MINISTERO DELLA CULTURA POPOLARE
INTERCETTAZIONI
RADIO – FONO – TELEGRAFICHE[1]
Trasmesso da …………………….
in lingua …………………………….
Ricevuto d ………………………….
a ore …………………………………..
Stenointerprete ……………………
Traduttore ……………………………
Signorina Adriana
Non siate
pessimista a vostro riguardo. Potete
riuscire senza avere dubbi sulla
vostra capacità. Un piccolo sforzo
e stenograferete un minimo di
quasi cento parole al minuto primo!
Quanto cioè è necessario per comin=
ciare l’attività al Ministero, eppoi
non preoccupatevi perché dopo
un mese o due raggiungerete
con facilità le 150 parole dato che
avrete qui il modo di esercitarvi
nel lavoro stesso. Le poche parole
che vi sfuggiranno inizialmente le
ricostruiremo assieme.
Per tutto il resto non dovete avere
preoccupazioni o timori: qui è come
una grande famiglia che in questo diffi=
cilissimo momento lavora per il risorgi=
mento morale e nazionale della
Patria; qui non vi sono tentazioni
né divertimenti; si vive lavorando
con serietà e decoro.
Giovedì sarò a Parma e faremo la
steno – prova iniziale e per le prime
settimane, siatene certa, non preten=
deremo da voi l’impossibile.
Riferite quanto vi ho detto al sig.
Guido.
Vi saluto e auguro bene
firma(Odino Giordani?)
17/ III / 1944/ XXII Salò
Note
vers. eng.
RADIO – PHONE – TELEGRAPH INTERCEPTIONS
Transmitted by …………………….
in language …………………………….
Received from ………………………….
at …………………………………..
Stenographer ……………………
Translator ……………………………
Miss Adriana, don’t be pessimistic about yourself. You can succeed without having any doubts about your ability. With a little effort, you will be able to stenograph at least a hundred words per minute!
That is all you need to start working at the Ministry, and don’t worry because after a month or two you will easily reach 150 words, as you will have the opportunity to practise on the job here. We will reconstruct the few words you miss at first together.
As for everything else, you need not have any worries or fears: here, it is like a big family working for the moral and national rebirth of the country in these very difficult times; here, there are no temptations or distractions; we live by working with seriousness and decorum.
On Thursday, I will be in Parma and we will do the initial shorthand test. Rest assured that we will not expect the impossible from you during the first few weeks.
Please relay what I have told you to Mr Guido.
Best regards and all the best
signed
17/ III / 1944/ XXII Salò
[1]Il Ministero della cultura popolare nella RSI (1943-1945)
Il 25 luglio 1943 il re tolse a Mussolini i poteri che gli aveva conferito nel 1922 e affidò al generale Badoglio il compito di formare un nuovo governo non fascista decretando, quindi, il crollo del regime. Badoglio non soppresse il Ministero della cultura popolare, ma sospese tutte le sue attività e se ne servì solo per trasmettere ordini che miravano a controllare la stampa.
Nel settembre 1943 Mussolini, tenuto prigioniero sul Gran Sasso, fu liberato dai tedeschi e il 23 settembre dello stesso anno annunciò la costituzione di un nuovo Stato fascista nell’Italia centro-settentrionale occupata dai tedeschi, che prese il nome di Repubblica Sociale Italiana (RSI). Spinti dalla notizia della nascita del nuovo Stato, alcuni funzionari si trasferirono a Salò, città in cui Mussolini fece spostare il quartier generale del Ministero della cultura popolare, nominando ministro Ferdinando Mezzasoma. Mezzasoma mirava a raggiungere quell’effettivo controllo totalitario sulla cultura che il regime crollato nel luglio 1943 non era riuscito a instaurare; a questo scopo, il nuovo ministro della cultura popolare attuò una politica culturale più rigida e intransigente di quella dei suoi predecessori.
Per prima cosa, Mezzasoma avviò una riorganizzazione strutturale del ministero. Con i decreti del novembre 1943 del Consiglio dei ministri di Salò, infatti, vennero create una Direzione generale per la stampa e per la radio interna e una sua corrispondente per l’estero, che univano le due Direzioni generali per la stampa, italiana e estera, e l’Ispettorato per la radio. I decreti del novembre 1943 sancirono anche la nascita della Direzione generale per lo spettacolo, che univa cinema e teatro.
