Prof. Gislero Flesch
Tra i fattori morali partecipanti alla potenza di una nazione dobbiamo annoverare la « coscienza della razza », cioè la piena, intima consapevolezza di questa entità di cui ognuno è parte. Siffatta coscienza, che costituisce elemento essenziale di orgoglio, di fede, di vigoria creativa, è la vena profonda migliore donde può scaturire la prassi volta a difendere, a migliorare ed a potenziare la razza, sia sotto il riguardo numerico, sia sotto quello qualitativo, nella sfera così fisica come morale.
Tale coscienza della razza[1], se in tutti gli strati di un popolo dev’essere opportunamente formata, deve innanzi tutto rifulgere nella donna, come in colei cui è assegnata dalle leggi naturali la parte più importante quale difenditrice dei caratteri razziali. E gelosa difenditrice ella deve essere dei più vetusti e più puri caratteri del passato, rinnovantisi ed evolventisi nel presente, per forza di amore scaturente da chiara consapevolezza, da luminosa fede, da adeguata saggezza. Virtù queste solo conseguibili con la conoscenza dei problemi che vedono sul vasto settore degli studi razziali concernenti l’ereditarietà, l’eugenica e la profilassi, tanto nell’orbita somatica quanto in quella psichica. « L’uomo » ha detto Bacone « tanto può quanto sa ».
L’acquisizione di codeste nozioni, almeno in linea generale, dev’essere per la donna italiana un alto e imprescindibile dovere. In lei è l’avvenire di una razza vigorosa di corpo e di mente ; ella rappresenta la portatrice mortale di una vita immortale. Di questa sua alta responsabilità, di questa sua parte essenziale nella continuità rigogliosa della razza, la donna deve avere comprensione e ‘sentimento particolari. Dal netto comprendere e dal profondo sentire nasce il relativo agire: un agire fermo e chiaro, secondo una linea di condotta incisa, per così dire, nel cervello e nel cuore. In ciò consiste la forza creatrice di generazioni forti e valide, la quale subentrerà alla diffusa trascuranza circa l’avvenire del patrimonio ereditario razziale. Il desiderio della formazione di una forte razza virile sarà il senso della vita. Ed in virtù di questo « amore della formazione », segreta forza plasmatrice, il desiderio prenderà forma visibile, pensiero si farà carne.
La donna, così, nel suo vasto ambito di azione, concorrerà coscientemente a produrre una discendenza non già inferiore ai suoi produttori bensì il più possibile in costante progressione in rapporto alla famiglia iniziale.
Le considerazioni che seguono varranno a dimostrare la necessità di formare nella donna una siffatta « coscienza della razza », primum movens di ogni attuazione nel settore pratico del miglioramento razziale.
Compiti della donna nel settore razziale
La donna d’Italia, in questa nostra epoca dominata dalla grande realtà, della ricostruzione dell’Impero di Roma, ha indubbiamente responsabilità e compiti nuovi che vanno studiati e risolti tenendo presente che è inutile richiamarsi a vecchie e superate tradizioni, che è dannoso affidare tutta la questione a considerazioni e a rimedi materialistici, e che, infine, non si debbono ignorare certe esigenze del tempo nostro, a meno di cadere nella retorica e nella ipocrisia, le quali giammai hanno formato una coscienza, bensì effimere maschere.
È quindi della massima importanza la esatta e realistica impostazione del problema. La donna è essa all’altezza delle esigenze razziali e demografiche di Roma? Non ancora perfettamente. Quali ne sono le cause? Va-rie e di varia natura. Prima fra tutte, la più pericolosa e veramente fondamentale, è una specie di insufficienza etico-sentimentale, dove più e dove meno grave, ma certamente diffusa. È in questo campo che si impone una vasta opera di risanamento, la quale, certa-mente, darà, dei risultati assai migliori e — ciò che più conta — molte più sostanziali di ogni altro rimedio esterno e coercitivo. Le altre cause di cui non ci occupiamo — sono di carattere economico e sociale; esse hanno la loro importanza, ma presentano un valore molto meno determinante della prima, da cui, peraltro, direttamente dipendono e il peso e la influenza delle ultime.
