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Giovanni Nicotera. 1866

    500

    Garibaldi

    Napoli 5 ottobre 1866

    Brno*

    Mio carissimo Crispi
    Duolmi assai che la mia lettera trovo partito[1] il Generale[2]. Mi premeva assai avere subito la sua risposta. Ti prego quindi inviargliela col primo vapore a Caprera. Hai ragione vi è di che essere abbattuto dagli applausi alle violenze che si commettono a Palermo[3]. Il paese caro Ciccio[4] si merita il governo che ha. Ti assicuro che sono talmente disilluso, che ne mi mancano il conforto di patria, ma assai poiché amici che né sono rincanutiti per età, né guasti dall’ambizione, dichiararci di non anche capire nulla nulla più di politica. Salutami tua moglie. Ti abbraccio e credimi sempre sempre tuo affezionato amico

    G. Nicotera

    Giovanni Nicotera, lettera a Francesco Crispi, 5 ottobre 1866
    Giovanni Nicotera, lettera a Francesco Crispi, 5 ottobre 1866

    • Forse, Brevi manu. locuz. lat. (propr. «con mano corta»). – Espressione di uso comune usata col senso di «personalmente, da mano a mano», a proposito di plichi, missive e più spesso denaro consegnati direttamente nelle mani di una persona, senza il tramite della posta o di atti giuridici. (fonte)

    [1].Imbarco a Livorno per il ritorno a Caprera. Il 26 settembre dunque Garibaldi riprende il treno per Livorno, per ritornare alla sua Caprera; e lungo la linea ferroviaria, alle fermate nelle varie stazioni, viene festeggiato, come d’uso. In particolare a Càscina lo accolgono la banda e una dimostrazione popolare, mentre Galassi fa un discorso (filza verbali 1863-68, adunanza straordinaria 29 settembre – discorso Galassi: appunto di Giacomo Adami – probabilmente da Archivio della Società Operaia di Càscina). Francesco Asso, Itinerari garibaldini in Toscana e dintorni 1848-1867. Capitolo VI – Il 1866, pag. 127, Collana “Toscana Beni culturali” Volume 5, Luglio 2003

    [2]. Molto probabilmente si riferisce a Giuseppe Garibaldi (vedi nota a matita in alto a sinistra)  che, allora capo del corpo dei volontari Cacciatori delle Alpi, il 9 agosto 1866, in risposta al generale Alfonso La Marmora, che gli aveva intimato di fermare la sua inarrestabile avanzata verso Trento contro gli austriaci nella terza guerra di indipendenza si ritira inviando il famoso telegramma.
    “Ho ricevuto il dispaccio n. 1073. Obbedisco. G. Garibaldi”, è il testo completo del telegramma, il cui originale è conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato, e una copia è conservata anche presso il Palazzo del Quirinale. 
    Fonte Wikipedia

    La Toscana vede un suo rapido passaggio, reduce dalle “rocce del Trentino espugnate” che dovette abbandonare dopo il famoso Obbedisco! Prima si ferma a Firenze, da poco capitale d’Italia, per chiedere “la sua dimissione dal servizio”, e poi si dirige a Livorno per imbarcarsi per la sua Caprera.
    Fonte Francesco Asso, Itinerari garibaldini in Toscana e dintorni, 1848-1867

    [3]. La Rivolta del sette e mezzo. Quando Giovanni Nicotera scrive questa lettera a Francesco Crispi la città di Palermo è sottoposta a bombardamento e mitragliamento da parte del Regio Esercito Italiano in risposta alla sollevazione popolare avvenuta nei giorni che vanno dal 16 al 22 settembre 1866 detta del “Sette e Mezzo” per la durata dei suoi giorni.
    Giacomo Pagano, Avvenimenti del 1866. Sette giorni d’insurrezione a Palermo, Palermo, Antonino Di Cristina Tipografo Editore, 1867.
    Giuseppe Ciotti, I casi di Palermo. Cenni storici sugli avvenimenti di settembre 1866, Palermo, Tipografia di Gaetano Priulla, 1866.
    Vincenzo Maggiorani, Il sollevamento della plebe di Palermo e del circondario nel settembre 1866, Palermo, Stamperia militare, 1866.

    [4]. Diminutivo confidenziale di Francesco Crispi al quale Nicotera si rivolge e che un mese dopo sarebbe stato eletto Vicepresidente nella IX Legislatura del Regno d’Italia, carica che ricoprì dal 18 novembre 1865 al 15 dicembre 1866