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Giambruni. 6 aprile 1913
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GIAMBRUNI

LIVORNO 6-4-913
CONSEGNA DELLE ONORIFICENZE PER LA CAMPAGNA LIBICA

………………….

Distribuzione delle onorificenze ai caduti in Libia. 6- IV – 1912
Bandiera R. A. N.[1] e 2ª compagnia allievi –

CARTOLINA POSTALE ITALIANA
(CARTE POSTALE D’ITALIE)

IN P. C.


Data: 6 aprile 1913

Autore:

Soggetto: Livorno. Consegna delle onorificenze per la campagna libica[2].

B/N Colore: Seppia

Dimensioni: 24 x 17 cm (supporto primario)

Materiale: cartoncino

Tecnica:  al bromuro argento stampata in  positivo

© Archivio Sacchini


Note

[1] Il Servizio Aeronautico (dal 1913 Corpo Aeronautico) era un reparto destinato agli aeromobili dell’Esercito del Regno d’Italia.

Istituito il 6 novembre 1884, divenne Corpo aeronautico autonomo il 18 giugno 1913. Il Regio Decreto nº 451 del 20 aprile 1920 istituì l’Arma Aeronautica del Regio Esercito e infine l’istituzione nel 1923 della Regia Aeronautica.

Storia
Le origini
Il Ministero della Guerra, nel 1884, su iniziativa del Tenente del Genio Alessandro Pecori Giraldi, autorizzava la costituzione di un Servizio Aeronautico presso il distaccamento di Roma della Brigata Mista del 3º Reggimento genio di Firenze ed il reparto si sarebbe occupato degli aerostati da ricognizione. Nel gennaio 1885 il Servizio Aeronautico fu denominato Sezione Aerostatica destinata, tra l’altro, all’uso dei due palloni frenati in dotazione: il Torricelli e l’Africo.

Nel 1886 la sezione, pur rimanendo di fatto basata a Roma, passò alle dipendenze della 6ª Compagnia del 3º Reggimento del genio di Firenze, raggruppando personale e dotazioni di altri reparti militari.

La legge 23 giugno 1887 nº 4593 fu la prima legge aeronautica promulgata che normava ed istituiva, sempre in seno al 3º Reggimento del Genio,una Compagnia Specialisti del Genio, il comando fu trasferito dal Forte Tiburtina a Castel Sant’Angelo. Il primo pilota di aerostato militare fu il capitano Alessandro Pecori Giraldi, comandante della Compagnia. Il primo impegno bellico avvenne in Eritrea nel 1887-1888, in appoggio al corpo di spedizione al comando del Tenente generale Alessandro Asinari di San Marzano che occupò nuovamente Saati, persa in seguito all’esito della battaglia di Dogali. Si impiegarono tre palloni per la ricognizione delle posizioni avversarie, ma non parteciparono ad alcun combattimento, stante la decisione dell’imperatore d’Etiopia Giovanni IV, impressionato dalle forze della spedizione San Marzano, di non combattere e ritirarsi.

Il primo pallone libero fu costruito dal capitano Maurizio Mario Moris, a proprie spese, sui piani di costruzione del tenente Cesare Dal Fabbro. Compì il suo primo volo salendo dai Prati di Castello, a Roma, l’11 giugno 1894, con a bordo gli stessi Moris e Dal Fabbro, i quali non avevano avuto precedenti esperienze. Anzi, essendo entrambi sprovvisti del “brevetto di pilota di sferico”, ricevettero sanzioni disciplinari dall’autorità militare, per aver sperimentato il volo senza autorizzazione.

Il 6 novembre 1894 la Compagnia Specialisti fu trasformata in Brigata Specialisti del Genio su tre compagnie, una sezione meccanica e un’officina basata alla Balduina (Roma). Il comando dell’unità fu assunto dal Maggiore Arduino, ben presto sostituito dal parigrado Gaetano Rossi.

Ma l’aerostato era un mezzo assai difficile da governare. Una soluzione migliore era rappresentata dal dirigibile (che appunto si può dirigere), una macchina, come lo era anche la mongolfiera, più leggera dell’aria. Il dirigibile era provvisto di motori ad elica e timoni aerodinamici. Nel 1904 il maggiore Moris assunse il comando della Sezione Aeronautica della Brigata Specialisti ed incaricò i tenenti Gaetano Arturo Crocco ed Ottavio Ricaldoni di impostare lo studio di un dirigibile. Nella caserma Cavour, nel maggio 1912 divenuta Stabilimento costruzioni aeronautiche (S.C.A.) con sede a Roma, furono eseguite le prime prove sperimentali su modelli in scala e studiata la dinamica dei fluidi. Il primo dirigibile, il Crocco-Ricaldoni nº 1 volò il 3 ottobre del 1908. Alla Brigata venne messo a disposizione, nel 1906, un assegno straordinario di 425 000 lire che integrava quello mensile di 50 000 lire (quest’ultima una cifra esigua per le esigenze della Brigata) e da qualche modesto intervento della Regia Marina.

Stabilimento costruzioni aeronautiche (S.C.A.)
Già laboratorio del Battaglione Specialisti del Genio, autonomo dal 1º luglio 1912, anche denominata Stabilimento Esperienze e Costruzioni Aeronautiche del Genio, fu costituita nel 1912 e diventò Direzione Superiore Studi e Esperienze (DSSE) nel giugno 1927, occupandosi della scienza aerodinamica, della navigazione aerea e della costruzione dei dirigibili.

Occupava un’area di 2000 mq ai Prati di Castello in Roma, era diretto nel 1913 dal maggiore Petrucci, un ufficiale superiore del Genio con alle sue dipendenze: ufficiali di artiglieria, genio, fanteria e ingegneri civili, 128 operai civili 32 operaie di sartoria e 326 operai militari.

Era composto da:

Laboratorio Chimico per la produzione di idrogeno e ricerche sulle vernici
Laboratorio aerostatico e Sala prove
Reparto di progetti ed esperienze
Reparto esperienze aero-idrodinamiche
Reparto esperienze di artiglieria
Officine meccaniche
Sezione di Aviazione marina destinata a diventare autonoma
A completamento dello stabilimento vi era un Cantiere sperimentale a Vigna di Valle vicino al lago di Bracciano con due aviorimesse per i dirigibili di tipo P (70 m per 14 m di larghezza e 17 m di altezza) ed uno di tipo M (100 m di lunghezza, 21 m di larghezza e 28 m di altezza) entrambi comprensivi di trincea per la navicella.

I primi campi volo
Nel frattempo era nato un mezzo rivoluzionario, l’aeroplano. Anche in Italia vi furono varie iniziative, e nel 1909 nacque il Circolo Aviatori, presieduto dall’attivissimo maggiore Moris. Il maggiore riuscì a portare in Italia Wilbur Wright con uno dei suoi biplani: tra il 15 ed il 26 aprile 1909 compì sul prato di quello che diventerà l’aeroporto di Centocelle 67 voli, trasportando 19 passeggeri ed istruendo il tenente di vascello Mario Calderara che divenne quindi il primo pilota con brevetto in Italia.

Quando Wright partì da Roma lasciò, come stabilito, l’aeroplano e Calderara impartì lezioni al tenente del Genio Umberto Savoja, cosicché in breve, il campo volo di Centocelle divenne la prima scuola di volo militare, nel gennaio del 1910. A capo del corso era il tenente colonnello Vittorio Cordero di Montezemolo, mentre il servizio sanitario era affidato al pilota Luigi Falchi. Moris gli disse: «l’ho scelta non perché Lei è medico, ma così si troverà sul campo senza avere l’aria di chi aspetta la disgrazia».

A causa delle limitazioni del campo di aviazione di Centocelle, si chiuse questa scuola e se ne aprirono altre due, una ad Aviano (Pordenone) e l’altra a Cascina Malpensa (Varese, allora Milano). Grazie all’interesse suscitato dall’aviazione, l’Esercito rese indipendente la Brigata Specialisti nel 1910, affidandola al tenente colonnello Moris. I vertici delle Forze armate credettero molto nella nuova arma aerea, tanto che la legge nº 422 del 10 luglio 1910 ed il successivo regio decreto 944 del 28 ottobre dello stesso anno indicavano l’assegnazione di fondi per materiali di volo ed assistenza, mentre la legge 515 del 17 luglio ed il decreto del 9 agosto 1910 stabilivano l’ampliamento e la struttura delle forze aeree. Inizialmente era prevista una spesa di ben 25 milioni di lire, ritenuta insostenibile dal Ministero del Tesoro e ridotta a 10 milioni. Ad ogni modo la relazione tenuta dal Ministro del Tesoro, onorevole Tedesco, e da quello della Guerra, generale Spingardi, era esplicita sul fatto che l’organizzazione aeronautica si sarebbe ampliata negli anni a venire.

La Brigata Specialisti si trasformò in Battaglione autonomo, con otto compagnie ed il 28 ottobre fu costituita la Sezione Aviazione. La prima occasione per sperimentare il nuovo mezzo aeronautico si presentò durante le manovre estive del Regio Esercito in Piemonte del 1911. Il Battaglione Specialisti, tra le cui file vi era anche il tenente Giulio Costanzi, mise a disposizione otto aeroplani, due dirigibili e due aerostati.

