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Clorinda Basile. 12 aprile 1942

Ucria Basile. 11 aprile 1942
« di 4 »

Roma 11-4-42-

Carissimo Uccio-
Ieri siamo state in Piazza Esedra –
ma non abbiamo ricevuta nessuna tua lette-
ra – questo nel pomeriggio – ieri mattina noi se consegna-
ta una lettera al tenente, voglio sperare che tu l’abbia
ricevuta – Poi ieri nel pomeriggio, lo conta una telefonata
da tuo fratello Peppino – mi leggeva un telegramma che aveva
mandato tua nipote Lina – voleva sapere se tu eri in
Italia – tuo fratello risponderà che trovasi sola la famiglia.
Dopo verso sera un’altra telefonata – mi parla il
padre di un tuo sergente – come si chiama non ricordo.
insomma per telefono mi ha letto la lettera che tu hai
inviata – quale rimasto molto lusingato delle belle
parole riguardo al figlio – presto mi verrà a trovare e
quanto pare s’interesserà per l’appartamento. Ma in
certi momenti mi pare che anche tu, non ragioni –
perché nelle lettere insisti a dire – state nella Pensione.
s’intende che ci stiamo – ma intanto con nostro como-
do potevamo trovare un appartamento – In questa Pensione
si sta benissimo – si mangia bene – si dorme bene – tutto
è bene – ma ci sono tanti ma e borsa alla mano – La
roba per lavarla bisogna darla alla lavanderia – il bagno non
si può fare, questo ne convengo anch’io. perché cè la ri-
duzione del gas – abbiamo il Diurno[1] vicino – il bagno col
sapone e asciugamano £. 6.50 – a me che sembra esagerato
ma non parliamo altrimenti ogni volta ci sarebbe
da fare un processo – in conclusione da quando sono ar-
rivata a Roma che non faccio bagno – La sig ra Cerilli

gentilmente dice, di andare in casa sua a fare il ba-
gno – io innanzi tutto – non vorrei dare molto
disturbo – poi in secondo tempo dovrei alzarmi presto
la mattina per andare in casa Cerilli e la distanza
non è poca – a prendere la tranvia – quindi io potrò
puzzare il bagno non saprei come e dove farlo- Ed
è appunto, quanto stai bene in Pensione – ma a
fior di quattrini – ora avendo la propria casetta le
comodità non mancherebbero – Ora dotale tu dici alla
tua venuta sistemerai tutto – te ne accorgeresti – le
tue sig ne si sono ostinate, a non cercare e ne com-
binano niente – Non vedo l’ora che tu possa venire –
perché da quando sembra che a Tripoli, non ci sono incur-
sioni – le tue sig ne sono folle – mi rinfacciano sempre
perché siamo venute in Italia e la colpa tutta mia – e
quando mi dicono in questo modo mi sento venire il
sangue agli occhi – e se perdo la pazienza. Non so cosa
farò – perché l’odio dei miei parenti, in tua figlia a Con-
cetta è inculcato anche su me – loro si godono Ro-
ma – mattina e sera – e poi hanno le nostalgie tri-
poline riguardo a Luigina sono tutte due a posto – ho in
un modo ho nell’altro tu cerca di venire al più presto che
sia possibile – riguardo allo studio, da Napoli ancora non ri-
ceve nulla – e già molto tempo che ha scritto per i libri
ma ancora, non riceviamo nessuna risposta e credo che per
quest’anno non combinerà nulla – tua figlia dice . che
domani andrà trovare il Profes. Casaro –
Se mi portano i denari della casa di S. Lucia –
li terrò io – non farò mettere niente in borsa di altri
e se metterò su casa – l’amministrazione la pagherò
io – altrimenti lascio baracca e burattini e me ne va-
do . troppa schiava mi avete resa –

La macchia da cucire, vedila pure – qui costano
lo stesso prezzo – non è il caso portarla – poi quello che
ti raccomando di spedire ste cassette dei libri e
masserizie – quello che ci tengo a raccomandarti
nuovamente i barili – La famiglia Maiolini che tro-
vasi in Pensione – mi avvertirono – che non arriva
niente sano e i barili vuoti – una famiglia tri-
polina – sfollante – hanno ricevuto i mobili pezzi pezzi
e i barili vuoti – la sig ra faceva come una pazza –
Poi prima di partire venditi le tue divise Sahariane
di tela e quella vecchia coloniale – qui a Roma
devi giungere con la nuova – si capito?
Abbiamo girato i Sepolcri – il giorno di Pasqua tua
figlia e Concetta, sono andate in S. Pietro – io andai
invece nella Basilica di S. M. Maggiore poi in Piazza
io dovetti aspettare quella mattina – il Colonn. che mi
doveva portare il promemoria tuo – ancora non
abbiamo fatta la Comunione – chissà quando!
Mi meraviglia che tu non riceva nostra posta-
io non ci capisco – ti si manda per tramite di qualche
passeggero dell’Ala Littoria – come mai non ricevi? Ab-
biamo consegnata una lettera ad un tenente – poi an-
cora un’altra al maggiore che viaggiò con noialtri
ed ora era di ritorno a Tripoli – quindi avresti
dovuto ricevere subito – La tua lettera del 7-4- mi
giunse per posta in Roma stessa – a chi è stata
consegnata a creduto bene imbucarla – Domani
spero consegnare la presente a qualcuno che parte –
Ieri sera . abbiamo avuto l’allarme – è durato tre
quarti d’ora . senza nessun sparo – e ora tutte le
luci accese – Ci si godeva lo spettacolo dalla finestra
Certo se a Tripoli . avessimo avuto i rifugi di Roma

nessuno avrebbe lasciato Tripoli –
Le uova – qualcuno le beve succhiandole – oppure ce li
facciamo fare a frittata – Oggi è venuta la sig ra Co-
rona – ha portato a tua figlia qualche uovo fresco
della giornata – ci aspetta a Tivoli a trascorrere
qualche giorno con lei – è sistemata benissimo – se
l’avessimo saputo dal primo momento ci saremo rista-
bilite anche noi a Tivoli ed avremo avuto tanti van-
taggi – li si trova pure la famiglia di un maggiore e
percepisce anche il sussidio – A Concetta tu dovevi fare
il foglio di sfollamento a parte – ma quando verrai
tu ti dovrai far fare – devono dare gli aneddoti – In-
somma per voi in questa faccenda non si è interessato
nessuno – I cagnolini quando sentono fischiare – si
 mettono con le orecchie dritte e abbaiano – quando
sentono le sirene se ne vengono sotto il letto – I Roma-
ni sono abituati – Roma non sarà mai bombardata
qui c’è il papa – Dopo la Pasqua con la pioggia – Abbia-
mo avuto bel tempo e se tu vedessi Roma comè popo-
lata – quando verrai troverai un altro mondo! Ti farà
di rinascere – Ti raccomando di stare attento di non
prendere le uova, se già a Tripoli fa caldo – vi firmase –
Da S. E. Di Benedetto[2] non hai saputo nulla?
Non vedo l’ora che il momento che tu possa raggiungerci
in attesa di tue nuove -speriamo che tu abbia ricevute
il resto del mobilio – ti abbraccio affettuosamente
Ucria

