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Umberto D’Ancona. 8 ottobre 1943

Umberto D'Ancona. 8 ottobre 1943
« di 2 »

Padova, 8-X- 943.

Carissimo Rico.
Ti scrivo per darti le notizie
di Fiume che conosco. Da casa
abbiamo ricevuto un’ultima
cartolina in data 6, ci e è arri-
vata oggi. Ieri ci è giunta una
cartolina di Linda. Dicono che
stanno tutti bene, ma devono a-
vere poco da mangiare.
Notizie avute per mezzo di co-
noscenti e da persone venute
da Fiume[1], ci dicono che sono in-
terrotte da circa un mese le comu-
nicazioni ferroviarie. Le sole co-
municazioni con Trieste si svol-
gono con dei piroscafi che parto-
no saltuariamente. Sulla città
i partigiani hanno tirato delle
cannonate, che hanno colpito
qualche casa, ma pare sia
stata cosa da poco.
Dall’ultima cartolina pare
che a casa siano abbastanza
tranquilli.

Noi stiamo bene.
Comunica queste notizie
anche a Renato. Gradisci
con tutti i parenti i più
affettuosi saluti
da Umberto[2]

Abbiamo mandato un mes-
saggio della Croce Rossa a
Noretta. Scriveteci, siamo
sempre desiderosi di notizie.
L’ultima cartolina di mia
mamma è del 2, speriamo
averne presto. Ma di salute
benissimo. Affettuosi saluti
a tutti da Luisa.

Spedisce D’Ancona
Via Nullo 6 . Padova

Signor
Ing. Enrico D’Ancona
Via Giacomo Corradi
Monteverde Nuovo

5

Roma

francobollo
CENT 30
POSTE ITALIANE

Timbro PADOVA CENTRO

9 – X
43


Note

eng. vers.

Padua, October 8, 1943.
Dear Rico. I am writing to give you the news I have about Fiume. We received a postcard from home dated the 6th, which arrived today. Yesterday we received a postcard from Linda. They say that
everyone is well, but they must have little to eat.
News from acquaintances and people who have come from Fiume tells us that rail communications have been interrupted for about a month. The only
communications with Trieste are by steamships that depart occasionally. The partisans have fired cannons at the city, hitting a few houses, but it seems to have been a minor incident.
From the last postcard, it seems that things are fairly quiet at home. We are fine. Please pass on this news to Renato. Warmest regards to all your relatives
from Umberto
We sent a Red Cross message to Noretta. Write to us, we are always eager for news. The last postcard from my mother is dated the 2nd, we hope to hear from her soon. But we are in very good health. Warm regards to all from Luisa.


[1] Fiume, dopo i falliti tentativi dei partigiani jugoslavi, dalla metà di settembre 1943 alla fine di aprile 1945 rimase saldamente sotto il diretto controllo germanico. Con l’ordinanza emessa il 19 ottobre 1943 furono aboliti formalmente i tribunali militari italiani, mentre con l’ordinanza del 29 ottobre fu conferito a un certo numero di “consiglieri tedeschi” l’incarico di controllare i provvedimenti deliberati dai prefetti nelle varie province autonome dell’Adriatisches Küstenland, affinché fossero in linea con le direttive e le ordinanze del Supremo Commissario. Da Trieste, il Comandante superiore delle SS e della polizia per il Litorale Adriatico, Odilo Globocnik, emanò nel tardo autunno del 1943 continue disposizioni antiguerriglia, che venivano tradotte in italiano, sloveno e croato ed emanate per scoraggiare la popolazione ad appoggiare le bande partigiane:

AVVISO
Abbiamo avuto occasione di constatare che le bande hanno potuto prendere piede e svolgere la loro attività soltanto in regioni dove la popolazione stessa offriva loro appoggio ed aiuto. Coscienti di ciò e per difendersi contro attacchi comunisti si ordina: 1. Ogni abitante, che abbia conoscenza del soggiorno e dell’attività di bande comuniste, di singoli appartenenti alle bande e dei loro cooperatori, è obbligato a segnalare le sue osservazioni al più vicino posto di Polizia. 2. I danni cagionati dalle bande devono essere riparati in comunanza dalla popolazione del luogo che è stato danneggiato. 3. Se il danno è tanto rilevante da non poter essere riparato, esso verrà coperto invece che dalla contribuzione di lavoro, da una multa in denaro che sarà calcolata secondo le possibilità della popolazione del luogo. 4. Attacchi contro tedeschi, sabotaggio, atti di violenza, favoreggiamento delle bande, ecc. saranno, nel caso che il colpevole non venga scoperto, puniti secondo la gravità del caso, con misure severissime, contro le persone fra le quali si suppone trovarsi il colpevole e le quali con il loro antecedente contegno danno motivo di supporre di avere favorito l’azione. 5. Le conseguenze ai parag. 2-4, saranno eliminate del tutto o in parte in seguito ad indicazioni che portano al colpevole. Trieste, 6 novembre 1943
F .to Odilo Globocnik

