(Ed. ni Brogi) 12670. ROMA, Piazza Venezia col nuovo Palazzo.
retro
M don 80
Data: 1912 c.a
Autore: Edizioni Brogi[1].
Soggetto: Roma – Piazza Venezia col nuovo Palazzo[2]
B/N Colore: Seppia
Dimensioni: 19,7 x 24,8 cm (supporto primario)
Materiale: cartoncino
Tecnica: al bromuro argento stampata in positivo
© Archivio Sacchini
Note
[1] Lo stabilimento fotografico Giacomo Brogi di Firenze e il suo fondatore Giacomo, rappresentano in pieno il periodo della metà 800 delle scoperte e delle sperimentazioni; partecipando alla rapida evoluzione delle borghesie europee in cammino verso la modernità.
Dopo la fase di sperimentazione della fotografia, con la messa a punto di Talbot, del procedimento negativo positivo, per la fotografia inizia un nuovo periodo aprendo il campo commerciale della duplicazione dell’immagine.
In questo periodo Giacomo Brogi muove i primi passi di quella che diventerà l’attività di un fotografo editore, che nel tardo 800 impiegava 85 dipendenti nello stabilimento di Corso Tintori a Firenze.
Intuito, coraggio, grande voglia di fare di un’incisore che già lavora con l’immagine e afferra immediatamente il valore dirompente di questa nuova tecnica di produzione e duplicazione delle immagini.
Facendo un punto sull’epoca e sui personaggi, vediamo che la borghesia Fiorentina è attiva e pronta a capire i tempi nuovi. e i risultati delle nuove scoperte vengono accettati con entusiasmo, elaborati e resi adatti alla realtà italiana e fiorentina in particolare. I collegamenti con le altre nazioni europee sono attivi e le conoscenze si trasmettono rapidamente.
Immaginando la Firenze dell’epoca, con i suo grande patrimonio artistico e museale, l’Università, i grandi istituti di ricerca, le scuole d’arte, l’accademia e gli studi dei pittori. Gli editori gli scrittori e il modo culturale collegato, in una Firenze inserita nel “Gran Tour”, abitata stabilmente da una folta comunità di stranieri, fra cui prevalente la comunità inglese.
Giacomo Brogi capisce il valore dell’immagine fotografica, delle sue grandi possibilità di utilizzo e la applica al paesaggio italiano e alla sua arte in prevalenza. Soprattutto in questo campo si sviluppa la sua attività di fotografo editore.
Nello studio di Corso Tintori si farà anche ritratto e con Firenze Capitale si terranno contatti con personaggi importanti in campo nazionale; artisti, politici, editori, musicisti, pittori e scultori, poeti e personaggi del teatro e dell’opera. Lo Stabilimento Giacomo Brogi, assume così la sua funzione di produrre immagini per i vari campi di impiego, sempre alla ricerca delle tecniche espressive più adatte alle necessità della propria clientela. Allora era tutto da inventare, lo stabilimento disponeva di una falegnameria interna che alla bisogna poteva produrre macchine attrezzi e accessori non reperibile sul mercato. Quello che si poteva trovare, ed era molto; obiettivi dall’Inghilterra, dalla Germania, otturatori dalla Svizzera, macchine fotografiche e pellicole dalla Francia. Ma anche il Italia si produceva e lo stabilimento aveva tutto e il meglio di tutto.
Firenze e tutta l’Italia devono essere riconoscenti a Giacomo Brogi. Grazie a lui ed a altri personaggi del suo calibro, l’Italia ha trasmesso la sua arte e la sua cultura nel mondo moderno, con un mezzo potente e capace di andare oltre i linguaggi e le colture con una sintesi immediata che parla a tutti, iniziati e non. La fotografia.(fonte)
Giacomo Brogi (Firenze, 6 aprile 1822 – Firenze, 29 novembre 1881) è stato un fotografo italiano.
Biografia
All’età di 11 anni iniziò a lavorare presso l’editore Batelli e frequentò la scuola d’incisione del Perfetti. Successivamente, nel 1846, anno del matrimonio con Enrichetta Baldelli, passò a lavorare con il calcografo Achille Paris come ritoccatore. Iniziò la sua attività lavorativa di fotografo nel 1856 circa, fondando una propria ditta attorno al 1864: “Edizioni Brogi Firenze”, specializzata in ritrattistica e successivamente in fotografie di opere d’arte, in particolare nella riproduzione della scultura e nelle panoramiche. Eseguì diverse campagne fotografiche nelle regioni italiane e ne organizzò una importante in Medio Oriente, in particolar modo fotografando i Luoghi Santi, venendo insignito per questo ultimo lavoro di medaglia d’argento dal Papa Pio IX.
La Ditta Brogi partecipò nel 1873 all’esposizione di Vienna, nel 1881 a quella di Milano e nel 1889 partecipò all’Esposizione Universale di Firenze esponendo opere fuori concorso a puro titolo di patrocinio. Alla sua morte la gestione dell’attività passò al figlio Carlo (1850-1925), uno dei promotori della Società Fotografica Italiana e che si distinse nella lotta per la difesa dei diritti della categoria dei fotografi mentre l’altro figlio, Alfredo, prese in mano l’amministrazione.
