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Giulio Gualerzi. 2 agosto 1934

Giulio Gualerzi. 2 agosto 1934
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12° REGG. FANTERIA
“CASALE”

13

Val Corena 2-8.XII°

Miei cari, vi scrivo dal=
l’unica casa che si trova
in val carena, sto sorbendo
un ottimo caffè-latte. Sono due
giorni che il tempo è pessimo,
piove a dirotto, ieri la pioggia
ci ha sorpreso durante l’esercita=
zione e ce la siamo presa,
papale, papale. Oggi ha piovuto
fin verso le 5, poi fortunatamente
il tempo si è rimesso, tanto che
è venuto fuori un ottimo sole
e tanto che il dopopranzo alle 14 30
un gruppo di noi ufficiali è anda=
to alla caserma del distaccamento del
12° di Otosca Dolina. Di là doveva=
mo andare a vedere le baracche con
le opere fortificatorie e poi il
confine. Però un ordine superiore*

*(forse per le condizioni speciali attuali)
ci ha vietato di andarci, così siamo
saliti sullo Schiezniac (Sneznik) di dove abbia=

mo vista la tagliata del
confine e la pianura paludosa
di Cerknica. È una strana impres-
sione vedere da vicino terra
di … stranieri.

4-8-XII

Oggi sono stato col mio plotone
al provino della manovra del II°
Btg. (che sta a Sasso Grosso) a
un plot. per comp. del nostro Btg.
è stato chiamato a completare
l’organico del II° Btg. E il mio
plotone ed io, come oggi, domani
andremo a fare la manovra vera
(a fuoco). – L’orologio funziona
alla meglio, ho messo un elastico che
regge il vetro, e per ora funziona e aspetto

a mettere un vetro … stabile a
Trieste. Oggi ho avuto il primo
pacco, del quale avevo avuto notizie tre
giorni fa. Ho impiegato tanto tempo perché
è andato pure a Rovigno, dove evidentemente

non ci ha trovati. Come è venuto
questo verrà pure il secondo con la pote=
ca. Oggi ho ricevuto le lettere 14-15-16.
Per risponderti ho funzionato come
com. di comp. Due giorni in marcia e 1 fermo. Poi ho
funzionato di nuovo da subalterno,
solo, fino a Cernott.
Credevo di essermi spiegato meglio per
il pacco. Il collega che ho incari=
cato ha eseguito la commissione,
ma è partito improvvisamente,
senza lasciarmi l’indirizzo della
spedizione. – (5-8-XII° Trieste)
Sono a Trieste, per varie ragio=
ni son venuto in permesso, fra
l’altro per rintracciare il pacco,
per piccole compere, ed anche
per depositare in qualche posto
lo stipendio ed il rimborso
spese viaggio. Perché oltre la cassetta
non si sa dove mettere il denaro.

a meno che non si voglia sempre
portarlo appresso il che è più seccante
– L’esercitaz. A fuoco è andata bene
(per i generali e per il pubblico) ma nella
comp. Nella quale agivo le cose sono
andate male. Nonostante ieri la
prova fosse andata benissimo, oggi
io che ero di rincalzo e mi dovevo
mettere tra i due plt. avanzati (mano=
vra facile, ma piena di responsabilità
per il pericolo che facessero fuoco su
quelli che avevamo avanti) non
ho potuto svolgere la mia azio=
ne perché i due plotoni avanti
avevano sbagliato la manovra.
Fortunatamente non è successa nessuna
disgrazia, ma una sq. del plt.
di btg. andava verso il posto dove
l’artiglieria (100/17) ha effettuato il
tiro. Ciò dipende che vi sono dei
s. Ten. che «ne magnano poco »

Giulio Gualerzi. 7 agosto 1934
« di 2 »