La guerra di Libia

Lo stesso argomento in dettaglio: Aeronautica nella guerra italo-turca.
Il 29 settembre 1911 l’Italia dichiarava guerra all’Impero ottomano e venne mobilitato anche il Battaglione Specialisti. Il 2 ottobre vi fu il primo sbarco di fanti di marina sotto la copertura della flotta schierata davanti a Tripoli.

Il 15 ottobre arrivò anche l’aeronautica, formata da nove aeroplani, due Blériot XI, tre Nieuport IVG, due Etrich Taube e due biplani Farman, 11 piloti (tra cui il capitano Cesare Suglia che diverrà famoso per il primato di raid aereo più lungo della storia) e 30 uomini di truppa comandati da un tenente ed un sergente.

Il loro compito durante la guerra italo-turca era di compiere ricognizioni in territorio nemico per scoprire entità e spostamenti delle forze nemiche. La prima missione venne compiuta dal comandante della spedizione, capitano Carlo Maria Piazza, il 23 ottobre con un Blériot, la seconda dal capitano Riccardo Moizo, lo stesso giorno con un Nieuport. Lo stesso capitano Moizo riportò, due giorni dopo, le ali forate da tre fucilate, fu la prima azione di fuoco contro un aeroplano.

Il sottotenente Gavotti, il 1º novembre 1911, gettò a mano tre granate Cipelli da due chili su Ain Zara e una sull’Oasi di Tripoli stessa. Gli italiani eseguirono per primi al mondo tutte le tipologie di azioni militari poi divenute tipiche dell’impiego bellico aeronautico, come la ricognizione ed il bombardamento, tranne quella della caccia, dato che l’avversario non disponeva a sua volta di un’aviazione.

Il capitano Piazza eseguì il 28 ottobre il primo rilevamento di tiro per la corazzata Sardegna contro l’oasi di Zanzur, altrettanto fece il capitano Moizo il 24 novembre per una batteria contro l’artiglieria turca. Il 4 dicembre l’aeronautica svolse compiti di sorveglianza volando al fianco di tre colonne in marcia e verificando che non vi fossero uomini dell’esercito avversario in avvicinamento.

Anche in Cirenaica agivano squadriglie dell’aeronautica. Vicino a Bengasi il 15 dicembre 1911 il sottotenente di vascello Francesco Roberti fu attaccato per la prima volta dall’artiglieria. Il capitano Piazza, il 23 febbraio 1912 compì la prima fotoricognizione con una macchina fotografica Zeiss “Bebè” del Genio. Ogni volo consentiva un’unica istantanea, dato che il pilota non poteva cambiare la lastra fotografica con una sola mano, mentre l’altra era impegnata nel pilotaggio. I piloti in ricognizione eseguivano anche degli schizzi a mano delle zone d’interesse. Il 4 marzo il capitano Piazza ed il sottotenente Gavotti volarono per la prima volta di notte.

Il primo ferito in azione fu l’onorevole Carlo Montù, comandante della squadriglia volontari civili, colpito a una gamba mentre volava come osservatore in Cirenaica.

Dato che il terreno melmoso impediva di manovrare gli apparecchi a terra alla squadriglia di Bengasi, nella zona di Sabri, venne costruita una piattaforma in legno lunga 100 m e larga 12, probabilmente la prima pista artificiale al mondo. Il 2 maggio venne eseguita la prima ricognizione notturna e l’11 giugno il primo bombardamento notturno.

L’Italia pianse anche il primo pilota caduto in battaglia, il sottotenente di cavalleria Piero Manzini partito da Tripoli per una ricognizione fotografica il 25 agosto 1912. Il capitano Moizo divenne il primo aviatore prigioniero di guerra, a causa di un’avaria al motore che, il 10 settembre lo costrinse ad un atterraggio in zona nemica. Fu poi rilasciato l’11 novembre alla conclusione delle ostilità, dopo aver ricevuto un buon trattamento da parte degli ufficiali turchi. Il trattato di Losanna del 18 ottobre 1912 aveva posto fine alle ostilità ed aveva assicurato all’Italia il possesso di Libia e dell’Egeo.

L’aviazione italiana aveva partecipato alla guerra con quattro reparti rispettivamente a Tripoli, a Bengasi, a Derna ed a Tobruch. I mezzi erano tre dirigibili, il P2 e il P3 (la sigla «P» indica piccolo, «M» medio e «G» grande) a Tripoli, il P1 a Bengasi e vari aerostati. Questi ultimi erano impiegati soprattutto per la regolazione del tiro di artiglieria.

Nel settembre del 1912 Guglielmo Marconi aveva sperimentato con successo la trasmissione radiotelegrafica di alcuni messaggi da una nave in rada ad un aereo in volo. Un esperimento, comunicazioni da aereo a terra, inverso era stato compiuto dai russi nel luglio del 1912. La guerra in Libia venne seguita con molta attenzione all’estero e i risultati vennero sfruttati maggiormente dalle altre potenze che dalla stessa Italia.

L’istituzione formale
Con la legge 27 giugno 1912 n. 698 fu istituito il Servizio Aeronautico presso la Direzione Generale del Genio e d’Artiglieria. Questo inquadrava il Battaglione Specialisti con dirigibili e aerostati a Roma, il Battaglione Aviatori con reparti di aeroplani e scuole di volo a Torino, lo Stabilimento di Costruzioni Aeronautiche (SCA) sempre a Roma e un cantiere sperimentale a Vigna di Valle (Roma).

Il “Battaglione Aviatori”
Su proposta del pilota Leonino da Zara, l’Aero Club d’Italia indisse il 3 marzo 1912 una sottoscrizione «date ali alla Patria!» che fruttò circa tre milioni e mezzo di lire. Ma il nuovo problema da risolvere era la mancanza di industrie e progetti aeronautici italiani per potenziare la flotta. Nel 1913 fu indetto un concorso aperto a velivoli di qualsiasi provenienza a patto che fossero prodotti in Italia, ma non dette i risultati sperati.

Il conseguenza alla citata legge n. 698/1912 il 1º luglio venne costituito il Battaglione Aviatori composto da un Comando di stanza a Torino con sede in via Maria Vittoria, presso la Caserma Lamarmora e sede operativa il Comando Militare dell’aerodromo di Mirafiori, quattro Scuole di volo e cinque squadriglie d’aeroplani. Il suo primo comandante fu il tenente colonnello Vittorio Cordero di Montezemolo, con vice il maggiore Giulio Douhet, mentre all’esistente Compagnia Specialisti del Genio di Roma venne affidato il comando sui dirigibili e gli aerostati. L’aerodromo di Mirafiori di Torino inaugurato nel 1911 in occasione del 50º anniversario dell’Unità d’Italia divenne il Campo scuola del Battaglione, insieme alle altre tre scuole collocate a Pordenone, Aviano, Somma Lombardo (VA, allora MI) e alle cinque Squadriglie impegnate in Libia.

Il 3 giugno 1913 il Battaglione Aviatori partecipò a una grande parata aerea tenutasi sull’aeroporto di Torino-Mirafiori. In questa occasione 32 velivoli Bleriot, Nieuport e Farman, appartenenti a otto diverse squadriglie, assunsero per la prima volta una formazione di attacco. La Società Italiana Transaerea di Torino (SIT) costruiva Blériot e Voisin con motori Salmson, Isotta Fraschini e Gnòme 33 e costruì 25 di questi aeroplani. Francesco Baracca appartenne al Battaglione prendendo il brevetto all’aeroporto di Mirafiori, divenendo un eroico Asso della Grande Guerra.

Nel novembre dello stesso anno Douhet subentrò a Cordero di Montezemolo nel comando del Battaglione Aviatori. Il 13 dello stesso mese organizzò il battaglione in squadriglie perfettamente autonome dal punto di vista organizzativo e logistico, dotandole di aviorimesse smontabili, automezzi e carri officina costituendo così il I Gruppo volo.

Lo stesso argomento in dettaglio: Organizzazione della Regia Aeronautica.
L’ultimo schieramento del Battaglione Aviatori del 1914 era così compostoBattaglione Aviatori:

1ª Squadriglia autonoma su aeroplani Nieuport presso il Comando Battaglione Aviatori a Venaria Reale di Torino
1º Gruppo ad Aviano (comprendente la 2ª, 3ª, 13ª, 14ª Squadriglia su aeroplani Bleriot)
2º Gruppo a Pordenone (comprendente la 5ª, 6ª, 8ª Squadriglia su aeroplani Nieuport)
3º Gruppo a Padova (4ª Squadriglia su Bleriot, 7ª Squadriglia su Nieuport)
1° Sottogruppo Biplani a San Francesco al Campo di Torino (9ª, 10ª Squadriglia su aeroplani Farman)
2° Sottogruppo Biplani con la 11ª Squadriglia Farman a Brescia, 12ª Squadriglia Farman a Verona e la 16ª Squadriglia Bleriot Autonoma di Piacenza
Il Regio Decreto del 7 gennaio 1915 nº 11 soppresse il Battaglione Aviatori e istituì il Corpo aeronautico militare.

La Sezione Aeronautica della Marina

Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della aviazione navale italiana.

Anche la Regia Marina volle creare una sua sezione aeronautica, a Venezia e composta di idrovolanti, nell’ottobre del 1912. E nel maggio del 1913 costituì presso il Primo Reparto dello Stato Maggiore una Sezione Aeronautica della Marina, che nel 1914 divenne il Quinto Reparto. Sino ad allora i piloti dell’aeronautica erano stati di provenienza mista da Regio Esercito e Regia Marina.

