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Gas

    “…Quid est veritas?…”

    TSS

    Il gas, legame effimero, impalpabile, di molteplici accadimenti che concorrono alla definizione del caso “Crimea”.

    Napoli, 29 marzo 1854, vengono rilasciati tre passaporti dal prefetto di polizia il Cavaliere D. Pasquale Governa[1]. Il medico chirurgo, dott. Nicola Capuano di Napoli, chiede e ottiene un passaporto per Parigi[2]Eugenia Laurent, francese, professione cameriera[3] e Giuseppe Pedroni di Trento, lavoratore orefice[4], ottengono il passaporto per Roma.

    Quali sono i motivi che spingono il dott. Nicola Capuano a raggiungere Parigi? E perché la cameriera Eugenia Laurent e il lavoratore orefice Giuseppe Pedroni decidono di spostarsi a Roma?

    Nicola Capuano
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    I giorni precedenti

    Il contrasto sorto tra la Russia e l’impero ottomano sembra essere anche promosso da Napoleone III che probabilmente intende il suo appoggio alla Turchia e la “protezione” assicurata ai luoghi santi quali il Santo Sepolcro di Gerusalemme, e la Chiesa della Natività a Betlemme, come un riscatto cattolico, un desiderio di contrastare l’influenza ortodossa.
    Napoleone III è contrario a qualsiasi negoziato con gli ortodossi sulla amministrazione dei luoghi santi. Infatti tre anni or sono, nell’agosto del 1851, ha dichiarato che il controllo dei luoghi santi da parte dei cattolici è stato “chiaramente sancito” dagli ottantasette articoli del trattato firmato il 28 maggio 1740. In base a tale capitolazione, ha affermato Napoleone III che la Francia avrebbe preso di “misure estreme” per farlo rispettare.
    Il terribile massacro di Sinope dello scorso novembre perpetrato dalla flotta russa ha indotto l’intervento nel gennaio delle flotte navali inglesi e francesi che si sono spinte fin nel Mar Nero a protezione della flotta turca. A febbraio poi il rifiuto della Russia all’ultimatum dell’Inghilterra e della Francia che imponeva alla flotta dello Zar di non muoversi dal porto di Sebastopoli e in più la richiesta di ritirarsi dai principati danubiani ha innescato di fatto una condizione di guerra di fatto.

    Il dott. Nicola Capuano

    [HP] Figlio del nobile patrizio napoletano Giuseppe Capuano e di Marianna Chiara Beltrano, Nicola nasce a Napoli il 7 gennaio 1822[5] Già dal 1843 la sua era una delle famiglie riconosciute ammissibili alle Regie Guardie del Corpo.
    Ora, a trentadue anni, stimato medico chirurgo, decide di intraprendere in viaggio per Parigi, importante capitale francese al centro di una questione internazionale che in quei giorni la vede entrare in guerra al fianco dell’Inghilterra in una contesa con la grande Russia.
    Il questore di Napoli Pasquale Governa dichiara e sottoscrive che non esiste in Prefettura legale impedimento alla spedizione del Passaporto[6]. Tutto è pronto per la partenza e il dott. Nicola Capuano prevede di arrivare a Parigi per i primi di maggio. Cosa lo aspetta a Parigi?
    [HP] Una ipotesi è che sia stato convocato nella capitale francese per visitare il maresciallo di Francia e senatore capo del ministero della guerra generale Armand Jacques Leroy de Saint-Arnaud, dalla salute malferma, ma in procinto di partire per la Crimea al comando delle forze francesi e raggiungere il comandante britannico Lord Raglan[7]. Per questo motivo il dott. Capuano doveva arrivare a Parigi al più presto, gli avvenimenti con la dichiarazione di guerra della Francia alla Russia incalzavano.

