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Ottone e M. Laura Servazzi. 19 aprile 1983

Servazzi Ottone e M. Laura Severazzi Ramati. 19 aprile 1983
« di 4 »

TORINO, 19 aprile 1983

Cara Bice[1],
sono commosso per quanto hai scritto
nella tua lettera. Ti ringrazio del pensiero di
continuare la nostra amicizia. Come se nulla
fosse cambiato e il tuo Rico fosse ancora con noi.
Comprendo la tua solitudine e il bisogno
di vivere memorie; ma invecchiando di
che altro possiamo vivere? Però devi farti co-
raggio trovando ancora interesse alla vita,
proprio anche per il tuo Caro che, certo, ti vuole
vedere serena. Mia moglie ed io siamo
vicini a te per darti tutto l’appoggio morale
possibile; peccato che siamo tanto lontani.
Con rinnovata amicizia un affettuoso
abbraccio, anche da parte di mia moglie

Ottone Servazzi[2]

Carissima amica,
finalmente ho un po’ di tranquillità (Otto
è già andato a letto) per rispondere alla sua
mirabile lettera. Non mi riesce ancora usare
il “tu” perché non la conosco, ma ammiro
il suo animo sensibile e buono.
Ringrazi Dio di aver potuto aiutare il suo
Rico fino all’ultimo istante in piena
reciproca comprensione: perché quello è stato
un grande privilegio, che in ogni caso pare
negato a me poiché Otto è affetto da arterio-
sclerosi che riduce ogni giorno di più le sue
capacità mentali. Situazione che mi è molto
difficile di accettare in quanto Otto è stato
per me (come penso per lei il suo Rico) il vero
amore.
Ho apprezzato molto la sua perizia che ho
riletto anche ora e a questo proposito le dirò
che ho a Roma una sorella che, già professo-
ressa di lettere, ove dà uno scopo alla mia
vita colla poesia e col partecipare a raduni

letterari: recentemente ha tenuto una conferenza
su D’Annunzio cui hanno presenziato alcuni
Fiumani. Mia sorella ha un carattere un poco
particolare e col quale io (madre di due figli
e nonna di sei nipote dai 23 agli 11 anni!)
non vado molto d’accordo perché il mio
tempo è sempre troppo ristretto per quello
che vorrei fare. Ma se vi crede di ritrar-
re qualche giovamento dalla sua compagnia
le telefoni a mio nome (Anna Rita Ramati[3]
Via Fregene 41 – T. 75-76-363).
Ben difficilmente noi verremo a Roma: un
anno fa sono stata operata di distacco della
retina e da allora tutto mi sembra più gra-
voso ma forse soprattutto sono i 77 anni che
mi pesano! Penso che lei non avrà occa-
sione di venire al nord, ma se nel caso,
pensi che sarò ben lieta di conoscerla

Con affetto

M. Laura Severazzi Ramati[4]

Servazzi Ottone e M. Laura Severazzi Ramati. Busta. 19 aprile 1983
« di 2 »

Gentile Signora
Bice D’Ancona Gulì
Via Giacomo Corradi, 5

00151 Roma

francobollo

CASTELLO
DELL’IMPERATORE PRATO 400
ITALIA
LRZS ROMA G, VERDELOCCHIO INC

TORINO NORD VIA REISS ROMOLI

retro

Sped.: Ottone SERVAZZI
Corso Q: Sella 26, 10, 10131 TORINO

ROMA – OSTIENSE
23.4.83.22


Note


eng. vers.

TURIN, 19 April 1983
Dear Bice, I am moved by what you wrote in your letter. Thank you for wanting to continue our friendship. It is as if nothing has changed and your Rico is still with us.
I understand your loneliness and your need to live on memories, but as we grow older, what else can we live on? However, you must take courage and find new interests in life, especially for your dear one who, I am sure, wants to see you happy. My wife and I are close to you and offer you all the moral support we can; it is a pity that we are so far away.
With renewed friendship, a warm hug, also from my wife.
Ottone Servazzi

Dearest friend,
I finally have some peace and quiet (Otto has already gone to bed) to reply to your wonderful letter. I still cannot use the informal “tu” because I do not know you, but I admire your sensitive and kind soul.
Thank God you were able to help your Rico until the very end in complete mutual understanding: because that was a great privilege, which in any case seems denied to me since Otto suffers from arteriosclerosis, which reduces his mental abilities more and more every day. This is a situation that is very difficult for me to accept, as Otto has been my true love (as I think Rico has been for you).