A Fiume, a metà ottobre 1943, i tedeschi avevano costituito la polizia e il servizio di sicurezza Aussendienststelle, sotto il comando del capitano delle SS Andreas Cerne, sostituito nel maggio del 1944 dal capitano Heinrich Schlünzen. A capo delle SS e delle forze di polizia di Fiume fu nominato il
tenente colonnello Paul Traub. Parallelamente, furono istituite da Odilo Globocnik alcune sezioni della Gestapo, con il compito di eseguire ogni azione repressiva contro i nemici del nazismo. Il sistema informativo germanico aveva due organizzazioni di base, l’Ufficio di sicurezza del Reich e l’Ufficio d’informazione militare, nel quale operavano il Servizio di controinformazione e la Polizia segreta (Geheime Polizei). Furono costituiti anche due corpi di polizia: a Lussino la Polizia marittima (Wasserschutzpolizei) e a Fiume la Polizia economica (Wirtschaftpolizei). La questura italiana versava in condizioni molto gravi sin dal 9 settembre 1943. Fino ad allora era stata retta dall’ispettore generale Pietro Vercelli, che lasciò l’incarico il 22 settembre al commissario di polizia Roberto Tomaselli. – Da: LA SECONDA GUERRA MONDIALE A FIUME E DINTORNI(PARTEII) La situazione politica e militare a Fiume dal 25 luglio 1943 al gennaio 1944, con riferimenti alla situazione in Istria e alla prima fase delle foibe. Di MARINO MICICH(fonte)

[2] Umberto D’Ancona. Nacque a Fiume il 9 maggio 1896 da Antonio e Anna Klas. A Fiume frequentò le classi elementari e il ginnasio, conseguendo la maturità nel 1914. Iscritto alla facoltà di scienze naturali presso l’università di Budapest, nel 1916 si trasferì all’università di Roma. Interrotti gli studi, combatté sul Carso come ufficiale di artiglieria; ferito, fu decorato con una croce al valor militare. Ripresi gli studi naturalistici a Roma si laureò nel 1920 con lode, svolgendo la tesi sull’effetto dell’inanizione sul tubo digerente d’anguilla, sotto la guida di G. Cotronei, aiuto presso l’istituto d’anatomia comparata, allora diretto dallo zoologo G. B. Grassi. Iniziò la carriera scientifica come assistente presso il Regio Comitato talassografico italiano e presto fu nominato assistente presso la cattedra di anatomia comparata dell’università di Roma, dove fu aiuto del Grassi sino al novembre 1929, nell’antica sede di via de Pretis. Conseguì la libera docenza in anatomia e fisiologia comparata nel 1925 e, alla morte del Grassi nello stesso anno, ebbe l’incarico della direzione dell’istituto ove iniziò un’intensa attività organizzativa e didattica. Quando Cotronei assunse la cattedra del Grassi, nel 1929, il D. ottenne l’incarico d’insegnamento presso l’università libera di Camerino dove si trattenne un solo anno, per trasferirsi poi in quella di Siena. Qui tenne prima l’incarico e poi la cattedra di zoologia e anatomia comparata.

Il 22 luglio 1926 sposò Luisa Volterra, figlia del matematico Vito Volterra, che fu sua collaboratrice per molti anni e da cui ebbe una figlia, Silvia.
Nel 1936 fu chiamato alla cattedra di zoologia a Pisa e l’anno seguente a quella di Padova, che tenne fino alla morte.

Ricca e molteplice fu l’attività organizzativa e la partecipazione a istituzioni nazionali e internazionali del D.: trasformò l’istituto di zoologia di Padova in uno dei più grandi ed attrezzati istituti policattedra italiani, rendendo operante l’orientamento associativo che era nei progetti della riforma universitaria. Nel 1940 fondò la stazione idrobiologica dell’università di Padova a Chioggia, che presto divenne un attivo centro di ricerca.