Concetta e Maria Antonietta Basile. 12 aprile 1942
« di 2 »

Roma 12-4-942 XX

Carissimo Signore,
Proprio oggi e un mese che siamo lontane, sarebbe stato
meglio se fossimo rimaste, e poter partire insieme a Lei,
tanto come vede e un mese e per la sua venuta non se
ne parla, ma in ogni modo speriamo che venga più
presto di quanto noi non crediamo. Ci meraviglia moltissimo
che nella sua lettera del 7 dice che non ha posta come
mai e dire che le abbiamo mandato una lettera con
quel Maggiore che viaggio con noi, che Lei ci raccomandò
l’indomani sempre in piazza Esedra abbiamo consegnato
una lettera a un tenete, speriamo che questi siano stati
cosi gentili di avergliele portate. In quanto a S. E. gliel’abbiamo
scritto in tutte le lettere, che non appena abbiamo
ricevuto i promemoria ci siamo andate subito tale
lettera la presa il suo segretario dicendoci che
non appena sarebbe venuto in ufficio S. E. gliela portava
in un modo e nell’altro venga presto. Perché qui i soldi
volano, siamo già da un mese che siamo qui e sa di soldi
quanto abbiamo 4.000 soltanto, va bene che circa 1.500 sono
stati spesi per Ada che non appena li darà a Lei. Lei
si affretterà a mandarceli, perché qui ogni sette giorni
sono lire 1.000 che colano perciò credo di avermi spiegato
abbastanza bene. Lei come sta? quando conta di venire?
speriamo che abbia venduto i mobili. Intanto le raccomandiamo
di non spedire assolutamente i bauli in convoglio. con gli
apparecchi oppure a seguito a Lei come sa. Perché ci sono

delle famiglie in mezzo alla strada perché i bauli sono
arrivati, ma vuoti completamente. Pensi un po’ sarebbe una
rovina con tutti i nostri bauli che ci sono tutti i suoi vestiti
ancora nuovissimi, tutte le camicie nuove, biancheria da letto, coperte,
ecc. la macchina la venda pure perché anche se non
la troviamo uguale e lo stesso l’importante che sia una macchina
da cucire non è conveniente spedirla- à capito?
tanti saluti affettuosi Concetta. Venga presto non vediamo
l’ora

Carissimo paparino! Come va? Noi stiamo abbastanza bene – I soldi poi volano
che è un piacere – Concetta si dispera, ma non trova rimedio –
A visitare i sepolcri siamo andate, ma la Comunione ancora
non l’abbiamo fatta. Quanto prima – I lillini stanno bene
e mangiano bene, s’intende sporcano assai. Le giornate passa=
no abbastanza presto, speriamo quindi che venga presto il
giorno che tu ci raggiungerai – Come oggi mattina noi eravamo al=
l’Idroscalo pronti alla partenza – . Chi ce l’ha fatto fare?
Mah, pazienza – Con tanti piccii bacioni ti lascia tua aff ma figlia
M. Antonietta[3]

Clorinda Basile. 12 aprile 1942, busta
« di 2 »

N. TT.
Ten. Colonn. Carmelo Basile
Deposito. 20° Centro Automobilistico[4]

Tripoli

timbri

ITALIA POSTA AEREA
15. 4. 42 XX 15

T

Mittente: Clorinda Basile
Pensione Werther . Piazza Esquilino 29 –
Roma


Note

trad. eng

Rome, April 11, 1942

Dearest Uccio (Carmelo)

Yesterday we were in Piazza Esedra but we didn’t receive any letters from you—that was in the afternoon—yesterday morning we gave a letter to the lieutenant, I hope you received it – Then yesterday afternoon, I got a phone call from your brother Peppino – he read me a telegram that

your niece Lina had sent – she wanted to know if you were in Italy – your brother replied that the family was alone.

Then, towards evening, another phone call – the father of one of your sergeants spoke to me – I don’t remember his name,

but he read me the letter you sent over the phone – he was very flattered by the kind words about his son – he will come to see me soon and, apparently, he will take an interest in the apartment. But at times it seems to me that you too are not thinking straight – because in your letters you insist on saying – you are staying at the guesthouse, of course we are – but in the meantime we could have found an apartment at our leisure – This guesthouse is very nice – the food is good – you sleep well – everything is fine – but there are many buts and, wallet in hand – You have to take your laundry to the laundromat – you can’t take a bath, I agree with that too, because there’s a gas reduction – we have the Diurno nearby – a bath with soap and towel costs £6.50 – which seems excessive to me, but let’s not talk about it otherwise we’d have to go to court every time – in conclusion, since I arrived in Rome, I haven’t taken a bath –

Mrs. Cerilli kindly says to go to her house to take a bath—me first—I wouldn’t want to cause too much trouble—then I would have to get up early in the morning to go to the Cerilli house, and it’s quite a distance—to take the tram—so I might stink, and I wouldn’t know how or where to bathe. And that’s exactly how comfortable you are at the guesthouse – but it costs a lot of money – now that you have your own little house, you wouldn’t lack any comforts – Now tell them that when you come, you’ll sort everything out – you’ll see – your young ladies are stubborn, they won’t look for anything and they don’t do anything – I can’t wait for you to come – because since it seems that there are no raids in Tripoli – your young ladies are crazy – they always reproach me for coming to Italy and blame me entirely – and when they talk to me like that, I feel my blood boiling – and I lose my patience. I don’t know what I’ll do – because my relatives’ hatred, instilled in your daughter Concetta, is also directed at me – they enjoy Rome – morning and evening – and then they feel nostalgic for Tripoli – as for Luigina, they are both fine – one way or another, try to come as soon as possible – as for the study, he still hasn’t received anything from Naples – he wrote about the books a long time ago but we still haven’t received any reply and I don’t think anything will happen this year – your daughter says that tomorrow she will go and see Professor Casaro –

If they bring me the money from the house in St. Lucia, I will keep it. I will not allow anyone else to put anything in the bag, and if I set up house, I will pay the administration fees myself. Otherwise, I will leave everything behind and go away. You have made me too much of a slave.

The patch to be sewn, take a look at it – they cost the same here – there’s no point in bringing it – then what I recommend you send are these boxes of books and household goods – what I want to recommend to you

again are the barrels – The Maiolini family who are staying at the guesthouse – they warned me – that nothing arrives intact and the barrels are empty – a family from Tripoli – displaced – they received their furniture in pieces and the barrels empty – the lady was going crazy – Then, before leaving, sell your Saharan canvas uniforms and the old colonial one – you must arrive here in Rome with the new one – do you understand?

