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Enciclopedia Italiana Treccani – Idea Esecuzione Compimento. 1939

ENCICLOPEDIA ITALIANA TRECCANI

IDEA ESECUZIONE COMPIMENTO

AI MIEI FIGLI

LUIGI ERNESTO VITTORIO CARLA

Ho aderito alla richiesta di molti perché riunissi i principali documenti che si riferiscono all’impresa dell’Enciclopedia e del Dizionario Biografico degli Italiani da me fondati.
Questa pubblicazione, che vuole essere un obiettivo contributo alla storia di tale impresa, offro in omaggio ai possessori dell’Enciclopedia.

Giovanni Treccani degli Alfieri[1]

Milano, 26 ottobre 1939.-

L’IDEA

DELL’ ENCICLOPEDIA E DEL DIZIONARIO BIOGRAFICO

DEGLI ITALIANI

Conversazione del fondatore Sen. Conte Giovanni Treccani degli Alfieri a Milano nel Salone dell’Odeon il 15 febbraio 1938 – XVI

Il compimento dell’Enciclopedia Italiana ha suscitato in molti la curiosità di sapere come sia nata l’idea di quest’opera, oggi giustamente giudicata corrispondere ad una vera necessità nazionale, e come abbia potuto essere realizzata; volontieri soddisfo tale desiderio, anche perché non tutto quanto è stato detto e scritto sull’impresa legata al mio nome è esatto.

La prima idea concreta, nel dopo guerra, della pubblicazione di una grande Enciclopedia nazionale è di Ferdinando Martini e di Bonaldo Stringher; dico concreta, perché non si trattava di una semplice idea, come taluni vantano di aver avuto, ma di un progetto, per quanto relativamente modesto (20 volumi), completo in tutte le sue parti. Infatti nel 1919 Ferdinando Martini si rivolse agli studiosi per la collaborazione e Bonaldo Stringher a vari editori per la realizzazione del progetto; ma nulla fu poi concluso, non perché mancassero gli studiosi desiderosi di collaborare, i quali anzi risposero subito entusiasti, ma perché nessun editore ebbe il coraggio di assumersi il rischio finanziario di tale impresa, e il progetto venne quindi definitivamente abbandonato.

Entrato io in Senato nel 1924, il Sen. Gentile (al quale mi legavano rapporti di cordialità per la parte da lui avuta come Ministro della Pubblica Istruzione, – allora si diceva così – al ricupero della Bibbia di Borso d’Este) mi segnalò quel naufragato progetto, affinché io vedessi se avevo la possibilità di attuarlo.

L’ idea di dare alla Nazione una sua Enciclopedia fece subito presa su di me, che da giovane mi ero sempre servito all’estero, per i miei studi, di Enciclopedie e che, ritornato in patria, molto viva avevo poi sentita la mancanza di una grande Enciclopedia nostra, sopra tutto perché quest’opera poteva soddisfare al mio ardente desiderio di giovare, col frutto del mio lavoro, alla cultura nazionale. La mancanza di un’Enciclopedia tutta italiana, nel pensiero e nella costruzione, costituiva una grande inferiorità nostra rispetto alle altre nazioni.

La mia costante aspirazione di promuovere lo sviluppo della cultura nazionale si acuì coll’avvento del Fascismo al potere, per il desiderio di rendere omaggio di riconoscenza al Capo del Governo, che aveva dato agli Italiani un senso nuovo di consapevolezza e di fiducia, condizione indispensabile per ogni grande impresa.

Amo qui ripetere che si può contribuire al progresso delle lettere, delle scienze. e delle arti, anche senza essere letterati, scienziati o artisti, proteggendo quelle e aiutando questi; e spetta specialmente a coloro che, in un determinato momento, detengono la ricchezza promuovere atti di generosità e di rischio, perché solo facendo compiere al capitale un’alta funzione sociale, esso può essere benedetto anziché odiato.

Gli industriali poi devono riconoscere che l’industria è debitrice di tutto alla scienza: del suo fondamento, del suo progresso, del suo divenire; e che la scienza, alimentando le applicazioni pratiche — cioè in definitiva industria e l’agricoltura — è largitrice di beni morali ed economici, che elevano la dignità del popolo e il suo tenore di vita.

Partito da tale concetto, avevo messo da parte, indipendentemente dai bisogni delle mie industrie e della famiglia, una somma cospicua — tre milioni di lire — frutto di intenso lavoro fortunato, da destinarsi ad una FONDAZIONE che portasse il mio nome (era quella, lo confesso, un’ambizione) per incremento degli studi scientifici in Italia. Sottoposi nel 1923 il progetto a S. E. Mussolini, che da poco aveva assunto il potere in nome del Fascismo; ma Egli, pur apprezzando e lodando il generoso intendimento, mi fece conoscere la necessità urgentissima di impedire che una grande opera d’arte nostra esulasse dalla Francia in America. E così acquistai a Parigi, come è noto, dopo vicende che hanno un po’ del romanzesco, la famosa Bibbia di Borso d’Este, capolavoro della miniatura italiana, spendendo due milioni di lire più di quante avevo a disposizione e facendone spontaneamente dono allo Stato, dopo aver rifiutato un utile ingente (1), cedendo il contratto stipulato il giorno prima. Ma intanto, se con tale gesto avevo favorito l’arte, rimaneva insoluto il progetto, che mi stava tanto a cuore, della Fondazione intitolata al mio nome per l’incremento degli studi scientifici in Italia.

Nell’Enciclopedia vidi il modo, non solo di soddisfare l’aspirazione di contribuire efficacemente allo sviluppo della cultura nazionale, ma anche di ricavare forse i mezzi finanziari necessari per la futura Fondazione. Questo il movente principale che mi spinse ad abbracciare, nonostante l’enorme rischio che ne presentava l’attuazione, l’idea dell’Enciclopedia, alla quale fin dai lontani anni giovanili avevo pensato con desiderio.

Studiai subito attentamente le organizzazioni straniere del genere e feci esaminare l’abbandonato progetto Martini Stringher dall’editore Calogero Tumminelli; tale progetto fu modificato nel concetto e ampliato nella forma, perché l’Italia, ultima in ordine cronologico, doveva essere prima nella perfezione dell’opera.

L’Enciclopedia nostra ha seguito una via di mezzo tra i due tipi di enciclopedie allora più diffusi: il Dizionario enciclopedico con innumerevoli piccoli articoli, tipo Larousse, e l’Enciclopedia monografica, tipo Encyclopaedia Britannica. La nostra ha quindi escluso le trattazioni di carattere esclusivamente vocabolaristico, intese cioè a dare la sola spiegazione di un termine, anche se tecnico; ha invece fissato un numero limitato di grandi trattazioni veramente monografiche ed esaurienti, e un maggior numero di voci minori, intese soprattutto ad appagare le esigenze della consultazione rapida; in totale circa 60.000 voci. Al resto avrebbe soddisfatto l’Indice analitico, con altre 240.000 voci comprese nelle principali, al quale si destinò un intero volume, l’ultimo (2). Altro carattere peculiare della nostra Enciclopedia è la grande ricchezza d’illustrazioni. L’Enciclopedia Britannica, frutto di un lavoro secolare di coordinazione di tutti i rami dello scibile, giudicata allora l’opera maggiormente scientifica in questo campo e la più completa, ha servito di esempio e di norma.

(1) Un milione di franchi francesi (il franco valeva allora lire it. 1,52, oggi vale lire 0.45); vedi atto di donazione pubblicato nella riproduzione della Bibbia di Borso d’Este, Vol. I° pag. 67.
(2) Vedi organizzazione interna a pag. .41 e a pag. 90, nota 1.

Procedendo con grande rapidità, nel febbraio del 1925 fondai in Roma l’ “Istituto Giovanni Treccani „, con un Consiglio formato dai maggiori esponenti della nazione nei vari campi e cioè, oltre Ferdinando Martini e il Maresciallo Cadorna morti nel 1928 : Gian Alberto Blanc, Pietro Bonfante, Alberto De-Stefani, Silvio Longhi, Ettore Marchiafava, Ugo Ojetti, Francesco Salata, Vittorio Scialoja, Grande Ammiraglio Thaon di Revel e Tommaso Tittoni, ai quali poi si aggiunsero Guglielmo Marconi, S. E. Federzoni, il Generale Carlo Porro, S. E. Santi Romano e il Sen. Bocconi. Ricordo la sorpresa e la commozione dei presenti quando lessi nello Statuto le dichiarazioni con le quali mi assumevo tutti i rischi e gli oneri senza limite di sorta (1), mentre gli eventuali utili sarebbero stati devoluti a incremento degli studi scientifici (2).

Chiamai a dirigere l’Enciclopedia, il Sen. Gentile per la parte scientifica e il Dott. Tumminelli per la parte editoriale; a redattore capo, carica di grande responsabilità, venne assunto il Prof. Antonino Pagliaro (3). Lo scibile umano venne diviso in quarantotto sezioni (4) a dirigere le quali furono scelti, tra i nostri nomi più illustri, gli studiosi ritenuti più idonei.

A capo dell’Ufficio artistico per le illustrazioni, ufficio di grande importanza perché l’Enciclopedia, destinata a rappresentare in tutti i suoi caratteristici aspetti il nostro paese e il nostro tempo, doveva parlare agli occhi oltre che alla mente, venne assunto il Prof. Vittorio Grassi, che ha continuato in modo encomiabile fino al termine il suo lavoro; sotto questo aspetto la nostra Enciclopedia doveva essere, ed è, inarrivabile.

La preparazione editoriale fu curata con passione dal Dott. Tumminelli.

Dopo molte prove fu ottenuta una carta italiana leggera, opaca, adatta ad una pubblicazione ricca di illustrazioni. Si rese subito necessaria un’ampia sede — tra redattori fissi, correttori di bozze e stipendiati vari si raggiunse il numero di settanta — ed io acquistai a Roma il Palazzo Canonici Mattei (5), in Piazza Paganica 4, che feci restaurare per renderlo adatto allo scopo. Si formò anche una Biblioteca speciale di Enciclopedie di ogni nazione, generali e particolari, e di dizionari.

(1) Vedi atto costitutivo a pag. 21 par. 7.
(2) Vedi atto costitutivo a pag. 21 par. 3.
(3) Al Prof. Pagliaro successe nel 1930 il Prof. Bruno Migliorini e nel 1933 il Prof. Umberto Bosco.
(4) Vedi organizzazione interna a pag. .41, nota 1.
(5) Vedi illustrazione a pag. 33. Il costo del palazzo restaurato superi i 3 milioni di lire.

Il lavoro di preparazione, cioè la scelta dei collaboratori, la formazione dello schedario, spina dorsale dell’opera, e la raccolta di tutti i dati e riferimenti, comportò ben quattro anni d’intenso lavoro, dal principio del 1925 a tutto il 1928.  

Intanto, per assicurare un’esecuzione tipografica perfetta nel testo e nelle illustrazioni, divenni socio della Ditta A. Rizzoli & C., apportando il capitale necessario per l’acquisto delle macchine adatte ad un lavoro di tanta importanza (1).

Per le carte geografiche mi accordai col Touring Club (ora Consociazione Turistica Italiana), il quale fu costantemente un collaboratore esemplare sotto ogni rapporto.

Ognuno può immaginare la fatica e le preoccupazioni, in quel tempo, per una preparazione così vasta e complessa, del tutto nuova in Italia, e i sacrifici finanziari ingentissimi da me sostenuti per continuarla e svilupparla; ognuno comprende come nessun editore avesse mai potuto assumersi il rischio di tale ponderoso compito, perché al passivo si dovevano registrare per anni e anni spese a milioni di lire, mentre all’attivo non si poteva contrapporre che la speranza di felice riuscita.