1) Val Corena 7-8-XII
 Di nuovo nel bosco, ricomincia
la vita di boschimani, ho ripreso
possesso della mia villetta che mi ha
accolto col suo rustico confort.
Per riprendere il discorso di
Trieste. Siamo partiti direttamente
da Sasso Grosso con un’automobile del
R.E. Iu tutto 16 ufficiali, di
tutti e 3 i Btg. Si è arrivati
a Tr. Verso le 17, dopo aver fissata
una stanza all’albergo Brioni, sono
andato a prendere gli stivaloni in
caserma dove, essendo domenica non
ho potuto sapere nulla del pacco
della divisa. Poi sono andato a
fare la vita, caffè, circolo uffi=
ciali (dove ho cenato) visite, e infine
alla mostra del mare, dove ho
ballato fino alle 2,30 – alle 4 a
letto 71/2 sveglia, barba – poi bagno
a Barcola, pranzo (circolo uff) 13,30 –15
riposo 15 30 – 18, compere, banca comm.
dove ho versato in conto assegni a
me intestati, poi al regg to dove mancava
il serg. Della posta, ma un soldato aveva
visto il ricercato, ne avrò presto notizie.
Poi in giro fino alle 21 ora di partenza

2/
sempre con l’autobus. (gratis)
(Ho ricevuto la 17)   Mercoledì 8-8-XII
Ho fatto di nuovo il giuramento
per la patria; questa cerimonia si
ripete ogni volta che cambia lo
stato del soggetto. Appena adunati un
tremendo acquazzone ci ha inzuppati
come pulcini. Il 12° regg. Si è riunito
in una radura presso il Sasso Grosso, tra
il Copra e il Cuslig piccolo. Dopo i
preliminari, presentat’arm, inni, discorsi
noi novellini, uno per uno abbiamo
giurato. Salutata la bandiera, il collon.
ho letto la formula, ho firmato sotto,
(sgorbio illeggibile!!) di nuovo salutata
bandiera, col. E via. Questa cerimonia
a dire il vero mi ha commosso molto
meno di quella di Spoleto. Poi si è finito
con un abbuffamento generale. Oggi dopo
pranzo è venuto il Gener. di C. d’a. Pirzio Biroli[1].
Si è fatta una lotteria e vari esercizi. –
La maggior parte dei boschi sono Abeti
e larici, ve ne sono poi di pini e ontani
Credevo di averti già scritto che ho ricevuto il
pacco dei calzoni (che è andato a Rovigno). Abbiamo
attraversato una zona malarica (almeno dichiarata tale)
e preso il chinino. Ora la zona che è molto
montagnosa e boscosa non lo è, (una descrizione
la farò pross., o in una lettera per amici)
Pensa tu al cambiamento di ind. Alla M. d F.
e falla mandare a Casa e di là cambi al tuo e
della m/firma ridotta (al com. di Btg) e per ora sono
deciso ad approfittarne. Dopo però con la bontà
del com. di regg. rinunziarci e questo credo si possa

Giulio Gualerzi. 7 agosto 1934
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(quello che credete potete farlo leggere agli amici)

3/  fare poco prima di andar
via. – Andando a Cave Aur.
siamo passati accanto alle
grotte del Timavo e mi
hanno detto che sono molto
interessanti. Purtroppo durante
queste marce non si è potu=
to vedere nulla o quasi! Da
S. Pietro sarei andato  a vedere
le grotte di Postumia, e avrei
potuto, ma le spese, illumi=
nar. E guida erano di L 100,
quindi da solo non conviene.
Rispondo ad una do. Della
lett n. 15. Il Ten. col. È il
com. di Btg. è un napoleta=
no, piccolino, un tipo un
po’ da prete (Somiglia a Luigi XIV!)
Il Regg. Come avrai capito
dalla lettera precedente non
è riuscito (1° Sasso Grosso 2° Casa
Cristian [imbocco val macina] 3°
Casa Carena [Val Carena] –
Il comandante di regg. Col Guero
stà presso il 1° Btg. –
Ho fatto delle foto con
la macchina di un collega

4/ appena mi ritorneranno
sviluppate (da Trieste) ve
le manderò.
Per ora la posta continuate
a spedirla a S. Pietro,
casomai le respingeranno
come facevano a Trieste.
La mia salute, tranne un
piccolo raffreddore va benissimo
e così vorrei pure per
te paparino. Va con
mamma ad Ostia. Invidio
Marco che si diverte in
crociera. Di malaria, a
quanto ho saputo non
ce n’è più in quella zona.
Mandami di nuovo l’ind.
di Gittone Gino e se credi
sia il caso che scriva manda
pure quello di Modena-
pure di frate, Hanna, Ott.!
Vi mando un pezzo di legno fosfo=
rescente (conifera di decomposiz ) qui
pino e il bosco di notte è pieno
di queste fosforescenze, pure il tavoli=
netto della mia tenda lo è. Baci
Affettuosi Giulio