We visited the Sepulchres – on Easter Sunday your daughter and Concetta went to St. Peter’s – I went

instead to the Basilica of St. Mary Major, then to the square where I had to wait that morning – for the Colonel who was to bring me your memo – we still haven’t had Communion – who knows when!

I’m surprised you’re not receiving our mail, I don’t understand – we send it to you via some passenger on the Ala Littoria – why aren’t you receiving it? We gave a letter to a lieutenant – then another to the major who traveled with us and was now returning to Tripoli – so you should have

received it immediately – Your letter dated 7-4- arrived by post in Rome itself – to whom it was

delivered, believing it wise to post it – Tomorrow I hope to deliver this letter to someone who is leaving –

Last night  we had an alarm – it lasted three quarters of an hour without any shots being fired – and now all the lights are on – We enjoyed the spectacle from the window. Of course, if we had had the shelters in Rome in Tripoli, no one would have left Tripoli –

Some people drink eggs by sucking them, or we make them into omelets. Today Mrs. Corona came and brought your daughter some fresh eggs. She is waiting for us in Tivoli to spend

a few days with her. She is very well settled. If we had known from the beginning, we would have settled in Tivoli too and would have had many advantages. The family of a major is also there, and

they receive subsidies. Concetta, you had to fill out a separate evacuation form, but when you come, you will have to get one made. They have to give anecdotes. – In short, no one has taken an interest in you in this matter – When the little dogs hear whistling, they prick up their ears and bark; when they hear sirens, they hide under the bed – The Romans are used to it – Rome will never be bombed, the Pope is here – After Easter, with the rain – We’ve had good weather, and if you could see how crowded Rome is – when you come, you’ll find a whole new world! It will make you feel reborn – I recommend you be careful not to take the eggs, if it is already hot in Tripoli – you stopped –

Have you heard anything from His Excellency Di Benedetto?

I can’t wait for you to join us. Looking forward to hearing from you – we hope you have received the rest of the furniture – I send you my warmest regards.

Ucria

Rome, April 12, 942 XX

Dear Sir,

Today marks a month since we left. It would have been better if we had stayed and been able to leave with you. As you can see, a month has passed and there is no sign of your arrival, but in any case we hope you will come sooner than we think. We are very surprised that in your letter of the 7th you say that you have not received any mail, because we sent you a letter with the Major who is traveling with us, whom you recommended to us the day after yesterday in Piazza Esedra. We handed a letter to a lieutenant, and we hope that they were kind enough to bring it to you. As for His Excellency, we wrote to him in all our letters that as soon as we received the reminders, we went immediately to his secretary, who took the letter and told us that as soon as His Excellency came to the office, he would take it to him one way or another. Please come soon. Because money is flying away here, we have been here for a month now and you know we only have 4,000 lire, it’s okay that about 1,500 were spent on Ada, which she will give to you as soon as she gets it. You will hurry to send it to us, because here 1,000 lire are slipping away every seven days, so I think I have explained myself well enough. How are you? When do you plan to come? We hope you have sold the furniture. In the meantime, we strongly advise you not to send the trunks by train with the appliances or following you, as you know. Because there are families on the street because the trunks arrived, but completely empty. Just think, it would be a disaster with all our trunks containing all your clothes, still brand new, all your new shirts, bed linen, blankets, etc. You can sell the machine because even if we can’t find the same one, the important thing is that it’s a sewing machine. It’s not worth sending it—do you understand? Best wishes

 Concetta.

Come soon, we can’t wait to see you.

Dearest Daddy! How are you? We are doing quite well – Money flies away like the wind – Concetta is desperate, but she can’t find a solution –

We went to visit the graves, but we haven’t had Communion yet. As soon as possible – The little ones are fine and eating well, but of course they make a mess. The days pass quite quickly, so we hope that the day will soon come when you will join us. This morning we were at the Idroscalo ready to leave. Who made us do it? Oh well, never mind. With lots of kisses, your most affectionate daughter

M. Antonietta


[1] La Casa del passeggero, o CASPAS, è un edificio di Roma, un tempo destinato ad albergo diurno, sito in via del Viminale 3, nel rione Castro Pretorio, tra la stazione Termini e il Teatro dell’Opera, dove sorgevano un tempo le Terme di Diocleziano. Di queste ultime sussiste ancora una delle aule rotonde della recinzione, in continuità con la facciata della Casa del passeggero.

Storia

Come pubblicato nel Giornale dei lavori pubblici e delle strade ferrate del 1917, il Ministero dei Lavori Pubblici sollecitò la creazione di un albergo diurno al servizio dei viaggiatori della stazione, con l’aspetto originario e di dimensioni ridotte rispetto alla struttura attuale.

La Casa del Passeggero venne costruita negli anni venti del Novecento dall’architetto Oriolo Frezzotti (1888 – 1965) secondo lo stile del barocchetto romano, diventando una delle rare architetture déco della Capitale.

Sin dall’apertura era frequentato anche dagli abitanti dei palazzoni d’epoca umbertina del quartiere Esquilino, allora privi di servizi funzionali e moderni.

Studiato per i viaggiatori provenienti dalla Stazione e l’utenza delle linee tramviarie STEFER per Cinecittà e Capannelle, la Casa del Passeggero era luogo di benessere, per le stanze per riposarsi, il deposito bagagli, il bagno romano, la toilette, i massaggi, il barbiere, il parrucchiere, la manicure, la pedicure, a cui in seguito si aggiunse un’agenzia per certificati, fotocopie, pratiche auto e confezione pacchi.

La struttura non fu risparmiata dagli eventi storici, come le Leggi razziali fasciste e il secondo conflitto mondiale, che ne decretarono la chiusura, in quanto gestita dal suocero di Leone Lattes.

Nel 1955 vi sono state girate alcune scene d’interni de Il segno di Venere di Dino Risi, interpretato da Franca Valeri e Peppino De Filippo, nel film l’edificio è chiamato La casa del pellegrino.

Nel 1967 scoppiò un incendio al terzo piano interrato della vicinissima Stazione Termini, le cui operazioni di spegnimento devastarono anche i sotterranei dell’albergo diurno.

Nel 1987 la Casa del Passeggero era scena del film Intervista di Federico Fellini ma per l’inidoneità della struttura, fu impiegato l’edificio degli uffici del Deposito dei Tram Stefer sulla Via Appia Nuova 450, oramai in disuso con l’entrata in servizio della Metropolitana “A” nel 1980.

Alla fine degli Anni Sessanta del Novecento, la diffusione di nuove strutture alberghiere e il mutare delle esigenze della clientela, portarono a un lento ma inesorabile declino della struttura.