É durante tale periodo di preparazione, precisamente nel giugno del 1925 (2), che decisi, dopo ponderato studio, di anticipare quanto è prospettato al paragrafo 7 dell’Atto Costitutivo (3), per colmare un’altra grave lacuna nostra, dando immediato inizio ai lavori per il Dizionario Biografico degli Italiani, il libro d’oro della nostra stirpe, come integrazione necessaria dell’Enciclopedia, la quale non poteva contenere il nome di tutti gl’Italiani degni d’essere ricordati. Mentre l’Inghilterra ha il suo Dictionary of National Biography in 72 volumi, la Germania l’Allgemeine Deutrche Biographie in 56 volumi, la Francia il nuovo Dictionnaire de Biographie Française in corso di pubblicazione, il Belgio la Biographie Nationale de la Belgique in 24 volumi, l’Italia, paese di antica civiltà, non ha mai avuto nulla di simile, che la rappresentasse degnamente nel mondo. Il nostro Dizionario biografico viene compilato con gli stessi elevati criteri, lo stesso rigore scientifico e la stessa bella veste dell’Enciclopedia, della quale è il voluto complemento; è disposto interamente secondo le lettere dell’alfabeto, non spezzettato in gruppi di categorie di persone, formanti ciascuno un volume separato.

(1) Lire 2.250.000.
(2) Vedi pag. 37.
(3) Vedi pag. 22.

Una Nazione si afferma per le opere compiute dal genio dei suoi figli e di tali opere essa deve esaltare il valore; custodirne e difenderne gelosamente il merito contro ogni tentativo di diminuzione o di accaparramento altrui.

Fu subito istituita in seno all’Istituto un’apposita sezione, con a capo il Dott. Fortunato Pintor, già bibliotecario del Senato, per la formazione dello schedario che oggi, dopo oltre dieci anni di diligente lavoro, è compiuto e comprende circa 180 mila nomi di italiani a partire dal 476, caduta dell’Impero Romano.

Si è formato così un onomastico ricco di riferimenti, che costituisce da solo un’opera utile e di pregio, già consultata dagli studiosi e da coloro che vi hanno interesse; degna, anche in tali limiti, di essere pubblicata.

Enciclopedia Italiana e Dizionario Biografico degli Italiani, completandosi a vicenda, devono rappresentare nel mondo il pensiero nostro in tutti i campi del sapere e la storia genuina dei nostri uomini migliori; rispecchiare cioè fedelmente il volto della Patria nella vita, nel genio e nel carattere. Grandi alberi destinati a dare in avvenire buoni frutti sotto forma di Enciclopedie minori o speciali per materia.

Si iniziò la pubblicazione dell’Enciclopedia nel 1929 e l’uscita del primo volume fu un avvenimento memorabile (1). I volumi si susseguirono, come è noto, con regolarità scrupolosa, uno ogni tre mesi, nel marzo, giugno, settembre e dicembre di ogni anno e, man mano che uscivano, la stampa unanime lodava l’altezza e la novità dell’impresa, utile a noi e alle persone colte di tutto il mondo. Non mancarono anche i rilievi, alcuni giustissimi, altri errati (2). L’ottavo volume fu presentato al Duce in occasione della visita, che Egli fece alla Sede di Roma nel gennaio 1931, dove dichiarò che si trattava di opera, che “onora Roma, l’Italia, il Regime Fascista„ (3). S. S. il Papa aveva già manifestata la sua alta approvazione, a mezzo del Cardinale Gasparri (4), ed il pubblico aderiva con entusiasmo, sottoscrivendo in misura forse non mai vista in Italia.

(1) Vedi pagg. 53, 55.
(2) Vedi pag. 80, discorso del Sen. Treccani ai giornalisti.
(3) Vedi pag. 75.  
(4) Vedi pag.101.  

Il successo morale ed economico dell’Enciclopedia era così assicurato.

L’impresa rimase nelle sole mie mani e totalmente a mio carico durante ben sette anni (dei dodici che è durata), i più difficili e rischiosi sotto tutti gli aspetti tecnici e finanziari, cioè fino alla stampa del 12° volume.

In quest’epoca, a metà del 1931, dopo laboriose trattative, mi lasciai convincere a unire il mio Istituto, cioè l’Enciclopedia e il Dizionario Biografico, ad una Società che sopravvivesse alla mia persona, per assicurare a queste due grandi opere, legate bensì al mio nome, ma che impegnavano la Nazione, continuità e assistenza anche nel lontano avvenire (1). La nuova Società, come sta scritto al principio del XII volume, riuniva quattro aziende: la Fratelli Treves e l’Anonima Libraria Italiana (A. L. I.), di proprietà del Sen. Ettore Bocconi, che già si occupavano della vendita dell’Enciclopedia; la Bestetti & Tumminelli, che ne curava la parte editoriale; l’Istituto Giovanni Treccani, di mia esclusiva proprietà, che l’aveva creata.

Tale combinazione si chiamò Treves-Treccani-Tumminelli (T.T.T.), e si stabilì che ogni singola azienda dovesse mantenere, per le rispettive edizioni, il nome d’origine e precisamente: Edizione Fratelli Treves, Edizione Bestetti e Tumminelli, Edizione Istituto Giovanni Treccani, conservando inalterato il Consiglio Direttivo dell’Enciclopedia, che io continuai a presiedere, e la Direzione tecnica.

Ma la nuova combinazione, nonostante le buone intenzioni, non si dimostrò efficiente e, dopo soli due anni di vita difficile, si sciolse. Enciclopedia e Dizionario Biografico vennero riconosciute opere di alto interesse nazionale e, per diretto intervento del Capo del Governo, fu costituito, con speciale legge del 24 giugno 1933, il nuovo Ente nazionale ” Istituto dell’Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani „, finanziato da benemeriti istituti parastatali, del quale io rimasi l’unico socio privato in conto capitale. L’Ente nazionale rilevò dalla Treves – Treccani – Tumminelli, a prezzo di costo conguagliato, quindi senza perdita per questa, tutto quanto apparteneva all’Istituto Giovanni Treccani, all’infuori del diritto di riproduzione della Bibbia di Borso d’Este, che venne ritornato a me personalmente (2).

Con tale legge venne pure stabilito che il Presidente dell’Accademia d’Italia Guglielmo Marconi sarebbe stato contemporaneamente presidente del ricostituito Istituto ed io Vice Presidente-fondatore. A capo dell’amministrazione venne posto il Provveditore Generale dello Stato, Domenico Bartolini. La sistemazione nazionale e perpetua della mia impresa era così raggiunta.

(1) Per tale fusione e per il successivo sfortunato andamento della società, io ebbi delle perdite che ho considerato un contributo al successo dell’impresa che mi stava tanto a cuore.
(2) La riproduzione della Bibbia di Borso d’Este uscì, in splendida veste, in numero limitato di esemplari numerati, nel 1937 anno XV.

Il 26 ottobre scorso (anno 1937, XV E. F.) come è noto, l’ultimo volume di testo dell’Enciclopedia fu dal Consiglio dell’Istituto, riunito nella sala del Mappamondo a Palazzo Venezia, presentato al Duce con grande solennità (1), esattamente secondo l’impegno assunto; ed è stata per me e per la mia famiglia una giornata di grandissima soddisfazione. Lo strumento, frutto della mia rischiosa iniziativa, destinato ai bisogni della cultura nazionale e a documentarne, insieme, l’altezza, era compiuto; l’Italia poteva dirsi finalmente emancipata da una servitù straniera mal tollerata. Al titolo di Conte concessomi in quell’ occasione da S. M. il Re Imperatore, titolo che lega il mio nome a una grande opera nazionale, a base della quale sta un alto concetto di cultura umanistica, e perpetua tale legame attraverso i miei figli, si è aggiunto subito dopo il riconosci-mento ambitissimo di S. S. il Papa Pio XI (2).

Questa in sintesi la storia di come nacquero l’Enciclopedia e il Dizionario Biografico degli Italiani, due monumenti che hanno radunato in un lavoro comune tutte le forze intellettuali nostre; opere a carattere impersonale e perciò maggiormente nazionale, che non possono quindi costituire, per quanto riguarda la compilazione, titolo esclusivo di riputazione di una sola persona; opere poderose a vantaggio e incremento della potenza spirituale della nazione, alle quali ho la coscienza di aver dato, oltre l’iniziativa e il danaro, un contributo di fede e di amore, di passione e di ardimento, di lavoro e di collaborazione, che non figura in nessuna contabilità, come tutti i sacrifici ideali, ma che rappresenta il diritto di paternità amorosa che hanno i genitori verso le loro creature e che il pubblico mi ha spontaneamente riconosciuto, chiamando tali opere col mio nome.

Ma non posso terminare questa breve conversazione senza rivolgere un pensiero di riconoscenza a tutti coloro che, in qualsiasi modo, hanno partecipato alla nobile fatica e contribuito al successo della grande impresa; e la maggiore riconoscenza va alla Maestà del Re Imperatore, che ha accordato a queste opere il Suo alto patrocinio, e al Duce, che le incoraggiò e assistette sempre.

(1) Vedi a pag. 87 illustrazione e a pag. 90 discorso di presentazione del Sen. Treccani.
(2) Vedi pag. 107. PRI tardi venne anche l’alto riconoscimento della R. Università di Milano. (Vedi pag. 108).


Note

vers. eng.

ENCICLOPEDIA ITALIANA TRECCANI

IDEA EXECUTION ACCOMPLISHMENT

TO MY CHILDREN

LUIGI ERNESTO VITTORIO CARLA

I have agreed to the request of many to compile the main documents relating to the Encyclopaedia and the Dizionario Biografico degli Italiani (Biographical Dictionary of Italians), which I founded.

This publication, which is intended to be an objective contribution to the history of this undertaking, is offered as a gift to the owners of the Encyclopaedia.

Giovanni Treccani degli Alfieri

Milan, 26 October 1939.-

THE IDEA

OF THE ENCYCLOPAEDIA AND BIOGRAPHICAL DICTIONARY

OF ITALIANS

Conversation with the founder, Senator Count Giovanni Treccani degli Alfieri, in Milan in the Salone dell’Odeon on 15 February 1938 – XVI

The completion of the Italian Encyclopaedia has aroused in many people a curiosity to know how the idea for this work, now rightly considered to be a true national necessity, came about and how it was realised. I am happy to satisfy this desire, not least because not everything that has been said and written about the undertaking linked to my name is accurate.

The first concrete idea, after the war, to publish a large national encyclopaedia came from Ferdinando Martini and Bonaldo Stringher. I say concrete because it was not just a simple idea, as some claim to have had, but a project, albeit relatively modest (20 volumes), complete in all its parts. In fact, in 1919, Ferdinando Martini approached scholars for their collaboration and Bonaldo Stringher approached various publishers for the realisation of the project; but nothing was ever concluded, not because there was a lack of scholars willing to collaborate, who in fact responded enthusiastically, but because no publisher had the courage to take on the financial risk of such an undertaking, and the project was therefore definitively abandoned.

When I entered the Senate in 1924, Senator Gentile (with whom I had a cordial relationship due to the part he played as Minister of Public Education – as it was then called – in the recovery of the Bible of Borso d’Este) told me about that failed project, so that I could see if I had the possibility of implementing it.

The idea of giving the nation its own encyclopaedia immediately appealed to me, as I had always used encyclopaedias abroad for my studies when I was young and, upon returning to my homeland, I had keenly felt the lack of a great encyclopaedia of our own, above all because this work could satisfy my ardent desire to contribute to national culture with the fruits of my labour. The lack of an entirely Italian encyclopaedia, in terms of both concept and construction, constituted a great inferiority on our part compared to other nations.

My constant aspiration to promote the development of national culture was heightened with the advent of Fascism to power, due to my desire to pay tribute to the Head of Government, who had given Italians a new sense of awareness and confidence, an indispensable condition for any great undertaking.

I would like to reiterate here that it is possible to contribute to the progress of literature, science and the arts, even without being a man of letters, a scientist or an artist, by protecting the former and helping the latter. It is especially incumbent upon those who, at a given moment, hold wealth to promote acts of generosity and risk-taking, because only by making capital perform a high social function can it be blessed rather than hated.

Industrialists must also recognise that industry owes everything to science: its foundations, its progress, its future; and that science, by fuelling practical applications — ultimately industry and agriculture — is a source of moral and economic goods that elevate the dignity of the people and their standard of living.

