piuttosto scusare.
Sono contento che hai ricevuto i due brani, che
credevo, non ti fossero pervenuti, deducendolo dal
fatto che, ho mandato un ragazzo ad
impostarli. Sono sempre contento di ricevere
tue nuove e di fare qualcosa per te per dimo=
strarti la mia profonda gratitudine per
il tuo interessamento verso di me e che attraverso
la corrispondenza la nostra amicizia si
consolidi. Il vocabolario è stato stampato,
ma credi pure secondo, me, vale poco e poi
e stato stampato con i piedi. Ti ringrazio
dei giornali polacchi che mi vorresti mandare ma
Non mi occorrono.
Abbiti intanto i miei più sinceri auguri
per gli imminenti esami e una forte
stretta di mano.
Argiroffi Enrico
Oggi prova scritta di Russo
Note
trad. eng.
Naples, 18 June 1945
Dearest
I have just received your letter and here I am to ease the burden of guilt, as you say, for not having written. I have never thought, nor would I dare to think, that your conscience would be tainted by such a trifling matter. Your letter was most welcome and I am very pleased that your political sentiments echo those in my own heart; sentiments which, at this time, make me exceedingly nervous and intolerant of any rivalry. I consider and empathise with the moment we are about to go through, where I see nothing but the succumbing of the honest soul under the impulse of the evil passions of men. We, like all good southerners, are proud of our political ideas, and the clear proof will be in the continuity of those ideas. Life is a succession of battles, not all of which can be won, so we must persevere with tenacity to be victorious in the final battle; no discouragement; no shame in our feelings, but trust in man, who, now safe, will guide us to a better tomorrow.
Now that I truly consider you a friend, I have expressed my political feelings to you.
Our battle is about to begin, and we are proud to persevere in the meantime, while timidity and degeneration surround us.
Let us lift up our hearts, look calmly towards tomorrow, and let our motto help us, reminding us to persevere and overcome these sad times. ‘Tirelessly and onwards’. What is the point of life if not to cultivate and persevere in our ideals? Our conscience is pure, untainted and unblemished by other depraved feelings. I dare not and do not wish to continue, lest I become pedantic. Please excuse me.
I am glad that you received the two pieces, which I thought had not reached you, judging by the fact that I sent a boy to post them. I am always happy to receive your news and to do something for you to show my deep gratitude for your interest in me and that our friendship is strengthened through correspondence. The dictionary has been printed, but believe me, it is of little value and has been poorly printed. Thank you for the Polish newspapers you wanted to send me, but I do not need them.
In the meantime, please accept my sincere best wishes for your upcoming exams and a firm handshake.
Argiroffi Enrico
Today’s written Russian exam
In quei giorni…
La Liberazione a Napoli sembrò aprire una nuova era: l’afflusso di denaro dalle casse degli Alleati fu però un abbaglio, che lasciò la città allo sbando, scopriamo perché attraverso l’articolo “L’illusione di Napoli” di Gigi Fiore, tratto dagli archivi di Focus Storia.
Città liberata. Nel 1945 Napoli era già libera da oltre un anno. Le prime jeep delle King’s Dragoon Guards inglesi erano entrate in piazza Garibaldi alle 9:30 del 1° ottobre 1943. Da allora, la città si era trasformata in una caotica Babilonia. Era il porto principale per lo sbarco di uomini e mezzi alleati da inviare a Cassino, dove era in corso la madre di tutte le battaglie sul fronte italiano. Napoli divenne il regno di Bengodi per quelle truppe, la retrovia degli svaghi, del riposo, del ricovero di feriti.
Amministrata dagli Alleati. Fu per questo che, a differenza di altri territori italiani, la più grande città del Mezzogiorno fu amministrata per ben due anni e mezzo dai militari angloamericani. Napoli, dove la “nuttata” sembrava non passare mai, come avrebbe scritto Eduardo De Filippo nella sua commedia Napoli milionaria, ispirata a quei giorni. Napoli, dove ogni freno morale si era abbassato di colpo, trasformata in luogo di perdizione descritto da Curzio Malaparte nel libro La Pelle (1949). Napoli città di speranze, nonostante la confusione e la legalità approssimativa.
