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Foto tomada a la salida del Campidoglio
Data: 1930 c.a
Autore:
Soggetto: Roma – Matrimonio Massimiliano Zara
B/N Colore: Seppia
Dimensioni: 24 x 17 cm (supporto primario)
Materiale: cartoncino
Tecnica: al bromuro argento stampata in positivo
© Archivio Sacchini
Note
Nella fotografia, scattata a Roma davanti all’ingresso della celebre Sala Rossa per i matrimoni civili, situata al piano terra del Palazzo dei Conservatori in Campidoglio – parte del complesso dei Musei Capitolini progettato da Michelangelo – è ritratto Massimiliano Zara in uniforme da Capomanipolo della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale[1], insieme alla sposa, circondati da parenti e amici.
Le decorazioni appuntate sul petto attestano la sua partecipazione alla Prima guerra mondiale. L’immagine può essere datata intorno al 1930, poiché lo sposo indossa l’uniforme prevista dal regolamento del 1923, rimasto in vigore fino al 1931.
[1] La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN), spesso genericamente identificata con la locuzione camicie nere dalle camicie di colore nero adottate quale parte della divisa, è stata un corpo di gendarmeria a ordinamento militare che dal 1924 entrò a far parte delle forze armate del Regno d’Italia e che fu sciolto dopo la firma dell’armistizio di Cassibile, nel settembre del 1943.
Storia
Origini
La MVSN affonda le sue radici nella milizia politica, elemento centrale della rapida ascesa del fascismo tra il 1920 e il 1921, grazie all’uso sistematico della violenza politica organizzata. Tradizioni di milizie politiche erano già presenti nei movimenti giacobini, liberali e socialisti del XIX secolo, ma si svilupparono molto coi movimenti fascisti europei. In Italia, l’idea delle “camicie” paramilitari risale a Giuseppe Garibaldi. L’innovazione fascista fu la creazione di una milizia strutturata, aggressiva e altamente organizzata, ispirata in parte ai bolscevichi russi.
Durante l’ascesa del fascismo nel 1919-1921, la spinta degli squadristi indusse Mussolini a trasformare il movimento in “partito milizia”. Il Partito Fascista ereditò dallo squadrismo struttura, ideologia e stile di lotta, fondando la militanza su patriottismo, cameratismo, etica del combattimento e gerarchia. Questa ideologia e approccio organizzativo divennero centrali al movimento prima, e al regime poi. La strutturazione in partito-milizia rese il fascismo un movimento nazionalista di massa innovativo, nato in una democrazia parlamentare con l’obiettivo dichiarato di distruggerla e instaurare uno Stato autoritario, gerarchico e militarizzato.
Il Partito Fascista consolidò il suo predominio in molte regioni dell’Italia settentrionale e centrale grazie alla violenza, al sostegno della borghesia nazionalista e alla tolleranza delle autorità, che lo vedevano come difensore dell’ordine. Nel 1922, con oltre 200.000 iscritti, una milizia armata, organizzazioni femminili e giovanili, e sindacati con mezzo milione di aderenti, il PNF divenne la forza politica più potente del paese, agendo come un “anti-Stato” mentre gli altri partiti erano in crisi.
Costituzione ed evoluzione istituzionale
La MVSN fu costituita accorpando le Squadre d’azione del Partito Nazionale Fascista (Camicie nere) e la milizia dei Sempre Pronti per la Patria e per il Re dell’Associazione Nazionalista Italiana (Camicie azzurre). La sua fondazione fu decisa ed annunciata dal Consiglio dei Ministri del 28 dicembre 1922, presieduto da Benito Mussolini, e decretata dal re Vittorio Emanuele III con regio decreto-legge 14 gennaio 1923, n. 31, (poi convertito in legge il 17 aprile 1925) entrato in vigore il 1º febbraio 1923.