Starting from this concept, I had set aside, independently of the needs of my industries and my family, a considerable sum — three million lire — the fruit of intense and fortunate work, to be allocated to a FOUNDATION that would bear my name (I confess that this was an ambition of mine) for the advancement of scientific studies in Italy. In 1923, I submitted the project to His Excellency Mussolini, who had recently come to power in the name of Fascism; but although he appreciated and praised the generous intention, he made me aware of the urgent need to prevent a great work of Italian art from leaving France for America. And so, as is well known, after a series of events that are somewhat novelistic, I purchased the famous Bible of Borso d’Este, a masterpiece of Italian miniature painting, in Paris, spending two million lire more than I had available and spontaneously donating it to the State, after refusing a huge profit (1) and renouncing the contract signed the day before. But in the meantime, although this gesture had promoted the arts, the project that was so dear to my heart, namely the foundation named after me for the advancement of scientific studies in Italy, remained unresolved.

In the Encyclopaedia, I saw a way not only to satisfy my aspiration to contribute effectively to the development of national culture, but also to obtain the financial means necessary for the future foundation. This was the main motive that prompted me to embrace, despite the enormous risk involved in its implementation, the idea of the Encyclopaedia, which I had been thinking about with desire since my distant youth.

I immediately studied foreign organisations of this kind carefully and had the abandoned Martini Stringher project examined by the publisher Calogero Tumminelli. This project was modified in concept and expanded in form, because Italy, last in chronological order, had to be first in the perfection of the work.

Our encyclopaedia followed a middle path between the two types of encyclopaedias that were most widespread at the time: the encyclopaedic dictionary with countless short articles, such as Larousse, and the monographic encyclopaedia, such as Encyclopaedia Britannica.

Our dictionary therefore excluded entries of an exclusively lexical nature, i.e. those intended solely to explain a term, even if technical; instead, it included a limited number of large, truly monographic and exhaustive entries, and a greater number of minor entries, intended above all to meet the needs of quick consultation; in total, approximately 60,000 entries. The rest would be covered by the analytical index, with another 240,000 entries included in the main ones, to which an entire volume, the last one (2), was devoted. Another distinctive feature of our encyclopaedia is its wealth of illustrations. The Encyclopaedia Britannica, the result of a century of work coordinating all branches of knowledge, considered at the time to be the most scientific and comprehensive work in this field, served as an example and a standard.

(1) One million French francs (the franc was then worth 1.52 Italian lire, today it is worth 0.45 lire); see deed of donation published in the reproduction of the Bible of Borso d’Este, Vol. I, p. 67.

(2) See internal organisation on p. 41 and p. 90, note 1.

Proceeding with great speed, in February 1925 I founded the ‘Istituto Giovanni Treccani’ in Rome, with a Council made up of the nation’s leading figures in various fields, namely, in addition to Ferdinando Martini and Marshal Cadorna, who died in 1928: Gian Alberto Blanc, Pietro Bonfante, Alberto De-Stefani, Silvio Longhi, Ettore Marchiafava, Ugo Ojetti, Francesco Salata, Vittorio Scialoja, Grand Admiral Thaon di Revel and Tommaso Tittoni, who were later joined by Guglielmo Marconi, S. E. Federzoni, General Carlo Porro, S. E. Santi Romano and Senator Bocconi. I remember the surprise and emotion of those present when I read in the Statute the declarations with which I assumed all risks and burdens without limitation of any kind (1), while any profits would be donated to further scientific studies (2).

I called upon Senator Gentile to direct the Encyclopaedia for the scientific section and Dr Tumminelli for the editorial section; Prof. Antonino Pagliaro was hired as editor-in-chief, a position of great responsibility (3). Human knowledge was divided into forty-eight sections (4), which were to be directed by the most suitable scholars chosen from among our most illustrious names.

Prof. Vittorio Grassi was appointed head of the Artistic Office for Illustrations, an office of great importance because the Encyclopaedia, intended to represent all the characteristic aspects of our country and our times, had to speak to the eyes as well as the mind. He continued his work in a commendable manner until its completion; in this respect, our Encyclopaedia had to be, and is, unrivalled.

The editorial preparation was handled with passion by Dr Tumminelli.

After many trials, a light, opaque Italian paper was obtained, suitable for a publication rich in illustrations. A large office was immediately needed — between permanent editors, proofreaders and various employees, the number reached seventy — and I purchased the Palazzo Canonici Mattei (5) in Rome, at Piazza Paganica 4, which I had restored to make it suitable for the purpose. A special library was also created, containing encyclopaedias from every country, both general and specific, as well as dictionaries.

(1) See the memorandum of association on page 21, paragraph 7.
(2) See the memorandum of association on page 21, paragraph 3.
(3) Prof. Pagliaro was succeeded in 1930 by Prof. Bruno Migliorini and in 1933 by Prof. Umberto Bosco.
(4) See internal organisation on page 41, note 1.
(5) See illustration on page 33. The cost of restoring the building exceeded 3 million lire.

The preparatory work, i.e. selecting collaborators, creating the index, the backbone of the work, and collecting all the data and references, took four years of intense work, from early 1925 to the end of 1928.  

Meanwhile, to ensure perfect typographical execution of the text and illustrations, I became a partner in the company A. Rizzoli & C., providing the capital necessary to purchase the machinery suitable for such an important task (1).

For the maps, I reached an agreement with the Touring Club (now the Italian Tourist Association), which was always an exemplary collaborator in every respect.

Everyone can imagine the effort and concerns involved at that time in such a vast and complex undertaking, which was completely new in Italy, and the enormous financial sacrifices I made to continue and develop it. everyone understands how no publisher could ever have taken on the risk of such a daunting task, because the liabilities would have included millions of lire in expenses for years and years, while the only asset would have been the hope of a successful outcome.

It was during this period of preparation, specifically in June 1925 (2), that I decided, after careful consideration, to bring forward what is proposed in paragraph 7 of the Constitution (3), in order to fill another serious gap in our knowledge, immediately beginning work on the Dizionario Biografico degli Italiani (Biographical Dictionary of Italians), the golden book of our lineage, as a necessary addition to the Encyclopaedia, which could not contain the names of all Italians worthy of remembrance. While England has its 72-volume Dictionary of National Biography, Germany its 56-volume Allgemeine Deutsche Biographie, France its new Dictionnaire de Biographie Française currently being published, and Belgium its 24-volume Biographie Nationale de la Belgique, Italy, a country of ancient civilisation, has never had anything similar to represent it worthily in the world. Our Biographical Dictionary is compiled with the same high standards, the same scientific rigour and the same beautiful presentation as the Encyclopaedia, of which it is the intended complement; it is arranged entirely according to the letters of the alphabet, not divided into groups of categories of people, each forming a separate volume.

(1) 2,250,000 lire.
(2) See page 37.
(3) See page 22.

A nation asserts itself through the works accomplished by the genius of its children, and it must exalt the value of these works, jealously guarding and defending their merit against any attempt to diminish or appropriate them.

A special section was immediately set up within the Institute, headed by Dr Fortunato Pintor, former librarian of the Senate, to compile the index which today, after more than ten years of diligent work, is complete and includes about 180,000 Italian names dating back to 476, the fall of the Roman Empire.

The result is a richly referenced onomastic dictionary, which in itself constitutes a useful and valuable work, already consulted by scholars and those with an interest in the subject; worthy, even within these limits, of publication.

The Italian Encyclopaedia and the Biographical Dictionary of Italians, complementing each other, must represent our thinking in all fields of knowledge and the genuine history of our best men to the world; that is, they must faithfully reflect the face of our country in its life, genius and character. These are great trees destined to bear good fruit in the future in the form of smaller or specialised encyclopaedias.

The publication of the Encyclopaedia began in 1929 and the release of the first volume was a memorable event (1). The volumes followed one another, as is well known, with scrupulous regularity, one every three months, in March, June, September and December of each year, and as they were published, the press unanimously praised the greatness and novelty of the undertaking, useful to us and to educated people all over the world. There were also some comments, some very fair, others incorrect (2). The eighth volume was presented to the Duce during his visit to the headquarters in Rome in January 1931, where he declared that it was a work that “honours Rome, Italy and the Fascist regime” (3). His Holiness the Pope had already expressed his high approval through Cardinal Gasparri (4), and the public responded with enthusiasm, subscribing in numbers perhaps never before seen in Italy.

(1) See pages 53 and 55.
(2) See page 80, Senator Treccani’s speech to journalists.
(3) See page 75.
(4) See page 101.

The moral and economic success of the Encyclopaedia was thus assured.

The enterprise remained solely in my hands and entirely at my expense for seven years (of the twelve that it lasted), the most difficult and risky in all technical and financial respects, that is, until the printing of the 12th volume.

At that time, in mid-1931, after laborious negotiations, I allowed myself to be persuaded to merge my Institute, i.e. the Encyclopaedia and the Biographical Dictionary, with a company that would outlive me, in order to ensure the continuity and support of these two great works, which were linked to my name but which were a commitment for the nation, even in the distant future (1). The new company, as stated at the beginning of volume XII, brought together four companies: Fratelli Treves and Anonima Libraria Italiana (A. L. I.), owned by Senator Ettore Bocconi, which were already involved in the sale of the Encyclopaedia; Bestetti & Tumminelli, which was responsible for the editorial side; the Istituto Giovanni Treccani, owned exclusively by me, which had created it.

This combination was called Treves-Treccani-Tumminelli (T.T.T.), and it was agreed that each individual company would retain its original name for its respective editions, namely: Edizione Fratelli Treves, Edizione Bestetti e Tuimminelli, Edizione Istituto Giovanni Treccani, keeping the Encyclopedia’s Board of Directors, which I continued to chair, and the Technical Management unchanged.

However, despite good intentions, the new combination proved inefficient and, after only two difficult years, it was dissolved. The Encyclopaedia and Biographical Dictionary were recognised as works of high national interest and, through the direct intervention of the Head of Government, a special law was passed on 24 June 1933 establishing the new national body “Istituto dell’Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani” (Italian Encyclopaedia Institute founded by Giovanni Treccani), financed by worthy parastatal institutions, of which I remained the sole private shareholder. The national body took over from Treves – Treccani – Tumminelli, at cost price, and therefore without loss to the latter, everything that belonged to the Giovanni Treccani Institute, except for the reproduction rights to the Bible of Borso d’Este, which was returned to me personally (2).

This law also established that the President of the Accademia d’Italia, Guglielmo Marconi, would simultaneously serve as president of the reconstituted Institute, and I would serve as founding vice president. The Provveditore Generale dello Stato, Domenico Bartolini, was appointed head of administration. The national and perpetual establishment of my enterprise was thus achieved.

(1) Due to this merger and the subsequent unfortunate performance of the company, I suffered losses that I considered a contribution to the success of the enterprise that was so dear to me.
(2) The reproduction of Borso d’Este’s Bible was published in splendid form, in a limited number of numbered copies, in 1937, year XV.

On 26 October last (year 1937, XV E. F.), as is well known, the last volume of the Encyclopaedia was presented to the Duce with great solemnity (1) by the Council of the Institute, meeting in the Mappamondo room at Palazzo Venezia, exactly as promised; and it was a day of great satisfaction for me and my family. The tool, the result of my risky initiative, intended to meet the needs of national culture and to document its greatness, was complete; Italy could finally be said to be emancipated from a poorly tolerated foreign servitude. The title of Count granted to me on that occasion by His Majesty the King Emperor, a title that links my name to a great national work, based on a high concept of humanistic culture, and perpetuates that link through my children, was immediately followed by the much sought-after recognition of His Holiness Pope Pius XI (2).

This, in summary, is the story of how the Encyclopaedia and the Biographical Dictionary of Italians came into being, two monuments that brought together all our intellectual forces in a joint effort; works of an impersonal and therefore more national nature, which cannot therefore constitute, as far as their compilation is concerned, the exclusive title to the reputation of a single person; powerful works for the benefit and enhancement of the spiritual power of the nation, to which I am aware of having given, in addition to the initiative and the money, a contribution of faith and love, passion and daring, work and collaboration, which does not appear in any accounts, like all ideal sacrifices, but which represents the right of loving paternity that parents have towards their children and which the public has spontaneously recognised, calling these works by my name.