Allo sfascio. Agli inizi, la gente vide nei militari angloamericani l’incarnazione di concreti aiuti economici necessari a risollevarsi. La città era in ginocchio, piegata dai bombardamenti, dalla fame, dalla miseria. Mancava tutto: corrente elettrica, gas, fognature. Sotto gli edifici crollati erano ancora sepolti decine e decine di cadaveri. Il porto era inservibile, intasato da carcasse di navi danneggiate. Almeno 450mila persone erano senza lavoro (la città partenopea contava quasi un milione di abitanti), quasi il 70% del sistema industriale napoletano era da ricostruire. Molta gente viveva ancora nei ricoveri, come in piazza Augusteo dove trovavano un tetto fino a 20mila persone.
Miseria e malattie. Qualche mese dopo l’entrata in città, il colonnello William Crichton nel suo rapporto mensile sulla città aveva parlato di denutrizione e di persone in pericolo di morte per il freddo e per la fame: “La crisi alimentare è stata grave ed è diventata acuta, tanto da costituire un fattore importante nella diffusione del tifo e delle malattie veneree”.
Liberatori e liberati. L’arrivo degli Alleati poteva rappresentare la svolta, ma tra liberatori e liberati si insinuò presto la diffidenza.
Un sentimento alimentato da molte decisioni, come la requisizione di quasi 15mila alloggi per ospitare i nuovi padroni della città. Stessa destinazione per edifici pubblici come il Teatro San Carlo, Palazzo reale o il Museo nazionale, che divennero sedi di uffici.
Lotta per la sopravvivenza. La gente era alla fame e il mercato nero divenne una piaga. I fagioli venivano venduti a 150 lire al chilo (circa 4,70 euro di oggi). Gli angloamericani imposero anche un cambio penalizzante per la moneta italiana: 100 lire per un dollaro e 400 per una sterlina.
Nuova valuta. Fu introdotta una nuova valuta, che rimase in circolazione nei mesi dell’occupazione: la Am-lira (dove Am stava per Allied Military ovvero “esercito alleato”) che doveva servire per le transazioni degli angloamericani con la gente locale. Ma le zecche controllate dagli Alleati coniarono troppe Am-lire (si parla di circa 2 miliardi e 700 milioni di biglietti per un controvalore in lire di 121.250.700.000), che divennero così carta straccia, non collegata a produzione ed economia reali. Risultato: nel 1945 l’inflazione era aumentata del 75%.
Meschina beffa. E al danno si aggiunse la beffa: l’armistizio dell’8 settembre 1943 prevedeva che le spese sostenute per la liberazione sarebbero state a carico dei liberati. A dilagare furono anche la prostituzione e le malattie veneree, alle quali erano esposte ragazze e militari. Le autorità alleate diffusero un manifesto con un teschio e la scritta: “Regalo da portare a casa. Pericolo venereo, ne vale la pena?”. Secondo una stima americana erano 42mila le prostitute in attività su una popolazione nubile di circa 150mila donne. Nel 1945 si calcolò che il 49 per cento di quelle donne era contagiato da malattie veneree.
Dietro la facciata. Gli angloamericani si comportavano spesso più da conquistatori che da alleati-liberatori. E il capitano americano John Burns, autore del romanzo storico La galleria, ammetterà poi: “Ricordo i delitti che commettemmo contro gli italiani come li vidi a Napoli. Promettemmo loro sicurezza e democrazia, ma li disilludemmo completamente”.
Ingegnosi. Così l’arte di arrangiarsi diventò la regola. I ragazzini si improvvisavano lustrascarpe dei militari americani e decine di loro, i cosiddetti “sciuscià”, si aggiravano tra via Roma e la galleria Umberto. “Non erano bambini, ma saggi“, li descrisse ancora Burns. “Vendevano sigarette, facevano i mezzani per le sorelle, rubavano tutto con destrezza. Erano decisi a non morire, possedendo la vitalità dei dannati. E ridevano di me. Noi conquistatori eravamo più sciocchi di loro“.