Giulio Gualerzi. Dal 27 novembre al 24 dicembre '35
1934-8-2-Giulio-Gualerzi-d
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CONTO MENSA DAL 27 novembre al 24 . 12 . 35
SIG Gualerzi
PASTI N° 22 a £ 4.60 L. 101.20
STRAORDINARI Caffè n° 12 un panino L. 6.50
QUOTA STOVIGLIA L. 2.20
Totale L. 109.90

Vedi dietro la distinta dei
pasti

L’UFFICIALE ADDETTO
(S. te Manciati)

Pasti
novembre
22 – 28 -29 – 30
dicembre
1-2-3-4-5-6-7-8-9(2)-10-11-12(2)-13-14-15-16

Tot. 22 C.d.d.
Ti ha piacciato?
L’8 p.r. andrò in licenza vi penso perciò di
farvi pervenire la somma  tale praticamente prima
di tale data – Ti sputo in bocca
a corce  sputi e eternamente tuo
X

Giulio Gualerzi. 4 gennaio 1936
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Dott. Giulio Gualerzi
Viale XXX Aprile 10
(Gianicolo) Roma

timbro SAN PIETRO DEL CARSO TRIESTE
4.1.36 XI

francobollo
CENT. 50
POSTE ITALIANE

12° REGG. FANTERIA “CASALE”[2]


Note

N.B. I documenti hanno date diverse, tutti contenuti nella stessa busta, probabilmente tenuti insieme in un momento successivo; per praticità, si riferiscono a tre periodi distinti: il primo, composto da tre biglietti, rispettivamente del 2, del 4 e del 7 agosto 1934. Il secondo è un foglio-ricevuta, un po’ goliardico, che riporta i conteggi delle spese relative ai pasti nella Mensa Ufficiali e documenta un periodo che va dal 27 novembre al 24 dicembre 1935. Il terzo è la busta che porta la data del 4 gennaio 1936.

Vers. eng.

Val Corena 7-8-XII

 Back in the woods, life as a woodsman begins again. I have taken possession of my little house, which welcomed me with its rustic comfort.
To return to the subject of Trieste. We left directly from Sasso Grosso in a Royal Army car. A total of 16 officers from all three battalions arrived in Trieste at around 5 p.m. After booking a room at the Brioni Hotel, I went to pick up my boots at the barracks where, as it was Sunday, I was unable to find out anything about the package containing my uniform. Then I went about my business, coffee, officers’ club (where I had dinner), visits, and finally to the sea exhibition, where I danced until 2.30 a.m. – at 4 a.m. to bed, 7.30 a.m. wake-up, shave – then swim at Barcola, lunch (officers’ club) 1.30pm – 3pm rest 3.30pm – 6pm, shopping, commercial bank where I deposited cheques made out to me, then to the regiment where the post sergeant was missing, but a soldier had seen the wanted man, I will have news soon.

Then out and about until 9 p.m., departure time, again by bus. (free)

(I received the 17th)  

Wednesday 8-8-XII

I took the oath for my country again; this ceremony is repeated every time the status of the subject changes. As soon as we gathered, a tremendous downpour soaked us like chicks. The 12th regiment gathered in a clearing near Sasso Grosso, between Copra and Cuslig piccolo.
After the preliminaries, presenting arms, hymns, speeches, we new recruits swore the oath one by one. After saluting the flag, the colonel read the formula, I signed below (illegible scribble!!), saluted the flag again, col. And off we went. To be honest, this ceremony moved me much less than the one in Spoleto. Then it ended with a general feast. Today, after lunch, General Pirzio Biroli came.

We held a lottery and did various exercises. Most of the woods are fir and larch, but there are also pine and alder trees. I thought I had already written to you that I received the parcel of trousers (which went to Rovigno). We crossed a malarial area (at least declared as such) and took quinine. Now the area, which is very mountainous and wooded, is not (I will describe it soon, or in a letter to friends). Take care of the change of address at the M. d F. and have it sent to Casa, and from there change it to yours and the reduced m/signature (to the battalion commander), and for now I have decided to take advantage of it. However, with the kindness of the regimental commander, we can give it up, and I think this can be done shortly before leaving. On our way to Cave Aurifere, we passed by the Timavo caves, and I was told that they are very interesting.