Un’altra priorità italiana era la costruzione della sezione idrovolanti, voluta nel 1913 dal Ministero della Guerra e posta al servizio della Regia Marina, per la difesa delle coste con base a Venezia in zona Le Vergini, presso l’Arsenale. I primi apparecchi furono i Borel ed i Farman francesi, mentre i piloti erano stati addestrati in Francia a Juan-les-Pins. Il 1º febbraio 1913 si istituì a Venezia una scuola di volo, dove si svolgeva anche attività di ricerca e realizzazione di nuove macchine disegnate dal tenente di vascello Manlio Ginocchio e da Alessandro Guidoni.

Presto le unità della flotta vennero dotate di idrovolanti che calavano in mare utilizzandoli per l’esplorazione. La prima corazzata ad adottare il nuovo mezzo fu la Dante Alighieri attrezzata con i Curtiss. La marina si dotò anche di dirigibili, ottenendo dall’esercito due cantieri, quello ubicato presso l’aeroporto di Jesi in provincia di Ancona e quello di Ferrara.

L’aviazione della Marina nel 1915 aveva a disposizione una trentina di idrovolanti, ma nessuno di essi era impiegabile con finalità belliche, e due dirigibili, e disponeva di 12 piloti di prima linea.

Il Corpo Aeronautico Militare
Intanto l’aeronautica era divenuta un “Corpo Aeronautico” autonomo il 18 giugno 1913 e a fine anno contava tre gruppi che comprendevano 14 squadriglie dislocate in massima parte nell’Italia settentrionale, due a Roma e una a Tripoli. Ma si era lontani dagli obiettivi prefissati a causa soprattutto dei ritardi nelle consegne industriali e del fatto che alcuni tipi di aeroplano non rispondevano alle aspettative. I velivoli erano Blériot, Nieuport e biplani Farman.

Il Regio decreto 7 gennaio 1915, poi convertito in legge nel 1917, istituì il “Corpo Aeronautico Militare”, dipendente dal Ministero della guerra.

L’articolazione era:

Corpo Aeronautico Militare
Comando aeronautica per aviatori
Battaglione squadriglie aviatori
Battaglione scuole aviatori
Comando aeronautica per dirigibilisti e aerostieri
Battaglione dirigibilisti
Battaglione aerostieri
Direzione tecnica dell’aviazione militare
Stabilimento costruzioni aeronautiche
Istituto centrale aeronautico
La grande guerra

Lo stesso argomento in dettaglio: Fronte italiano (1915-1918).
Tra la fine di luglio e gli inizi di agosto scoppiava in Europa il conflitto che avrebbe assunto proporzioni mondiali e tutte le grandi potenze in lotta si erano impegnate nella costituzione di una componente aeronautica. La Francia disponeva di oltre 600 aeroplani, la Russia addirittura mille, la Germania 500 aerei e 40 dirigibili ed aveva anche ideato una più corretta visione dell’arma aerea.

L’Italia, in un clima di incertezza politica e diplomatica, non aveva ancora idea da che parte schierare le truppe ed agli inizi si era dichiarata neutrale. Lo scarso potenziale industriale aeronautico aveva costretto l’Italia a rivolgersi all’estero sia per il rinnovo del parco aereo che per l’addestramento dei tecnici, in particolare Gran Bretagna, Francia, Germania e persino Stati Uniti d’America.

In Francia si acquistarono le licenze per i Farman 1914 (Farman 14), i Nieuport, i Caudron ed i Voisin, per i motori Gnome e Canton-Unné. In Germania per gli Automobil und Aviatik e gli Albatros e per i motori Maybach, ma con la guerra la Germania bloccò le esportazioni, mentre Francia e Regno Unito posero condizioni politiche.

La mancanza di un riordino dell’aeronautica ostacolò la creazione di nuove componenti dato che sia il Regio Esercito che la Regia Marina erano restii a privarsi di personale valido. A fine autunno del 1914 un programma prevedeva la costituzione di nuove squadriglie, ma l’industria non riusciva a produrre che meno di dieci aerei al giorno. In questa situazione nacquero industrie quali l’Aeronautica Macchi, la Società Anonima Meccanica Lombarda (SAML), la Savoia e la Società Idrovolanti Alta Italia.

L’ingegner Giovanni Battista Caproni concepiva, già nel 1913, un biplano trimotore di dimensioni generose, inconsuete ad esclusione del bombardiere quadrimotore Sikorsky Ilya Muromets (nome di un eroe delle leggende russe).

Dopo varie traversie politico-burocratiche il “Corpo Aeronautico Militare” divenne operativo, immediatamente subordinato all’Arma del genio del Regio Esercito, con una Direzione Generale dell’Aeronautica al Ministero della Guerra affidata al colonnello Maurizio Mario Moris.

Il Comando dell’Aeronautica comprendeva il Battaglione Dirigibilisti, il Battaglione Aerostieri e lo stabilimento di costruzioni aeronautiche, mentre il Comando dell’Aviazione comprendeva un Battaglione Aviatori, un Battaglione Scuole Aviatori, una direzione tecnica dell’aviazione militare e un Istituto Centrale Aeronautico.

Uno stanziamento di 16 milioni e mezzo di lire era destinato agli approvvigionamenti dell’Arma aeronautica e della aviazione della Marina (5 milioni di lire), ma la somma venne giudicata insufficiente soprattutto se confrontata con il bilancio delle altre aviazioni, e venne quindi aumentata a quasi 17 milioni di lire per la sola aviazione dell’esercito consentendo l’ordinazione di 193 aeroplani e 330 motori. Il problema del personale venne risolto creando un organico proprio, comprendente 374 ufficiali provenienti da tutte le armi. La politica interventista dell’onorevole Antonio Salandra portò ad un’intensa preparazione bellica. Gli aeroplani a disposizione dell’aviazione dell’esercito erano complessivamente 86 ripartiti in 15 squadriglie, delle quali solo 12 operative con 75 apparecchi. I piloti con brevetto militare erano 70, con altri 20 in corso di istruzione, 40 riserve o istruttori nelle scuole.

Entrata in guerra dell’Italia
A maggio 1915 la forza aerea dell’esercito era composta da:

6 squadriglie Blériot con 37 aerei per 30 piloti;
4 squadriglie Nieuport monoplani con 27 aerei per 20 piloti:
4 squadriglie Farman con 22 aerei per 20 piloti.

L’esercito austro-ungarico disponeva di 96 aerei e 1 dirigibile.

L’aviazione italiana non aveva compiuto nessun miglioramento tecnologico dalla guerra di Libia ed il giorno 24 maggio 1915, quando fu data l’autorizzazione a passare il confine, gli aeroplani italiani poterono compiere solo ricognizioni. La notte dello stesso 24 maggio gli idrovolanti austriaci bombardarono Venezia. Questa e le altre incursioni in territorio veneto ebbero almeno il risvolto di suscitare attenzione verso l’arma aeronautica. Il 24 maggio un Blériot XI della 1ª Squadriglia da ricognizione e combattimento compie la prima missione lanciando bombe su Sagrado. Il 25 maggio:

2 Nieuport X (Nieuport IVM) della 5ª Squadriglia da ricognizione e combattimento bombardano le officine di Monfalcone;
3 Nieuport X della 6ª Squadriglia da ricognizione e combattimento bombardano la centrale elettrica di Monfalcone;
2 Farman 14 della 10ª Squadriglia da ricognizione e combattimento attaccano la stazione ferroviaria di Gorizia.
Il 26 maggio la 13ª Squadriglia da ricognizione e combattimento con un Blériot lancia le prime bombe su Gorizia.

Nei primi mesi di guerra la k.u.k. Luftfahrtruppen, l’aviazione austroungarica, effettuò numerose incursioni, in particolare a Venezia, Padova, Treviso e Milano, che fu bombardata il 14 febbraio 1916 da 11 biplani Lloyd C.II e Lohner B.VII partiti dal Trentino. A La Spezia toccò l’11 luglio, da un solo Brandenburg pilotato dal sergente Joseph Siegel. A Napoli il 10 marzo, dal dirigibile tedesco L-59, partito dalla Bulgaria; i danni furono lievi, ma si ebbero molte vittime civili. A protezione di Napoli, dopo il bombardamento, fu schierata una squadriglia di idrocaccia della Marina con sede a Pozzuoli, mentre per la difesa di Milano furono impiegati anche i trimotori Caproni.

Da gennaio 1916 la 4ª Squadriglia per l’artiglieria utilizza i primi radioapparati per la segnalazione con l’artiglieria sui Caudron G.3. Fin dal 1916 venne distaccato a Valona, in Albania, l’8º Gruppo, mentre il 21º era schierato a Sakulevo, lungo il fronte macedone. In Francia si trasferì invece il 18º Gruppo composto da 3 squadriglie di Caproni, dove operarono assieme all’aeronautica francese. In Libia si trovavano la 104ª e la 106ª Squadriglia Farman e la 12ª Squadriglia Caproni contro gli insorti che minacciavano le città sulla costa, dove la guarnigione italiana si era ridotta. I tedeschi avevano installato a Misurata una potente stazione radio per comunicare con i sommergibili, la quale venne distrutta dagli aerei italiani nel settembre del 1918.