Spregiudicati. Il mercato nero era in effetti gestito da bande di piccoli camorristi in combutta con sottufficiali americani che cedevano merci altrimenti introvabili, sottratte ai depositi militari. Una lettera intercettata dalla censura italiana parlava di luoghi “dove neanche i poliziotti osano entrare e dove sono ammassate e rivendute refurtive“. Un rapporto dei carabinieri descriveva telegraficamente la situazione: “Perso un quarto delle case; l’opera di ricostruzione è lenta per mancanza di materiali edilizi, l’annona si basa solo sugli aiuti alleati. Lo spirito pubblico è deluso per l’atteggiamento diffidente e sprezzante degli Alleati“. Che dal loro arrivo al 30 giugno 1947, avrebbero commesso sul territorio italiano 23.265 reati come stupri, risse o anche omicidi.
Unità a rischio. Solo il 31 luglio 1946 gli Alleati, dopo 800 giorni, restituirono a Napoli la piena autonomia amministrativa. I motivi per cui la città rimase “sotto tutela” così a lungo furono spiegati il 29 marzo 1945 in un comunicato pubblicato dal quotidiano Il Risorgimento: “Solo per Napoli si continuerà con lo stesso sistema. È necessario per la grande importanza che per la causa alleata riveste il porto di questa città“. Palmiro Togliatti, leader del Pci, il 7 aprile 1945 aveva ammonito sulle insidie economiche del dopoguerra: “Guai, compagni, se nella storia d’Italia dovesse aprirsi oggi un abisso tra un Nord progressivo e un Centro-Sud stagnante. Dobbiamo lavorare perché ciò non avvenga e lavorare per una politica di unità nazionale“. Ma forse il danno era già stato fatto. Da: “Storia La liberazione di Napoli: non è tutto oro quello che luccica
Ottant’anni fa, Napoli, grazie a un’insurrezione popolare, cacciò l’esercito tedesco. Più di 300 i napoletani che pagarono la Liberazione con la vita e la città fu lasciata allo sbando dagli Alleati.”(fonte)
[1] Maria Antonietta Basile, moglie di Luigi Marziani (Senigallia, 26 agosto 1900 – Roma 16 agosto 1977) Odontoiatra. Esperto in Chirurgia orale, di fama internazionale per aver sperimentato il primo impianto sottoperiosteo a griglia di Tantalio.(fonte)
Nella S∴G∴L∴N∴I∴ degli Antichi Liberi Accettati Massoni di Piazza del Gesù, sedente in Roma,
Maria Antonietta Basile ricopriva il ruolo di Gr∴ Seg∴ Add∴ Relaz∴ Estere,
M. Antonietta Marziani Basile 33∴
Nel documento della CAMERA DEI DEPUTATI SENATO DELLA REPUBBLICA. IX LEGISLATURA, Doc. XXIII n. 2-quater/6/IV
COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SULLA LOGGIA MASSONICA P2
ALLEGATI ALLA RELAZIONE, SERIE Il: DOCUMENTAZIONE RACCOLTA DALLA COMMISSIONE, VOLUME VI, Loggia P2 e Massoneria. TOMO IV. ROMA 1987
– È presente alla pag. 192
GRAN SEGR.·. ADD:. RELAZ:. ESTERE M. Antonietta MARZIANI BASILE 33:.
– A pag 178
Nella Tornata Ordinaria della Giunta Esecutiva dell’Ordine dell’8° giorno del III mese dell’A. L. 5973
Prot. n. 0/2481 – G/m
Nell’Ordine del giorno
al punto 6) Relazioni. Internazionali: Relatrice l’Elett.ma e Pot.ma Sor. Maria Antonietta MARZIANI BASILE, Gran Segretario alle Relazioni Estere ;
– A pag. 542
per: TRAITE DE “L’UNION MACONNI DE MEDITERRANEENNE”
A la suite des élections qui se sont déroulées conformément aux Règlements de l’U:.M:.M:., le.Oomité Exécutif sera composé comme suit pendant lescinq premièree annéee:
GRAN SEGR.·. ADD:. RELAZ:. ESTERE M. Antonietta MARZIANI BASILE 33:.(fonte)