But I cannot end this brief conversation without expressing my gratitude to all those who, in any way, participated in this noble endeavour and contributed to the success of this great undertaking; and my greatest gratitude goes to His Majesty the King Emperor, who granted his high patronage to these works, and to the Duce, who always encouraged and assisted them.

(1) See illustration on page 87 and Senator Treccani’s presentation speech on page 90.
(2) See page 107. Later, the Royal University of Milan also gave its high recognition. (See page 108).


[1]Giovanni Treccani degli Alfieri.

– Nacque a Montichiari (Brescia) il 3 gennaio 1877, da Luigi Pancrazio Treccani (1835-1906) e da Giulietta Gaifami (1840-1928). Era il secondo di sei figli (tre dei quali, Teodoro, Paola ed Emilio, morti bambini); uno dei fratelli sopravvissuti, Angelo, era di due anni più grande, mentre l’altro, Giuseppe, di tre anni più piccolo.

Il cognome Treccani era piuttosto diffuso a Montichiari, ed esisteva da diversi secoli: tra gli antenati accertati di Giovanni, il più lontano, Tonello, era vissuto intorno al 1390, mentre, nella frazione Novagli, una cascina già appartenente alla famiglia Treccani presenta tuttora uno stemma in pietra del 1762 che raffigura tre cani (Il patrimonio rurale di Montichiari, 2008, p. 80). Poiché il nonno e il prozio paterni di Giovanni, Angelo e Carlo, avevano esercitato a lungo la funzione di alfieri – portavano cioè lo stendardo municipale nelle principali manifestazioni pubbliche di Montichiari – i concittadini avevano preso l’abitudine di designare la loro famiglia come Treccani degli Alfieri; Giovanni scelse in seguito questa dizione come proprio patronimico nobiliare.

Dalla parte paterna, la famiglia di Giovanni era dedita tradizionalmente, almeno sin dalla fine del Cinquecento, alla cura di possedimenti agricoli (in particolare nella frazione Vighizzolo; ibid., pp. 27, 31, 34) e alla lavorazione della seta; era stata un tempo facoltosa, ma si era poi relativamente impoverita (negli ultimi decenni dell’Ottocento, comunque, tutti e tre i figli di Luigi e Giulietta poterono permettersi di studiare, cosa a quell’epoca non consueta nella piccola borghesia della provincia italiana).

La madre di Giovanni discendeva invece da un ramo laterale di un’antica e nobile famiglia di Brescia, quella dei Gaifami (le cui prime notizie certe risalgono al Duecento); tale ramo in seguito (nel Trecento) si era spostato nel Mantovano, stabilendosi infine (nel Quattrocento) a Castiglione delle Stiviere, la cittadina (vicina a Montichiari) dove Giulietta Gaifami sarebbe poi nata.

All’inizio del Novecento, Luigi Treccani – benché citato in tutti i documenti ufficiali come «negoziante», in quanto intestatario nominale di una farmacia adiacente alla sua abitazione – dirigeva una piccola filatura in contrada degli Alberghi (oggi corso Martiri della libertà), aiutato dal figlio Angelo; Giulietta Gaifami gestiva un caffè-bigliardo con pasticceria; Giuseppe, il più giovane dei tre fratelli, chimico farmacista (diplomatosi all’Università di Pavia), lavorava nella farmacia di proprietà del padre (Beltrami Treccani, 2019, pp. 3 s.).

Giovanni, crescendo, fece sua la misurata dignità caratteristica della propria famiglia, fatta di laboriosità e di sentimenti di coesione con i luoghi nativi, resi più saldi, sul lato paterno, dai benefici terrieri ancora posseduti e, sul lato materno, dalla memoria di antenati nobili e colti. La sorte lo avrebbe provvisoriamente allontanato dalla routine della vita agreste e di provincia; ma lì e a tali sensibilità egli sarebbe sempre tornato.

A un’altra tradizione familiare egli sarebbe stato sempre fedele, quella di un patriottismo di impronta risorgimentale (e quindi lontano dal nazionalismo sviluppatosi a partire dall’inizio del Novecento). Tale patriottismo era fondato, tra l’altro, sulla memoria collettiva e popolare delle battaglie della seconda guerra d’indipendenza che si erano svolte nei pressi della sua città natia – in particolare quelle di Solferino e San Martino del 1859, che avevano visto suo padre assistere i feriti dell’esercito sabaudo insieme al cugino, don Domenico Treccani – ed era stato rafforzato dagli insegnamenti dello scrittore ed ex garibaldino Giuseppe Cesare Abba, suo professore all’istituto Tartaglia (G. Treccani degli Alfieri, Nel cammino della mia vita, s.l. 1961, p. 431).

Treccani frequentò a Montichiari, dal 1885 al 1889, le scuole elementari, a Desenzano sul Garda (Brescia), dal 1889 al 1892, le scuole tecniche del collegio-convitto municipale Bagatta (qui maturò per la prima volta l’idea di diventare ingegnere) e a Brescia, dal 1892 al 1895, l’istituto tecnico Nicolò Tartaglia, dove conseguì il diploma nella sezione fisico-matematica.

Nell’estate del 1895, diciottenne, si recò a Milano per cercare lavoro. Lì, nell’abitazione dello zio materno Lodovico Gaifami – proprietario in quella città di una falegnameria industriale – conobbe Adriano Centenari, uno dei fondatori della società milanese Centenari & Zinelli (creata nel 1872, era stata la prima impresa italiana a fabbricare tessuti elastici). In seguito, nella fabbrica di Centenari poté ammirare i telai Jacquard, i primi sistemi meccanici programmabili mediante schede perforate. Decise allora non solo di diventare un tecnico tessile, ma anche di portare la propria istruzione all’altezza delle più avanzate conoscenze e metodiche di quel tipo di manifattura.

Era necessario, per questo, frequentare un’apposita scuola. Treccani si avviò così, nel settembre del 1895, alla volta di Crefeld – dal 1929 ribattezzata Krefeld – nella Renania settentrionale. Questa era chiamata la città della seta per la grande quantità di fabbriche specializzate ivi presenti, e ospitava la più importante scuola superiore tessile d’Europa, la Staatliche Ingenieurschule für Textilwesen. Era un’istituzione che, oltre agli insegnamenti teorici, comportava anche quelli pratici, e permetteva agli studenti di esercitarsi su macchinari di avanguardia; vi convenivano giovani di tutto il mondo. Per poter partire, Giovanni dovette superare la resistenza del padre, dovuta all’alto costo di quel soggiorno di formazione all’estero (5000 lire, escluse le spese di mantenimento); ma la sua determinazione gli guadagnò la fiducia e un prestito dello zio Lodovico.

In due anni (cioè in anticipo di un anno) concluse i corsi ordinari e quelli di perfezionamento. Al ritorno in Italia, nell’autunno del 1897, portò con sé – oltre a un’ottima conoscenza del tedesco – il bagaglio di un’eccezionale esperienza di studio e di applicazione pratica, che comprendeva il disegno, la meccanica, l’analisi dei tessuti e dei mezzi più idonei a fabbricarli, la conoscenza delle fibre tessili e dell’intero ciclo del loro trattamento (trattura, filatura, cardatura, tessitura, tintoria, stamperia, finissaggio).

L’esperienza di Krefeld emancipò Treccani dal retaggio – solido, ma da lui avvertito come angusto – della vita di provincia. Nuove nozioni tecniche e spirito di modernizzazione furono lievito in un temperamento che per serietà, dedizione e desiderio di primeggiare aveva trovato una piena corrispondenza nella tedesca Fleissigkeit (assiduità nello studio).

Treccani aveva diligentemente annotato le numerose osservazioni fatte nel corso dei suoi studi, che in seguito raccolse in diversi volumi (questi costituirono la prima parte, autoriale, della sua personale biblioteca tecnica, nel tempo arricchita di volumi di pregio e grandi edizioni – di carattere storico, artistico e letterario – che avrebbero rivelato in lui il fiuto del collezionista e il gusto del bibliofilo).

Negli anni successivi Treccani coltivò a lungo, ma invano, progetti di soggiorni in Gran Bretagna o negli Stati Uniti. Nell’immediato, tra il novembre del 1897 e il luglio del 1898, lavorò a Milano, disegnando tessuti per le officine di Gaetano Alzati (specializzate nella produzione di macchine per l’industria tessile).

L’occasione che rivelando le sue capacità avrebbe anche fatto la sua fortuna di imprenditore giunse con la richiesta avanzata nell’estate del 1898 ad Alzati dall’impresa Lanificio Rossi, che cercava un ‘compositore’ (disegnatore) di tessuti.

Il Lanificio era in quel periodo la più grande azienda tessile d’Italia: comprendeva numerosi stabilimenti sparsi nella provincia di Vicenza (il principale era quello di Schio) e occupava circa 5000 operai (Caruso, 2017). Fondato dall’industriale Francesco Rossi (1792-1845), era stato portato dal figlio Alessandro (1819-1898) al primato nazionale, che aveva fatto di Schio la Manchester italiana: un’industria avanzata per le tecnologie in uso, la differenziazione delle fonti energetiche sfruttate e la razionalizzazione degli spazi di lavoro, sotto la direzione e con la consulenza di tecnici stranieri, soprattutto francesi e belgi (Treccani entrandovi fu l’unico italiano). Era anche un modello di relazioni sociali avanzate, ed è significativo che di Alessandro Rossi, morto pochi mesi prima dell’arrivo in azienda di Treccani, quest’ultimo avrebbe un giorno firmato la voce nella sua Enciclopedia Italiana di scienze, lettere e arti (XXXI, 1936, pp. 140 s.).

Treccani, con 100 lire in tasca, nel luglio del 1898 partì alla volta di una delle principali fabbriche del Lanificio, quella di Piovene Rocchette, che dipendeva da Gaetano Rossi, uno dei figli di Alessandro; vi rimase fino al 1912.

Iniziò come disegnatore, ma ben presto i suoi superiori si accorsero che all’estero aveva acquisito competenze preziose per l’azienda, che gli consentivano di avanzare proposte interessanti. Vennero così apportate ai macchinari, con risultati positivi, le modifiche che egli andava a mano a mano promuovendo, tanto che Gaetano Rossi, alla chiusura del bilancio 1898-99, gli espresse la sua soddisfazione, gli diede una gratifica di 5000 lire (con cui Treccani poté saldare il debito contratto nel 1895 con lo zio) e lo nominò vicedirettore dello stabilimento.

Divenuto ormai uno dei dirigenti, Treccani prese diverse iniziative innovative, sia tecniche (ulteriori modifiche al funzionamento dei telai, nuovi disegni per i tessuti, introduzione di nuove sostanze chimiche per le tinture) sia organizzative (diminuzione dell’orario di lavoro degli operai da 12 a 11 ore, mantenendo la stessa paga); ne risultarono per lo stabilimento di Piovene una maggiore produttività e una minore percentuale di tessuti difettosi. Come aveva fatto a Krefeld, per migliorare il proprio lavoro Treccani prese a redigere delle note tecniche, formate da un diario quotidiano di osservazioni e da un registro delle invenzioni e degli aggiustamenti che via via andava escogitando.

La sua carriera conobbe un’ascesa ininterrotta: nel 1901 (a ventiquattro anni) fu nominato direttore dello stabilimento di Piovene, e nel 1910 direttore del ramo del Lanificio Rossi che era presieduto da Gaetano.

Nel 1909 aveva assunto la direzione di un altro grande stabilimento del gruppo Rossi, il Cotonificio Rossi di Vicenza (dove lavoravano circa 2500 operai); prima ne promosse la trasformazione tecnica e poi si adoperò perché sormontasse le difficoltà che avevano colpito l’intero settore cotoniero.