Oramai chiuso, proprietà dell’Istituto Romano San Michele, decenni di incuria e di abbandono, hanno portato una certa attenzione mediatica negli anni 2010, con numerosi appelli per salvare la struttura. Sulla scia di questo ritorno di interesse, Alberto Arbasino ha citato la Casa del Passeggero nel suo racconto Ritratti italiani (Adelphi, 2014)[1] quale luogo di incontro di alcuni milanesi “romanizzati”.(fonte)

[2] Generale  Vincenzo Di Benedetto. Nato il 29 gennaio 1866 a Castrogiovanni (CS) inizia la carriera militare nel 1882 quale allievo della scuola militare.
Uscito da essa presta servizio presso i Reggimenti di fanteria 2°, 40°, 7°, 25°, 49°. Successivamente nel Regio Corpo Truppe Coloniali dell’Eritrea e, in Libia, al comando del VII° Battaglione Indigeni. Rientrato in Italia entrò nella prima guerra mondiale col grado di Tenente Colonnello col 76° R.F. poi al comando dell’85° R.F., della Brigata Taranto e della 61^ Divisione. Finita la guerra fu comandante della Divisione Generale al Ministero della Guerra e successivamente, dal 2 novembre 1927 al 22 gennaio 1932, Comandante della Regia Guardia di Finanza. Dopo il collocamento a riposo col grado di Generale di Corpo d’Armata fu nominato Senatore. Morì a Roma il 16 dicembre 1942.

ONORIFICENZE E DECORAZIONI
Croce d’Oro per anzianità di servizio, agosto 1907
Croce di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia,  novembre 1910
Encomio solenne, giugno 1915

“Attaccato da un nucleo di ribelli di forza non inferiore di quella di cui egli disponeva e muniti di due pezzi d’artiglieria, dava prova di prontezza di decisione, di      arditezza, di perizia tattica e di valore personale, uscendo dalla ridotta colla parte maggiore delle forze ed attaccando e disperdendo il nemico. Argub, 22 febbraio 1914”
Croce di Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, gennaio 1916
Medaglia d’Argento al Valor Militare, marzo 1916

“Comandante del 7° Battaglione Eritreo, concorse con capacità ed ardimento alla conquista del campo di Ettangi (18-19 giugno 1913). Nel combattimento di Zavia Es Gaffa (29 luglio 1913) e di Mduar (18 luglio 1913) seppe secondare efficacemente gli intendimenti del comandante della colonna.”
Medaglia d’Argento al Valor Militare, novembre 1916
“Portò il reggimento all’attacco delle falde di Monte San Michele (Carso) mantenendolo saldo e ordinato sotto l’infuriare del fuoco nemico che produsse il sessanta per cento di perdite. Nei momenti più critici , portandosi in prima linea, esposto al fuoco avversario, fu di esempio ai suoi soldati per ardimento e per virtù militari. Monte San Michele, 22 ottobre – 5 novembre 1915”
Medaglia d’Argento al Valor Militare, dicembre 1916
“Esempio ammirevole per sereno coraggio, noncurante del pericolo, durante un violento bombardamento del nemico, che sconvolse trincee e ricoveri, rimase impavido sotto il fuoco e mantenne saldi i suoi soldati sulla posizione. Pasubio, 2 luglio 1916”
Distintivo di promozione per meriti di guerra (promozione a Maggior Generale, ottobre 1917)
Croce di Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia, dicembre 1917
Croce al merito di guerra dal comandante la 9a Armata, giugno 1918
Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, settembre 1918.

“Assunto il comando di una divisione in condizioni difficili ed in un momento di grave crisi, con energia, valore e tenacia, seppe riportare al  contrattacco le sue truppe già duramente provate. Con lotta aspra e tenace, conquistando il terreno palmo a palmo, fece rioccupare le primitive posizioni sul Piave, facendolo anche oltrepassare con un’energica puntata che ci fruttò circa cinquecento prigionieri. Ristabilì i contatti con le divisioni laterali, rioccupò saldamente il suo sottosettore. Basso Piave, 18-25 giugno 1918.”
Campagna di guerra 1915, 1916, 1917, 1918.
Croce di Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia, giugno 1920.
Croce di Guerra al Valor Militare per l’encomio solenne del giugno 1915. Gennaio 1922
Croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corone d’Italia. Motu proprio di Sua Maestà il Re, luglio 1922.
Medaglia commemorativa Nazionale della guerra 1915-1918 con fascette 1915,16,17,18. 
Medaglia Interalleata della Vittoria
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Encomio del comandante del Corpo d’Armata di Palermo, marzo 1923.
Croce d’Oro per anzianità di servizio sormontata da Corona Reale, agosto 1924.
Encomio solenne del comandante del Corpo d’Armata di Palermo, luglio 1925.
Medaglia Mauriziana al Merito Militare  di dieci lustri, settembre 1927.
Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, giugno 1930.
Grande Ufficiale dell’Ordine di Skanderberg (Albania), ottobre 1930.
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia, ottobre 1931.
Croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, gennaio 1932.
Medaglia d’oro al merito di lungo comando di reparto.
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro in occasione del suo collocamento a riposo, maggio 1940.(fonte)

[3]La lettera proviene dall’archivio di Maria Antonietta Basile. Mab, come era comunemente chiamata, era la figlia di Carmelo Basile. Sarà la moglie di Luigi Marziani (Senigallia, 26 agosto 1900 – Roma, 16 agosto 1977), odontoiatra ed esperto in chirurgia orale, di fama internazionale per aver sperimentato il primo impianto sottoperiosteo a griglia di tantalio.(fonte)

Su di lei:
Nella S∴G∴L∴N∴I∴ degli Antichi Liberi Accettati Massoni di Piazza del Gesù, sedente in Roma,
Maria Antonietta Basile ricopriva il ruolo di Gr∴ Seg∴ Add∴ Relaz∴ Estere,
M. Antonietta Marziani Basile 33∴

Nel documento della CAMERA DEI DEPUTATI SENATO DELLA REPUBBLICA. IX LEGISLATURA, Doc. XXIII n. 2-quater/6/IV
COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SULLA LOGGIA MASSONICA P2
ALLEGATI ALLA RELAZIONE, SERIE Il: DOCUMENTAZIONE RACCOLTA DALLA COMMISSIONE, VOLUME VI, Loggia P2 e Massoneria. TOMO IV. ROMA 1987

– È presente alla pag. 192
GRAN SEGR.·. ADD:. RELAZ:. ESTERE  M. Antonietta MARZIANI BASILE 33:.
– A pag 178
Nella Tornata Ordinaria della Giunta Esecutiva dell’Ordine dell’8° giorno del III mese dell’A. L. 5973
Prot. n. 0/2481 – G/m
Nell’Ordine del giorno
al punto 6) Relazioni. Internazionali: Relatrice l’Elett.ma e Pot.ma Sor. Maria Antonietta MARZIANI BASILE, Gran Segretario alle Relazioni Estere ;

– A pag. 542
per: TRAITE DE “L’UNION MACONNI DE MEDITERRANEENNE”
A la suite des élections qui se sont déroulées conformément aux Règlements de l’U:.M:.M:., le.Oomité Exécutif sera composé comme suit pendant lescinq premièree annéee:
GRAN SEGR.·. ADD:. RELAZ:. ESTERE  M. Antonietta MARZIANI BASILE 33:.(fonte)