I greatly appreciated your expertise, which I have reread even now, and in this regard, I will tell you that I have a sister in Rome who is a professor of literature and who gives my life purpose through poetry and participation in literary gatherings. She recently held a conference on D’Annunzio, which was attended by some people from Fiume. My sister has a somewhat peculiar character, and I (mother of two children and grandmother of six grandchildren aged 23 to 11!) do not get along very well with her because I never have enough time for everything I would like to do. But if you think you might benefit from her company, please call her on my behalf (Anna Rita Ramati – Via Fregene 41 – T. 75-76-363).
It is unlikely that we will come to Rome: a year ago, I had surgery for a detached retina and since then everything seems more difficult, but perhaps it is mainly my 77 years that weigh on me! I don’t think you will have the opportunity to come to the north, but if you do, I would be very happy to meet you.
With affection
M. Laura Severazzi Ramati


[1]  Beatrice Gulì è nata il 7 gennaio 1902 a Roma. Frequenta il liceo classico Tasso, dove consegue la maturità nel 1921. La sua formazione classica le resterà per tutta la vita, permettendole di declamare in greco e in latino. La sua aspirazione sarebbe stata iscriversi a Medicina, ma l’opposizione del padre la spinge ad orientarsi per la facoltà di Matematica. Mentre segue i corsi scientifici, conosce Enrico D’Ancona e insieme si iscrivono alla Scuola di Applicazione per Ingegneri. Originario di Fiume, Enrico vive a Roma con i fratelli per frequentare l’università. Beatrice ed Enrico si laureano entrambi nel novembre 1927 e si sposano un mese dopo. Avranno quattro figli: Fabrizio (1928) avvocato; Bruno (1929) Ingegnere; Annamaria (1933) e Giuliana (1935) entrambe si sono occupate di scienze naturali come lo zio Umberto D’Ancona. Poco dopo la laurea trova lavoro presso le Assicurazioni d’Italia, a tempo pieno fino al 1942, quindi come consulente del ramo furto/incendio fino al 1980. Nel suo lavoro è molto apprezzata per l’accuratezza e l’approfondimento con cui porta a termine le perizie di cui è incaricata. Affronta e supera l’esame di Stato nel 1937, con lo scopo di firmare i progetti elaborati in coppia con il marito. Tra i loro lavori: la casa di famiglia a Monteverde (1930) e la casa al mare a Tor Vajanica (1958), oltre ad alcuni piccoli incarichi ottenuti da amici. Beatrice ha una bellissima grafia ed è un’abile conversatrice. Estroversa e motivata, si impegna a fondo e ottiene risultati soddisfacenti in tutte le sue attività. Ha attitudine alla ricerca e all’apprendimento che cerca di soddisfare in tutto il corso della vita. Coltiva interessi letterari: scrive poesie, declama in greco e in latino. Dopo il pensionamento si iscrive all’università della Terza Età, per seguire corsi di medicina e poi latino, greco e letteratura.«… L’aspetto ingegneristico era supportato dall’aspetto umanistico, che era la sua vera passione. Ma ancora più importante è stato essere riuscita a prendere una laurea in ingegneria ed esercitare, che all’epoca non dev’essere stato facile. Di mia nonna ricordo una personalità di grande carisma.» (Laura D’Ancona, nipote, durante l’intervista)
FONTI: Annuari della Scuola di Applicazione per Ingegneri; Intervista condotta il 25/02/2019 da Chiara Belingardi e Claudia Mattogno al figlio ing. Bruno D’Ancona, alla nipote Laura D’Ancona, all’amica ing. Marina Torre. Ricerca di Ateneo Tecniche Sapienti tecnichesapienti.ingegneria@uniroma1.it Scheda a cura di Chiara Belingardi (fonte)

[2] Ottone Servazzi
Soldato della Legione Fiumana, Ottone Servazzi risulta tra i partecipanti al cosiddetto Natale di Sangue (dicembre 1920), ultima fase dell’impresa fiumana guidata da Gabriele d’Annunzio. Il suo nome compare con la qualifica di soldato nell’elenco dei membri della Legione Fiumana riportato nella seguente pubblicazione: Giuseppe Moscati, Le cinque giornate di Fiume, Casa Editrice Carnaro, 2ª edizione, 1931. Al momento non sono disponibili ulteriori informazioni biografiche o documentarie sulla sua attività militare o sulla sua vita successiva.(fonte) – “Riječka legija” tokom riječkog krvavog božića – “La Legione Fiumana” nel Natale di Sangue. Izvadak iz knjige: Giuseppe Moscati. Le cinque giornate di Fiume. Casa editrice Carnaro. 2a edizione 1931 (fonte)

[3] Anna Rita Ramati
Studentessa di Lettere e Filosofia – Università di Torino (imm. 1919)
Sorella di Maria Laura, Anna Rita Ramati nacque il 1º marzo 1899 a Cameri (Provincia di Novara) e si immatricolò alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino nel 1919. È autrice del volume Tramonti di fuoco, Gesualdi Editore, Roma, 1980.(fonte)

[4] Maria Laura Ramati
Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Torino.
Maria Laura Ramati, moglie di Ottone Servazzi, conseguì la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Torino nel 1927.
Nel sito dell’Archivio Storico dell’Università di Torino è registrata con il codice 42262, con la seguente indicazione accademica:

  • Titolo della tesi: Il nesso di causalità nel diritto penale
  • Facoltà: Giurisprudenza
  • Anno: 1927
  • Disciplina: Diritto penale
  • Relatore: Eugenio Florian

Al momento non sono disponibili ulteriori informazioni biografiche o professionali relative alla sua attività successiva al conseguimento della laurea.(fonte)