Unfortunately, during these marches, it was impossible to see anything, or almost anything! From St. Peter’s, I would have gone to see the Postojna caves, and I could have, but the cost, lighting and guide were L 100, so it wasn’t worth it on my own. I am responding to a question in letter no. 15. The Lieutenant Colonel is the battalion commander. He is Neapolitan, small in stature, and somewhat priest-like in appearance (he resembles Louis XIV!).

As you will have understood from my previous letter, the regiment was unsuccessful (1st Sasso Grosso, 2nd Casa Cristian [entrance to Val Macina], 3rd Casa Carena [Val Carena] – The regimental commander, Colonel Guero, is with the 1st Battalion –

I took some photos with a colleague’s camera. As soon as they are developed (in Trieste), I will send them to you. For now, continue to send your mail to S. Pietro, in case they reject it as they did in Trieste.

Apart from a slight cold, my health is excellent, and I hope the same is true for you, Dad. Go with Mum to Ostia. I envy Marco, who is enjoying himself on a cruise. As far as I know, there is no longer any malaria in that area.

Send me Ettore Gino’s address again, and if you think it’s appropriate for me to write, send me the address in Modena too – also from Brother Hanna, Ott.! I’m sending you a piece of phosphorescent wood (decaying conifer), pine here, and the forest is full of these phosphorescent things at night, even the little table in my tent.

Affectionate kisses, Giulio

(you can share this with your friends if you wish)


[1] Alessandro Pirzio Biroli. – Nacque a Campobasso il 23 luglio 1877 da Carlo Alberto, militare, e da Marianna Rezzi. Sposò Angela Marini, da cui ebbe tre figli: Eugenia, Carlo e Vittorio Emanuele.

Figlio di un volontario garibaldino, fu avviato all’età di undici anni ai primi studi nel Collegio militare di Roma. Completò il periodo di formazione alla Scuola militare di Modena e nel 1895 ottenne i gradi di ufficiale come sottotenente del 5° reggimento bersaglieri, XIV battaglione, 2ª compagnia. In quegli anni maturò la sua passione sportiva e dal 5° reggimento passò alla Scuola magistrale di scherma, in qualità di maestro di ginnastica per sottufficiali allievi. Dal 1904 al 1907 frequentò la Scuola di guerra di Torino, dove perfezionò la sua cultura tecnica e professionale. Nel 1908 partecipò alle Olimpiadi di Londra, ottenendo l’argento a squadre di scherma nella disciplina della sciabola.

Il 19 luglio 1913 si imbarcò da Siracusa per la Tripolitania e Cirenaica, mobilitato con l’11° reggimento bersaglieri, per essere poi inserito nel Comando della 2ª compagnia montata (settore di Zuara-Nalut). Poco prima dell’entrata in guerra dell‘Italia, per il biennio 1914-15 fu trasferito da effettivo nel Corpo di stato maggiore, prestando servizio all’Ufficio coloniale del comando del Corpo, specializzandosi nelle questioni coloniali con particolare riferimento alla colonia eritrea. Nel 1916 conseguì una nuova promozione, a tenente colonnello, e l’anno seguente, divenuto colonnello, fu chiamato quale capo di stato maggiore della 35ª divisione in Macedonia, con base a Salonicco, schierata nel settore del fiume Cerna (Monastir) in aiuto dei reparti serbi.

Durante quell’esperienza Pirzio Biroli maturò un apprezzamento generico nei riguardi del sentimento nazionale serbo, una considerazione positiva che lo avrebbe guidato nelle letture politiche successive. Dopo la disfatta di Caporetto (ottobre 1917), fu destinato al fronte italiano e da colonnello condusse la VII brigata ‘piumata’ che partecipò alla battaglia del Piave (novembre 1917), nel settore tra Fagaré e Zenson.

Nel dopoguerra, grazie alla stima guadagnata presso un suo influente sottoposto (Luigi Gasparotto), fu nominato capo della missione militare italiana presso la Repubblica dell’Ecuador. Fu proprio Gasparotto, combattente sul Piave, ministro della Guerra del governo di Ivanoe Bonomi, che gli comunicò gli obiettivi della missione, concepita come strumento di «appoggio alla penetrazione economico-demografica italiana nella regione andina» (Soave, 2008, p. 202).