[4] 20° Reggimento Autieri

Origini e vicende organiche

In attuazione della circ. ministeriale n. 26620 in data 25 aprile 1937, relativa alla costituzione del XX Corpo d’Armata destinato in Libia, viene formato presso il deposito del 10° Centro Autier1 in Napoli il XX Autogruppo di Corpo d’Armata. Composto da comando, 20° Autoreparto di C.d’A (su tre autosezioni), 60° autoreparto divisionale (proveniente dal deposito del 6° Centro), 61° e 62° autoreparto divisionale (ciascuno su due autosezioni), officina pesante mobile; l’unità a fine luglio è trasferita in Sicilia da dove dopo le manovre si imbarca per l’Africa Settentrionale. Il XX autogruppo giunge a Tripoli, ove prende sede, il 21 settembre 1937 e distacca gli autoreparti 61° a Misurata e 62° a Derna; quest’ultimo un mese dopo viene ceduto al XXI autogruppo.
Con circ. n. 83510 del 23 ottobre 1938 lo S.M.R.E. emana le nuove formazioni organiche della grande unità che prevedono, per il Servizio Automobilistico, la formazione in Tripoli, del 20° Centro Automobilistico (per trasformazione del XX autogruppo) articolato su comando; XX gruppo automobilistico (già 20° autoreparto) su tre compagnie: 1a pesante, 2a leggera, 3a mista; deposito e deposito autoveicoli. Il 60° e 61 ° autoreparto sono inseriti, rispettivamente, nelle Divisioni ‘’Sabratha’’ e ‘’Sirte’’.
Il 1° luglio 1942 l’unità cambia nome in 20° Reggimento Autieri e tale rimane sino allo scioglimento del novembre 1942, per eventi bellici.
Nel corso del secondo conflitto mondiale il Reggimento diviene centro di addestramento e mobilitazione e, tramite il deposito, costituisce e mobilita:

  • comando di autoraggruppamento d’Armata: 12°;
  • comandi di autogruppo: 5° e 6°, ed un numero vario di autoreparti, autosezioni, drappelli automobilistici, parchi, officine e reparti minori.

Campagne di guerra

Seconda Mondiale 1940-43
1940-42: Africa Settentrionale: i reparti mobilitati operano inseriti nelle grandi unità.

Comandanti

XX Autogruppo di Corpo d’Armata (1937-39)

Ten. Col. Oscar Postolis

20° Centro Automobilistico (1939-42)
Col. Ettore Perdicchi

Col. Aldo Mascarini

20° Reggimento Autieri (1942-43)
Col. Aldo Mascarini

Sede
Tripoli (1937-1942)(fonte)


In quei giorni…

Operazione MD 3 fu il nome in codice di una missione di bombardamento navale intrapresa dalla Mediterranean Fleet della Royal Navy il 21 aprile 1941 ai danni del porto di Tripoli nella Libia italiana, nell’ambito dei più vasti eventi della battaglia del Mediterraneo della seconda guerra mondiale.

Lo scalo di Tripoli rappresentava un punto fondamentale del sistema logistico che sosteneva le truppe dell’Asse in Libia, e la sua neutralizzazione rivestiva una particolare importanza per gli Alleati, in particolare dopo una riuscita controffensiva delle forze italo-tedesche in Cirenaica ai primi di aprile 1941. Benché il comandante della Mediterranean Fleet, l’ammiraglio Andrew Cunningham, reputasse estremamente pericoloso tentare attacchi dal mare a Tripoli stante la minaccia rappresentata dalle forze aeree dell’Asse, l’Ammiragliato a Londra gli impose di mettere in atto energiche misure per bloccare il porto, se necessario autoaffondando alla sua imboccatura una delle preziose navi da battaglia della flotta; alla fine, come male minore, Cunningham propose di intraprendere un massiccio bombardamento navale da parte della sua flotta.

L’azione fu quindi messa in atto nelle prime ore del 21 aprile, in combinazione con un attacco aereo. Il bombardamento colse completamente di sorpresa le forze dell’Asse, e le unità di Cunningham, con gran stupore dell’ammiraglio stesso, poterono rientrare alla base praticamente senza danni. L’azione comunque fallì nell’infliggere danni significativi al nemico: due mercantili furono affondati nella rada di Tripoli e vari proiettili piovvero sulla città causando danni e vittime tra la popolazione civile, ma le strutture portuali furono solo leggermente danneggiate e poterono riprendere quasi subito le attività.

Antefatti
Alla fine del marzo 1941 le forze dell’Asse nel teatro di guerra nordafricano sferrarono una controffensiva (operazione Girasole) in direzione della Cirenaica, regione interamente caduta in mano agli Alleati al termine dell’operazione Compass nel febbraio precedente. I reparti corazzati dell’appena sopraggiunto Deutsches Afrikakorps guidarono l’azione, cogliendo di sorpresa le forze britanniche stanziate in Cirenaica: aggirati sul fianco dagli agili reparti meccanizzati tedeschi, entro il 13 aprile i britannici dovettero sgombrare l’intera regione e riportare la linea del fronte all’altezza del confine tra la Libia italiana e l’Egitto, lasciandosi dietro solo una guarnigione asserragliata all’interno dello strategico porto di Tobruch, subito posto sotto assedio dai reparti italo-tedeschi.

La comparsa delle forze tedesche in Nordafrica e la perdita della Cirenaica scatenarono un certo panico tra gli alti comandi britannici nel teatro del mar Mediterraneo. Se le forze dell’Asse avessero continuato ad avanzare, penetrando in Egitto e raggiungendo la posizione di Marsa Matruh, avrebbero potuto allestire basi aeree da cui lanciare attacchi di bombardieri scortati da caccia contro Alessandria d’Egitto, principale base navale britannica nel Mediterraneo orientale; questo avrebbe obbligato la Mediterranean Fleet della Royal Navy a lasciare Alessandria, minando alla base il sostegno a tutte le posizioni britanniche nel teatro del Mediterraneo. L’alto comando britannico a Londra iniziò quindi a fare pressione sul comandante della Mediterranean Fleet, l’ammiraglio Andrew Cunningham, perché dedicasse la massima attenzione all’interruzione dei collegamenti navali tra l’Italia e la Libia, in modo da bloccare ulteriori avanzate in Egitto delle forze italo-tedesche facendo mancare loro i rifornimenti essenziali per attuarle. L’attacco diretto ai convogli navali dell’Asse si era tuttavia rivelato problematico: sommergibili e aerei britannici dislocati nella base avanzata di Malta avevano ottenuto risultati miseri, mentre in dieci mesi di operazioni solo una volta le navi di superficie della Mediterranean Fleet avevano intercettato e distrutto un convoglio nemico. Una strategia che poteva risultare più efficace apparve invece il puntare alla distruzione degli scali dove questi convogli erano diretti; in particolare perché, stante il controllo britannico su Tobruch e i danni inflitti dai britannici dagli altri porti della Cirenaica prima del loro abbandono, i rifornimenti dell’Asse dovevano essere convogliati principalmente su un unico scalo, quello di Tripoli in Tripolitania.