Ad ovviare siffatti pericoli della scarsa coscienza razziale femminile, possono validamente contribuire i seguenti fattori : una chiara comprensione dei problemi fondamentali della sessualità nelle sue radici biologica, spirituale, sociale; una sufficiente istruzione nei problemi della propagazione della razza ; una buona conoscenza dei compiti inerenti alla educazione della prole, sia in tema generale, sia in tema di sentimento e orgoglio dì razza.
Per questa via vedremo sorgere la donna nuova, quale portatrice di civiltà e creatrice di valori eterni, quale cosciente incarnazione di una femminilità più genuina e più pura, che attrae a sè, purificandola e innalzandola, l’umanità.
Il problema della razza
Il problema della razza è problema politico, morale, sociale, ma è principalmente problema biologico. Bisogna però sgomberare la mente da tutto ciò che il termine « biologico » può suscitare in senso dispregiativo nei cervelli suggestionabili da certuni in mala fede. Si opera infatti un’abusiva trasposizione di concetti quando si mette il segno di equivalenza tra la parola « biologico » e la parola « materialista » o « animalità ». Si dimentica, in questo caso, o si fingo di obliare, che trattasi sempre di una « biologia umana », ossia di una scienza che — studiando integralmente la vita dell’uomo nella sua costituzione unitaria morfo-fisio -psichica — investiga anche il formarsi di determinati gruppi di umanità per stabilire distinzioni non solo fisiche, ma precipuamente spirituali.
Inoltre, assegnare un posto più alto al concetto di « nazione » dimenticare quanto di universale, e quindi di umano e di spirituale, è nel concetto di « razza », il quale ha limiti ben più estesi del concetto politico di « nazione ».
La biologia della razza è la pura biologia sociale delle collettività umane omogenee, per le storiche eredità, per le correlazioni armoniche di pensiero e di azione, di rapporti finanziari, industriali, corporativi, per finalità etiche e per evoluzione di civiltà.
Dalla somma dei caratteri corporei e spirituali propri ad una razza si forma una tipica personalità, una individualità determinata, costituente il « biotipo razziale ».
Tale complesso di armonie corporeo-spirituali, forse inavvertitamente, ma con, piena naturalezza, riempie di volontà di vita e di potenza, ogni partecipe della razza; ad ogni istante indicandogli la direzione e il fine. Nell’anima della razza, il veemente voler sussistere è nobilitato dall’imperioso voler progredire. È lo spirito che lega i morti ai vivi, le generazioni che furono a quelle che saranno. Attraverso il germe, che la donna porta e accoglie in sé, passano non solo i caratteri singoli dei genitori immediati, ma i caratteri defila stirpe di cui fa parte : caratteri fisici e psichici.
Dunque, nella coscienza di razza della donna italiana dovrà stare ben chiaro il concetto, che quelle materialistiche « dottrine » in fallimento, le quali cercano di spiegare il formarsi e il decadere delle civiltà — al di fuori degli uomini considerati quali « forze spirituali » — in una specie di biologia apocalittica, sono nettamente ripudiate dal « razzismo di Roma » dal nostro » razzismo; il quale poggia su basi non caduche, non demolibili come ciò che è pura materia, ma sì perenni come lo spirito immortale. Senza del quale le masse umane avrebbero la stessa « inerzia » delle masse inorganiche, senza del quale non può saldarsi, l’anello fra il passato e l’avvenire.
Partendo da tale concetto unitario biopsicologico, la grandiosa opera di difesa razziale — che è la prassi scaturente dalla coscienza della razza — si raggruppa in tre grandi principali settori umanità che genera ; umanità che nasce; umanità che cresce. In questi settori la parte della donna come generatrice, come madre, come prima educatrice è essenziale.