Nel 1911, tuttavia, rifiutò la direzione generale del Lanificio Rossi (che occupava ormai 12.000 operai): aveva infatti deciso di imboccare una sua strada all’esterno di questa azienda, anche perché erano cominciate a girare voci, a lui molto sgradite, di un suo possibile matrimonio d’interesse all’interno della famiglia Rossi. L’occasione di costruirsi un futuro come industriale in proprio gli giunse dalle difficoltà in cui si era venuto a trovare in Italia il settore cotoniero (investito, a partire dal 1907, da una forte crisi di sovrapproduzione, che culminò nel 1910, con esiti disastrosi). Nel 1911 Treccani fu chiamato – da Centenari, amico del deputato Carlo Dell’Acqua, appartenente a una famiglia di grandi imprenditori lombardi del cotone – a cercare di porre rimedio alla situazione drammatica nella quale versava il Cotonificio Valle Ticino (una delle principali aziende del settore) e accettò la proposta, dimettendosi da tutti i suoi incarichi nelle aziende del gruppo Rossi (vi sarebbe tornato solo vent’anni dopo, nel 1931). Fece scalpore, nell’ambiente imprenditoriale, la sua decisione di lasciare dei posti sicuri e prestigiosi per occuparsi di un’impresa sull’orlo del fallimento.

Il Cotonificio era nato nel 1905, in pieno boom cotoniero, con un capitale iniziale prima di 3 e poi di 4 milioni, investiti dagli industriali Benigno Crespi, Gaspare Gussoni e Fedele Borghi. Comprendeva cinque stabilimenti – due a Turbigo (Milano) e uno rispettivamente a Vanzago (Milano), Trecate (Novara) e Cerano (Novara) – in cui lavoravano circa 3000 operai. Nel 1911 si trovava in uno stato drammatico: era privo di capitale circolante; aveva una perdita di bilancio pari alla metà del capitale azionario e un debito di 7 milioni (cifra enorme per l’epoca; G. Treccani, Memoriale, Milano 1945, p. 11); gli stabilimenti, sebbene in buono stato, erano male attrezzati e peggio utilizzati; le politiche di vendita erano inadeguate per un prodotto eseguito solo con cascame; infine, molta delle merce prodotta era risultata difettosa (in parte era rimasta in magazzino e in parte era stata venduta, provocando le proteste dei clienti).

Treccani fu accolto inizialmente come consigliere delegato, e nel giugno del 1912 divenne direttore. Elesse dimora nella cittadina di Vanzaghello (scelta perché all’incirca equidistante dalle quattro località dove avevano sede gli stabilimenti dell’azienda) e prese a effettuare spostamenti quotidiani nelle due sedi amministrative di Turbigo e Milano.

Il risanamento dell’azienda richiese due anni (1913-14). Treccani escogitò un sistema di tessitura e filatura su commessa, per conto di terzi provvisti di materia prima; rimise in funzione il cascamificio; tenne sotto stretta sorveglianza i conti.

Ma poiché intendeva risanare e nello stesso tempo rilanciare il Valle Ticino, era necessario eliminarne gli alti debiti. Prese così un’iniziativa ardita e inedita nel mondo industriale, ma basata su un’idea chiara dell’azienda che intendeva dirigere: convocò i dodici creditori principali e propose loro di trasformare i crediti in azioni del Cotonificio; come garanzia del proprio coinvolgimento personale nell’operazione, si propose lui stesso come azionista. Inoltre, per evitare temporeggiamenti e manovre dilatorie, fissò una data precisa, il 15 giugno 1914, come termine ultimativo, minacciando in caso contrario di presentare le proprie dimissioni, il che avrebbe fatto tornare l’azienda nella tragica situazione precedente. L’azzardo funzionò: i creditori accettarono e non solo i debiti del Valle Ticino furono azzerati, ma la produzione aumentò e vennero recuperati molti dei clienti che negli anni precedenti lo avevano abbandonato (per la storia del ruolo di Treccani in questa azienda, si v. Rivolta – Schenal – Villa, 2011).

In seguito ai risultati ottenuti con il Valle Ticino, nel 1914 egli venne chiamato a risolvere la grave situazione di un’altra impresa tessile, il Cotonificio Cova (nato nel 1905), che aveva tre stabilimenti in Lombardia. Ma in questo caso la crisi era ormai troppo avanzata e nel 1915 Treccani dovette sottoscrivere il fallimento dell’azienda; riuscì, tuttavia, almeno a contenerne gli effetti sulla mano d’opera, poiché due degli stabilimenti rimasero aperti e presero a produrre per conto del Valle Ticino (sarebbero stati poi aggregati a una delle nuove aziende create da Treccani, la Tessiture bergamasche). A causa di quest’ultimo, seppur parziale, successo, nel 1915-16 Treccani venne chiamato come consulente da diverse aziende tessili in difficoltà (i cotonifici Veneziano, Alberto Amman e Fossati & Lamperti, e il lanificio Targhetti).

In quegli anni Treccani realizzò progressivamente, nella sua attività pratica di dirigente industriale, un modello di organizzazione funzionale che si può considerare sostanzialmente portato a compimento nel 1917. A garanzia della continuità e dell’integrità dell’intero ciclo (approvvigionamento, lavorazione e vendita), esso integrava sette ditte tessili, sei delle quali da lui create ad hoc: il Cotonificio Valle Ticino (che egli riteneva di aver di fatto creato ex novo, perché nel 1911 lo aveva «fatto risuscitare», Memoriale, cit., p. 11), l’Industria tessuti tinti e la Fabbrica telerie (1914), la Tintoria italiana e la Tessiture bergamasche (1915), la Manifattura tessuti Candidi (1916), la Manifattura tessile a colori (1917).

Non è dato sapere con certezza se Treccani avesse in mente sin dall’inizio di costruire in questa forma il suo «sistema» (p. 12) o se esso prese vita poco alla volta e in maniera empirica; in ogni caso, quando lo descrisse retrospettivamente, nel citato Memoriale del 1945, sembrò sostenere la prima ipotesi: «Queste [sette] società acquistavano il tessuto grezzo, lo facevano finire e lo vendevano. Ognuna ebbe in Milano una propria sede per uso magazzino, campionario e studio […]. Sono stato indotto a studiare quel sistema di organizzazione aziendale dalla constatazione che i grandi disastri sono dovuti quasi sempre alla parte commerciale, necessariamente speculativa: ribassi delle materie prime, ribassi e rialzi dei cambi monetari o dei noli, fallimenti […]. Nella divisione del lavoro, nella separazione giuridica e di fatto delle aziende industriali da quelle commerciali, consiste il mio sistema, che in quegli anni e in seguito ha avuto tanto successo; ad esso io ascrivo in particolare la fortuna mia e delle mie industrie» (p. 12).

Sempre nel Memoriale, rivendicò e addirittura teorizzò la scelta di creare aziende di dimensioni ridotte, relativamente autonome tra loro ma cooperanti, in opposizione al modello della concentrazione monopolistica, che tendeva a fondere le aziende tra loro, in complessi di enormi dimensioni (p. 12).

L’ingresso dell’Italia in guerra, nel 1915, fece ulteriormente aumentare, per via delle commesse militari, la domanda di prodotti delle aziende di Treccani e in particolare del pilastro del suo ‘sistema’, il Valle Ticino (a conclusione della guerra Treccani ne avrebbe acquistato l’intero pacchetto di azioni, diventandone proprietario unico).

Nel maggio del 1915 Treccani si presentò volontario a Milano al corso allievi ufficiali; venne nominato sottotenente, ma, in quanto dirigente d’industria, fu esonerato dal servizio.

Negli anni della guerra, creò, oltre a quelle prima citate, altre cinque aziende, operanti in diversi settori dello sforzo bellico: Amideria subalpina (chimica), Anonima autotrasporti (autoveicoli), Costruzioni Motta (edilizia), Thermo-Sanitas (idraulica), Costruzioni macchine tessili (meccanica).

Nel settembre del 1917 Treccani sposò Giulia Quartara (1889-1960), figlia del marchese Ernesto Barnaba Quartara (1852-1917) – genovese, direttore generale del ministero della Marina – e di Vittoria Gavazzi (1860-1936) – discendente di un’antica famiglia lombarda, attiva prima nel settore della seta e poi anche in quello bancario.

Tramite i Quartara, a Treccani divennero consueti il mondo della politica e quello della cultura teatrale e musicale, ma anche gli ambienti, meno tradizionali, frequentati dal fratello della moglie, Giorgio Quartara (1883-1951), radicale e anticlericale, grande viaggiatore e prolifico saggista. Tra il 1917 e il 1919 i coniugi Treccani acquistarono quattro fra palazzi e ville nei centri urbani di grandi città (due a Milano e due a Roma), che si aggiunsero alle case e ai terreni acquistati in precedenza da Giovanni a Montichiari e a Vanzaghello. Dal loro matrimonio nacquero quattro figli, Luigi (1919-1995), Ernesto (1920-2009), Vittorio (1923-1985) e Carla (1924-1996). Il padre fu solito tenere, per ciascuno, un diario dalla nascita alla maggiore età, consegnato in dono al tempo della loro uscita dalla casa natale.

Nei primi anni del dopoguerra Treccani proseguì la sua attività di creatore di nuove aziende. Tra la fine del 1918 e la fine del 1920, infatti, ne fondò tre, che venivano a completare e a integrare le altre 12 imprese del gruppo Treccani sul piano commerciale e finanziario: la Società per il commercio con l’Oriente (che si occupava della «vendita di tessuti speciali per quelle regioni, […] mediante scambio merci, date le difficoltà dei cambi monetari», Memoriale, cit., p. 12), la Spedizioni Barbacini («col compito fiduciario di provvedere allo sbarco delle materie prime, specie cotone, e di curare le spedizioni dei tessuti in tutte le parti del mondo»), la Banca industriale lombarda («col compito di regolare e facilitare il movimento finanziario e di cassa delle 14 società, funzionando da stanza di compensazione»).

Un altro elemento che spiega il successo delle aziende del gruppo Treccani fu l’introduzione precoce dell’automazione nel processo produttivo e il fatto che tale innovazione aveva basi materiali del tutto autonome: nel 1920, infatti, il Valle Ticino era l’unica azienda tessile in Italia (e una delle poche nel mondo) a usare telai automatici (3000 erano quelli in funzione nei suoi stabilimenti) che erano fabbricati all’interno e non all’esterno del gruppo industriale di appartenenza (provenivano infatti da un’altra impresa di Treccani, la Costruzioni macchine tessili).

A testimonianza della fama e del prestigio raggiunti, tra il 1917 e il 1920 Treccani ricevette diverse onorificenze da parte dell’Ordine della Corona d’Italia: ne venne infatti nominato cavaliere il 27 maggio 1917, ufficiale il 21 dicembre 1919, commendatore il 22 febbraio 1920 (Archivio storico del Senato della Repubblica, ASR, Roma, schede on-line); quindi grande ufficiale il 28 dicembre 1922 e gran cordone il 20 ottobre 1932, mentre il 14 settembre 1939 ricevette la nomina a cavaliere dell’Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro.

Il 20 febbraio 1920 fu nominato cavaliere del lavoro in quanto (come afferma la motivazione ufficiale, riportata nel Memoriale, cit., p. 15) «industriale tessile innovatore che si è fatto da sé, creando nuove industrie su basi originali a vantaggio dell’economia nazionale e dei lavoratori».

Il 1920 costituì l’apice dell’attività imprenditoriale di Treccani, come egli stesso avrebbe in seguito scritto («l’anno 1920 ha rappresentato il culmine della mia potenza industriale e quindi economica»; p. 15). Era non solo uno dei più importanti industriali del Paese, ma anche uno degli uomini più ricchi.

Nel 1921 una nuova crisi economica mondiale coinvolse anche l’Italia (che da parte sua era in recessione già dal 1917). Le aziende di Treccani non furono risparmiate: quella principale, il Valle Ticino, vide cadere il valore nominale delle proprie azioni da oltre 300 lire a poco più di 50. Invece di vendere (come molti proprietari di imprese quotate in Borsa, presi dal panico, stavano facendo), Treccani, usando il proprio patrimonio personale e prestiti ottenuti da alcune banche, comprò le azioni dell’azienda, ristabilendo così un clima di fiducia; a pochi mesi dall’inizio della crisi le azioni avevano ormai ripreso il loro valore precedente.