Già il 4 aprile 1941 l’Ammiragliato di Londra aveva proposto l’idea di neutralizzare Tripoli tramite un pesante bombardamento da parte delle navi da battaglia della Mediterranean Fleet; all’azione si sarebbe aggiunto l’autoaffondamento all’imboccatura del porto dello scafo dell’anziana corazzata HMS Centurion, radiata dal servizio attivo e impiegata come nave-bersaglio per le esercitazioni di tiro, in modo da imbottigliare lo scalo e renderlo a lungo inutilizzabile per l’approdo dei convogli di rifornimento. Cunningham si disse scettico sulla riuscita di simili piani: l’ammiraglio non era convinto del fatto che le sue navi da battaglia potessero arrecare danni duraturi al porto con un bombardamento navale, e portare la sua flotta da Alessandria fino a Tripoli l’avrebbe certamente esposta per un lungo tratto agli attacchi aerei delle forze dell’Asse, divenuti ora una minaccia significativa dopo l’arrivo nel Mediterraneo di consistenti reparti della Luftwaffe tedesca. L’imbottigliamento del porto tramite l’autoaffondamento di un’unità di grosso tonnellaggio dava garanzie di un risultato migliore e duraturo rispetto al bombardamento, ma la Centurion era in quel momento ancora in Gran Bretagna ed era capace di spostarsi a una velocità parecchio ridotta: sarebbero occorsi diversi giorni solo per portarla nel Mediterraneo, e durante il trasferimento a Malta o da Malta a Tripoli la nave sarebbe stata un bersaglio facile per gli aerei dell’Asse. Per neutralizzare Tripoli, Cunningham favoriva invece la conduzione di una campagna di periodici attacchi dall’aria tramite l’impiego di velivoli da bombardamento; la perdita delle basi aeree in Cirenaica poneva però ora Tripoli fuori dal raggio d’azione dei bombardieri medi di stanza in Egitto, mentre l’invio di bombardieri a lungo raggio nel Mediterraneo venne giudicato come non fattibile stante gli impegni della Royal Air Force su altri fronti.

Il 15 aprile, su istruzione dello stesso primo ministro britannico Winston Churchill, l’Ammiragliato sottopose a Cunningham un nuovo piano. In ossequio al fatto che il blocco del porto valeva il sacrificio anche di unità da guerra di grande valore, l’Ammiragliato propose di inviare a Tripoli la nave da battaglia HMS Barham (solo di pochi anni più giovane della Centurion, ma ancora impiegata come unità da guerra di prima linea con la Mediterranean Fleet) e un incrociatore della vecchia classe C: le due navi dovevano piazzarsi all’imboccatura del porto e bombardare con i loro cannoni da distanza ravvicinata le strutture a terra in combinazione con attacchi di velivoli dall’aria, per poi autoaffondarsi e ostruire così l’uscita dalla rada. La perdita di unità di prima linea come la Barham era ritenuta comunque dolorosa, ma giustificabile: per l’Ammiragliato, l’imbottigliamento tramite autoaffondamento di grandi unità rimaneva il modo migliore per ostacolare le operazioni di approdo a Tripoli in maniera duratura e, in aggiunta, sparando da distanza più ravvicinata la Barham avrebbe potuto causare molti più danni rispetto a quanto potesse fare una flotta schierata al largo che cannoneggiava il porto a distanza. E perdere sicuramente una nave da battaglia nell’azione, ma conseguendo comunque qualche risultato certo, appariva come più razionale che rischiare danni a tutta la flotta solo per realizzare un bombardamento dall’esito incerto.

Cunningham fu inorridito dall’idea di mettere in atto un simile piano, e la sua risposta all’Ammiragliato fu eloquente. Cunningham non si sottraeva alla necessità di affrontare sacrifici per neutralizzare i convogli dell’Asse, ma solo se tali sacrifici apparivano come giustificati; e perdere la Barham agli occhi dell’ammiraglio non era per nulla giustificato. Piazzare la Barham nel punto giusto per imbottigliare il porto era un’operazione altamente rischiosa, e Cunningham stesso calcolò solo una probabilità su dieci di portarla a termine positivamente. Anche se l’imbottigliamento avesse avuto successo, gli italiani avrebbero potuto aggirare l’ostruzione scaricando le navi al largo e portando il carico a terra con delle chiatte; se necessario, l’Asse poteva poi fare pressione sulla Francia di Vichy perché concedesse l’uso dei porti della Tunisia, vanificando interamente l’operazione. Perdere la Barham, una delle sole tre corazzate in quel momento in servizio con la Mediterranean Fleet, avrebbe obbligato la Royal Navy a trasferire nel Mediterraneo un’altra nave da battaglia per mantenere i rapporti di forza contro la flotta italiana, sottraendo risorse al contrasto delle sortite delle grandi navi tedesche nell’oceano Atlantico. Non era poi da sottovalutare il dato morale: per consentire alla Barham e all’incrociatore di continuare a fare fuoco contro Tripoli fino agli istanti finali dell’autoaffondamento, le due navi dovevano essere dotate di un equipaggio di un migliaio di uomini tra ufficiali e marinai, equipaggio che sarebbe andato interamente perduto visto che Cunningham non riteneva fosse possibile trarlo in salvo al termine dell’azione; perdere così tanti uomini in un’operazione dall’esito finale incerto sarebbe stato un brutto colpo per il morale complessivo degli equipaggi della Mediterranean Fleet. La perdita di una corazzata sarebbe poi stata una vittoria propagandistica di peso per l’Asse e, nelle parole dello stesso Cunningham, avrebbe dato al nemico «la misura di quanto disperata sia, a nostro giudizio, la situazione in Cirenaica». Piuttosto che rischiare tutto ciò, Cunningham decise infine di accettare i pericoli di un’azione più convenzionale: sotto il nome in codice di “operazione MD 3”, l’ammiraglio avrebbe quindi impiegato il nucleo centrale della Mediterranean Fleet per bombardare Tripoli dal mare.