Il Servizio Aeronautico della Regia Marina disponeva di:

3 aeroscali per dirigibili;
5 stazioni idrovolanti.
La minaccia dei sommergibili era stata di tale portata nel Mar Mediterraneo che le forze italiane furono costrette a creare un servizio di sorveglianza formato da 20 idrovolanti e 10 dirigibili, lungo tutte le rotte. Nel 1916 contro 154 incursioni italiane ve ne furono 562 austriache, ma nel 1918 quelle austriache furono 542 e quelle italiane 1.224.

In base ad un accordo con la Francia che prevedeva la mutua assistenza, 1 Squadriglia di 6 aerei Nieuport da caccia atterrò sul campo di Venezia Lido nel dicembre 1915, affiancata da 1 Squadriglia di idrovolanti FBA (Franco-British Aviation Company) a Sant’Andrea. L’aeronautica italiana compì un enorme sforzo per restare al passo di quella nemica, mentre già alla fine di giugno 1916 la linea degli apparecchi era già profondamente usurata. Gli aerei vennero ritirati, passati alle scuole di volo, e sostituiti dai nuovi modelli di Farman. Gli Aviatik biposto costruiti dalla SAML (Società Anonima Meccanica Lombarda), vennero inizialmente adottati per la difesa di Udine, Verona e Brescia.

Il 20 ed il 28 agosto 1915 la 1ª Squadriglia Caproni effettua i primi bombardamenti del campo volo di Aisovizza con i Caproni Ca.32 (300 hp). Nella Terza battaglia dell’Isonzo in ottobre sono operative anche la 2ª Squadriglia Caproni e la 3ª Squadriglia Caproni. Finalmente, nel novembre del 1915 fu possibile attrezzare 4 squadriglie operative con i Ca.32, inquadrate nel Gruppo comando supremo, i cui trimotori sono in grado di sganciare 4 quintali di bombe addentrandosi per un centinaio di chilometri in territorio nemico e con un equipaggio di 4 uomini.

Nel primo trimestre 1916 erano operative 7 Squadriglie di Ca. 300, nel secondo trimestre 12 Squadriglie. Agli inizi questi aeroplani erano impiegati in azioni poco appropriate, ovvero come una specie di artiglieria volante da contrapporre a quella nemica a terra. Le perdite furono assai dolorose. Con l’avvento dei motori da 450 CV (331 kW o 444 hp), con i Caproni Ca.33 furono attaccate le basi ed i porti più lontani. Il 17 maggio venne attaccato il porto di Pola, base della flotta austriaca. Fino ad allora compito dei dirigibili, vennero effettuate anche incursioni notturne. Dal 17 marzo la 13ª Squadriglia da ricognizione e combattimento (che dal 15 aprile diventa 34ª Squadriglia) dotata di 6 Farman 14 con motore Fiat A.10 inizia i voli di guerra a Valona. Il 4 aprile 1916 il dirigibile V2 dell’Aeroporto di Ferrara-San Luca bombarda il nodo ferroviario di Nabresina alle ore 02:00 dove sganciò, da 1950 metri di quota, 600 kg di bombe. Il 7 aprile la 1ª Squadriglia caccia con il Tenente Francesco Baracca su Nieuport 11 attacca un Hansa-Brandenburg C.I costringendolo all’atterraggio ed il volontario Luigi Olivari, il capitano Domenico Bolognesi ed il Cap. Tacchini ne abbattono un altro realizzando le prime vittorie certe dell’aviazione italiana in quanto i nemici vengono catturati.

L’8 aprile 1916 il Comando supremo militare italiano dispose che fosse riformata l’organizzazione dell’aviazione militare italiana:

i numeri da 1 a 24 furono riservati alle squadriglie da bombardamento;
i numeri da 25 a 40 a quelle da ricognizione;
i numeri da 41 a 69 a quelle in cooperazione con l’artiglieria;
i numeri da 70 in su a quelle da caccia.
Il 1º agosto un Caproni Ca.33 della 1ª Squadriglia Caproni, 3 Ca.33 della 4ª Squadriglia, 3 Ca della 6ª Squadriglia, un Ca della 7ª Squadriglia, 4 Ca. della 8ª Squadriglia e 3 Ca. della 10ª Squadriglia da bombardamento “Caproni” bombardano il silurificio di Fiume ma dopo lo sgancio delle bombe un Ca della 4ª viene attaccato dall’idrovolante Lohner L dell’asso Goffredo de Banfield ed è costretto ad un atterraggio di emergenza in territorio austriaco. Nell’ambito della Sesta battaglia dell’Isonzo il 9 agosto un Ca. della 3ª Squadriglia e 3 Ca. della 6ª Squadriglia bombardano Dornberg e Prvačina.

Al 1º settembre 1916 l’aviazione aveva:

369 piloti;
162 osservatori;
123 mitraglieri;
43 Caproni;
121 Farman;
28 Voisin;
38 Caudron G.3;
7 Caudron G.4 bimotori;
63 Nieuport;
16 Aviatik;
12 FBA Type H;
per un totale di 328 aerei, in 7 Gruppi, per 42 Squadriglie.

Il 13 settembre 2 Ca. della 1ª Squadriglia Caproni, 4 della 3ª Squadriglia e 4 della 7ª Squadriglia bombardano di notte il Cantiere navale di Trieste. Nel 1916 la supremazia aerea austriaca era netta dovuta alla migliore qualità degli aerei e degli idrovolanti ad eccezione dei bombardieri Caproni che non avevano concorrenti.

Nel 1917 si accorparono le Squadriglie di bombardieri nel Raggruppamento Bombardamento, il quale comprendeva il 4º, l’11º ed il 14º Gruppo, con 12 Squadriglie, al comando del Tenente Colonnello Egidio Carta, dipendente dell’Ufficio Servizi del Colonnello Riccardo Moizo. Più tardi invece il Raggruppamento Bombardamento fu affiancato a quello da Caccia sotto un Comando Aeronautica del Colonnello Ernesto La Polla, e da Squadriglie di Osservazione.

Al 1º gennaio per la Campagna di Albania era presente l’VIII Gruppo (poi 8º Gruppo di Volo) con l’11ª Squadriglia Caproni, la 34^ Farman e la Sezione Nieuport ed al 1º maggio in Macedonia la 47ª Squadriglia ed 1 Sezione dell’83º e nella Colonia della Libia la 12ª e la 104ª Squadriglia e 2 Sezioni. In maggio ebbe luogo la Decima battaglia dell’Isonzo nella quale si ebbero grandi scontri nei cieli nei quali gli austriaci non riuscirono ad opporre resistenza alla presenza dell’aviazione italiana che effettua grandi azioni di massa. In giugno nell’ambito della Battaglia del monte Ortigara si verificano intensi scontri aerei nei quali gli austriaci subiscono grandi perdite dovute ai nuovi SPAD S.VII e Nieuport 17 che forniscono la superiorità aerea rispetto alla caccia austriaca meno dotata.

Il 2 agosto la 2ª Squadriglia bombarda l’arsenale di Pola, la 6ª Squadriglia con 4 Ca attacca obiettivi militari su Pola e l’8ª Squadriglia con 4 Ca, partecipa al bombardamento notturno di Pola con l’osservatore Gabriele D’Annunzio che torna anche il 3 e il 9 agosto con Luigi Gori e Maurizio Pagliano. La 3ª Squadriglia il 3 agosto con 1 Ca. lancia 8 bombe sull’Arsenale di Pola provocando un incendio ed il 4 agosto con 2 Ca. torna a bombardarlo, la 7ª Squadriglia il 3 agosto con 3 Ca. bombarda di notte il Cantiere navale di Pola e la 13ª Squadriglia con i Caproni Ca. 33 450 hp il 3, 4 e 9 agosto partecipa all’attacco di Pola. La 10ª Squadriglia il 6 agosto bombarda di notte installazioni militari di Pola.

Dalla metà di agosto, nell’ambito dell’Undicesima battaglia dell’Isonzo, vi fu un grande impiego di aerei anche in grosse formazioni, in condizione di superiorità aerea per l’aviazione italiana che inviava in volo oltre 200 velivoli al giorno. Dopo la Battaglia di Caporetto il 20 novembre l’aviazione italiana disponeva per l’esercito di 59 Squadriglie e 2 Sezioni dotate di 378 aerei (59 Caproni, 9 Farman, 5 Caudron, 59 SAML S.2, 1 Savoia-Pomilio SP.2, 55 Savoia-Pomilio SP.3, 19 Savoia-Pomilio SP.4, 28 Pomilio PC, 6 SIA 7b, 31 Nieuport 11, 36 SPAD S.VII 140, 34 Hanriot HD.1 e 36 vari) per 457 piloti, 284 osservatori e 152 mitraglieri oltre ai 119 piloti di Marina.