La crisi del 1921, benché superata felicemente dal gruppo Treccani, aveva tuttavia evidenziato la sua vulnerabilità ai fattori esogeni (che si rivelò fatale dopo il 1926). Nella prima metà degli anni Venti Treccani ritenne quindi prudente diversificare, ma anche internazionalizzare, il proprio portafoglio azionario; acquistò, quindi, quote del capitale di aziende impiantate in Italia, ma fondate o finanziate da imprese straniere, ed entrò anche nei loro consigli di amministrazione: la Società italiana di elettricità Siemens-Schuckert, fondata nel 1908 come divisione italiana dell’omonimo gruppo tedesco; la Compagnia generale di elettricità (CGE), fondata nel 1921 come divisione italiana del gruppo statunitense General electric; la Società bergamasca per l’industria chimica, fondata nel 1921 con capitali provenienti da tre grandi aziende farmaceutiche svizzere (la J.R. Geigy, la CIBA – Chemische Industrie BAsel – e la Sandoz); la Società italiana radiomarittima (SIRM), fondata nel 1927 da Guglielmo Marconi con capitali britannici di diversa provenienza.

Gli anni tra il 1926 e il 1931 videro in Italia una grave e progressiva crisi del settore tessile (e in particolare di quello cotoniero), che portò al disgregamento del ‘sistema tessile’ di Treccani: il Valle Ticino assorbì infatti, per forza di cose, quasi tutte le altre aziende collegate che operavano nello stesso settore; rimase la sola Tintoria italiana, che sarebbe stata comunque venduta da Treccani nel 1933.

Anche se non aveva più un vero e proprio gruppo industriale, Treccani non cessò la sua attività di imprenditore. Rimase alla guida del Valle Ticino, che dopo il 1933, cessata la crisi economica mondiale, riuscì comunque a far crescere nuovamente di dimensioni, tanto che nel 1937 arrivò a occupare 4500 lavoratori e a comprendere ben 11 stabilimenti (nelle province di Milano, Bergamo, Varese e Novara): due filature (Turbigo, Vittuone), cinque tessiture (Cerano, Fagnano Olona, Trecate, Vanzago, Vanzaghello), una tessitura a colori (Nese), un candeggio e una tintoria (Cerano), una tintoria con stampa tessuti e lavorazione velluti (Fagnano Olona).

Treccani assunse inoltre incarichi direttivi in altre aziende (in alcune delle quali non aveva nessuna partecipazione azionaria). Nel 1931 venne chiamato alla Lanificio Rossi come membro del consiglio di amministrazione, e nel 1934 ne divenne presidente. All’incirca negli stessi anni fu presidente del Credito commerciale, della Società italiana di elettricità Siemens-Schuckert, della Società bergamasca per l’industria chimica, del Cotonificio Cesare Macchi, della svizzera Fédérale assurance, della Centenari & Zanelli; fu vicepresidente della Società anonima fabbriche fiammiferi ed affini (SAFFA).

Fino all’età di quarant’anni Treccani non si lasciò coinvolgere direttamente dalla politica. Nel dicembre del 1918 (subito dopo la fine della guerra) aderì all’Associazione dei liberali di Milano, di cui divenne l’anno successivo vicepresidente.

Tuttavia, in quanto noto industriale ricevette da Benito Mussolini – in occasione del loro primo incontro, nell’estate del 1919 – la richiesta di sostenere i Fasci italiani di combattimento, fondati nel marzo di quell’anno, e di partecipare nelle loro liste alle elezioni politiche che dovevano svolgersi in novembre, ma rifiutò.

Iniziò comunque ad avvicinarsi progressivamente al movimento fascista, almeno sul piano culturale. Va probabilmente inserita in quest’ambito la decisione di creare una ‘tribuna’ per le sue posizioni teoriche. Nel marzo del 1920, infatti, finanziò a Milano la fondazione di una rivista settimanale di politica, Risorgimento (diretta da Gian Galeazzo Arrivabene), che sarebbe vissuta per due anni (fino al giugno del 1922) e per la quale avrebbe scritto alcuni articoli.

Nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali italiani fascisti agli intellettuali di tutte le nazioni. Dopo qualche esitazione, l’8 novembre 1925 scrisse a Giovanni Gentile «per essere prontamente iscritto al Partito fascista» (Archivio della Fondazione Giovanni Gentile per gli studi filosofici, AFG, s. 1, s.s. 2) e la sua iscrizione venne ufficializzata il 12 dicembre.

Questo non gli impedì di mantenere negli anni successivi, in determinate occasioni, una certa indipendenza di giudizio. Disapprovò pubblicamente più volte, per es., la politica economica e monetaria del governo Mussolini, e per questo rifiutò nel luglio del 1928 – quantomeno così avrebbe affermato nel 1945 (Memoriale, cit., p. 6) – di sostituire Giovanni Volpi come ministro delle Finanze. Inoltre, nonostante varie pressioni ricevute dall’alto, non volle separarsi da collaboratori che erano noti come antifascisti; il caso più noto è quello di tre dirigenti del Valle Ticino che aveva reclutato tra il 1915 e il 1920: Vittorio Arsuffi, Nilo Cova e Mario Ruggenini.

L’adesione di Treccani al fascismo fu indubbiamente dettata da ragioni di opportunità (avrebbe detto in seguito, in un’intervista, suo figlio Ernesto: «La sua era un’adesione utilitaristica, come quella di tutti gli industriali», Vergani, 1989).

Un forte impegno di Treccani in ambito culturale ebbe inizio – almeno stando alle sue dichiarazioni retrospettive (Memoriale, cit., p. 21) – nel 1919, quando egli stanziò 100.000 lire per il restauro del monumento a Sebastiano Venier – comandante delle forze veneziane nella battaglia di Lepanto (1571) – situato nella basilica dei Ss. Giovanni e Paolo a Venezia e disegnato e costruito nel 1907 dallo scultore Antonio Dal Zotto.

Annotava nel suo diario, nel dicembre del 1918: «La ricchezza ha un’alta funzione sociale da compiere; essa […] non deve essere considerata fine a se stessa […] ma mezzo per raggiungere nobili fini; […] [in particolare] l’industria […] deve essere larga di appoggio agli studiosi […] [perché] si può contribuire allo sviluppo delle lettere, delle scienze e delle arti, anche senza essere letterati, scienziati o artisti, proteggendo quelle e animando questi» (cit. in Bellingeri, 2009, p. 223).

Nel gennaio del 1920 Treccani donò 300.000 lire all’Accademia nazionale dei Lincei, «che versava in critiche condizioni» (Memoriale, cit., p. 21). La notizia dell’iniziativa giunse a un largo pubblico tramite un articolo che Francesco D’Ovidio, presidente dell’Accademia e senatore, scrisse sul quotidiano romano Il giornale d’Italia. Nell’autunno del 1922 Treccani si dichiarò pronto a finanziare con 500.000 lire la creazione, presso l’Università di Roma, di una cattedra per il fisico Albert Einstein, che aveva appena ricevuto il premio Nobel; la proposta non ebbe seguito, ma la sola idea incontrò la disapprovazione del capo del governo.

In cerca di un’occasione per un atto di mecenatismo non meramente episodico, Treccani elaborò il progetto di dar vita a una Fondazione Giovanni Treccani per la promozione degli studi scientifici in Italia, dotata di considerevoli fondi di avvio (3 milioni, tutti provenienti dal suo patrimonio personale). Nei primi mesi del 1923 il progetto lo portò a sondare il parere di Mussolini e di Gentile, allora ministro della Pubblica Istruzione.

Gentile lo chiamò a Roma il 26 aprile 1923 e gli disse che avrebbe fatto meglio a investire i suoi fondi non nella Fondazione, ma nel riscatto di un preziosissimo codice miniato quattrocentesco, La Bibbia di Borso d’Este, una delle più alte espressioni della miniatura rinascimentale europea; la questione, spiegò Gentile, andava risolta con urgenza, perché una grande biblioteca privata statunitense, la John Pierpont Morgan Library di New York, si era già detta interessata ad acquistare l’opera. Dopo cinque giorni concitati di trattativa a Parigi, il 1° maggio Treccani riuscì nell’impresa, giungendo a un accordo di acquisto che comportava l’esborso di 3,3 milioni di franchi francesi, pari a circa 5 milioni di lire (e a 4 milioni di euro di oggi). Secondo il contratto di acquisto, il codice sarebbe rimasto di proprietà personale dell’industriale. Treccani però, coerentemente con le sue idee, non solo rifiutò un’allettante offerta di acquisto della Morgan Library (4,3 milioni di franchi, che gli avrebbero consentito il recupero dell’intera somma spesa e un guadagno aggiuntivo netto di 1,5 milioni di lire), ma decise anzi che la Bibbia di Borso dovesse appartenere all’intera nazione. Si affrettò quindi a telegrafare a Mussolini, per comunicargli che intendeva fare dono dell’opera allo Stato italiano. Al suo ritorno, perfezionò sul piano legale la restituzione, che venne qualificata come donazione privata (sulla vicenda si vedano: G. Treccani, in La Bibbia di Borso d’Este: ricupero e riproduzione, Milano 1937; Cappelletti, in La Bibbia di Borso d’Este, 1997; Bellingeri, 2009, pp. 223-225).

L’episodio ebbe vasta risonanza e gli valse numerosi articoli sulla stampa, nazionale e internazionale, e diversi riconoscimenti pubblici, anche istituzionali.

A Treccani fu tributata la cittadinanza onoraria di Ferrara (che aveva prodotto la Bibbia di Borso) e di Modena (che l’aveva custodita per tre secoli). Nei mesi seguenti, diverse città italiane reclamarono la custodia dell’opera: Milano (residenza principale di Treccani), Modena, Ferrara e Roma (in quanto capitale). Treccani rifiutò di lasciarsi coinvolgere in questa contesa, e lasciò che essa venisse sciolta dal re Vittorio Emanuele III (cui l’opera era stata consegnata il 7 giugno); questi l’affidò infine, il 25 luglio, alla Biblioteca Estense di Modena, seguendo il principio di ‘provenienza del bene’. Le polemiche e le trattative però continuarono e l’attribuzione a Modena divenne definitiva solo con un decreto ministeriale del 27 maggio 1924. Il 19 aprile 1925 – alla presenza di Treccani e Gentile (ormai non più ministro) – i due volumi della Bibbia di Borso vennero infine esposti per la prima volta nelle sale della Biblioteca Estense, in cui si trovano ancor oggi (Per celebrare…, 1925; Bellingeri, 2009, pp. 225-230).

In seguito alla vicenda della Bibbia di Borso, Gentile propose al re che Treccani venisse nominato senatore, cosa che avvenne il 18 settembre 1924. Fu da allora attivo in Senato; nel dicembre del 1924 votò la fiducia al governo Mussolini, e fece parte di importanti commissioni, tra cui quelle per il giudizio dell’Alta corte di giustizia (1929-34) e quella dell’economia corporativa e dell’autarchia (1939-43).

Di notevole rilievo fu anche l’attività di Treccani come collezionista di opere d’arte, iniziata nel 1912 e proseguita sino alla sua morte (ma poco studiata, dopo un pionieristico articolo coevo – Morassi, 1930 – sino a Brison, 2014). Quanto per lui fosse importante è dimostrato dal fatto che nella sua autobiografia-testamento (Nel cammino della mia vita, cit.) molte delle 205 fotografie raffigurano quadri da lui acquistati.

Treccani nel 1912 prese ad acquistare quadri di pittori italiani dell’Ottocento; sua guida per questo periodo della storia dell’arte fu Ugo Ojetti, scrittore e critico d’arte (e futuro condirettore della sezione Arte dell’Enciclopedia Italiana). Treccani fu piuttosto eclettico nei suoi acquisti, che riguardarono differenti ‘scuole’ (il verismo, la scapigliatura, il simbolismo, il divisionismo), rappresentate da pittori come Filippo Palizzi, Daniele Ranzoni, Tranquillo Cremona, Mosè Bianchi, Giacomo Favretto, Filippo Carcano, Adolfo Feragutti Visconti, Giovanni Segantini, Giulio Aristide Sartorio.