Pirzio Biroli raggiunse Guayaquil il 22 maggio 1922. Sovvertendo i propositi iniziali, la missione assorbì compiti di formazione delle forze armate ecuadoriane, con un ruolo autonomo e istituzionalmente rilevante nelle vicende politiche del Paese sudamericano. Nonostante l’incisività dell’azione politica e militare – resa palese dall’istituzione di un’accademia di guerra e dalla permanenza lì di Pirzio Biroli come capo missione fino al 1927 – furono però raccolti risultati marginali poiché la modestia dei programmi economici rese la missione, secondo le parole dello stesso Pirzio Biroli, «una cornice senza tela» (ibid., p. 205).

La svolta nella sua carriera militare avvenne sul finire del marzo 1935, quando fu collocato ‘fuori quadro’ dal Corpo d’armata perché dichiarato ‘disponibile’ presso il ministero delle Colonie, di cui fu prima sottosegretario e poi ministro suo cugino Alessandro Lessona. Partito per l’Eritrea, assunse il comando del Corpo d’armata indigeno in cui era inquadrato il giovane giornalista Indro Montanelli, volontario in uno dei battaglioni ascari, che furono «uno strumento indispensabile e fedele, ma di rendimento ineguale» (Rochat, 1991, p. 187) nella guerra italiana in Etiopia. Nel suo primo romanzo Montanelli (2010) descrisse con tono apologetico il generale: «Pirzio il leone, altissimo, quadrato, col profilo calmo incorniciato dalla folta criniera nera» (p. 88). Quel soprannome era stato ‘conquistato’ nell’avanzata delle sue truppe su Gondar (Amhara) durante la guerra fra Italia ed Etiopia, che iniziò all’alba del 3 ottobre 1935 e si concluse il 5 maggio 1936 con l’occupazione di Addis Abeba e la proclamazione dell’Impero. Tra il dicembre 1935 e il successivo gennaio, Pirzio Biroli fu protagonista della prima battaglia del Tembien. Oltre a quella battaglia partecipò agli scontri di Mai-Ceu, del lago Ascianghi, all’occupazione di Quoram e alla marcia su Dessiè.

Al termine del conflitto divenne generale d’armata per merito di guerra, e nel giugno 1936 fu nominato governatore dell’Amhara. Da Gondar organizzò l’occupazione del governatorato curandone la pacificazione per il successivo anno e mezzo, durante il quale non mancarono gli episodi di repressione verso le popolazioni amhara, che sostanzialmente «non accettarono mai il dominio italiano» (Rochat, 1991, p. 191). Nella seconda metà del maggio 1937 tornò in Italia per un periodo di licenza durato sino a luglio.

Al momento della partenza, Pirzio Biroli descrisse un quadro ottimistico della situazione politico-militare del governatorato. Di diversa opinione era il viceré d’Etiopia Rodolfo Graziani, convinto che tale fiducia fosse artefatta poiché basata sul presupposto di una fase politica parzialmente stabile. Effettivamente le circostanze precipitarono, deflagrando in una rivolta nei giorni d’assenza del governatore. Con l’insurrezione si accese l’aspra diatriba tra Pirzio Biroli e Graziani, che si accusarono a vicenda per l’instabilità dell’Impero. Graziani indicò il governatore quale responsabile della sommossa perché troppo feroce nella repressione, e soprattutto per aver lasciato «libertà ai residenti e perfino ai sottufficiali dei Carabinieri di adottare provvedimenti sommari» (Archivio centrale dello Stato, Archivio Graziani, b. 36, f. 31/7). Nell’ottobre 1937, in un telegramma diretto a Graziani, il ministro Lessona sembrò chiudere in pareggio «una discussione che non ha motivo di esistere fra due valorosi soldati quali V.E. et Generale Pirzio Biroli. Ciò che preme est stroncare ribellione al più presto il che sembrami sia in via di rapida attuazione» (Archivio Graziani, b. 36, f. 3/7). A dicembre Pirzio Biroli ricevette da Benito Mussolini, che aveva assunto il ministero delle Colonie ad interim, «la lettera di licenziamento, scritta dopo gli evidenti insuccessi nelle operazioni militari contro la resistenza etiopica» (Dominioni, 2008, p. 205). Perduta la protezione di Lessona e sollevato dalla carica di governatore dell’Amhara, Pirzio Biroli tornò in Italia nel gennaio 1938.

