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Ernesto Gulì, 1928

    Ernesto Giulì, 1928

    MINISTERO DELL’INTERNO
    DIREZIONE GENERALE DELLA PUBBLICA SICUREZZA

    Il Direttore Capo Divisione
    Polizia Politica

    29-7-28- VI
    Cara Bice
    ti auguro tutto
    il bene che
    meriti

    Zio Ernesto[1]

    Ernesto Giulì, busta 1928
    « di 2 »

    Busta

    Ing. Bice Giulì[2]

    MINISTERO DELL’INTERNO
    DIREZIONE GENERALE DELLA PUBBLICA SICUREZZA

    Il Direttore Capo Divisione
    Polizia Politica


    Note

    [1] Ernesto Gulì (Palermo, 28 maggio 1876 – Roma, 28 marzo 1948) è stato un poliziotto e prefetto italiano. Direttore del reparto Ufficio informazioni della presidenza del Consiglio dal 1926 dal 1929.
    A capo dell’Ufficio informazioni della presidenza del Consiglio
    Con un passato da poliziotto, carriera in cui aveva raggiunto il grado di commissario di polizia. Gulì vantava spesso il merito di aver condotto a buon fine l’arresto del generale Luigi Capello, implicato nell’attentato contro Mussolini operato dal deputato Tito Zaniboni del 4 novembre 1925.
    Passato alla carriera prefettizia fu spostato presso la prefettura di Brescia con funzioni ispettive negli anni 20 collaborò con il prefetto Arturo Bocchini.
    Il PNF, sfiduciato dall’operato degli organi istituzionali che non erano riusciti ad impedire gli attentati a Benito Mussolini del 1926, istituì l’Ufficio informazioni della presidenza del Consiglio alla fine del 1926 alla dipendenza diretta della presidenza del Consiglio. Gulì con il sostegno del segretario nazionale del Partito Nazionale Fascista, il bresciano Augusto Turati assunse la guida dell’Ufficio informazioni centrale che si trovava a Roma venendo promosso direttamente viceprefetto il 1º dicembre 1926 per adeguarne il rango al nuovo incarico da espletare.
    Data la scarsa esperienza in Polizia il capo della polizia Arturo Bocchini lo vide con sospetto temendo che Gulì fosse un emissario del PNF posto lì per sorvegliarlo e stesso sospetto nutriva anche il funzionario di polizia Guido Leto che scrisse che Gulì : “ebbe l’incarico di organizzare i servizi della polizia politica e si comportò in modo tale da far ritenere di avere ricevuto da Turati anche quello di controllare l’attività di Bocchini”.
    Seguendo le proprie supposizioni Bocchini gli nominò come vice Michelangelo Di Stefano che era un funzionario di sua fiducia (Di Stefano sarebbe subentrato a Gulì nel 1929 alla guida dell’Ufficio di polizia politica). Gulì, pur giudicato inesperto, dimostrò di non essere uno sprovveduto tanto che dal suo fascicolo personale custodito nell’Archivio Centrale dello Stato è ritratto come “molto intelligente, di sicuro intuito, pronto all’azione ma anche avveduto e prudente
    L”Ufficio”, senza avere limiti territoriali, si occupava principalmente di coordinare l’attività informativa all’estero. I compiti dell’Ufficio informazioni erano principalmente di prevenire eventuali attentati contro il capo del Governo, infiltrarsi fra gli antifascisti e a partire dall’aprile 1927 tenere sotto controllo la Concentrazione antifascista a Parigi. Per più di un anno l'”Ufficio” svolse normale attività raccogliendo facilmente le informazioni ma non riuscendo a piazzare nessun infiltrato. La situazione mutò quando entrò in forza all’ufficio il giovane Luca Osteria, il quale dopo essere stato al servizio dell’ammiraglio Costanzo Ciano, era stato raccomandato a Gulì, il 28 settembre 1928. La prima missione che Gulì affidò al suo nuovo agente fu l’infiltrazione nel Partito comunista d’Italia a Marsiglia. L’operazione ebbe un tale successo che Osteria divenne addirittura il delegato comunista al congresso di Berlino del 1929 entrando in contatto con alcuni dei massimi leader comunisti europei come Bela Kun, Henri Barbusse e Josip Broz Tito ed entrando in contatto con Palmiro Togliatti che gli consegnò personalmente diversi documenti segreti da consegnare al PCI clandestino di Genova autenticandoli con la propria firma “Ercoli”. I documenti così ottenuti furono poi deposti alla questura di Genova e permisero di disarticolare il Partito comunista genovese con una cinquantina di arresti e di aggiornare il Casellario Politico Centrale di Roma. L’ordine di arresto fu diramato dal capo della polizia Arturo Bocchini nonostante le proteste di Gulì e Osteria che avrebbero voluto mandare avanti l’operazione puntando all’arresto di elementi di maggior spicco ma il questore ricevuto l’ordine non poté rifiutarsi e la copertura di Osteria fu bruciata.
    Quando Gulì lasciò l’incarico, l'”Ufficio informazioni” si sciolse di fatto e tutti gli elementi si dispersero tra la Divisione Polizia politica costituita per volere di Arturo Bocchini e gli Uffici Politici Investigativi della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale.
    Il 16 ottobre 1929 fu promosso prefetto ed inviato a reggere la prefettura di Padova al posto di Giovanni Battista Rivelli. Il compito di Gulì, su mandato di Turati, era di smantellare il razzismo che ancora imperava in provincia. Al termine dell’incarico fu posto a riposo il 15 ottobre 1930.(fonte)

