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Beatrice Gulì. 18 dicembre 1976

Beatrice Gulì. 18 dicembre 1976
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Roma, 18 dicembre 1976

Caro Direttore,
Le sorti della zona B di Trieste stanno per conclu-
dersi, come la sorte di Trieste stessa; Il “Trattato di Osi-
mo”[1], firmato da un Ministro[2] accusato di corruzione ed anco-
ra sotto inchiesta, sta per essere approvato – secondo quan-
to si afferma – dal Parlamento Italiano, anche se fu “combi-
nato” in segreto, al di fuori e in contrasto con tutto quan-
to ripetutamente garantito agli Italiani tutti e in partico-
lare ai Giuliani, dalle più alte autorità dello stato: “La
zona B di Trieste è Italia, e non si tocca!”, si prometteva,
mentre si intrallazzava con gli “amici” d’oltre frontiera,
in disprezzo dei morti della prima guerra e dei trucidati
delle Foibe Istriane.
Questo è un altro tradimento! Ditelo agli Italiani che non
sanno, Voi che potete farlo con il Vostro Giornale[3]: Unirsi
a chi vuole strangolare Trieste, come già è stata strango-
lata l’Istria, è rendersi complici, e complicità è anche
il tacere ed avallare col silenzio le menzogne che si sono
diffuse per fare apparire di giovamento agli interessi mo-
rali e materiali dell’Italia, il più odioso contratto, sti-
pulato contro l’integrità dei nostri confini, contro l’ita-
lianità della nostra gente, contro l’economia del nostro
Veneto e la già troppo minacciata sicurezza del porto di
Trieste.
Ho scritto, ma non spero di veder pubblicata la mia
lettera! Il “pascolo per le antilopi”, è pur sempre protet-

te, e nessuno può sperare di dire la sua, in regime di
stampa “libera e democratica” (si dice così?), senza es-
sere accusato, per lo meno di fascismo, di nazionalismo
deteriore, e di spirito borghese …. (cosa poi vuol di-
re “spirito borghese”. Non lo capisco!).
A Lei, caro Direttore, von molta stima
i più sinceri auguri di Buon Natale e buon
anno

Bice D’Ancona Gulì[4]


Note

vers. eng.

Rome, 18 December 1976
Dear Editor,
The fate of Zone B of Trieste is about to be sealed, as is the fate of Trieste itself. The “Treaty of Osimo”, signed by a minister accused of corruption and still under investigation, is about to be approved – according to reports – by the Italian Parliament, even though it was “arranged” in secret, outside and in contrast to everything that had been repeatedly guaranteed to all Italians, and in particular to the people of Giuliana, by the highest authorities of the state: ‘Zone B of Trieste is Italy, and it cannot be touched!’, they promised, while scheming with their ‘friends’ across the border, in contempt of those who died in the First World War and those murdered in the Istrian Foibe.
This is another betrayal! Tell the Italians who do not know, you who can do so with your newspaper: to join those who want to strangle Trieste, as Istria has already been strangled, is to become an accomplice, and complicity is also to remain silent and endorse with silence the lies that have been spread to make it appear beneficial to Italy’s moral and material interests, the most odious contract, stipulated against the integrity of our borders, against the Italianness of our people, against the economy of our Veneto region and the already overly threatened security of the port of Trieste.
I have written, but I do not expect my letter to be published! The “grazing ground for antelopes” is still protected, and no one can hope to have their say in a “free and democratic” press (is that how you say it?) without being accused, at the very least, of fascism, inferior nationalism, and bourgeois spirit… (What does “bourgeois spirit” even mean? I don’t understand it!).
To you, dear Editor, with much respect, my sincerest wishes for a Merry Christmas and a Happy New Year.
Bice D’Ancona Gulì


[1]Il trattato di Osimo (in francese Traité d’Osimo; in inglese Treaty of Osimo; in serbo-croato Osimski ugovor) è un accordo, siglato a Osimo il 10 novembre 1975 tra i ministri degli affari esteri di Jugoslavia e Italia, con cui si fissarono in maniera definitiva i confini tra i due Paesi nel cosiddetto Territorio Libero di Trieste a seguito del Memorandum di Londra del 1954.