A fine anno l’aviazione della Marina, che dopo la Battaglia di Caporetto aveva dovuto lasciare la stazione di Grado, dispone di 34 idrovolanti nella laguna di Venezia, 7 all’idroscalo di Porto Corsini, 4 ad Ancona, 11 a Varano (Ancona), 22 a Brindisi, 6 ad Otranto, 4 a Santa Maria di Leuca, 24 a Valona ed 8 a bordo dell’Europa (nave appoggio idrovolanti) in aggiunta ai 103 distribuiti nelle stazioni a difesa del traffico a Sanremo, Porto Maurizio, Varazze, Rapallo, La Spezia, Campiglia, Piombino, Civitavecchia, Ponza, Napoli, Sapri, Milazzo, Catania, Siracusa e Palermo. L’Ispettorato per la difesa del Traffico Nazionale dal 17 febbraio 1917 fino alla fine dell’anno ha svolto 2.377 voli di guerra. Tra la Battaglia di Caporetto e la prima battaglia del Piave l’aviazione italiana ostacola l’avanzata nemica, causando problemi logistici agli austro-tedeschi e costringendoli a rallentare l’avanzata.

Il 25 dicembre 1917 l’asso canadese Capitano William George Barker del No. 28 Squadron RAF britannico basato ad Istrana (TV) piombò da solo sul campo della 204ª Jasta tedesca da ricognizione con il suo Camel B6313 lasciando lo scompiglio. Il giorno successivo i tedeschi organizzarono una pronta risposta e, alle 08:30 della mattina, 25 tra biposto DFW C.V e bimotori AEG G.IV, scortati a quota più alta da 15 caccia tra Albatros D.III e Albatros D.V, piombarono sull’Aeroporto di Istrana, dove erano il 6º Gruppo caccia ed il 10º Gruppo italiani. Nella Battaglia di Istrana 15 caccia italiani Hanriot HD.1 riuscirono a decollare, abbattendo con l’aiuto di 3 Sopwith Camel britannici 11 aerei tedeschi senza riportare perdite conseguendo una netta vittoria.

Il 1º marzo 1918 si chiude l’Ufficio Servizi Aeronautici e nasce il Comando Superiore di Aeronautica comandato dal Maggior Generale Luigi Bongiovanni. Alla stessa data l’Italia vede schierato sul fronte occidentale in Francia il XVIII Gruppo (poi 18º Gruppo caccia) con la 3ª Squadriglia Caproni, la 14ª Squadriglia e 15ª Squadriglia da bombardamento Caproni.

L’onorevole Eugenio Chiesa, per la sua grande autorità e dirittura morale, fu nominato Commissario Generale per il Corpo Aeronautico nel governo Orlando, dal 1º novembre 1917 al 14 dicembre 1918. Non accettò l’incarico di ministro ma quello di Commissario Generale d’Aeronautica, all’interno del Ministero per le Armi e Munizioni per non giurare fedeltà al re. Tale Commissariato aveva il compito di coordinare e presiedere alla mobilitazione industriale ed alla produzione di aeroplani e motori. Presto i risultati di tale impegno dettero i loro frutti. Il 10 aprile al fronte l’Italia schierava 232 caccia, 66 bombardieri e 205 ricognitori oltre ai rinforzi dalla Francia con 20 ricognitori e dal Regno Unito con 54 caccia e 26 ricognitori. Nel mese di giugno, nell’ambito della Battaglia del solstizio, l’aviazione italiana in zona di guerra disponeva di 65 squadriglie e 9 Sezioni con 647 aerei per 770 piloti, 474 osservatori, 176 mitraglieri, 916 motoristi e 477 montatori e fu vittoriosa nei cieli in modo netto parimenti alle truppe di terra.

Nel mese di ottobre, l’Italia disponeva di 58 bombardieri e di 210 caccia, comprese le 4 squadriglie della Marina con i biplani Ca.44 (Ca.5), da 600 CV, ed i grandi triplani Ca.40 (Ca.4) da 1 200 CV, con un carico bellico di 3.000 kg., per un peso totale di 6.500 kg.

L’Italia schierò almeno 60 dirigibili, seconda solo alla Germania, sia per numero che per intensità di impiego. 10 dirigibili andarono perduti in combattimento e 4 in incidenti.

I bombardieri effettuarono numerose incursioni e anche i caccia ottennero la superiorità aerea durante l’offensiva finale sui cieli dei combattimenti. Quasi tutti i caccia italiani erano di progettazione francese, tranne l’Ansaldo A.1 Balilla, agile biplano, il quale però giunse troppo tardi nel conflitto per essere utilizzato concretamente.

Nel 1918 arrivò anche il velocissimo S.V.A., progettato dagli ufficiali ingegneri Umberto Savoja e Rodolfo Verduzio per l’Ansaldo. Eccezionale nella salita e per la velocità, era reputato poco maneggevole e agli inizi venne adottato per la ricognizione, nella quale si dimostrò eccezionale. Fu anche usato come cacciabombardiere d’appoggio tattico alla Cavalleria. Il 9 agosto lo SVA fu protagonista del celebre volo su Vienna. 11 SVA della 87ª Squadriglia Aeroplani partirono da San Pelagio, una località nei pressi di Padova, di cui 3 furono costretti al rientro, mentre gli altri attraversavano le Alpi sulla rotta Udine-Klagenfurt, alla quota di 3 500 metri. L’aereo del Tenente Sarti era costretto ad atterrare in vista della meta, gli altri 7 giunsero su Vienna, compreso Gabriele D’Annunzio, sullo SVA numero 10 pilotato dal Capitano Natale Palli.

Al 4 novembre 1918 erano al fronte 25 Gruppi. Gli italiani disponevano di 84 Squadriglie di cui al fronte 64 più 6 Sezioni con 1055 aerei, quelle oltremare e le 20 squadriglie e 6 Sezioni da Difesa. Inoltre, il Servizio Aeronautico della Regia Marina disponeva di 103 aerei e 241 idrovolanti in Adriatico e 5 aerei e 140 idrovolanti nelle Squadriglie di difesa del traffico. Complessivamente 4 squadriglie con i biplani Ca.44 (Ca.5), da 600 CV, ed i grandi triplani Ca.40 (Ca.4) da 1.200 CV, con un carico bellico di 3 000 kg, per un peso totale di 6 500 kg.

Nella guerra l’aviazione aveva abbattuto oltre 600 aerei nemici. Gli Aviatori caduti in voli di guerra, in incidenti di volo o in addestramento erano stati 1784, con la concessione di 24 Medaglie d’Oro al Valor Militare, 1.890 d’Argento e 1.312 di Bronzo. Un terzo dei Caduti sono dovuti per azione nemica ed i due terzi per incidenti di volo.

Lo sforzo bellico italiano aveva prodotto 12.000 aeroplani e più di 24.000 motori, superata da Francia, Germania e Regno Unito, seguita da Russia, Austria e Stati Uniti d’America. Tornata la pace, si guardò all’impiego civile dell’aereo e anche molti piloti militari si rivolsero verso quest’ambito. Come sottolineato in ambito storiografico (specie da Giorgio Rochat) “l’italietta liberale”, tanto vituperata negli anni ‘20, era riuscita a costruire quasi dal nulla una grande forza aerea, ad equipaggiarla in maniera adeguata (ed in alcuni settori anche d’avanguardia) e ad ottenere, tra il 1917 e il 1918, la supremazia e il dominio dell’aria sopra il fronte italiano; classificandosi come 4ª potenza aerea mondiale. Oltre tutto producendo più aeroplani nel periodo 1915-1918 di quanti non furono costruiti nel periodo 1940-1943, malgrado nel 1915 l’industria aeronautica italiana fosse tutta da inventare. Questo risultato era tanto più notevole perché certificava la capacità della dirigenza politica e militare italiana di cambiare idea e di rivalutare un’arma che, ancora nel 1914, considerava con un certo interesse, ma senza darle alcuna importanza. In particolare l’aereo, oltre a conquistare una indubbia importanza dal punto di vista propagandistico, iniziò ad essere visto come un insostituibile mezzo da ricognizione per la stragrande maggioranza degli ufficiali superiori dell’esercito (sovente per formazione artiglieri), mentre la politica si attivò per aumentare la quantità e la qualità dei mezzi aerei italiani, anche a discapito delle nascenti industrie aeronautiche, costrette a produrre quello che serviva (anche su licenza) e non quello che volevano produrre. Non mancarono però (come in tutte le nazioni belligeranti) anche dei contratti assai svantaggiosi per l’esercito e che si risolsero in fallimenti costosi a livello economico.

Il primo dopoguerra
Dei 78.624 tra ufficiali, sottufficiali, truppa ed impiegati civili in forza nel novembre 1918 nel febbraio 1919 erano rimasti 14 gruppi su 35 squadriglie e 5 sezioni e nel successivo mese di marzo vengono chiuse altre 5 squadriglie. Nel 1920 si ricorda il notevole raid Roma-Tokyo compiuto da due SVA, pilotati da Arturo Ferrarin e Guido Masiero. L’impresa era stata pensata da D’Annunzio, che non partecipò. Parteciparono cinque Caproni e sette SVA, tra i quali quelli di Ferrarin e Masiero che fungevano unicamente da staffette, con aerei usati, ma che furono gli unici ad arrivare, entrando nella Storia dell’Aviazione.

Il Regio Decreto nº 451 del 20 aprile 1920 istituisce l’”Arma Aeronautica dell’Esercito” al posto del Corpo Aeronautico dell’Esercito ed il Regio Decreto nº 1438 del 30 settembre 1920 creò la “Forza Aerea della Regia Marina” al posto del Servizio Aeronautico della Marina.