Scrisse un memoriale (cinquanta pagine con sette allegati), in cui tentò di discolparsi sostenendo di aver eseguito gli ordini di Graziani e aggiunse che i provvedimenti repressivi efferati dell’estate del 1937 non erano da ascrivere a lui, avendo delegato pieni poteri al segretario generale dell’Amhara, Armando Felsani. Il memoriale coinvolse di fatto molte personalità, «tracciando una linea che va dal governatore generale fino ad un residente, passando per il governatore regionale» (Dominioni, 2003, p. 165).

Da allora e sino al febbraio 1941 Pirzio Biroli non svolse alcuna funzione rilevante, e fu di fatto relegato ai margini della politica militare, da cui fuoriuscì solo grazie agli insuccessi della guerra fascista. Nel febbraio del 1941 fu infatti chiamato alla 9ª armata in Albania per sostituire il generale Mario Vergellino e tra il 14 e il 15 luglio, per ordine del Comando supremo, svolse un’operazione offensiva destinata a restituire al fascismo il controllo del Montenegro, dove era esplosa una rivolta popolare con l’apporto di forze comuniste e nazionaliste. Le autorità civili e militari passarono a Pirzio Biroli, che gestì in Montenegro un regime di direct rule, inedito per le occupazioni fasciste nei Balcani. Nella terza settimana di agosto la crisi montenegrina fu sostanzialmente risolta al prezzo di una repressione durissima che incluse una guerra ai civili fatta di rappresaglie, deportazioni e internamenti.

La sua linea politica viaggiò su un doppio binario, tra proclami di clemenza e severe direttive repressive. Nei fatti, quella normalizzazione incerta causò antagonismi interni al governatorato militare e le indecisioni del governatore provocarono ‘contrordini’ da parte dei generali sottoposti, che radicalizzarono il conflitto. Dal gennaio del 1942, per ottenere una stabilità del territorio Pirzio Biroli optò per una solida alleanza con il movimento nazionalista. La forza dei ‘četnici’ (da čete, che significa «bande») si presentò come un movimento ‘serbista’ dai forti sentimenti anticomunisti e, grazie al loro aiuto, gli occupanti italiani ‘pacificarono’ il Montenegro. Pirzio Biroli ne scrisse in … perché i combattenti del Montenegro sappiano! (Cettigne 1942). In quella fase di relativo consenso per il suo operato, fu insignito della gran croce dell’Aquila tedesca con spada (6 ottobre 1942).

Tuttavia, nel contesto del complessivo fallimento dell’impresa bellica italiana, la situazione politica del governatorato precipitò rovinosamente. Pirzio Biroli difese l’alleanza con i četnici davanti all’opposizione tedesca finché, nel giugno 1943, su imposizione di Berlino, il Comando supremo italiano decise di operare una riorganizzazione militare dell’intero scacchiere balcanico creando il Gruppo armate est. In quella nuova creatura militare erano comprese Grecia, Egeo, Albania e Montenegro e al governatore del Montenegro sarebbero spettati esclusivamente compiti civili. Pirzio Biroli si trovò dunque isolato su più fronti e rifiutò quello che avvertì come un declassamento.

Il ‘leone di Gondar’ tornò a Roma il 23 luglio 1943. Dopo la caduta di Mussolini (25 luglio) restò ad Aqui Terme dal 12 al 24 agosto, in prudente attesa degli eventi. Sorpreso dall’armistizio italiano, l’8 settembre, e temendo una cattura dei tedeschi, si rifugiò «sulle montagne dell’appennino tosco emiliano, fino al 2 di ottobre», come afferma nel suo scritto Il mio calvario, del 1943 (s.l., p. 5). Rientrato a Roma nella mattinata del 3 ottobre apprese la notizia della morte del figlio Carlo, capitano di cavalleria, caduto a Tirana il 16 settembre. In quello stesso giorno La Stampa di Torino scriveva, a proposito di una sua adesione alla Repubblica sociale italiana di Salò, «che fra la salvezza d’Italia e la monarchia, egli, vecchio soldato, non poteva esitare a scegliere il suo posto di combattimento a fianco delle forze dell’Asse» (Le adesioni di Caviglia e Pirzio Biroli). In realtà, l’invito di Mussolini ad accettare il ministero della Difesa nazionale, proposta che era stata vagliata dai tedeschi, si scontrò con il diniego di Pirzio Biroli che «quando fu interpellato, rifiutò» (De Felice, 1997, p. 367).