Esso concluse la fase storica iniziata nel 1947 con il trattato di pace di Parigi, allorquando si decise la cessione alla Jugoslavia di gran parte della Venezia Giulia (Fiume e le isole del Quarnaro, la quasi totalità dell’Istria e gli altopiani carsici a est e nord-est di Gorizia) e la creazione del Territorio Libero di Trieste comprendente l’attuale provincia di Trieste e i territori costieri istriani da Ancarano a Cittanova (oggi rispettivamente in Slovenia e Croazia). La mancata attivazione delle procedure per la costituzione degli organi costituzionali del TLT impedì di fatto a quest’ultimo di nascere. La successiva cessione del potere di amministrazione civile del TLT rispettivamente all’Italia (zona A) e alla Jugoslavia (zona B) creò le condizioni per gli sviluppi successivi che portarono al trattato di Osimo.(fonte)

[2] Mariano Rumor. Uomo politico (Vicenza 1915 – ivi 1990). Partecipò alla Resistenza e nel 1946 fu eletto alla Costituente nelle file della DC. Deputato (1948-79), fu ministro dell’Agricoltura (1959-63) e degli Interni (1963). Segretario nazionale della DC (1964-68), si dimise da tale incarico al momento della formazione di un governo di centrosinistra da lui presieduto (1968-69); fu poi a capo di due successivi gabinetti, il primo un monocolore democristiano (1969-70) e il secondo sostenuto nuovamente da una maggioranza di centrosinistra (1970). Ministro degli Interni (1972-73), fu ancora presidente del Consiglio (1973-74) guidando un esecutivo appoggiato da DC, PSI, PSDI e PRI; nel marzo 1974 costituì un nuovo governo sostenuto dagli stessi partiti, a esclusione del PRI. Tali governi adottarono una serie di provvedimenti di politica economica per combattere l’inflazione e gli effetti della crisi energetica internazionale. Ministro degli Esteri (1974-76), fu poi coinvolto nello scandalo Lockheed e deferito alla Commissione parlamentare inquirente, che ritenne non si dovesse procedere nei suoi confronti (1977). Parlamentare europeo (1979-84), dal 1979 fu senatore.(fonte)

[3] L’Associazione dei Fiumani Italiani nel Mondo-Libero comune di Fiume in Esilio, con sede a Padova, si costituì nel 1966, anno in cui si svolse un raduno memorabile a Venezia con la partecipazione di migliaia di persone provenienti da tutta Italia e dal mondo, laddove i Fiumani avevano stabilito la propria residenza dopo l’Esodo dalla loro città sul Quarnero.

I primi dirigenti (Ruggero Gherbaz, Carlo Cattalini, Carlo Cosulich, Ferruccio Derencin, Arturo De Maineri, Giuseppe Bilà, Lucio Susmel ed altri) diedero subito inizio, in quello stesso anno, alla pubblicazione del giornale “La Voce di Fiume”, come collante di un rapporto a distanza ma comunque molto forte. Il Libero comune di Fiume in Esilio divenne così, anche attraverso le pagine del notiziario, per gli oltre 38.000 esuli Fiumani sparsi in Italia e nel mondo, il principale punto di riferimento.

Alla sua guida si susseguirono personaggi eccellenti, che seppero sempre porre in evidenza, e far conoscere all’opinione pubblica, la particolarità della storia di Fiume (per secoli corpus separatum autonomo in seno all’impero austroungarico) e della cultura umana, di carattere sicuramente italiano ma aperta agli usi ed alle lingue mitteleuropee. La vicenda della città è molto diversa da quella delle altre località dell’esodo, si può considerare a ragione un unicum.

