Torino, 14 Agosto 1914
Carissimo Omonimo,
Lieto di avere avuto fortunata occasione
di rivedere te, la tua gentile Signora
e due signorine, vengo – in effige –
a farti auguri vivissimi per il
nostro onomastico.
Ricordandomi caramente in cosa e
credimi sempre a te aff mo
amico
Ferretti
FOTOGRAFIA F.LLI ZOCCALI[1]
REGGIO CALABRIA
CARTOLINA POSTALE
CARTE POSTALE
TENSI[2]
TO
Data: 14 agosto 1914
Autore: F.LLI ZOCCALI
Soggetto: Alfredo Ferretti
B/N Colore: Seppia
Dimensioni:
b cm 9 x h cm 14
Materiale: cartoncino
Tecnica: al bromuro argento stampata in positivo
© Archivio Sacchini
Note
In quei giorni…
La battaglia delle Frontiere comprende una serie di scontri combattuti, tra il 14 e il 24 agosto 1914, lungo la frontiera orientale della Francia e nel Belgio meridionale poco dopo lo scoppio della prima guerra mondiale tra l’esercito tedesco e le armate francesi e britanniche. I combattimenti si conclusero con un disastro per i francesi che subirono pesanti perdite e vennero duramente battuti sia in Lorena, che nelle Ardenne e sulla Sambre dall’esercito tedesco che, entrato in Belgio fin dal 4 agosto, avanzava in massa. La British Expeditionary Force, entrata in azione in aiuto dell’esercito francese, venne coinvolta nella grande battaglia combattendo a Mons, dove venne costretta a ripiegare dalla potente ala destra tedesca.
I francesi cercarono di applicare l’aggressiva manovra offensiva prevista dal cosiddetto piano XVII elaborato dal generale Joseph Joffre e sferrarono una serie di costosi attacchi frontali contro le armate tedesche che a loro volta stavano marciando verso la Francia settentrionale secondo la strategia stabilita dal cosiddetto piano Schlieffen. Gli attacchi francesi, basati sull’assalto allo scoperto alla baionetta, vennero tutti duramente respinti dalle truppe tedesche che, impiegando i moderni procedimenti tattici basati sulla manovra, sull’uso dei trinceramenti e sull’impiego della potenza di fuoco delle mitragliatrici, inflissero gravi perdite ai reparti nemici e continuarono ad avanzare.
Si trattò nel complesso della battaglia più grande, in termini di forze impiegate, e più sanguinosa, in rapporto alla sua durata molto breve rispetto alle successive campagne della Grande Guerra, del primo conflitto mondiale. L’esercito francese subì soltanto nei quattro giorni di scontri tra il 20 e il 23 agosto oltre 40000 morti, di cui 27000 il 22 agosto 1914, il giorno più sanguinoso della storia militare francese.
Il fallimento dell’offensiva francese, di fronte alla potente spinta dell’esercito tedesco, portò ad una ritirata generale fino al fiume Marna, dove le forze francesi e britanniche si raggrupparono per la difesa di Parigi.(fonte)
[1] Attilio Zoccali (att. 192.) Reggio Calabria
Bibliografia: Annuario Generale d’Italia, Guida Generale del Regno, a. XXXVIII (1923), vol. II, pag. 4037
Agli inizi degli anni Novanta esordiva “Attilio Zoccali” e poi, nel 1896, Eugenio Tieri. Le virgolette accanto al nome del primo sono d’obbligo, in quanto il vero fotografo era il padre di Attilio, Francesco, ingegnere delle Ferrovie, che quindi non poteva svolgere anche un altro mestiere. Il vero è che l’ing. Zoccali, da grande appassionato di fotografia, aveva accumulato apparecchiature nella sua abitazione di palazzo Morace, lungo i gradoni che congiungevano il Castello al Duomo e cercava di avviare a quella appassionante arte il figlio, che invece avrebbe poi intrapreso la carriera militare: lo studio continuò a portare così l’insegna del figlio anziché quella del vero fotografo. Dal canto suo, Eugenio Tieri, ingegnere mancato per motivi di salute, divenne fotografo grazie al dono di un apparecchio da parte del fratello essendosi appassionato al punto di andare a New York per apprendere le varie tecniche