Teoria e prassi dell’eugenetica razziale
Il destino dell’uomo, per quanto concerne la, sua costituzione, il suo avvenire fisico e psichico, è definito in gran parte, già prima della procreazione, dal fattore ereditano; il quale è nel nostro dominio, dipendendo dalla più o meno felice coniugazione degli elementi qualitativi degl’individui generanti. Innanzi che le cellule germinali, innanzi che i gameti paterni e materni si siano congiunti, già esiste in essi il fondamentale condizionamento del tipo morfo-fisio-psicologico dell’individuo che formeranno unendosi, condizionamento trasmesso di generazione in generazione.
Non si può intendere il significato profondo di questa corrente di studi e di pensiero senza la conoscenza del meccanismo dello sviluppo degli esseri : non è possibile abbracciare con gli occhi della mente l’ampia distesa degli studi eugenici senza conoscere, sia pure per sommi capi, il fenomeno ereditario. Le leggi di Mendel rappresentano i capisaldi di tutte le applicazioni eugenetiche. Pertanto, essere a conoscenza delle cognizioni intorno al fenomeno ereditario è per la donna di oggi singolarmente doveroso: senza questa conoscenza non si possono avere idee chiare e precise, convinzione e coscienza in fatto di eredità ; intorno alla quale gira tutto il mondo organico, e dalla quale deve muovere ogni possibile prassi eugenica razziale.
La prepotenza o impulso sessuale si spiega, teleologicamente, guardando allo scopo altissimo che deve attingere : la conservazione della specie. Sulla via di questo supremo compito teleologico non v’è in natura luogo ad ostacoli nè a coercizioni : ed ecco la necessità della conoscenza delle leggi della ereditarietà, conoscenza atta a recare un soffio razionalizzatore, sì, ma eugenico, sulla procreazione. Dal punto di vista del selezionismo razzista, ossia di una pratica volta alla purificazione della razza, posto che le leggi mendeliane abbiano valore anche per la specie, umana, è evidente che impedendo, in un popolo, per una serie di generazioni, ogni ulteriore coniugazione con elementi di altra razza, per forza di tali leggi si avrebbe la razza integra e pura , e l’altro aspetto e di tale dottrina, relativo al fatale rie-mergere della eredità introdotta da un elemento biologico eterogeneo oppure malato, anatemizza ogni ulteriore incrocio produttore di ibridi, come ogni connubio non eugenico.
L’ eugenica, basandosi sulla trasmissione ereditaria dei caratteri, vuole che l’unione avvenga fra gameti portatori delle migliori potenzialità, ereditarie, cioè appartenenti a individui fisicamente e psichicamente ben costituiti e provenienti a loro volta da ceppi famigliari privi di tare morbose (genotipi sani). Da. qui la finalità di educare la donna alla responsabilità eugenica del matrimonio. facendo opera di propaganda delle nozioni sulla ereditarietà, in quanto la divulgazione di esse contribuisce indirettamente al miglioramento della razza. Nozioni fondamentali, direi quasi obbligatorie a infondersi in ogni donna italiana, sono pertanto determinismo e la peculiarità di trasmissione dei vari caratteri ereditari; le condizioni capaci di modificare tale trasmissione e tali caratteri; la parte dovuta alle condizioni ereditarie e a quelle ambienti nella formazione del bio-psicotipo, normale e patologico; gli stati morbosi e le anomalie ereditarie trasmissibili (debolezza mentale, demenza precoce, pazzia maniaco-depressiva, epilessia, corea, sordità, cecità, alcoolismo, criminalità, vagabondaggio, prostituzione) ; il modo con cui è possibile determinare aprioristicamente le potenzialità ereditarie, vale a dire il patrimonio naturale che ogni individuo potrà trasmettere alla propria discendenza. La conoscenza di tali nozioni — debitamente porte in acconci volgarizzamenti a seconda del grado di cultura delle singole categorie — sviluppando sempre più nella generale considerazione la coscienza della responsabilità che col matrimonio si assume di fronte alla famiglia, alla società, alla patria, si mostreranno fertili di proficue applicazioni.