La riconquista della Libia (1922-1932) vide protagonisti gli Ansaldo SVA ed i Caproni Ca.33-Ca.36, sostituiti col tempo dai nuovi IMAM Ro.1 e Caproni Ca.73 e Ca.101 che, oltre alle azioni di bombardamento e ricognizione (assente la caccia in quanto mancava un’aviazione avversaria), si occupavano anche del rifornimento delle truppe per i generi di prima necessità. Nel febbraio del 1922, il X Battaglione Àscari Eritrei venne assediato dai ribelli ad el-Azizia (Tripolitania italiana) e la sola possibilità di collegamento era quella aerea. 5 Caproni Ca.36 e qualche monomotore Ansaldo S.V.A. trasportarono per due mesi truppe fresche all’andata ed evacuavano feriti e personale civile al ritorno, compiendo così il primo ponte aereo della storia [senza fonte].

In patria il Corpo venne organizzato in Raggruppamenti: bombardamento-ricognizione, caccia e dirigibili. Gli aerei disponibili erano 273, mentre l’aviazione di Marina contava su 54 idrovolanti. Nel suo primo gabinetto (31 ottobre 1922) il capo del governo Benito Mussolini nominò due direttori generali: il maggior generale Giulio Douhet, per l’Aeronautica militare, e il tenente colonnello Arturo Mercanti per l’Aviazione civile.

Dopo l’istituzione, il 24 gennaio 1923, di un Commissariato per l’Aeronautica o Comando Generale dell’Aeronautica, venne istituita la Regia Aeronautica con il Regio decreto 28 marzo 1923 n. 645: ad essa erano affidate tutte le forze aeree militari dell’esercito, del Regno e delle colonie, mentre la Forza aerea della Marina restò autonoma fino al 1931. Nel 1925 nacque il ministero dell’aeronautica.(fonte)

[2] La campagna di Libia intrapresa tra il 1913 e il 1921 costituisce una delle fasi operative successive alla guerra italo-turca per assicurare la pace e la sovranità italiana nella colonia libica.

La Libia con la firma del trattato di Losanna passò sotto l’amministrazione civile e militare italiana (art. 2).

Alla fase bellica, seguirono provvedimenti di natura civile aventi per oggetto l’insieme delle norme da attuare per procedere organizzativamente alle necessità della colonia. Furono emanate disposizioni per l’amministrazione dei territori della Tripolitania e della Cirenaica e si diede inizio a programmi di riduzione delle truppe di presidio procedendo alle prime smobilitazioni. Il 9 gennaio 1913 furono quindi istituiti due separati governi, uno per la Tripolitania affidato al generale Ottavio Ragni e uno per la Cirenaica guidato dal generale Ottavio Briccola. I governatori, secondo quanto stabilito nel nuovo ordinamento furono posti alle dipendenze del Ministero delle colonie. Oltre alla complessa serie di atti normativi, centrali e periferici, in corso di attuazione in entrambi i governatorati, dopo la conclusione della guerra italo-turca, si aggiunsero non pochi problemi con le popolazioni arabe. Il trattato di Losanna concluso con la Turchia, non scongiurò la continuazione dell’azione già sviluppata durante il conflitto da emissari e ufficiali turchi che continuarono, anche dopo la firma del trattato, nella loro opera destinata a fomentare il disordine e sollevare le popolazioni arabe contro le autorità italiane. Infatti, anche se le truppe turche a campagna conclusa furono rimpatriate, alcuni ufficiali fra cui Enver Bey rimasero in Libia osteggiando l’azione del governo con l’appoggio della confraternita dei Senussi.

Tripolitania
Nel settembre 1912 il generale Ottavio Ragni, governatore della Tripolitania decise di estendere la sovranità italiana sulle ampie fasce territoriali non ancora sottomesse. Per raggiungere tale obiettivo sviluppò un’intensa attività di propaganda destinata ad assoggettare pacificamente le tribù e disarmarle. Ottenuta la collaborazione di molti capi, il generale Ragni decise di espandere la propria azione verso i territori dell’interno sviluppando operazioni per l’occupazione delle regioni della Gefara e del Gebel Nefusa.. Sottomesse senza difficoltà Suani Ben Adem, Azizia, Fondugh ben Gascir, Zliten, Agelat e Zavia, nel dicembre 1912 fu occupata la località di Garian; l’operazione fu portata a termine dal generale Clemente Lequio al comando della 1ª divisione (23º e 82º reggimento, 11º Reggimento bersaglieri, quattro battaglioni alpini – “Tolmezzo”, “Feltre”, “Vestone” e “Susa” -, un battaglione del 52º reggimento, due squadroni cavalleggeri guide, 3º battaglione eritreo, artiglieria e servizi. Subito dopo furono del pari conquistate Cussabat, Tarhuna, Sidi Ben Nur e Sirte dove furono istituiti e organizzati alcuni presidi e residenze.

Non mancarono comunque episodi di opposizione: il capo berbero Suleiman El Baruni, invocando l’autonomia della Tripolitania, organizzò la resistenza armata dei territori sotto il suo controllo. Furono avviate trattative, ma nel febbraio 1913 le truppe del generale Ragni, senza aver ottenuto preventiva autorizzazione del Ministro delle colonie, occuparono Beni Ulid. Esclusa la possibilità di ulteriori negoziazioni, per frenare Suleiman El Baruni e riportare la tranquillità nei settori interessati il 23 marzo la 1ª divisione, al comando del generale Clemente Lequio, conquistò Assàba strappandola a circa 5 000 arabi. La vittoria conseguita consentì di procedere alla occupazione di altre località sull’altipiano: furono raggiunte Kicla, Suadna, Iefren e Bir el-Ghnem. Ottenuta la sottomissione di molti capi e notabili, l’azione fu proseguita sull’altipiano del Gebel assumendo il controllo di Nalut e ad aprile di alcune oasi tra cui quelle di Ez-Zintan, Giado, Giòsc, e Gadames. Quest’ultima località, occupata dal capitano Pavoni, fu ritenuta di una certa importanza per stabilizzare il confine con la Tunisia e nel contempo contenere le eventuali mire espansionistiche francesi, mirate verso il momento all’oasi di Ghat.

Nei mesi successivi i contrasti tra il generale Ragni e il Ministero delle colonie si aggravarono, perciò il 1º giugno 1913 fu nominato governatore della Tripolitania il generale Vincenzo Garioni: egli si rifece a un progetto stilato dal suo predecessore per occupare il Fezzan. Al comando delle truppe fu destinato il tenente colonnello di Stato maggiore Antonio Miani cui fu affiancato, per l’azione politica, il capitano Hercolani Gaddi. Il 19 giugno fu occupata Bu Ngnem, il 5 luglio Mizda e il 22 Socna. Quest’ultima località, occupata pacificamente grazie al supporto di Seif en-Nasser, divenne una base di appoggio da cui muovere a protezione delle linee di comunicazione e di rifornimento della colonna principale, ancora in fase di raccolta a Sirte. Concluse positivamente le operazioni preliminari, Miani fu nominato nel frattempo “Commissario governativo incaricato dell’occupazione e del Governo del Fezzan” mosse con la sua colonna da Sirte raggiungendo Socna il 26 agosto. Nel dicembre dello stesso anno la colonna del tenente colonnello, dopo una lunga preparazione, attraversò il Gebèl el-Soda, ed iniziò ad addentrarsi nel Fezzan. Gli uomini di Miani affrontarono per ben tre volte i combattenti di Mohammed Ben Abdallah: il primo scontro avvenne presso i pozzi di Esc Scebb l’8 dicembre, il secondo presso i pozzi di Eschida il 13 dicembre 1913 e l’ultimo avvenne il 24 dicembre a Maharuga. Lo scontrò fu feroce, con un gran numero di perdite da parte di entrambi, ma gli italiani ebbero la meglio. Sul campo di battaglia trovarono la morte il capitano Domenico De Dominicis ed il capo tribù Mohammed Ben Abdallah.

Con l’avvenuta occupazione del Fezzan, l’ostilità dei capi della confraternita dei Senussi e di altri influenti personaggi locali portò ad altri scontri nella Sirtica orientale; il comando italiano puntò quindi a stabilire le comunicazioni tra Sirte e Fezzan ed eliminare le sacche di resistenza esistenti. In tale quadro il 3 marzo furono occupate Gheriat e la zauia senussita di Nufilia da un battaglione libico, una squadra Savari, artiglieria e servizi. e l’oasi di Ghat cui avrebbe dovuto seguire quella dell’oasi di Zella, che non ebbe però seguito.

Nell’estate del 1914 le condizioni di sicurezza nei territori della Tripolitania si aggravarono rendendo difficoltosi i rifornimenti con la costa, mentre lo scoppio della prima guerra mondiale non consentì di proseguire in ulteriori azioni belliche, le riserve essendo state dirottate sul fronte aperto contro l’Austria-Ungheria.