Nel 1923, in seguito alla vicenda del recupero della Bibbia di Borso, Treccani entrò in contatto con lo storico dell’arte Adolfo Venturi, il quale lo incoraggiò a orientarsi anche verso l’acquisto di opere di arte antica, e dal 1924 in poi comprò per suo conto, spesso all’estero, quadri di pittori italiani (o delle loro ‘botteghe’). Inizialmente privilegiò gli artisti attivi nel Quattrocento e Cinquecento – Piero di Cosimo, Jacopo Negretti, detto Palma il Vecchio, Fra’ Bartolomeo detto Baccio della Porta, Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma, Angiolo Tori, detto il Bronzino, Girolamo da Correggio – e in seguito si orientò per lo più verso la scuola veneziana del Settecento – Giambattista Tiepolo, Francesco Guardi, Domenico Fedeli, detto il Maggiotto, Giuseppe Angeli, Francesco Zuccarelli, Giovanni Paolo Pannini.

Si può dire che nel 1930, dopo quasi vent’anni, la collezione Treccani fosse in sostanza completata. Quell’anno uscì il citato studio di Antonio Morassi, uno storico dell’arte ex allievo di Venturi, pubblicato su Dedalo (la rivista diretta da Ojetti) con il titolo La raccolta Treccani.

Treccani, nel corso degli anni (soprattutto dopo il 1923), prestò con grande generosità molti suoi quadri per mostre temporanee, anche all’estero, o esposizioni permanenti; tra queste ultime, privilegiò la Biennale di Venezia e la Permanente di Milano (istituzione che diresse dal 1936). Inoltre fece fotografare diversi suoi quadri per le tavole a colori dell’Enciclopedia Italiana.

La collezione Treccani, nel 1961 divisa tra i quattro figli dell’imprenditore, risulta oggi quasi completamente dispersa.

L’intesa che era nata tra Gentile e Treccani nel corso della vicenda della Bibbia di Borso si rafforzò in seguito al coinvolgimento di entrambi nel progetto di una enciclopedia italiana.

Esistevano al riguardo dei precedenti. Nel 1919 era stata progettata una Enciclopedia nazionale in 24 volumi, su iniziativa dello storico Mario Menghini e di Ferdinando Martini, che riuscirono a coinvolgere la Società italiana per il progresso delle scienze (presieduta dal matematico Vito Volterra e amministrata dal direttore della Banca d’Italia Bonaldo Stringher) e l’editore Bemporad. Tra il 1921 e il 1922, una Grande enciclopedia italica in 18 volumi era stata progettata dall’editore Angelo Fortunato Formiggini, che era riuscito a ottenere la collaborazione di circa mille tra editori, stampatori e librai, disponibili a diventare azionisti del costituendo Consorzio italiano editori e librai. Martini aiutò Formiggini a creare un ente culturale che aveva tra i suoi compiti anche quello di finanziare la nuova enciclopedia e di dirigerne la stesura, e che venne denominato Istituto per la propaganda della cultura italiana (poi trasformato, in novembre, nella Fondazione Leonardo per la cultura italiana, con Martini come presidente e il fisico Orso Maria Corbino, in quel momento ministro della Pubblica Istruzione, come vicepresidente). Anche Gentile venne coinvolto nel progetto: se in linea generale era molto favorevole all’idea di creare una ‘enciclopedia nazionale’, riteneva però che la Grande enciclopedia italica non avesse né sufficienti basi finanziarie né, soprattutto, una coerenza editoriale, cioè una fisionomia precisa come opera; anche Benedetto Croce, interpellato da Formiggini, lo mise in guardia dal rischio di fare un’opera eclettica («una Enciclopedia deve avere un’anima sua, una sua coerenza»; cit. in Formiggini, 1923, p. 161).

L’interessamento di Gentile si incontrò con la simile inclinazione di TreccaniQuest’ultimo non si limitò al ruolo di finanziatore, ma studiò il problema con molta attenzione (dal punto di vista sia editoriale sia economico) e prese iniziative concrete: «Dissi quindi ai proponenti [Menghini e Stringher] che avrei fatto preparare un nuovo progetto da un tecnico di mia fiducia. Studiai, a tale scopo, le organizzazioni delle più celebri enciclopedie esistenti […] e mi fermai sul sistema monografico dell’XI edizione [1910-1911, in 29 volumi] della Britannica, [che avrebbe dovuto essere] ampliata nel volume e col doppio delle illustrazioni, dato l’immenso patrimonio artistico dell’Italia. L’Enciclopedia nostra doveva seguire una via di mezzo tra i due tipi allora più diffusi: il dizionario enciclopedico con innumerevoli piccoli articoli, tipo grande Larousse, e l’enciclopedia monografica, tipo Enciclopedia Britannica; avrebbe avuto 60.000 voci principali e altre 24.000 secondarie […]. Il preventivo [che feci preparare] portò ad un costo di Lire 1.500.000 ogni volume […] per 36 volumi […] cioè ad un costo totale dell’edizione di 54 milioni. Dopo lunghe riflessioni e controlli, decisi l’impresa, senza scopo di lucro per me, cioè assumendomi tutti gli oneri e rinunciando agli eventuali utili» (Memoriale, cit., p. 30).

Il 18 febbraio 1925 venne così fondato l’Istituto Giovanni Treccani, per la pubblicazione dell’Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti. L’atto costitutivo ne dichiarava la natura interamente privata, «nel desiderio di servire la Patria procurando alla cultura italiana uno strumento di cui essa da lungo tempo aveva bisogno per il suo stesso incremento e per la diffusione di una esatta nozione e di un giusto giudizio del contributo che l’Italia ha in ogni tempo arrecato e arreca al patrimonio spirituale dell’umanità» (art. 1), e sanciva: «L’Istituto s’ispira bensì alla coscienza del glorioso passato del popolo italiano e degli alti destini a cui esso può e deve aspirare; ma è apolitico nel senso assoluto della parola» (art. 4). Nel suo discorso d’insediamento, Treccani ribadì quest’ultimo concetto, rifiutando per l’Enciclopedia qualsiasi taglio politico e affermando che se la politica può dividere gli uomini, la scienza li può tutti unire. Venne nominato presidente dell’Istituto (artt. 7, 8, 9) e fu affiancato dai due direttori, scientifico ed editoriale, Gentile e Calogero Tumminelli.

Avendo speso per il riscatto della Bibbia d’Este molto più del previsto, Treccani per finanziare la nuova enciclopedia dovette vendere tre sue proprietà immobiliari di valore: gli edifici di Milano in cui avevano sede gli uffici centrali di due delle sue aziende (l’Industria tessuti tinti e la Manifattura tessile a colori) e un grande palazzo a destinazione residenziale situato in via Nazionale a Roma.

Il carteggio del presidente Treccani con il direttore scientifico Gentile rivela l’attenzione per la più ampia inclusione delle forze intellettuali disponibili; una marcata preoccupazione che l’Enciclopedia fosse opera gradita al papa e ai cattolici; una meticolosa vigilanza per l’equilibrio del bilancio; una fiducia – riposta prima di tutti in Gentile – che l’Enciclopedia riuscisse anche in un compito di pacificazione nazionale (AFG, s. 1, s.s. 2, lettere del 20 febbraio 1925, 18 luglio 1925, 30 e 31 marzo 1926, 30 aprile 1926; prefazione a Enciclopedia Italiana Treccani, Milano 1947).

Di Treccani fu l’idea, nel 1925, di affiancare all’Enciclopedia un Dizionario biografico degli Italiani. Anche in questo caso c’erano dei precedenti, come l’iniziativa dello storico orientalista Leone Caetani, le cui schede, fatte raccogliere per il Saggio di un dizionario bio-bibliografico italiano (di cui uscì solo il primo volume, A-Baffi, nel 1924), fornirono poi la base del lungo lavoro preparatorio dell’opera.

Nel 1928 la direzione del Dizionario biografico fu affidata a Fortunato Pintor, bibliotecario del Senato; le circa 180.000 schede nominative elaborate entro il 1943 costituirono il punto di avvio per un’impresa il cui primo volume sarebbe apparso soltanto nel 1960, poco prima della morte di Treccani (sulla vicenda si v. Romanelli, in Treccani 1925-2015, 2015).

Per l’Enciclopedia furono iniziative di Treccani la dotazione di una biblioteca speciale di opere enciclopediche (di cui fu nominato responsabile il linguista Stefano La Colla) e l’acquisto del palazzo Canonici Mattei di Paganica, in cui si insediarono circa 70 stipendiati stabili.

Il lavoro di preparazione (scelta dei collaboratori, redazione del lemmario, formazione dello schedario, raccolta dei dati) prese quasi quattro anni (dall’inizio del 1925 alla fine del 1928) e il primo volume uscì nel marzo del 1929; venne mantenuta la periodicità di quattro volumi pubblicati all’anno. In totale, il lavoro, progettato per dieci anni, ne durò dodici (1925-1937). Al corpus principale seguirono, nel 1938, due volumi di Indici e uno di aggiornamento, intitolato Appendice.

Dell’Enciclopedia, Treccani fu anche autore (e uno dei più prolifici), a partire dal quarto volume (1929) e in quasi tutti i seguenti (un elenco completo delle voci da lui compilate in G. Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani, cit., pp. 125 s.). Collaborò alla sezione Industria – diretta prima da Eugenio Callara e poi da lui stesso – occupandosi in particolare del settore tessile, delle fonotrasmissioni e comunicazioni, dei settori elettrico e idroelettrico. Compilò 70 voci (equivalenti a 167 colonne di testo) e 29 tavole di carattere tecnico, in prevalenza descrittive di fibre e tessuti (BatistaBroccatoCalicotFustagnoOrditoPopelineTaffetasTrama…), della loro composizione, dei modi di lavorazione e trattamento; sue anche le voci Filatura (con un aggiornamento nell’Appendice.del 1938) e Armatura (componente di Tessitura). Tra le sue voci, 12 biografie di personaggi, prevalentemente lombardi, che si erano occupati (come pionieri, industriali o ingegneri) di cotonifici, setifici, tintorie e stamperie di tessuti, società elettriche e idrauliche (Eugenio e Costanzo Cantoni, Ettore Conti, famiglia Crespi, Ernesto De Angeli, Carlo Esterle, famiglia Gavazzi, Ettore Ponti, Alessandro Rossi, famiglia Visconti di Modrone). Una voce destinò a Joseph-Marie Jacquard, inventore del celebre telaio che porta il suo nome. Sue anche le voci sull’industria tessile di un’edizione ridotta dell’Enciclopedia, progettata e in parte compilata, ma mai portata a termine: l’Enciclopedia in 12 volumi, detta anche Enciclopedia minore.

Nei dodici anni che vanno dal 1925 al 1937, comunque, l’Enciclopedia ebbe una vita non priva di difficoltà (si v. la Nota storica in Presidenza dell’Istituto…, 2007, pp. XIII-XV). Infatti l’Istituto, in quanto impresa interamente privata, non resse sotto i colpi della rivalutazione della lira, nel 1927, e della crisi economica mondiale del 1929, anche perché il bilancio dell’Enciclopedia presto si rivelò troppo ottimistico nelle previsioni di spesa: i primi dieci volumi, usciti tra il 1929 e il 1931, costarono circa 3 milioni l’uno, anziché 1,5 come preventivato.

Nel 1931 Treccani fu quindi costretto a unire l’Istituto a tre case editrici (la Bestetti & Tumminelli, la Treves e l’Anonima libraria italiana); venne formata la Società anonima Treves-Treccani-Tumminelli, presieduta da Ettore Bocconi (proprietario dell’Anonima libraria) e diretta da Tumminelli. In tal modo fu possibile portare avanti la stampa dei volumi. L’improvvisa morte di Guido Treves (maggio 1932) causò lo scioglimento del sodalizio, e Treccani fu infine costretto a chiedere l’intervento dello Stato.