L’operazione
Mosse preliminari
Alle 07:00 del 18 aprile 1941 Cunningham prese il mare da Alessandria al comando delle navi da battaglia HMS Warspite (nave ammiraglia), HMS Valiant e Barham, della portaerei HMS Formidable, degli incrociatori leggeri HMS Phoebe e HMS Calcutta e dei cacciatorpediniere HMS Juno, HMS Jaguar, HMS Kimberley, HMS Kingston, HMS Griffin, HMS Hereward, HMS Havock ed HMS Encounter; il cacciatorpediniere HMS Defender si riunì alla flotta più tardi in mare aperto dopo essere rimasto attardato durante le operazioni di disormeggio ad Alessandria. Cunningham fece rotta a nord in direzione della Baia di Suda a Creta, dove contava di far rifornire di carburate i suoi cacciatorpediniere e dove doveva recapitare alcuni macchinari necessari alle operazioni di salvataggio dell’incrociatore HMS York, affondato a Suda il precedente 26 marzo in un attacco di sabotatori italiani. La flotta imboccò il canale tra Caso e Creta (a est di quest’ultima) nel corso della notte tra il 18 e il 19 aprile, piegò a ovest e arrivò a Suda a mezzogiorno del 19 aprile, iniziando subito le operazioni di rifornimento; durante il passaggio attraverso il Mare di Creta gli incrociatori Phoebe e Calcutta furono distaccati per unirsi alla scorta di un convoglio salpato dal Pireo.

L’azione contro Tripoli venne combinata con una serie di movimenti navali nel Mediterraneo centrale. Alle 19:35 del 18 aprile la nave da trasporto Breconshire lasciò Alessandria con a bordo un carico di munizioni e carburante destinato alla guarnigione di Malta (operazione MD 2), venendo scortata dall’incrociatore HMAS Perth e dal cacciatorpediniere HMAS Waterhen (entrambi australiani); il Waterhen fu poi sostituito la mattina del 19 aprile dal cacciatorpediniere britannico HMS Hotspur, e quindi inviato ad appoggiare un’incursione anfibia di un gruppo di British Commandos contro il porto di Bardia in Cirenaica prevista per la notte successiva. Alle 15:30 di quel 19 aprile le navi di Cunningham lasciarono Suda con rotta verso ovest, passarono il braccio di mare tra Creta e Cerigo e piegarono quindi verso sud-ovest; aerei da ricognizione dell’Asse rilevarono e segnalarono la partenza della flotta britannica. Poco dopo il tramonto del 19 aprile, infine, salpò da Malta il convoglio ME 7, composto da quattro mercantili scarichi di rientro ad Alessandria con la scorta di quattro cacciatorpediniere (HMS Jervis, HMS Janus, HMS Nubian e HMS Diamond).

Alle 07:30 del 20 aprile Cunningham si ricongiunse a sud-ovest di Cerigo con il piccolo convoglio dell’operazione MD 2; una mezz’ora più tardi, ormai a metà strada tra Malta e Creta, si unì alla flotta una formazione salpata separatamente da Alessandria agli ordini del viceammiraglio Henry Pridham-Wippell, comprendente gli incrociatori leggeri HMS Orion (nave ammiraglia), HMS Ajax e HMS Gloucester e i cacciatorpediniere HMS Hasty ed HMS Hero; alle 12:00 infine si ricongiunsero a Cunningham anche gli incrociatori Phoebe e Calcutta. Alle 12:30 la Mediterranean Fleet entrò in contatto con il convoglio ME 7 salpato da Malta, e Cunningham riorganizzò le sue forze: l’ammiraglio assunse la guida diretta della forza da bombardamento, compredente le tre navi da battaglia, l’incrociatore Gloucester e nove cacciatorpediniere (Jervis, Jaguar, Janus, Juno, Hasty, Havock, Hereward, Hero e Hotspur); Pridham-Wippell assunse invece il comando di una formazione distaccata, comprendente la portaerei Formidable, gli incrociatori Orion, Ajax e Perth e quattro cacciatorpediniere (Griffin, Havock, Kimberley e Kingston), incaricata di appoggiare l’azione rimanendo a distanza. Gli incrociatori Phoebe e Calcutta furono distaccati per scortare i mercantili del ME 7 insieme ai cacciatorpediniere Nubian e Diamond; il ME 7 continuò a dirigere verso est, raggiungendo Alessandria alle 07:00 del 21 aprile senza alcun danno. La Breconshire rimase aggregata alla flotta fino al calare del buio il 20 aprile, poi se ne separò raggiungendo Malta con la scorta del cacciatorpediniere Encounter.

La flotta fu nuovamente avvistata da aerei da ricognizione nemici nella mattinata del 20 aprile, ma non fu ancora fatta oggetto di alcun attacco. Le navi di Cunningham continuarono a dirigere verso ovest nel corso di quel pomeriggio, presentandosi agli occhi dei ricognitori come se fossero una forza di copertura di un convoglio di rifornimenti britannico diretto a Malta; tramontato il sole, le unità britanniche cambiarono rotta e iniziarono a dirigere risolutamente verso sud dalla volta di Tripoli. La forza di copertura di Pridham-Wippell di separò quindi dal resto delle unità di Cunningham alle 21:20, prendendo posizione a circa 60 miglia a nord di Tripoli.

Il bombardamento
Nella notte tra il 20 e il 21 aprile 1941 il porto di Tripoli era piuttosto affollato di unità alla fonda, comprendenti una dozzina di navi da carico di medie e grandi dimensioni e un centinaio di mezzi più piccoli tra dragamine, barconi, rimochiatori e altro. Sei unità da guerra erano in quel momento stazionate nel porto: i tre cacciatorpediniere della XI Squadriglia (Aviere, Camicia Nera e Geniere), reduci dalla scorta di un convoglio portata a termine il giorno prima, e le torpediniere Partenope, Calliope e Orione. La difesa del porto da attacchi dal mare era debole, affidata come era ad appena due batterie di artiglieria costiera del Regio Esercito armate con un totale di otto cannoni da 190 mm, pezzi di origine austro-ungarica preda bellica della prima guerra mondiale.