Cirenaica
In Cirenaica come in Tripolitania la propaganda dei Senussi e il concorso prestato alla resistenza araba da Enver Bey provocarono l’ostilità delle popolazioni rendendo problematica l’espansione territoriale italiana. Non potendo agire offensivamente a causa delle disposizioni impartite dal Governo Centrale, le truppe italiane si limitarono inizialmente a presidiare i principali centri della costa Derna, Bengasi, e Tobruk. Gli arabi viceversa raccolsero le loro forze e organizzarono la resistenza nei campi armati di Benina, Arghub, Ettangi e Ras Mdauar. L’intensificarsi di azioni di guerriglia contro gli avamposti italiani consentì di ottenere l’assenso del Ministero delle colonie per agire contro le basi arabe. Avviate le operazioni e conquistata l’oasi di Suani Osman fu deciso di procedere all’occupazione di tutta la costa fra Bengasi e Derna. Conseguentemente il Governatore della Cirenaica, generale Ottavio Briccola emanò ordini programmando un’azione della Divisione del generale Giulio Cesare Tassoni nel Gebèl centrale e orientale; della 2ª divisione del generale Felice D’Alessandro nel Gebel occidentale e delle truppe di Derna in direzione di Ain Mara. Nel mese di aprile Il generale Tassoni con la 4ª divisione speciale,, sbarcò a Tolmetta occupando el-Merg ed el-Abiar. Una colonna al comando del generale Mambretti prendendo contatto con i battaglioni alpini Fenestrelle, Ivrea e Mondovì, rastrellò poi la regione costiera riuscendo a collegare tra di loro le piazze di Derna e di Cirene.

Quasi contemporaneamente, il 13 aprile, artiglierie nemiche aprirono il fuoco dal campo di Benina contro le fortificazioni di Bengasi. Alla minaccia rispose la 2ª divisione del generale D’Alessandro che, con circa 6 000 uomini, distrusse la base avversaria raggiungendo e occupando, nelle giornate del 23 e del 26 aprile 1913, le località di Er-Regima e di el-Abiar. Nei primi giorni di maggio il generale D’Alessandro dopo alcuni combattimenti prese contatto con la 4ª divisione del generale Tassoni che proseguendo le operazioni conquistò Maraua, Sira e Slonta. Qualche settimana dopo, nel settore di Derna fu decisa l’eliminazione del campo armato di Ettangi. Questa operazione portò il 15 maggio alla Battaglia di Sidi Garbàa dove il generale Ettore Mambretti, subì una pesante sconfitta. Le truppe della 4ª divisione (Tassoni) si diressero verso Cirene e Apollonia dove la divisione, secondo gli ordini ricevuti, sostò organizzando una base in attesa di rinforzi.

Il generale Ottavio Briccola, nell’impossibilità di intavolare trattative, anche per ragioni di prestigio legate alla sconfitta subita a Sidi Garbàa, impartì il 1º giugno 1913 ai comandanti della 4ª divisione (Tassoni) e della 8ª divisione (Salsa), l’ordine di attaccare il campo di Ettangi situato presso Derna; campo che fu conquistato il 18 giugno senza incontrare resistenza. Le truppe nel proseguire la loro azione presero possesso dell’oasi di Martuba considerata strategicamente rilevante per il controllo del territorio tra Derna e Bomba. Nello stesso periodo la 4ª divisione (Tassoni) conquistò il campo arabo di Zauiet El Faidia mentre il 18 luglio il generale Tommaso Salsa attaccò quello di Ras Mdauar. Nel settembre il generale Alfonso Torelli, con truppe del settore di Cirene attaccò e conquistò il campo di Tecniz.. La distruzione dei campi di Sidi Garbàa, di Ettangi, di el Mdauar, di Zauiet El Faida, di Tecniz oltre quello di Ain Bu Scimal distrutto nel settembre dalle truppe della 4ª divisione, non consentirono però di ottenere la pacificazione della Cirenaica. La stagione delle piogge, determinò una sosta nelle operazioni mentre il 23 ottobre 1913, il generale Giovanni Ameglio sostituì il generale Ottavio Briccola nella carica di Governatore della Cirenaica. Il nuovo governatore si attivò immediatamente nel tentativo di raggiungere accordi con i Senussi e porre fine a ogni forma di ostilità nella colonia. Poiché nel novembre assalti e incursioni arabe si intensificarono, il generale Ameglio decise di agire offensivamente utilizzando colonne mobili da lui considerate più adatte per far fronte alle attività di guerriglia. Le azioni sviluppate consentirono di occupare nella zona di Cirene i campi di El Arghub e di Slonta. Nel febbraio, nel territorio fino al confine sirtico, fu attaccato il campo di Esc Scleidima. Un’altra colonna al comando del generale Antonio Cantore operò nella zona di Merg per proseguire le sue azioni nel sud bengasino fino all’occupazione definitiva di Agedabia e di Zuetina. Raggiunti gli obiettivi ed occupati i principali campi nemici di Argub, di Tecniz e di Agedabia, le forze avversarie furono costrette a riparare nel Gebèl. Nel corso del 1914 proseguirono le azioni di varie colonne che inflissero una dura sconfitta tra il 9 e il 10 settembre agli arabi trincerati nel campo di Kaulan. Il complesso delle operazioni sviluppate nel 1913 e nel 1914 ebbe come risultato quello di distruggere tutti i campi armati della Cirenaica e limitare quindi la resistenza araba a modeste incursioni contro carovane e trasporti.

Scoppio della prima guerra mondiale
Iniziata nel 1914 la prima guerra mondiale nell’autunno dello stesso anno (5 novembre 1914), la Turchia si schierò a fianco degli Imperi centrali partecipando così al conflitto. Il sultano Maometto V proclamò contestualmente la guerra santa facilitando l’azione degli agenti turchi che stimolarono la sollevazione delle popolazioni arabe in Libia e in altri stati islamici appoggiandosi ancora una volta alla confraternita dei Senussi interessata a mantenere il proprio dominio nelle aree egiziane e libiche. In Tripolitania, le scorrerie e le offensive nemiche tagliarono rapidamente le comunicazioni fra i presidi del Fezzan e della Tripolitania. Anche in Cirenaica, alla vigilia dello scoppio della guerra mondiale fu necessario porre le truppe sulla difensiva sospendendo, alcune azioni anticontrabbando. Le notizie provenienti dalla Tripolitania e la proclamazione della guerra santa eccitarono gli animi provocando un rilevante aumento delle razzie e degli attacchi ai presidi isolati. La mancanza di truppe disponibili per frenare le azioni offensive arabe e la scarsa possibilità di avere rinforzi dall’Italia, costrinse i governatori della Tripolitania e della Cirenaica a rivedere la dislocazione dei presidi sul territorio procedendo allo sgombero di quelli più avanzati

Tripolitania
Il governo della Tripolitania retto dal generale Luigi Druetti, visto il dilagare dell’offensiva araba, diramò l’ordine alle guarnigioni del Fezzan e delle oasi sirtiche di concentrarsi a Brach. Confermata la disposizione, ebbe inizio il ritiro dei presidi più lontani compreso quello di Ghat, mentre, per ridurre la pressione araba, una colonna composta da 700 uomini al comando del colonnello Miani si spinse nei pressi dell’oasi di Zella per poi rientrare a Murzuch senza aver ottenuto risultati. Il 28 novembre contingenti arabi attaccarono i presidi di Sebha e di Ubari. Il presidio di Sebha, sorpreso dai ribelli fu annientato; quello di Ubari assediato da forze nemiche fu impossibilitato a ritirarsi verso Murzuch. Il colonnello Miani, a sua volta, durante lo sgombero di Murzuch, abbandonò l’11 dicembre Brach ritirandosi su Socna dove giunse il 21 successivo. La colonna Miani con al suo seguito circa 1 200 uomini raggiunse Misurata, dove si sciolse, dopo aver sostenuto accaniti combattimenti nella zona di Bu Ngem. La ritirata dal Fezzan, costituì la prima fase del ripiegamento generalizzato delle truppe italiane dai presidi della Tripolitania. L’ultimo ad abbandonare il Fezzan fu quello di Ghat. La ribellione si estese anche nel Gebèl e nella sirtica, alla fine del 1914 quindi le truppe presenti a Gadames, Nalut e Sinaum furono fatte ripiegare verso la costa.

Cambiata la strategia iniziale di abbandonare le zone più esposte, il nuovo Governatore della Tripolitania Giulio Cesare Tassoni nel tentativo di tenere sotto controllo la situazione, decise di rioccupare Gadames che fu presa nel gennaio 1915. Nel febbraio del 1915 nonostante l’abbandono di Socna da parte del presidio costretto a ritirarsi verso Beni Ulid, il generale Tassoni ordinò che tutte le località ancora in possesso italiano a sud del Gebel fossero difese, quindi sviluppò azioni di sostegno nei pressi di Mizda, nella regione dell’Orfella e nella Sirtica, senza però ottenere risultati. La colonna al comando del colonnello Gianinazzi operando nella Ghibla si scontrò con i ribelli sull’Uadi Marsit quella al comando del colonnello Miani, nella sirtica, fu duramente provata nella battaglia di Gasr Bu Hàdi Entrambe le colonne, dopo aver subito perdite pesantissime, furono costrette a rientrare nelle basi di partenza. I rovesci subiti non agevolarono il compito del governatore che nonostante l’ottenimento di rinforzi non fu nella condizione di aiutare i presidi dell’interno, impartì quindi ordini di sgombero anche se tentò di agevolare la ritirata delle guarnigioni con l’intervento di colonne mobili. il presidio di Tarhuna,, impossibilitato a ricevere rifornimenti, abbandonato il forte, fu quasi integralmente distrutto; quello di Beni Ulid, fu costretto ad arrendersi; quello di Misurata, di Tauorga riuscirono a disimpegnarsi ma altre guarnigioni rimasero del tutto isolate. L’ordine di ripiegamento di tutti i presidi dell’interno non giunse ai comandanti tempestivamente. I presidi di Mizda e di Cabao non furono in condizioni di resistere; quello di Iefren iniziò il ripiegamento su Zavia abbandonando lungo la marcia gran parte delle dotazioni; i presidi di Giosc e di Fessato raggiunsero Zavia decimati; quello di Nalut, in ripiegamento fu attaccato e semidistrutto. Il presidio di Garian, invece, riuscì fortunosamente a raggiungere Tripoli senza perdite. Il 16 ed il 17 luglio sgombrarono dirigendosi su Gargaresch i presidi di Azizia e Suani Beni Adem; il 19 la guarnigione di Gadames abbandonò il forte ritirandosi in territorio tunisino. Negli stessi giorni ripiegarono anche presidi di Zliten, quelli di Zuara e delle zone limitrofe. Concluse le operazioni di sgombero l’occupazione italiana si ridusse alle sole basi costiere di Tripoli, Misurata Marina, Homs e Zuara.