Nel 1933, con la costituzione dell’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani (r.d.l. 24 giugno 1933, n. 669, convertito con l. 11 genn. 1934, n. 68), l’impresa mutò la sua natura privata in una compartecipata dello Stato. Il fondo di dotazione di 25 milioni di lire – firmato alla presenza di Mussolini a palazzo Venezia il 30 giugno 1933 – fu ripartito in parti uguali tra cinque enti di diritto pubblico (Banco di Napoli, Banco di Sicilia, Monte dei Paschi di Siena, Istituto nazionale delle assicurazioni, Istituto poligrafico dello Stato). Una piccola parte del capitale rimase nelle mani di Treccani. A presiedere l’Istituto fu chiamato Guglielmo Marconi (presidente dell’Accademia d’Italia); Treccani divenne vicepresidente, Gentile direttore scientifico e vicepresidente, Domenico Bartolini (presidente del Provveditorato generale dello Stato) direttore generale.

Il nuovo statuto non modificò né la finalità scientifica né la natura apolitica dell’Istituto. L’opera, infatti, era più che avviata: erano stati pubblicati 18 volumi e gli altri 17 erano in parte già impostati.

Sul piano personale, tuttavia, per Treccani la creazione dell’Istituto significò l’inizio di un progressivo allontanamento dalla direzione dell’Enciclopedia.

Alla conclusione dell’opera, nel 1937 Treccani si dedicò a un’impresa che si collegava al periodo iniziale della sua attività come mecenate: la riproduzione in facsimile della Bibbia di Borso d’Este (Riprodotta integralmente per mandato di Giovanni Treccani, recitava significativamente il sottotitolo). L’edizione comprendeva anche una raccolta di documenti e un ampio studio storico e artistico scritto da Adolfo Venturi. Pochi mesi dopo, Treccani fece uscire un’opera più ridotta, La Bibbia di Borso d’Este: ricupero e riproduzione, in cui si ripubblicavano la raccolta di documenti e lo studio di Venturi, accompagnati da un testo di Treccani stesso in cui si faceva la storia sia del recupero del 1923 sia della riproduzione del 1937.

Nello stesso 1937, Treccani fu insignito del titolo di conte, a carattere ereditario (r.d. del 21 ottobre), e per sua decisione prese il nome di Giovanni Treccani degli Alfieri.

L’anno successivo si concesse quel viaggio negli Stati Uniti che progettava da quarant’anni. Nell’estate del 1938 partì infatti alla volta di New York con i due figli maggiori, Luigi ed Ernesto (Paolucci, 2009, pp. 45 s.). Il soggiorno in quel Paese durò oltre un mese, e toccò alcune importanti città (New York, Boston, Washington, Filadelfia, Chicago). Doveva essere, in linea di principio, un viaggio di istruzione destinato ai due giovani – com’era abitudine nelle famiglie dei grandi industriali lombardi – ma Treccani ne approfittò per visitare fabbriche e aziende.

Durante e dopo gli ‘anni dell’Enciclopedia’ Treccani non smise di intervenire, come mecenate e/o dirigente, in numerose istituzioni culturali, e in alcune occasioni si fece promotore di raccolte di fondi a favore delle loro maestranze. Si trovò, inoltre, non di rado a difendere, sul piano legale, l’autonomia di queste istituzioni dai tentativi di ingerenza (politica, amministrativa o finanziaria) delle autorità fasciste. A queste attività, affiancò negli anni il finanziamento della pubblicazione di volumi di vario tipo (tra cui diversi libretti commemorativi su opere liriche), spesso da lui direttamente promossa. Per tutte queste iniziative, nel 1939 fu insignito della laurea honoris causa in lettere dall’Università degli studi di Milano.

In quello stesso anno, quando era ormai stato quasi completamente estromesso dalla direzione effettiva dell’Enciclopedia, scrisse la prefazione all’opera collettiva Enciclopedia Italiana Treccani: idea, esecuzione, compimento (poi riedita, con modifiche, nel 1947), nella quale rendeva conto, nominativamente, dei meriti e delle responsabilità di tutti i collaboratori dell’opera.

Nel periodo bellico la produzione della sua azienda, il Valle Ticino, diminuì di circa un quarto, sia per la mancanza di materie prime sia per la difficoltà di esportare i prodotti finiti.

Nel 1942 Treccani venne privato del diritto (riconosciutogli dal citato r.d.l. del 1933 che aveva creato l’Istituto della Enciclopedia Italiana) di recuperare il capitale investito nell’edizione dell’Enciclopedia.

Ne sarebbe conseguita, nel dopoguerra, una vertenza legale e finanziaria fra Treccani e l’Istituto. Quella legale si concluse il 3 luglio 1954, con un decreto del presidente della Repubblica Luigi Einaudi che riconobbe Treccani come principale ideatore, fondatore e realizzatore dell’Enciclopedia, e lo nominò presidente onorario dell’Istituto. Quella finanziaria si concluse il 18 febbraio 1956, con una soluzione a favore di Treccani.

Caduto il fascismo il 25 luglio 1943, pur rimanendo a Milano Treccani non aderì alla Repubblica di Salò, e in varie occasioni (Memoriale, cit., pp. 8-10) operò in forma privata a vantaggio di singoli (ebrei e partigiani), assicurando inoltre finanziamenti a gruppi lombardi collegati al CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia).

Il 18 febbraio 1944 la casa di Vanzaghello – in cui si era nel frattempo spostata la famiglia Treccani per sfuggire ai bombardamenti che colpivano Milano – venne perquisita dalla polizia, che cercava il figlio Ernesto, già in passato arrestato per attività antifasciste. Treccani riuscì a far uscire il figlio di nascosto (lo avrebbe in seguito aiutato a fuggire in Svizzera), ma venne portato nella Questura di Milano e a lungo interrogato. Tali interrogatori si ripeterono più volte in seguito (anche a causa di denunce anonime che lo accusavano di aiutare i partigiani), pur senza che mai venisse emesso nei suoi confronti un mandato di arresto (ibid., pp. 9 s.).

Nonostante tutto questo, quando – in seguito al ritorno del re e del governo nella capitale (luglio 1944) – si prospettò la riapertura del Senato, Carlo Sforza – presidente dell’Alto commissariato per le sanzioni contro il fascismo – aprì un procedimento contro Treccani, e il 7 agosto 1944 lo deferì all’Alta corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo (ACGSF), per il 6° gruppo di imputazione («Senatori ritenuti responsabili di aver mantenuto il fascismo e resa possibile la guerra sia coi loro voti, sia con azioni individuali, tra cui la propaganda esercitata fuori e dentro il Senato»; Archivio storico del Senato della Repubblica, schede on-line).

Inoltre, dopo la liberazione di Milano (25 aprile 1945), il nuovo prefetto, Riccardo Lombardi, emise un mandato di arresto nei confronti suoi e di una decina di grandi industriali, per attività svolte durante il fascismo; Treccani decise allora di lasciare la sua abitazione, e venne ospitato a turno per quasi due mesi da diversi amici. Il mandato di arresto venne poi revocato, ma Treccani venne sospeso dai diritti di proprietà e di direzione del Valle Ticino.

Il 24 maggio 1945 Treccani scrisse al presidente del Senato, Pietro Tomasi della Torretta, chiedendo che il giudizio sulla sua condotta fosse avocato al Senato, ma la sua richiesta non venne accolta. Di conseguenza, pochi giorni dopo indirizzò all’Alta corte un ampio Memoriale (stampato privatamente), in cui raccontò, spesso con molti particolari e con taglio discorsivo, la sua carriera di industriale e di mecenate culturale, l’evoluzione del suo patrimonio e la storia dei suoi rapporti con il fascismo, allegando anche numerose testimonianze di altri sul suo operato quotidiano. Pochi mesi dopo, il 10 luglio, lo ripresentò, accompagnandolo questa volta con un documento dal tono ben diverso e molto più breve, Memoria, in cui, con argomenti e linguaggio prettamente legali, si difendeva punto per punto dalle accuse di collaborazione con il fascismo, dettagliando le circostanze e le motivazioni di ogni suo singolo voto nel corso dei vent’anni passati in Senato.

Nonostante questi due documenti di autodifesa, il 25 luglio 1945 l’Alta corte lo dichiarò decaduto dalla carica di senatore. Treccani presentò un ricorso, che il 24 giugno 1946 venne però dichiarato inammissibile. L’8 luglio 1948 la Corte di cassazione (Sezioni unite civili) annullò la sentenza di decadenza di Treccani; egli, tuttavia, non rientrò più in Senato.

Nel 1947 gli erano stati restituiti i diritti di proprietà e di direzione del Valle Ticino. Negli anni immediatamente successivi, l’azienda ritornò ai livelli produttivi precedenti alla guerra, soprattutto grazie agli aiuti statunitensi giunti in Italia tramite l’European recovery program (ERP, il cosiddetto piano Marshall); questi aiuti favorirono in particolare l’industria cotoniera, attraverso l’arrivo di cotone grezzo a basso prezzo. Ma nei primi anni Cinquanta questo settore conobbe una grave crisi, dovuta sia alla fine dell’ERP (che di fatto terminò la propria attività nel 1951, anche se si concluse formalmente nel 1952), sia alla mancata modernizzazione degli impianti (causata prima dagli eventi bellici e poi dalla mancanza di liquidità). Anche il Valle Ticino venne coinvolto, e tra il 1953 e il 1954 le sue diverse fabbriche cessarono la produzione e chiusero (non senza duri conflitti sindacali, che in alcuni casi portarono all’occupazione degli stabilimenti da parte delle maestranze).

Gli anni Cinquanta rappresentarono per Treccani anche un periodo di rinnovato impegno in iniziative scientifico-editoriali di rilievo; alcune di queste erano state da lui progettate molto tempo prima, ma la guerra e le sue tragiche vicissitudini le avevano rese irrealizzabili.

Nel 1941 Treccani aveva creato, all’interno dell’Associazione per l’alta cultura di Milano, una Fondazione Giovanni Treccani degli Alfieri per la Storia di Milano. Dopo la guerra, sotto la sua direzione si poté iniziare la realizzazione di quest’opera, che uscì tra il 1953 e il 1966, in 17 volumi (cui se ne aggiunsero tre nel 1995-1996). Si trattava di una storia organica, completa, non soltanto economica e politica, opera di un folto gruppo di studiosi (circa un centinaio), specializzati nelle varie epoche e su vari argomenti. Treccani poté vederne pubblicata una parte, cui contribuì, oltre che con la prefazione e con le presentazioni di alcuni volumi, con il suo importante archivio fotografico sulla città (Brison, 2010).

Non poté vedere invece la pubblicazione di un’altra grande opera da lui progettata e diretta, la Storia di Brescia, che uscì in 5 volumi nel 1963-1964. Venne realizzata da un collettivo di una sessantina di studiosi, secondo un modello di lavoro ormai sperimentato.

Nel corso del 1960 Treccani scrisse un’autobiografia, Nel cammino della mia vita; era progettata per fini ‘privati’, visto che venne stampata (all’inizio dell’anno successivo) in poche copie destinate ai figli. Il libro, molto ampio (di quasi 900 pagine, di cui 559 di testo, con 205 fotografie, e 319 di appendici documentarie), «è una sorta di testamento spirituale […], nel quale Treccani ripercorre tutta la sua vita, dalla giovinezza, all’approdo nel mondo delle industrie tessili, alla carriera politica; il volume è corredato, oltre che da moltissime fotografie, da un’ampia appendice di documenti con il testo dei discorsi tenuti […] nell’arco di una vita nelle più svariate occasioni di lavoro e di rappresentanza. Sullo sfondo della narrazione scorre la storia italiana della prima metà del Novecento, costellata da moltissimi personaggi con il quale Treccani fu in rapporto» (Brison, 2014, p. 2). Morì a Milano il 6 luglio 1961.(fonte)