L’attacco a Tripoli ebbe inizio alle 02:30, con un’incursione di otto bombardieri Vickers Wellington della RAF decollati da Malta seguiti, alle 03:15, da alcuni Fairey Swordfish della Fleet Air Arm, incaricati di sganciare ordigni esplosivi e incendiari; tra le 03:45 e le 04:40 dalla Formidable decollarono sei o nove Fairey Albacore e Fairey Fulmar incaricati di lanciare sul porto bengala per illuminare i bersagli, oltre a tre Swordfish incaricati di dirigere via radio il tiro delle navi da battaglia. L’avvicinamento finale della flotta britannica venne guidato dai segnali luminosi del sommergibile HMS Truant, piazzatosi in emersione circa quattro miglia a nord di Tripoli. Alle 03:45 le navi di Cunningham dirette verso ovest cambiarono rotta, ruotarono attorno al Truant fermo come una boa e procedettero verso est assumendo la formazione per il bombardamento: quattro cacciatorpediniere in testa con i paramine abbassati per spazzare il tragitto da eventuali mine navali italiane, seguiti dalla linea di fila composta da Warspite, Valiant, Barham e Gloucester; due cacciatorpediniere proteggevano il fianco di dritta della formazione e altri tre quello di sinistra.
Le unità britanniche aprirono il fuoco tra le 04:00 e le 04:10, da un distanza di circa 11340 metri dalla costa (un po’ più vicino di quanto previsto inizialmente a causa di un errore di posizionamento del Truant) e facendo uso sia dei pezzi principali che dei cannoni secondari di minor calibro. Gli incendi appiccati dal bombardamento aereo, i bengala sganciati dai velivoli della Formidable e il forte fuoco antiaereo riversato dalle navi italiane in rada verso gli apparecchi britannici illuminavano distintamente il porto di Tripoli, ma una volta che i primi proiettili delle corazzate andarono a segno sollevarono una fitta nuvola di fumo e polvere che rese difficile per gli Swordfish ricognitori (e impossibile per le vedette sulle navi) individuare distintamente il bersaglio; di conseguenza, il tiro britannico si rivelò inizialmente alquanto impreciso. Le navi di Cunningham spararono ininterrottamente per una ventina di minuti, poi invertirono la rotta e procedettero verso ovest per compiere un secondo passaggio a una distanza più ridotta dalla costa: il Gloucester passò in testa alla linea di fila, seguito dalle corazzate in ordine inverso rispetto a prima, e il tiro risultò ora più preciso. L’artiglieria costiera italiana era rimasta silente durante il primo passaggio, perché le navi britanniche erano fuori portata e perché non voleva rivelare troppo presto la sua posizione; quando le navi britanniche invertirono la rotta e intrapresero il secondo passaggio, i cannoni da 190 mm del Regio Esercito aprirono il fuoco mirando alle vampe dei pezzi nemici, tiro a cui si unirono anche i cannoni dei cacciatorpediniere italiani in rada. Le corazzate britanniche continuavano a rimanere fuori tiro, e pur sparando all’impazzata i cannoni italiani causarono solo danni minimi al cacciatorpediniere Janus, raggiunto da alcune schegge di colpi esplosi nelle vicinanze.

Tra le 04:40 e le 04:45 le navi britanniche interruppero il tiro e si ritirarono verso nord-est; durante la fase di allontanamento la Valiant fece detonare una mina navale alla deriva, ma accusò solo leggeri danni e poté procedere senza altri intoppi. Alle 07:30 la squadra di Cunningham si ricongiunse alla forza di copertura di Pridham-Wippell, e la flotta riunita assunse quindi la rotta di rientro verso Alessandria procedendo verso est alla massima velocità possibile di 21 nodi, distaccando quattro cacciatorpediniere perché dirigessero a Malta. Nonostante i timori di Cunningham circa gli attacchi aerei, il viaggio di rientro della Mediterranean Fleet fu quasi senza contrasto, anche perché i ricognitori dell’Asse faticarono a individuare la posizione delle navi britanniche. Solo alle 10:30 del 22 aprile un ricognitore italiano riuscì a riguadagnare il contatto con le unità britanniche, e alle 18:00 tre bombardieri Junkers Ju 88 tedeschi tentarono di portarsi all’attacco: intercettati dai caccia Fulmar della Formidable, due apparecchi tedeschi vennero abbattuti e nessun danno fu inflitto alle navi di Cunningham. Senza essere ulteriormente disturbato, l’ammiraglio fece il suo ingresso ad Alessandria alle 10:30 del 23 aprile.

Conseguenze
Nel corso dei circa 45 minuti di bombardamento, le navi di Cunningham avevano riversato su Tripoli 478 colpi dai cannoni principali da 381 mm delle corazzate e circa 1500 colpi dalle artiglierie di minor calibro, per un totale di circa 530 tonnellate di esplosivo complessive. Al termine dell’azione gli aerei da ricognizione britannici avevano segnalato numerosi danni inflitti al nemico, tra cui vari colpi arrivati sulle strutture e sui depositi di carburante del porto e cinque navi affondate in rada. Come segnalato anche da successive ricognizioni degli stessi britannici nei giorni seguenti, invece, il bombardamento aveva inflitto danni ben più contenuti. Due mercantili italiani, la motonave Assiria da 2704 tonnellate di stazza (in riparazione per danni subiti in precedenti attacchi aerei) e il piroscafo Marocchino da 1524 tonnellate erano stati affondati all’interno del porto, unitamente alla piccola motovedetta Cicconetti della Guardia di finanza e a una bettolina portuale. Danni non gravi, principalmente causati da schegge di colpi esplosi nelle vicinanze, furono accusati dalla torpediniera Partenope, dai cacciatorpediniere Aviere e Geniere, dai piroscafi Stabia e Duisburg e da alcune unità minori. Si contarono in tutto cinque morti tra il personale militare, di cui due tra l’equipaggio della Partenope e tre tra quello del Geniere, oltre a 21 feriti; il comandante della Partenope, capitano di corvetta Guglielmo Durantini, ucciso da una scheggia, fu insignito postumo della Medaglia d’argento al valor militare.

I danni inflitti alle strutture del porto furono alquanto modesti, e le operazioni portuali poterono riprendere solo poche ore dopo la fine del bombardamento; un convoglio di quattro mercantili giunto il giorno prima poté completare interamente le operazioni di scarico e quindi ripartire per l’Italia nel pomeriggio di quello stesso 21 aprile. Molti dei proiettili britannici avevano tuttavia sorvolato il porto finendo con il colpire la città alle sue spalle, causando danni gravi all’abitato di Tripoli; alcune fonti contarono circa 100 morti e 300 feriti tra la popolazione civile. L’entità dei danni fu in qualche modo mitigata dal fatto che molti dei colpi da 381 mm delle corazzate britanniche non esplosero all’impatto.

L’aver portato a termine l’azione senza perdere una sola nave fu motivo di forte stupore per Cunningham, il quale commentò che i britannici furono «incredibilmente fortunati o forse l’oggetto del favore divino». Il comandante della Mediterranean Fleet, comunque, era bene intenzionato a non sfidare ulteriormente la sorte, e nel suo rapporto all’Ammiragliato il 23 aprile mise bene in chiaro che non avrebbe più tentato simili azioni contro Tripoli; l’ammiraglio non mancò di polemizzare con l’Aviazione per non essersi assunta il compito di neutralizzare il porto, il che provocò il 24 aprile una risposta un po’ risentita di Churchill a Cunningham. Churchill riconobbe tuttavia, successivamente, che l’Ammiragliato a Londra, su sua approvazione, aveva costretto Cunningham ad assumersi rischi eccessivi e non necessari ordinandogli questa azione contro Tripoli. I britannici rinunciarono quindi a tentare altre azioni dal mare contro i porti della Libia, tornando a dedicare la loro attenzione al contrasto in acque aperte dei convogli in arrivo dall’Italia; la situazione sul fronte terrestre andava intanto migliorando, con le truppe italo-tedesche bloccate nell’assedio di Tobruch mentre i britannici, riforniti di equipaggiamenti e mezzi corazzati grazie al riuscito arrivo in Egitto del convoglio Tiger ai primi di maggio, poterono riorganizzare le forze e preparare la controffensiva.(fonte)