Cirenaica
Anche in Cirenaica, la scarsezza di truppe non consentì di gestire i presidi in condizioni di sicurezza, si rese quindi necessario sgombrare quelli di el-Gubba e di el-Abiar. L’attività offensiva araba si intensificò grazie anche ai notevoli afflussi di armi e materiali provenienti dalla frontiera con l’Egitto. Per contenere la spinta delle forze senussite il Governatore generale Tassoni, ordinò alle zone dipendenti di battere il territorio con colonne mobili destinate a distruggere i campi di raccolta senussiti. L’attività operativa delle colonne ebbe inizio contemporaneamente ai primi del mese di marzo 1915. Nella zona di Cirene tra il 17 ed il 18 marzo il colonnello Latini diede corso ad azioni di rastrellamento nei territori di Sidi el-Homri e di Slonta. Nella zona di Merg un’altra colonna al comando del colonnello Martinelli operò dall’11 al 19 marzo distruggendo il campo nemico di Gerdes. Nella zona di Bengasi il generale Giuseppe Moccagatta si mise in marcia tra il 7 ed il 15 marzo, per raggiungere e distruggere il campo di Uadi Gamra Un’altra colonna tentò il 13 marzo di colpire il campo di Agedabia senza però raggiungere il risultato atteso. Nel maggio per evitare perdite analoghe a quelle della Tripolitania fu disposto lo sgombero di tutti presidi della Cirenaica.

Fu quindi evacuato il presidio di Esc Scleidima, in giugno quello di Esc Scechaneb, in luglio quello di Zuetina ed infine nell’ottobre quelli di Tecniz, Zavia, el Gsur, el Guba, Ain Mara, el-Abiar e Sidi Garbàa. Lo sgombero delle basi fu effettuato secondo un piano organizzato a tappe consecutive. Le truppe poterono così rafforzarsi nelle zone di maggior interesse strategico mantenendo il controllo sulla parte più importante dell’altipiano cirenaico e della fascia costiera. Rimasero comunque presidiate alcune posizioni avanzate nei settori di Bengasi, Merg, Cirene, Derna e Tobruch.

La Libia durante la prima guerra mondiale
L’Italia nel frattempo si trovò ad affrontare altri seri problemi tra cui quello di decidere sulla propria partecipazione alla guerra mondiale. Il 24 maggio 1915, abbandonata la neutralità, dichiarò guerra all’Austria-Ungheria ed il 25 agosto dello stesso anno, alla Turchia. Lo stato di belligeranza con la Turchia diede modo alle forze turche presenti in Libia di combattere allo scoperto contro le truppe italiane ottenendo consistenti rifornimenti in armi e materiali inviati a Misurata e altre località costiere, tramite sommergibili tedeschi. L’estensione dei territori libici, la guerra sul mare che ridusse le capacità di approvvigionamento, le scarse forze a disposizione e l’atteggiamento negativo del generale Luigi Cadorna ostile ad impegnare truppe in Libia e nei teatri operativi secondari non consentì di arginare inizialmente l’offensiva araba. Per far fronte alle numerose esigenze della colonia libica fu deciso di gestire la situazione, tramite un’unica autorità di comando, nel luglio del 1915, il generale Tassoni, fu sostituito dal generale Giovanni Ameglio nel governo della Tripolitania e della Cirenaica Ulteriori problemi emersero nel 1917 a seguito della sconfitta italiana di Caporetto. Infatti, con la notizia annunciata con bandi e proclami, si diffuse la voce che l’Italia sarebbe stata costretta a chiedere la pace e ad abbandonare i suoi possedimenti in Africa settentrionale, eventualità che però non si verificò. La campagna dell’Italia in Tripolitania e Cirenaica durante la prima guerra mondiale fu soprattutto difensiva e si concluse con il mantenimento dei presidi italiani in Libia.

Operazioni in Tripolitania e Cirenaica
Dopo il ritiro dei presidi sulla costa tripolitana e abbandonata nel luglio 1915 Zuara, l’occupazione italiana si limitò a Tripoli e Homs. Dopo il ritiro nel 1914 della 17ª Squadriglia Farman gli italiani erano senza forze aeree ma nel settembre 1915 arriva un distaccamento di 3 Farman denominato Squadriglia di Tripoli. Nel 1916 la situazione restò difficile continuando a verificarsi scontri di varia importanza a causa della presenza di numerose forze turco-arabe approvvigionate dal contrabbando proveniente dal settore di Zuara e da sommergibili tedeschi con basi a Misurata.

Rioccupata Zuara nel maggio 1916, nell’agosto furono attaccati e dispersi alcuni campi armati nelle oasi di el-Agelat e di Sorman. Il 2 ottobre arriva sul campo volo di Mellaha la 12ª Squadriglia Caproni e il 10 ottobre le Sezioni Farman che sono diventate due diventano 104ª Squadriglia Farman da Difesa sempre su Mellaha. Dal 22 dicembre nasce la 3ª Sezione della 104ª. Tra il gennaio ed il settembre 1917, al fine di mantenere i collegamenti nella regione fra Zuara e Tripoli, il generale Giovanni Ameglio decise di eseguire una serie di operazioni che portarono alla riconquista di Sidi Bilal distruggendo il 20 settembre 1916 anche il campo arabo-turco di Fondugh Ben Gascir. Il 26 ottobre i Caproni della 12ª Squadriglia bombardano Fonduq el Scerif (vicino all’Aeroporto di Tripoli). Il 1º settembre 1917 nasce la 106ª Squadriglia Farman di Tripoli.

Nel 1916 in Cirenaica l’occupazione fu limitata a una fascia costiera compresa fra Ghemines e il confine egiziano e articolata su cinque Comandi di Zona (Bengasi, Merg, Cirene, Derna, Tobruk) con una forza complessiva di circa 40 000 uomini. Nel maggio 1916, gli italiani occuparono Bardia. Alle zone sotto controllo italiano si contrapposero numerosi campi armati senussiti alcuni dei quali situati nei pressi delle opere di difesa. La situazione continuò a permanere difficile, ma migliorò notevolmente per effetto della sconfitta subita dalle truppe turco-senussite in Egitto. Gli inglesi, interessati a mantenere tranquilli i territori egiziani soggetti all’influenza della confraternita, avviarono quindi trattative con i Senussi che portarono alla stipula degli accordi sottoscritti a el-Acroma cui aderirono anche i rappresentanti del Regno d’Italia. Con il Modus Vivendi di el-Acroma (17 aprile 1917), i Senussi rinunciarono alla rivolta e alla protezione degli Ottomani, mentre il Governo italiano accordò larghe concessioni al capo della confraternita dei Senussi, il futuro Idris di Libia, compreso il titolo di Emiro e la possibilità di mantenere consistenti formazioni armate. Nel gennaio 1918 nasce la 21ª Sezione FBA per la Libia a Homs dotata di FBA Type H che in primavera diventa 1ª Sezione che con la 2ª e la 3ª in maggio creano la 286ª Squadriglia di Tripoli, con una sezione a Homs, che si aggiunge alla 3ª Sezione FBA Libia nata nell’aprile del 1918.

Situazione italiana in Libia alla fine della guerra mondiale
Sino alla fine della guerra mondiale, le forze italiane in Libia si mantennero prevalentemente in posizione difensiva. In Cirenaica la situazione andò stabilizzandosi per effetto del Modus Vivendi di el-Acroma. In Tripolitania invece, perdurando una accesa conflittualità, le truppe continuarono a presidiare i campi trincerati di Tripoli, di Homs e di altre aree strategicamente importanti tra cui Zuara. Essenziale risultò liberare le linee di comunicazione dalla pressione araba e consentire elasticità alla difesa, quindi, il generale Vincenzo Garioni, effettuò tra l’agosto ed il novembre 1918 alcuni rastrellamenti cui seguirono altre azioni su Misurata e nella Tripolitania occidentale. Ai primi di settembre l’aviazione effettuò bombardamenti su Zavia, Garian, Suani Beni Adem, Zliten ed a sud di Zanzur. All’azione dell’aeronautica seguì quella terrestre: nel settembre una forte colonna, uscita da Zuara, sorprese il campo dei ribelli di Gasr Tellil.

Nel frattempo, le ostilità con l’Impero Ottomano erano formalmente cessate con la firma dell’Armistizio di Mudros (30 ottobre 1918).