Con la morte di Carlo, l’eredità passo alla figlia Eugenia e al marito Laurati che morì l’anno seguente nel 1926. Del periodo che segue si hanno notizie abbastanza scarse, sappiamo che nel 1940, il figlio Giorgio Laurati cercò di rilanciare lo Stabilimento fotografico grazie anche all’opera di Gino Malenotti, all’epoca noto per la sua capacità di fotografare le statue, anche grazie allo studioso ungherese Jenō Làny per il suo lavoro sulle opere di Donatello che si avvalse delle immagini di Malenotti.
La ditta cessò nel 1950 circa e pochi anni dopo il patrimonio Brogi entrò a far parte dell’Archivio Alinari. Lo stesso Giacomo Brogi viene associato alla Società Fotografica Italiana. A lui è stata intitolata una strada nella zona di via Ardeatina a Roma: essa è una traversa laterale di via della Fotografia.(fonte)
[2] Il Palazzo delle Assicurazioni Generali è un edificio neorinascimentale di Roma che si trova sul lato orientale di Piazza Venezia, nel rione Trevi, di fronte al Palazzo Venezia, molto più vecchio e da cui prende ispirazione. Il palazzo venne costruito dalla compagnia assicuratrice Assicurazioni Generali che ne detiene tuttora la proprietà e da cui il palazzo prende il nome.
Storia
Questo palazzo fu costruito tra il 1906 e il 1911 nel luogo dove prima si trovavano Palazzo Bolognetti-Torlonia e Palazzo Nepoti.
I precedenti edifici furono demoliti agli inizi del XX secolo, per permettere l’ampliamento di piazza Venezia, ideato da Giuseppe Sacconi per adeguarla alla presenza del Vittoriano, ampliandone le dimensioni e rendendola simmetrica. Fu Sacconi che delineò l’aspetto generale del nuovo palazzo, poi progettato nel dettaglio dall’architetto Guido Cirilli, coadiuvato da Arturo Pazzi e Alberto Manassei.
Riprende le caratteristiche fondamentali di Palazzo Venezia, che si trova di fronte, compresa la sua torre quadrata. La facciata è caratterizzata al piano terra da un portico sormontato da una cornice marcapiano dipinta in chiaroscuro e da una lunga serie di bifore romaniche sormontate da piccole finestre. Tra queste piccole finestre, sopra l’ingresso principale, è inserito un bassorilievo del XVI secolo in cui è raffigurato il Leone di san Marco. Il bassorilievo proviene dal torrione del Portello Novo delle mura di Padova. Esso era il simbolo del dominio della Serenissima, ed è stato adottato dalla compagnia assicurativa. Le truppe repubblicane francesi lo lanciarono nel fossato che circondava la città nel 1797. Recuperato in seguito, fu acquistato e collocato sul palazzo.
Ogni più piccolo particolare decorativo è stato disegnato dal Cirilli, come i lampioni, le inferriate e gli infissi.
Lo spazio commerciale all’angolo con via Cesare Battisti ospitò il famoso Caffè Faraglia, che aveva tra i suoi clienti Gabriele D’Annunzio. Dopo che Mussolini si fu stabilito a Palazzo Venezia, i provvedimenti di vigilanza e le frequenti verifiche ne provocarono la chiusura nel 1933.
La costruzione di questo palazzo è legata alla decisione di costruire il Vittoriano sul pendio del Campidoglio. La distruzione della vecchia piazza papale e degli edifici che erano lì avevano lo scopo di creare un nuovo centro politico per il Regno d’Italia appena creato. L’aspetto attuale di Piazza Venezia riflette quindi un’ideologia che aspirava a creare il mito di una “Terza Roma”, dopo quella degli imperatori e quella dei papi.
Sul lato destro del palazzo si trova una lapide commemorativa che ricorda la scomparsa “via Macel dei Corvi”, dove si trovava la casa di Michelangelo, che qui ha vissuto e lavorato.
Targhe
Come segnala una lapide murata sul lato del palazzo delle Assicurazioni Generali di Venezia che guarda il Vittoriano, tra gli edifici demoliti vi era la casa dove visse e morì Michelangelo Buonarroti; l’edificio non si trovava in piazza Venezia, ma nelle sue immediate vicinanze, in Piazza Macel de’ Corvi, anch’essa scomparsa nel corso della sistemazione dell’area. La targa, apposta nel 1871 sulla casa che ospitò Michelangelo, dopo la demolizione fu spostata nel palazzo delle Assicurazioni.
Sotto alla precedente, si trova un’altra targa, posta nel 2004, che ricorda come a piazza Venezia il governo italiano riconobbe il nuovo Stato della Cecoslovacchia; il fatto avvenne nel 1916, in piena Prima guerra mondiale.(fonte)