Mezzasoma, inoltre, fece in modo che per la prima volta il fascismo si occupasse della cultura in senso globale, cioè non solo del suo controllo e della sua diffusione, ma anche della sua produzione. I giornali e l’industria libraria vennero considerati vere e proprie agenzie dello Stato e l’industria cinematografica e teatrale vennero direttamente controllate dallo Stato, allo scopo di formare una cinematografia e un teatro di stato.
In generale, grazie al lavoro di Mezzasoma, apparentemente il Ministero della cultura popolare riuscì a raggiungere un apparente controllo totalitario e assoluto sulla cultura nella RSI. Tale controllo, tuttavia, era stato raggiunto solo sul piano teorico poiché il governo della RSI era sostanzialmente subordinato ai tedeschi. L’ambasciatore tedesco Rudolf Rahn vigilava su tutte le attività di Mussolini, le decisioni politiche di fondo venivano prese dai tedeschi in base alle loro esigenze belliche e anche il Ministero della cultura popolare non aveva alcuna autorità e autonomia rispetto ai nazisti: ad esempio, tra il 1944 e il 1945, la censura cinematografica doveva ricevere l’autorizzazione dei tedeschi.
Il mantenimento del Ministero della cultura popolare nella RSI dimostra come, nonostante l’instabilità caratterizzante la RSI, si avvertisse comunque l’esigenza di avere una struttura amministrativa per l’elaborazione e il controllo della propaganda. Questa esigenza di continuare a svolgere l’attività propagandistica e culturale era da un lato il prodotto naturale della fine di un momento storico (dopo venti anni in cui la propaganda era stata usata per creare un clima di apparenza e illusorietà, era naturale che ci si affidasse ancora una volta agli strumenti propagandistici); dall’altro lato, era un modo con cui coloro che ancora erano fedeli al fascismo restavano legati al passato e si rifiutavano di accettare che l’esperienza fascista fosse ormai giunta alla fine.(fonte)
Repubblica Sociale Italiana. (RSI) Denominazione assunta dal regime fascista repubblicano instaurato il 23 settembre 1943 da B. Mussolini, nella parte di territorio italiano occupato dai Tedeschi. Comprendeva le regioni del Centro-Nord a eccezione del Trentino, dell’Alto-Adige, della provincia di Belluno, del Friuli e della Venezia Giulia, dell’Istria, annesse di fatto al Terzo Reich. Il nuovo governo si insediò nei pressi di Salò, sul Lago di Garda (da cui la denominazione Repubblica di Salò), mentre i ministeri furono dislocati in varie sedi dell’Italia settentrionale. Il programma della RSI, esposto nel «manifesto di Verona» e approvato dal congresso del Partito fascista repubblicano (Verona 15-16 novembre 1943), riesumava, nel tentativo di conquistare il consenso popolare, le formule rivoluzionarie del primo fascismo e prevedeva, tra l’altro, l’abbandono delle corporazioni e la creazione di una Confederazione nazionale del lavoro, forme avanzate di legislazione sociale e la partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese. Il programma, osteggiato dai Tedeschi e dagli ambienti industriali e finanziari, non fu realizzato mentre, a partire dagli scioperi del marzo 1944, si sviluppò una crescente opposizione operaia alla RSI. Subordinata ai Tedeschi, quest’ultima svolse un’azione prevalentemente amministrativa e militare nel conflitto con l’esercito alleato e il movimento partigiano.
Il termine repubblichino – già usato da V. Alfieri in una lettera a Mario Bianchi del 15 aprile 1793, con riferimento ai fautori della Rivoluzione francese del 1792 – fu riesumato, con valore spregiativo, per la prima volta da U. Calosso in una trasmissione di Radio Londra, alla fine del 1943, e si diffuse poi in Italia per indicare dapprima i soldati chiamati alle armi dalla R., poi più genericamente gli appartenenti a tale Repubblica. © Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani – Riproduzione riservata(fonte)