Numerose le crociere talassografiche di cui fu organizzatore particolarmente in occasione dell’Anno geofisico internazionale. Fu presidente di vari simposi, tra cui quello sulla “Classificazione delle acque salmastre” tenutosi a Venezia nel 1958 e quello internazionale su “Influenze meteorologiche e oceanografiche sulle variazioni del livello marino”, sempre a Venezia nel 1962. Fu direttore del Centro studi talassografici del Consiglio nazionale delle ricerche a Venezia, presidente della Società internazionale di limnologia e del Consiglio generale della pesca nel Mediterraneo, membro del Comitato di perfezionamento dell’Istituto oceanografico di Parigi, delle Commissioni per la oceanografia e per il programma biologico internazionale del Consiglio nazionale delle ricerche, del Comitato permanente per i congressi internazionali di zoologia, del sottocomitato per l’Oceanografia della N.A.T.O. Fu socio nazionale dell’Accademia nazionale dei Lincei e membro di numerosi istituti ed accademie. La Società zoologica francese e la Società ungherese di idrobiologia lo vollero tra i loro membri d’onore e l’Accademia delle scienze di Parigi tra i suoi soci corrispondenti.

I suoi interessi scientifici si estesero ai campi della fisiologia, dell’embriologia, dell’ecologia, dell’idrobiologia, dell’oceanografia, dell’evoluzione. In questa vastità di interessi la linea conduttrice, già segnata nei primi anni delle sue ricerche e forse nella sua giovinezza vissuta presso il mare di Fiume, rimarrà sempre la biologia marina.

Iniziato, ancora studente, da G. Cotronei e da G. B. Grassi allo studio delle anguille argentine e quindi della morfologia comparata dei Murenoidi, frequentò corsi di biologia marina a Helgaland e fu introdotto allo studio istologico dei Crostacei, nel laboratorio di Ramon y Cajal nel 1924 a Madrid, dove fruì di una borsa Rockefeller. Gli studi sulle anguille lo portarono ad estendere e approfondire le ricerche, iniziate da G. B. Grassi, sulla determinazione del sesso in questi pesci e poi sullo sviluppo delle gonadi dei Teleostei. In questo campo apportò un’impronta originale, definendo l’unitarietà strutturale e il tardo differenziamento sessuale dei Teleostei in genere, in contrasto col differenziamento precoce delle gonadi nei Selaci, negli Anfibi e negli Amnioti. Accanto alle ricerche istologiche – importanti quelle sulla struttura della fibra muscolare striata negli Artropodi e nei Vertebrati – notevoli sono gli studi citologici che il D. compì sul poliploidismo somatico, in particolare delle cellule epatiche.

Sempre presenti, nelle ricerche del D., l’interesse per la vita dei mari e i problemi dell’ittiologia e della pesca. La conciliazione della passione per la ricerca teorica e di laboratorio e l’impegno a contribuire all’incremento e allo sfruttamento della fauna marina e lacustre sono il peculiare segno della personalità scientifica del biologo fiumano. È proprio dalle ricerche sul patrimonio ittico dell’alto Adriatico che derivarono i suoi contributi più importanti nel campo teorico. Egli iniziò con lo studio della stasi peschereccia durante il conflitto 1914-18, ed esaminò analiticamente i dati sulle quantità di pesce dei mercati di Venezia, Trieste e Fiume. Notò che la sospensione della pesca spostava l’equilibrio biologico a favore delle specie predatrici e a svantaggio di quelle che si alimentavano di vegetali o piccoli invertebrati. Ne concluse che una pesca moderata determinava un equilibrio biologico marino molto più favorevole, per l’economia umana, di quello naturale. Queste ricerche ispirarono a Vito Volterra la teoria matematica nota come “legge delle fluttuazioni biologiche” che il D. svilupperà e tratterà estesamente nel suo libro La lotta per l’esistenza. Le formulazioni di Volterra-D. rappresentano un apporto significativo alla genetica ecologica, di grande importanza nel campo della dinamica e dell’evoluzione delle popolazioni naturali.

Grande è il contributo che il D. diede come docente alla biologia italiana; il suo testo Biologia e zoologia generale (Padova 1947) raggiunse la sesta edizione e il suo Trattato di zoologia (Torino 1953, 1960, 1966; traduz. spagnola: Tratado de zoologia, Barcelona 1959) vide postuma la sua terza edizione.

Di orientamento positivista, il D. era tuttavia consapevole dei limiti della metodica sperimentale e della necessità di intendere i problemi vitali nella loro specifica complessità.