Nella fase di ascesa al potere, la costituzione della milizia permise a Mussolini di rafforzare il controllo politico e istituzionale sul partito e sull’ordine pubblico. La milizia reclutava volontari provenienti dalle formazioni fasciste, con gradi inferiori affidati a squadristi e superiori a ufficiali dell’esercito. Inizialmente fu pensata come milizia ad uso esclusivo del PNF (rispondeva solo al Capo del governo e a lui solo era dovuto il giuramento, in contrasto con l’obbligo per l’esercito di giuramento al sovrano).
Lo scopo era duplice: legalizzare e stabilizzare la forza armata fascista, accollandone i costi allo Stato, e controllare lo squadrismo, eliminando elementi più turbolenti e riducendo l’influenza dei capi squadristi. La costituzione della MVSN rappresentò una tappa chiave nell’integrazione del Partito Fascista negli organi dello Stato (assieme al riconoscimento del PNF nel 1928 come istituzione pubblica ausiliaria dello Stato, e alla costituzione del Gran Consiglio del Fascismo come organo misto, sia del partito che dello Stato).
L’istituzione della Milizia incontrò resistenze da parte dei dirigenti fascisti locali, che temevano di perdere il controllo dello squadrismo e il proprio potere politico, mentre antifascisti e conservatori iniziarono a richiedere la “normalizzazione” e la soppressione della Milizia. Dopo la crisi del delitto Matteotti, Mussolini fu costretto a riformarla con il decreto-legge 4 agosto 1924, n. 1292, che dava un nuovo ordinamento generale alla MVSN. Questa veniva dichiarata parte integrante delle forze armate dello Stato, con giuramento al re e ufficiali in parte provenienti dall’esercito. Tuttavia, la Milizia mantenne un’ambiguità strutturale, diventando sempre più un organo burocratico piuttosto che uno strumento rivoluzionario.
La MVSN assolveva tre principali compiti: il controllo e la repressione della dissidenza attraverso indagini, tribunali speciali e milizie specializzate; l’educazione ideologica e l’istruzione premilitare della gioventù fascista per creare una “nazione armata” e formare l’”uomo nuovo,” un’élite guerriera e patriottica; infine, la mobilitazione di giovani per campagne militari, affiancando l’esercito con i battaglioni di Camicie Nere in operazioni coloniali e servizi di artiglieria.
Con il consolidamento del controllo del regime sull’apparato statale, la MVSN perse progressivamente il legame con il partito e generò tensioni con autorità politiche, esercito e partito stesso. Considerata superflua rispetto all’esercito e marginale nelle attività di polizia politica, la milizia assunse un ruolo prevalentemente amministrativo e coreografico. Nonostante le sue funzioni si estesero in numerosi settori (milizia ferroviaria, milizia portuaria, milizia postale telegrafica, milizia forestale, milizia della strada), nel tempo fu sempre più integrata nell’esercito, perdendo la sua identità rivoluzionaria, mentre l’esercito stesso veniva fascistizzato. Divenne un costoso apparato privo di un ruolo distintivo nel regime.
Dopo la caduta del fascismo, fu sciolta, con il Regio Decreto Legge del 6 dicembre 1943, n. 16/B, dal governo Badoglio I.
Organizzazione
La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale fu concepita tramite una commissione di studio incaricata da Benito Mussolini e composta da Emilio De Bono, Cesare Maria De Vecchi, Aldo Finzi, Italo Balbo e Attilio Teruzzi. La commissione realizzò un progetto sulla formazione e organizzazione di un corpo di volontari, inquadrato nell’esercito nazionale mediante regolare reclutamento, in una fascia di età compresa tra i 17 e i 50 anni, analogamente ad altri Stati che godevano di altrettante milizie. Questo avvenne per i primi quattro anni. Il servizio di leva obbligatorio poteva essere svolto anche all’interno della milizia. Il primo comandante generale fu Emilio De Bono, con due comandanti generali, Cesare Maria De Vecchi e Italo Balbo, tutti quadrumviri della Marcia su Roma.