L’ideale della profilassi razzista consiste appunto nell’agire in guisa elio sia impedita ogni forma di eredità indesiderabile, sì da essere la discendenza la migliore possibile ecco il grande problema risolvibile teoricamente a mezzo delle odierne avanzate cognizioni scientifiche, e praticamente a mezzo delle relative attuazioni che la scienza ci addita e a cui la donna deve aspirare. Le leggi della ereditarietà delineano il quadro di un’ampia eugenica, di una eugenica nel senso più lato, che investe sangue e spirito.
E una razza come la nostra, creatrice, nei secoli, di Altissimi e perenni valori spirituali, dev’essere — in questo nostro odierno clima perfettibilità — tutelata nella sua purezza e vigoria.
Articolo tratto da:
PENSIERO MEDICO – Quindicinale di Medicina Chirurgia Igiene Politica Sanitaria Interessi Professionali Fondato nel 1911
Anno XXXI – N. 57 FEBBRAIO 1942-XX
Nando Bennati Direttore
Gonario Deffenu, Redattore Capo
Note
Vers. eng.
To instill a “racist consciousness” in Italian women
Prof. Gislero Flesch
Among the moral factors contributing to a nation’s power, we must include “racial consciousness,” that is, the full, intimate awareness of this entity of which everyone is a part. Such consciousness, which is an essential element of pride, faith, and creative vigor, is the best source from which practices aimed at defending, improving, and strengthening the race can spring, both numerically and qualitatively, in the physical as well as the moral sphere.
This racial consciousness, if it is to be properly formed in all strata of a people, must first of all shine forth in women, as those to whom natural laws assign the most important role as defenders of racial characteristics. She must be a jealous defender of the most ancient and purest characteristics of the past, renewed and evolved in the present, by the force of love springing from clear awareness, luminous faith, and adequate wisdom. These virtues can only be achieved through knowledge of the problems that arise in the vast field of racial studies concerning heredity, eugenics, and prophylaxis, both in the somatic and psychic spheres. “Man,” said Bacon, “can do as much as he knows.”
The acquisition of these notions, at least in general terms, must be a high and essential duty for Italian women. In her lies the future of a race that is vigorous in body and mind; she represents the mortal bearer of immortal life. Women must have a particular understanding and feeling for this high responsibility, for this essential part they play in the flourishing continuity of the race. From clear understanding and deep feeling comes the corresponding action: firm and clear action, according to a course of conduct engraved, so to speak, in the brain and heart. This is the creative force of strong and valid generations, which will take over from the widespread neglect of the future of the racial heritage. The desire to form a strong, virile race will be the meaning of life. And by virtue of this ‘love of formation’, a secret shaping force, the desire will take visible form, thought will become flesh.
Thus, in her vast sphere of action, woman will consciously contribute to producing offspring that are not inferior to their producers but, as far as possible, in constant progression in relation to the initial family.
The following considerations will demonstrate the need to form in women such a “racial consciousness,” the primum movens of every practical implementation of racial improvement.
Women’s roles in the racial sector
In this era dominated by the great reality of the reconstruction of the Roman Empire, Italian women undoubtedly have new responsibilities and tasks that must be studied and resolved, bearing in mind that it is useless to refer to old and outdated traditions, that it is harmful to entrust the whole question to materialistic considerations and remedies, and that, finally, certain needs of our time must not be ignored, lest we fall into rhetoric and hypocrisy, which have never formed a conscience, but rather ephemeral masks.
It is therefore of the utmost importance to approach the problem in an accurate and realistic manner. Are women up to the racial and demographic demands of Rome? Not yet perfectly. What are the causes? They are varied and of various kinds. First and foremost, the most dangerous and truly fundamental is a kind of ethical-emotional insufficiency, which is more or less serious, but certainly widespread. It is in this area that a vast work of rehabilitation is needed, which will certainly yield much better results and—more importantly—much more substantial results than any other external and coercive remedy. The other causes, which we will not address here, are economic and social in nature; they are important, but much less decisive than the first, on which the weight and influence of the latter directly depend.