Attualmente a rappresentare l’associazione è Franco Papetti, coadiuvato nell’Ufficio di Presidenza da:
Andor Brakus, Torino, Vicepresidente (economia e finanza),
Melita Sciucca, Fiume, (progetti condivisi AFIM-CI di Fiume)
Rita Mohoraz, Genova, (scuola),
Diego Zandel, Roma (cultura),
Egone Ratzenberger, Roma (rapporti con le istituzioni),
Augusto Rippa Marincovich, Milano, (organizzazione eventi),
Claudia Rabar, Ferrara, (politiche sociali),
Supplenti:
Elga Mohoraz, Genova
Giuseppe Budicin, Venezia
Ed inoltre:
Adriano Scabardi, Padova, Segreteria
Rosanna Turcinovich Giuricin, La Voce di Fiume
Nel 1991 si crearono le condizioni, anche grazie alle festività in onore di San Vito (Santo Patrono con i SS. Modesto e Crescenzia), di allacciare più intensi rapporti con le autorità municipali e con la realtà italiana di Fiume che continuano ad evolvere, intensificarsi, diventando sempre più importanti. Il giornale segue tutti questi eventi(fonte)

La sig.ra D’Ancona Gull ha avuto pubblicata una lettera in “La voce di Fiume” de 25 giugno 1977. Pag. 2 (fonte)
La lettera (link)

[4] Beatrice Gulì è nata il 7 gennaio 1902 a Roma. Frequenta il liceo classico Tasso, dove consegue la maturità nel 1921. La sua formazione classica le resterà per tutta la vita, permettendole di declamare in greco e in latino. La sua aspirazione sarebbe stata iscriversi a Medicina, ma l’opposizione del padre la spinge ad orientarsi per la facoltà di Matematica. Mentre segue i corsi scientifici, conosce Enrico D’Ancona e insieme si iscrivono alla Scuola di Applicazione per Ingegneri. Originario di Fiume, Enrico vive a Roma con i fratelli per frequentare l’università. Beatrice ed Enrico si laureano entrambi nel novembre 1927 e si sposano un mese dopo. Avranno quattro figli: Fabrizio (1928) avvocato; Bruno (1929) Ingegnere; Annamaria (1933) e Giuliana (1935) entrambe si sono occupate di scienze naturali come lo zio Umberto D’Ancona. Poco dopo la laurea trova lavoro presso le Assicurazioni d’Italia, a tempo pieno fino al 1942, quindi come consulente del ramo furto/incendio fino al 1980. Nel suo lavoro è molto apprezzata per l’accuratezza e l’approfondimento con cui porta a termine le perizie di cui è incaricata. Affronta e supera l’esame di Stato nel 1937, con lo scopo di firmare i progetti elaborati in coppia con il marito. Tra i loro lavori: la casa di famiglia a Monteverde (1930) e la casa al mare a Tor Vajanica (1958), oltre ad alcuni piccoli incarichi ottenuti da amici. Beatrice ha una bellissima grafia ed è un’abile conversatrice. Estroversa e motivata, si impegna a fondo e ottiene risultati soddisfacenti in tutte le sue attività. Ha attitudine alla ricerca e all’apprendimento che cerca di soddisfare in tutto il corso della vita. Coltiva interessi letterari: scrive poesie, declama in greco e in latino. Dopo il pensionamento si iscrive all’università della Terza Età, per seguire corsi di medicina e poi latino, greco e letteratura.«… L’aspetto ingegneristico era supportato dall’aspetto umanistico, che era la sua vera passione. Ma ancora più importante è stato essere riuscita a prendere una laurea in ingegneria ed esercitare, che all’epoca non dev’essere stato facile. Di mia nonna ricordo una personalità di grande carisma.» (Laura D’Ancona, nipote, durante l’intervista)
FONTI: Annuari della Scuola di Applicazione per Ingegneri; Intervista condotta il 25/02/2019 da Chiara Belingardi e Claudia Mattogno al figlio ing. Bruno D’Ancona, alla nipote Laura D’Ancona, all’amica ing. Marina Torre. Ricerca di Ateneo Tecniche Sapienti tecnichesapienti.ingegneria@uniroma1.it Scheda a cura di Chiara Belingardi (fonte)