La M.V.S.N. era organizzata territorialmente e inizialmente basata sul volontariato, composta da iscritti al Partito Nazionale Fascista tra i 16 e i 50 anni, inclusi reduci della Prima Guerra Mondiale e ufficiali del Regio Esercito, promossi di un grado dopo l’adesione. Dal 1927, l’iscrizione divenne obbligatoria secondo i precetti della leva fascista, reclutando direttamente gli avanguardisti al compimento dei 18 anni (20 anni dal 1930). Dopo i 36 anni, i militi venivano assegnati alle unità territoriali come triari fino ai 55 anni. In caso di mobilitazione, era possibile arruolarsi volontariamente nella M.V.S.N. come alternativa al servizio militare nel Regio Esercito.
Sebbene le cifre siano approssimative, si stima che il numero dei membri sia cresciuto da 190 000 nel 1923 a circa 950 000 nel 1940. Circa un quarto degli ufficiali effettivi proveniva dallo squadrismo e dagli ufficiali di complemento disoccupati dopo la guerra. La maggioranza dei membri era composta da volontari non retribuiti, mobilitati per istruzione militare, manovre, parate e interventi in calamità pubbliche. Dal 1930, i giovani venivano reclutati durante la Festa della Leva CCNN, celebrata il 24 maggio, attirando soprattutto meridionali e disoccupati grazie a benefici come assistenza sanitaria, sussidi, premi e attività sportive. Durante l’impresa etiope del 1935-1936, la M.V.S.N. reclutò oltre 100 000 operai.
L’organizzazione della Milizia si articolava su un comando generale (il comandante generale era Benito Mussolini, con il grado di Primo caporale d’onore; alle sue dipendenze il capo di stato maggiore, preposto a reggere il comando generale). Il territorio del regno era ripartito in quattro raggruppamenti (Milano, Bologna, Roma, Napoli) al comando di luogotenenti generali. Ogni comando di raggruppamento aveva alle proprie dipendenze un certo numero di gruppi (33 in totale) retti da consoli generali e a sua volta più gruppi costituivano un comando di zona. Ciascun comando di gruppo aveva alle proprie dipendenze un certo numero di legioni ordinarie (120 in tutto) comandate da consoli.
La struttura della M.V.S.N. era a ordinamento ternario: ogni legione si componeva di tre coorti, a loro volta formate da tre centurie; ogni centuria era formata da tre manipoli e ogni manipolo da tre squadre. Dopo alcune modifiche sostanziali all’ordinamento, susseguitesi tra 1929 e il 1935, nel 1939 si tornava alla struttura di partenza.
Un gruppo di legioni corrispondeva a una brigata, la Legione corrispondeva a un reggimento, la coorte al battaglione, la Centuria alla compagnia, il manipolo al plotone e alla squadra, con terminologia di ovvia origine romana. Anche i gradi si richiamavano all’antica Roma: i colonnelli della M.V.S.N. erano chiamati consoli, i capitani centurioni e così via.
La M.V.S.N. era costituita dalla Milizia ordinaria e da quelle speciali. Le specialità della M.V.S.N. erano: Forestale, Stradale, Ferroviaria, Postelegrafonica e Portuale. Alla Milizia ordinaria appartenevano la Milizia Confinaria, quella Coloniale e la Milizia Universitaria, che aveva compiti d’istruzione premilitare.
Nel 1930 vennero aggiunte la Milizia per la difesa contraerea (prima D.A.T., poi DICAT) e la Milizia Marittima (MilMart). Per quanto concerne gli ufficiali, vi erano quelli in servizio permanente effettivo, quelli inclusi nei cosiddetti quadri (non abitualmente in servizio, ma richiamabili) e quelli compresi nella riserva. Il sistema prevedeva la possibilità per gli ufficiali generali e superiori, nonché per i centurioni, di transitare a domanda da altre Forze armate alla Milizia. Il Comando generale, delegato per legge, provvedeva alla nomina degli ufficiali.
Il servizio svolto dai miliziani della MVSN fino al grado di caposquadra (che corrispondeva grosso modo a quello di sergente) non era di carattere continuativo, ma si basava su chiamate periodiche, in genere in vista di particolari eventi o per ragioni addestrative. La mobilitazione generale era di esclusiva competenza di Mussolini.(fonte)