di un mestiere che si stava ormai industrializzando grazie alla Kodak ed a George Eastenam (rientrato a Reggio, Tieri aprirà un negozio al n. 272 di corso Garibaldi). Con il terremoto a Reggio anche quell’attività artistica subì un tracollo: l’anziano Sergi riprese l’attività al n. 46 del rione San Marco; in un’altra baracca, al n. 10 del rione Friuli, finì anche Tieri prima di tornare sul corso Garibaldi dove fu affiancato dalla figlia Emma, e sul corso Vittorio Emanuele (palazzo Serranò) aprirono il loro studio fotografico Roberto e Ugo Zoccali, che continuarono l’attività familiare.(fonte)
[2] Tensi & C. è stata un’azienda produttrice di apparecchi fotografici, materiale chimico ad uso fotografico, pellicole, lastre e carte, con sede a Milano, in Italia. Il suo logo era costituito dalla parola “Tensi” in lettere maiuscole, preceduta e seguita da un punto, all’interno di una figura ellissoidale. Ha avuto, nel corso del tempo, diversi simboli. Acquistata alla fine degli anni Venti dalla I.F.I. (Istituto Finanziario Industriale) attraverso le partecipate Ferrania e Cappelli, il suo marchio viene dismesso alla fine degli anni 50, e non è stato più utilizzato.
Storia
La Tensi – così denominata dal cognome dei fondatori, Alberto e Francesco – risale al 1867, con la creazione di una fabbrica di litografia e fotolitografia, in via Orti 2 a Milano.
La Tensi&C., quale azienda di carta fotografica e carta patinata, viene però effettivamente fondata nel 1905 con sede in via Bergamo 21 ed in via Maffei 11, a Milano.
Nel 1908 la produzione di carta patinata ammonta a 100.000 metri quadri; di 6.000 metri quadri quella di carte fotografiche, ogni giorno.
Nel 1910 la società – la cui amministrazione passa a Federico Tensi – viene ridenominata “Società Anonima Tensi” affiancando alla produzione esistente anche quella di lastre fotografiche: rapide, rapidissime e Cromo, per avvicinarsi al mondo, emergente, della fotografia e dell’immagine.
Nel 1911 la Tensi inizia così la fabbricazione delle pellicole a rotoli, cinematografiche (positive e negative) e radiografiche per gli ospedali, utilizzando celluloide importato.
L’attività di deposito di marchi e brevetti è notevole: negli anni 20 viene introdotto l’uso dell’emulsione ortocromatica – di migliore qualità – sia sui prodotti radiografici che su quelli da cinema. Viene così commercializzata la prima pellicola cinematografica da ripresa prodotta in Italia, la ATRAX. Vengono prodotte anche “cartoline” sensibili da stampare con le proprie immagini preferiti.
Alla metà degli anni Venti, per contrastare una situazione di crisi legata alla concorrenza di altre aziende, la Tensi cerca di rilanciare ed affinare la qualità delle carte fotografiche, il prodotto per cui era sempre stata maggiormente conosciuta, ma anche su nuovo materiale sensile negativo (lastre e pellicole).
L’assorbimento da parte del gruppo I.F.I. Ferrania – Cappelli
Alla fine degli anni Venti, la Tensi viene assorbita dalla I.F.I. per il tramite della Ferrania – Cappelli. Il marchio – e l’attività – continuano ad essere utilizzati.
Negli anni Trenta la Tensi – la cui sede viene spostata in via Maffei 11-A e successivamente in via Podgora nr. 11 – continuò la produzione di pellicole per macchine fotografiche, ortocromatiche, ultrarapide, come la teiacromo antialo.
A questa produzione si aggiunge, soprattutto su brevetti stranieri (in special modo Renner e Ruberg), una produzione minore di apparecchi fotografici. Negli anni Quaranta furono lanciate le pellicole pancromatiche superalfa e beta e le carte fotografiche calco ed elex.
Gli anni Cinquanta e la chiusura
Nella seconda metà degli anni 50 la produzione a marchio Tensi cessa definitivamente; lo stesso marchio viene definitivamente accantonato.(fonte)