The following factors can validly contribute to overcoming such dangers of poor female racial awareness: a clear understanding of the fundamental problems of sexuality in its biological, spiritual, and social roots; sufficient education on the problems of race propagation; a good knowledge of the tasks inherent in the education of offspring, both in general terms and in terms of racial sentiment and pride.
In this way, we will see the emergence of the new woman, as the bearer of civilization and creator of eternal values, as the conscious embodiment of a more genuine and purer femininity, which attracts humanity to itself, purifying and elevating it.
The issue of race
The issue of race is political, moral, and social, but it is primarily biological. However, we must clear our minds of anything that the term “biological” might evoke in a derogatory sense in the minds of those who are susceptible to suggestion by certain people acting in bad faith. In fact, there is an abusive transposition of concepts when the word “biological” is equated with the words ‘materialistic’ or “animality.” In this case, we forget, or pretend to forget, that we are always dealing with “human biology,” that is, a science that—by studying human life in its entirety in its unified morpho-physiological-psychic constitution—also investigates the formation of certain groups of humanity in order to establish distinctions that are not only physical but primarily spiritual.
Furthermore, assigning a higher place to the concept of “nation” means forgetting how much that is universal, and therefore human and spiritual, is contained in the concept of “race,” which has much broader limits than the political concept of “nation.”
The biology of race is the pure social biology of homogeneous human communities, due to historical legacies, harmonious correlations of thought and action, financial, industrial, and corporate relationships, ethical goals, and the evolution of civilization.
The sum of the physical and spiritual characteristics of a race forms a typical personality, a specific individuality, constituting the “racial biotype.”
This complex of physical and spiritual harmonies, perhaps inadvertently but quite naturally, fills every member of the race with the will to live and power, indicating to them at every moment the direction and the goal. In the soul of the race, the vehement will to survive is ennobled by the imperious will to progress. It is the spirit that binds the dead to the living, the generations that were to those that will be. Through the seed that the woman carries and welcomes into herself, not only the individual characteristics of her immediate parents pass, but also the characteristics of the lineage to which she belongs: physical and psychic characteristics.
Therefore, Italian women must be clearly aware that those materialistic “doctrines” which seek to explain the formation and decline of civilizations—outside of men considered as “spiritual forces” — in a kind of apocalyptic biology, are clearly rejected by the “racism of Rome,” by our “racism,” which is based on foundations that are not transitory, not demolishable like pure matter, but as perennial as the immortal spirit. Without which the human masses would have the same “inertia” as inorganic masses, without which the link between the past and the future cannot be forged.
Starting from this unified biopsychological concept, the grandiose work of racial defense—which is the practice arising from racial consciousness—is grouped into three main sectors: humanity that generates; humanity that is born; humanity that grows. In these sectors, the role of women as generators, as mothers, as primary educators is essential.
Theory and practice of racial eugenics
The destiny of man, as far as his constitution and his physical and mental future are concerned, is largely determined, even before procreation, by hereditary factors, which are within our control, depending on the more or less successful combination of the qualitative elements of the generating individuals. Before the germ cells, before the paternal and maternal gametes have joined, the fundamental conditioning of the morpho-physiological-psychological type of the individual they will form by joining already exists in them, conditioning transmitted from generation to generation.
The profound meaning of this current of studies and thought cannot be understood without knowledge of the mechanism of the development of beings: it is not possible to embrace the broad expanse of eugenic studies with the mind’s eye without knowing, even in broad terms, the phenomenon of heredity. Mendel’s laws represent the cornerstones of all eugenic applications. Therefore, being aware of the knowledge surrounding the phenomenon of heredity is particularly important for women today: without this knowledge, it is not possible to have clear and precise ideas, conviction, and awareness regarding heredity, around which the entire organic world revolves and from which every possible racial eugenic practice must originate.