La sua posizione in tal senso è ben esplicita in queste parole che il Battaglia riprende da un suo articolo del 1945 sul metodo di indagine in biologia: “di fronte alla tendenza meccanicista, che mira a ridurre tutti gli aspetti della vita i fenomeni fisici e chimici e a indagarli analizzando l’organismo nelle sue parti, nei suoi minimi costituenti, a scomporlo cioè nei suoi elementi costruttivi, nei quali si vuol rintracciare il segreto della vita stessa, non mancano le reazioni che tendono a riportare lo studio dei problemi vitali nella complessità dell’organismo e a individuare fenomeni propri della vita che sfuggono all’indagine fisico-chimica, a creare cioè, in contrapposto alla teoria fisica della vita, una vera teoria biologica. Tali tentativi … mirano ad equilibrare lo sviluppo delle nostre discipline e a metterci in guardia di fronte alle illusioni che possono sorgere dai brillanti successi conseguiti con l’applicazione integrale ed esclusiva della metodica sperimentale”.

Il D. trovava giustificato, entro quei limiti, contrapporre alla concezione micromeristica talune concezioni, come quella organismica di Bertalanffy o quella olistica di Durkeim o infine la Gestaltstheorie di Kohler. Restò tuttavia convinto che i fenomeni vitali fossero “suscettibili di indagini sperimentali nella misura in cui possono essere studiati come fenomeni fisici e chimici”.

Il D. è stato considerato dai suoi colleghi e dai suoi allievi sia in Italia sia all’estero, come lo zoologo italiano più completo negli anni del secondo dopoguerra. M. Benazzi, suo collega zoologo a Pisa, vide in lui la figura dello zoologo integrale, capace di dominare i più svariati settori della disciplina, e di farli convergere in una visione unitaria che potremo definire di ecologia sensu lato.

Morì improvvisamente, nel pieno della sua attività, a Marina Romea (Ravenna) il 24 ag. 1964.(fonte)

[4] Beatrice Gulì è nata il 7 gennaio 1902 a Roma. Frequenta il liceo classico Tasso, dove consegue la maturità nel 1921. La sua formazione classica le resterà per tutta la vita, permettendole di declamare in greco e in latino. La sua aspirazione sarebbe stata iscriversi a Medicina, ma l’opposizione del padre la spinge ad orientarsi per la facoltà di Matematica. Mentre segue i corsi scientifici, conosce Enrico D’Ancona e insieme si iscrivono alla Scuola di Applicazione per Ingegneri. Originario di Fiume, Enrico vive a Roma con i fratelli per frequentare l’università. Beatrice ed Enrico si laureano entrambi nel novembre 1927 e si sposano un mese dopo. Avranno quattro figli: Fabrizio (1928) avvocato; Bruno (1929) ingegnere; Annamaria (1933) e Giuliana (1935) entrambe si sono occupate di scienze naturali come lo zio Umberto D’Ancona. Poco dopo la laurea trova lavoro presso le Assicurazioni d’Italia, a tempo pieno fino al 1942, quindi come consulente del ramo furto/incendio fino al 1980. Nel suo lavoro è molto apprezzata per l’accuratezza e l’approfondimento con cui porta a termine le perizie di cui è incaricata. Affronta e supera l’esame di Stato nel 1937, con lo scopo di firmare i progetti elaborati in coppia con il marito. Tra i loro lavori: la casa di famiglia a Monteverde (1930) e la casa al mare a Tor Vajanica (1958), oltre ad alcuni piccoli incarichi ottenuti da amici. Beatrice ha una bellissima grafia ed è un’abile conversatrice. Estroversa e motivata, si impegna a fondo e ottiene risultati soddisfacenti in tutte le sue attività. Ha attitudine alla ricerca e all’apprendimento che cerca di soddisfare in tutto il corso della vita. Coltiva interessi letterari: scrive poesie, declama in greco e in latino. Dopo il pensionamento si iscrive all’università della Terza Età, per seguire corsi di medicina e poi latino, greco e letteratura.«… L’aspetto ingegneristico era supportato dall’aspetto umanistico, che era la sua vera passione. Ma ancora più importante è stato essere riuscita a prendere una laurea in ingegneria ed esercitare, che all’epoca non dev’essere stato facile. Di mia nonna ricordo una personalità di grande carisma.» (Laura D’Ancona, nipote, durante l’intervista)
FONTI: Annuari della Scuola di Applicazione per Ingegneri; Intervista condotta il 25/02/2019 da Chiara Belingardi e Claudia Mattogno al figlio ing. Bruno D’Ancona, alla nipote Laura D’Ancona, all’amica ing. Marina Torre. Ricerca di Ateneo Tecniche Sapienti tecnichesapienti.ingegneria@uniroma1.it Scheda a cura di Chiara Belingardi (fonte)