La costruzione delle forze armate di Salò spettò così al rivale Graziani, personalità idonea anche per il suo antagonismo nei confronti del generale Pietro Badoglio, il nuovo capo del governo, mentre Pirzio Biroli passò le linee tedesche per raggiungere Brindisi. Dal 18 ottobre 1944 fu richiamato in servizio temporaneo e divenne presidente della Commissione militare unica per la concessione e la perdita di decorazioni di valor militare. Collocato in congedo assoluto nel 1954, si ritirò a vita privata nella sua casa di Ciampino ai piedi dei Castelli romani.

Morì a Roma il 20 maggio 1962.(fonte)

[2] ​La Brigata “Sassari” si costituisce il 1° marzo 1915 a Tempio Pausania con i Reggimenti di Fanteria 151° e 152° anch’essi di nuova formazione.

Durante la Grande Guerra la Brigata si batte con grande coraggio tanto da essere più volte citata come “…speciale unità d’assalto…”. Gli Austriaci imparano a temere questi soldati coriacei e testardi che contendono il terreno palmo a palmo.

Per l’eroico comportamento nel corso della Prima Guerra Mondiale le Bandiere dei due reggimenti vengono decorate con due Medaglie d’Oro al Valor Militare.
In esecuzione della legge 11 marzo 1926 sull’ordinamento dell’Esercito, che prevede la costituzione delle Brigate su tre reggimenti, inquadra oltre al 151° ed al 152°, anche il 12° Reggimento Fanteria “Casale” e prende il nome di XII Brigata di Fanteria.

Successivamente la Brigata ed il 34° Reggimento Artiglieria entrano a far parte della Divisione Militare Territoriale di Trieste (12a) e allorché nel 1934 detta grande unità assume il nominativo di Divisione di Fanteria del Timavo (12a) la Brigata diviene Brigata di Fanteria del Timavo (XII).

Nel 1939, abolito il livello brigata, si forma la Divisione di Fanteria “Sassari” (12a) che inquadra i Reggimenti 151° e 152° Fanteria e 34° Artiglieria per Divisione di fanteria.

Nel 1941 entra nell’organico divisionale anche la 73a Legione CC.NN. d’assalto.
Impiegata alla fronte alpina occidentale nel 1940, dal 1941 al 1943 conduce un intenso ciclo operativo antiguerriglia in Jugoslavia prima di essere rimpatriata ed essere dislocata intorno Roma nel 1943.
A seguito degli eventi determinati dall’armistizio, la divisione si scioglie il 10 settembre 1943 dopo aver partecipato alla difesa di Roma dagli attacchi delle forze tedesche.

Il 1° dicembre 1988 viene costituita in Sassari la Brigata Motorizzata “Sassari” nella quale sono nuovamente riuniti il 151° Battaglione Motorizzato “Sette Comuni” ed il 152° Battaglione Fanteria “Sassari” ai quali si affianca poi anche il 45° Battaglione Fanteria “Arborea”.

Dal 1° gennaio 1991 diviene Brigata Meccanizzata “Sassari” e con il riordinamento della Forza Armata inquadra il Reparto Comando e Supporti Tattici ed i Reggimenti di Fanteria 151° e 152° “Sassari” ed il 45° “Reggio” che sarà perso di forza dopo poco.

il 26 settembre 2003 viene ricostituito in Macomer il 5° Reggimento genio guastatori per trasformazione del 45° Reggimento  fanteria “Reggio” ed inquadrato nella Brigata meccanizzata “Sassari”.

il 1° dicembre 2009, nel quadro dei provvedimenti di razionalizzazione della Forza Armata, lo Stato Maggiore dell’Esercito ha disposto la ridislocazione del 3° Reggimento bersaglieri dalla caserma “Mameli” di Milano alla caserma “Salvatore Pisano” di Capo Teulada, lasciando la 132^ Brigata corazzata “Ariete” e passando alle dipendenze della Brigata meccanizzata “Sassari”.(fonte)