Arrogance or sexual impulse can be explained, teleologically, by looking at the highest goal it must achieve: the preservation of the species. On the path to this supreme teleological task, there is no place in nature for obstacles or coercion: hence the need for knowledge of the laws of heredity, knowledge capable of bringing a rationalizing, yes, but eugenic, breath to procreation. From the point of view of racist selectionism, that is, a practice aimed at the purification of the race, given that Mendelian laws also apply to the human species, it is clear that by preventing, in a population, for a series of generations, any further conjugation with elements of another race, by virtue of these laws, the race would be intact and pure. The other aspect of this doctrine, relating to the fatal re-emergence of heredity introduced by a heterogeneous or diseased biological element, anathematizes any further crossbreeding producing hybrids, as well as any non-eugenic union.
Eugenics, based on the hereditary transmission of characteristics, requires that union take place between gametes carrying the best hereditary potential, i.e., belonging to physically and mentally well-built individuals who themselves come from families free of disease (healthy genotypes). Hence the aim of educating women about the eugenic responsibility of marriage, promoting knowledge about heredity, as the dissemination of such knowledge indirectly contributes to the improvement of the race.
Fundamental concepts, which I would say are almost mandatory for every Italian woman to understand, are therefore determinism and the peculiarities of the transmission of various hereditary traits; the conditions capable of modifying this transmission and these traits; the role played by hereditary and environmental conditions in the formation of the normal and pathological bio-psychotype; morbid states and transmissible hereditary anomalies (mental weakness, early dementia, manic-depressive insanity, epilepsy, chorea, deafness, blindness, alcoholism, criminality, vagrancy, prostitution); the way in which it is possible to determine a priori hereditary potential, that is, the natural heritage that each individual can pass on to their descendants. Knowledge of these concepts—duly simplified according to the level of education of the individual categories—will prove fruitful in developing a general awareness of the responsibility that marriage entails towards the family, society, and the homeland.
The ideal of racist prophylaxis consists precisely in acting in such a way as to prevent any form of undesirable inheritance, so that the offspring are the best possible. This is the great problem that can be solved theoretically by means of today’s advanced scientific knowledge, and practically by means of the related implementations that science points out to us and to which women must aspire. The laws of heredity outline the framework for a broad eugenics, eugenics in the broadest sense, which affects blood and spirit.
And a race such as ours, which has created the highest and most enduring spiritual values over the centuries, must be protected in its purity and vigor in today’s climate of perfectibility.
Article taken from:
PENSIERO MEDICO – Fortnightly Journal of Medicine, Surgery, Hygiene, Health Policy, and Professional Interests Founded in 1911
Year XXXI – No. 57 FEBRUARY 1942-XX
Nando Bennati, Director
Gonario Deffenu, Editor-in-Chief
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[1] Le leggi razziali fasciste furono un insieme di provvedimenti legislativi e amministrativi applicati in Italia fra il 1938 e il primo lustro degli anni quaranta, inizialmente dal regime fascista e poi dalla Repubblica Sociale Italiana, rivolti prevalentemente contro le persone ebree.
Il loro contenuto fu annunciato per la prima volta il 18 settembre 1938 a Trieste dal dittatore Benito Mussolini, da un palco posto davanti al Municipio in Piazza Unità d’Italia, in occasione di una sua visita alla città.
Furono abrogate coi regi decreti-legge n. 25 e 26 del 20 gennaio 1944, emanati durante il Regno del Sud, mentre nella Repubblica Sociale Italiana continuarono a essere applicate fino all’aprile 1945.(fonte)
Il primo documento ufficiale da cui sono poi scaturite le suddette Leggi Razziali, è il Manifesto sulla purezza della razza pubblicato il 14 Luglio 1938 al quale aderirono, nella quasi totalità, le personalità della cultura italiana tra i quali Gislero Flesch.(fonte)
Gislero Flesch fu anche autore di numerose pubblicazioni. Per l’Enciclopedia Italiana ha curato la voce “Minorenni”, Enciclopedia Italiana – II Appendice (1949).(fonte)