    [2] Beatrice Gulì è nata il 7 gennaio 1902 a Roma. Frequenta il liceo classico Tasso, dove consegue la maturità nel 1921. La sua formazione classica le resterà per tutta la vita, permettendole di declamare in greco e in latino. La sua aspirazione sarebbe stata iscriversi a Medicina, ma l’opposizione del padre la spinge ad orientarsi per la facoltà di Matematica. Mentre segue i corsi scientifici, conosce Enrico D’Ancona e insieme si iscrivono alla Scuola di Applicazione per Ingegneri. Originario di Fiume, Enrico vive a Roma con i fratelli per frequentare l’università. Beatrice ed Enrico si laureano entrambi nel novembre 1927 e si sposano un mese dopo. Avranno quattro figli: Fabrizio (1928) avvocato; Bruno (1929) Ingegnere; Annamaria (1933) e Giuliana (1935) entrambe si sono occupate di scienze naturali come lo zio Umberto D’Ancona. Poco dopo la laurea trova lavoro presso le Assicurazioni d’Italia, a tempo pieno fino al 1942, quindi come consulente del ramo furto/incendio fino al 1980. Nel suo lavoro è molto apprezzata per l’accuratezza e l’approfondimento con cui porta a termine le perizie di cui è incaricata. Affronta e supera l’esame di Stato nel 1937, con lo scopo di firmare i progetti elaborati in coppia con il marito. Tra i loro lavori: la casa di famiglia a Monteverde (1930) e la casa al mare a Tor Vajanica (1958), oltre ad alcuni piccoli incarichi ottenuti da amici. Beatrice ha una bellissima grafia ed è un’abile conversatrice. Estroversa e motivata, si impegna a fondo e ottiene risultati soddisfacenti in tutte le sue attività. Ha attitudine alla ricerca e all’apprendimento che cerca di soddisfare in tutto il corso della vita. Coltiva interessi letterari: scrive poesie, declama in greco e in latino. Dopo il pensionamento si iscrive all’università della Terza Età, per seguire corsi di medicina e poi latino, greco e letteratura.«… L’aspetto ingegneristico era supportato dall’aspetto umanistico, che era la sua vera passione. Ma ancora più importante è stato essere riuscita a prendere una laurea in ingegneria ed esercitare, che all’epoca non dev’essere stato facile. Di mia nonna ricordo una personalità di grande carisma.» (Laura D’Ancona, nipote, durante l’intervista)
    FONTI: Annuari della Scuola di Applicazione per Ingegneri; Intervista condotta il 25/02/2019 da Chiara Belingardi e Claudia Mattogno al figlio ing. Bruno D’Ancona, alla nipote Laura D’Ancona, all’amica ing. Marina Torre. Ricerca di Ateneo Tecniche Sapienti tecnichesapienti.ingegneria@uniroma1.it Scheda a cura di Chiara Belingardi (fonte)