    Il motivo dell’incarico

    Perché convocare da Napoli un medico-chirurgo? Si trattava veramente di un consulto medico o c’era dell’altro? Il dott. Capuano non è cittadino del Regno delle Due Sicilie, dal passaporto si legge a proposito dei connotati: Patria Francia d’Italia. Risulta evidente che il suo viaggio lo riporta vicino alla sua patria (Savoia?) e probabilmente il suo soggiorno a Napoli si rivela essere stato un incarico esplorativo, utile per assumere informazioni riguardo alcune manovre sospette che sono state rilevate presso il governo dei Borboni. La corte di Napoli, ufficialmente neutrale al conflitto in atto interrompe le esportazioni di materiali strategici verso la Francia e l’Inghilterra ma a dispetto di una dichiarata non belligeranza continua e anzi intensifica tali commerci verso la Russia. C’è poi più di una prova sulla volontà del Regno delle due Sicilie di aderire al Trattato della navigazione che gli Stati Uniti d’America e la Russia stanno mettendo a punto. Appare confermata la volontà dei Borboni di rinsaldare un’alleanza forse necessaria ad interrompere la supremazia inglese nel Mediterraneo, con un’apertura verso i mercati orientali, in particolare per un traguardo economico: lo sviluppo del commercio del grano verso i porti di Odessa.
    Il dott. Capuano è probabilmente incaricato anche di un più specifico argomento, raccogliere informazioni sullo stato di preparazione tecnico-scientifica raggiunta dell’esercito borbonico, in particolari su eventuali sviluppi degli studi portati avanti dal Tenente colonnello Cavaliere Marco Antonio Costa nei “Saggi sull’aerostatica e sull’aeronautica“, e pubblicati a Napoli già dal 1837.
    In un passaggio dei saggi al capitolo XXXVI. Uso de’ fulminanti proposto da M. Lègris, e ragioni che debbono farli escludere. Si afferma che “Dietro le tante sperienze fatte sù i fulminanti , si sa questi corpi agire in due modi; cioè per espansione come la polvere da sparo, e per urto, o per viva compressione, come la caduta de’ gravi; e quest’ultima azione esser si intensa, che un sol mezzo grano di fulminato di oro scava in una lamina di argento su cui si faccia detonare , un incavo sufficiente a capir un pisello (2); e la esplosioni di dieci o dodici grani berciar una lamina ben forte; quindi M. Brianchon , che per molti sperimenti ha provato, ciò non doversi che al subitaneo grande assorbimento dell’ossigeno dell’ aria astante , ha proposto l’ uso di questa forza superiore per romper le porte delle piazze di guerra , per fracassare de’ ponti, o per altre violente simili belliche operazioni. Segue da ciò che volendo usar de’ fulminanti in luoghi aperti , niuna materia di cui si faccia la machina potrebbe reggere a lungo alla sua forza distruggitrice; e ne’ vasi chiusi , il loro effetto ridotto alla sola esplosione, non sarà molto maggiore di quella gigantesca della polvere da sparo, la quale anche, volendo, si sa accrescer di molto unendovi dell’ossido di calcio , del clorato di potassa , e per altri metodi inventati da Bornot da Muller e da Cossignis , quantunque della riuscita di taluno di questi mezzi Gay-Lussac facci dubitare. ” e poi a seguire “Ma poscia venne abbandonato, perché si scopri, che dopo un piccol numero di colpi le bocche di fuoco trovansi deformate. (I) Or come potranno resistere delle piccole machinette all’urto sterminatore di una polvere assai più violenta e distruttiva?”[8],
    pag. 95 (2) Bibliothèque universelle de Généve T. XXXVIII. pag. 96 (I) Le Normand, Dizionario Tecnologico, T. X. pag. no.
    [HP] L’ipotesi è che il dott. Capuano ha potuto appurare questi fatti e debba riferirne a Parigi. In questa verifica il dott. Capuano è supportato da Giuseppe Pedroni che ipotizziamo abbia dato un contributo con le sue competenze tecniche nel trattamento dei metalli all’analisi dei saggi del tenente colonnello Costa circa “l’uso dei fulminanti”. Un’altra pubblicazione del Costa ipotizziamo sia di grande interesse per il dott. Capuano e per il trentino Pedroni, si tratta del libro Memorie di Marco Antonio Costa.
    In un passo del capitolo Parte prima Pochi cenni sulla storia dell’eudiometria si legge ” E passando a rimarcare la proprietà che ha l’eudiometro del Volta, che oltre l’accusare tutto l’ossigene contenuto in un’ aria, egli è il solo che può anche indicare la quantità di idrogene di un misto gassoso, conchiudono: «Ainsi l’illustre phisicien Volta qui a enrichi la phisique des plus belles découvertes, aurait encore la glorie d’avoir donné à la Chimie l’instrument le plus exact et le plus précieux pour ces analises (1)». .” _
    (1) Journal de Phisique, année 1805.”[9]

    In Europa

    Dal 1820 in Inghilterra l’illuminazione a gas era presente in tutti i centri urbani che raggiungevano i 10.000. Nel 1837 Giovanni de Frigére aveva condotto i primi esperimenti di illuminazione pubblica a Napoli.[10] Le principali città della penisola rispettivamente dal 1838 Torino, Firenze dal 1839, dal 1842 Venezia, dal 1845 Milano, Genova dal 1846[11], Venezia, Vicenza, Padova e anche la seconda città dello stato pontificio, Bologna avevano affidato l’introduzione pubblica dell’illuminazione a gas ad imprese private molto spesso sostenute da capitali francesi[12].
    Nel 1837 a Torino è per merito degli imprenditori francesi François Reymondon, architetto di Grenoble e Hippolyte Gautier, ingegnere di Lione nonché consigliere d’amministrazione della Société du Gaz de Lyon che nasce la prima Società italiana specializzata nel trattamento di combustibili solidi che attraverso un processo di distillazione produce gas illuminante. Si tratta della Società anonima per l’illuminazione della Città di Torino col mezzo del Gaz idrogeno carbonato. L’aristocrazia degli affari piemontese sostiene l’impresa con la partecipazione dei banchieri e commercianti di seta Nigra, Tron e Barbaroux. Anche la nobiltà torinese e soprattutto l’ambiente militare segue e appoggia l’iniziativa. Il mondo accademico collabora con i suoi rappresentanti, in particolare il barone Giovanni Plana, astronomo e matematico. “La Società, allestì il processo produttivo che, a partire dal litantrace, permetteva di ottenere gas illuminante da distribuire nelle varie zone della città, in un’officina situata nel quartiere della Crocetta, fuori Porta Nuova; per questo motivo la Società era conosciuta come Compagnia di Porta Nuova. Gli investitori francesi, che detenevano il pacchetto azionario di maggioranza, si occuparono di gestire gli aspetti tecnici dell’attività, quelli piemontesi, meglio introdotti negli ambienti politici e conoscitori della legislazione in materia, quelli amministrativi. Nel maggio 1838 il municipio di Torino concesse alla Società la possibilità di utilizzare il sottosuolo gratuitamente; in cambio si riservò il diritto di controllare i lavori di scavo, di posa delle tubature e di risistemazione stradale e soprattutto la libertà di conferire permessi analoghi ad altre Società concorrenti e ottenne come garanzia l’iscrizione di un’ipoteca sugli immobili e sui terreni della stessa.[13]
    Sull’idrogeno e la lintantrace scriveva qualche anno prima lo Spallanzani: “L’osservazione da me fatta dell’esistenza del petrolio nella Salsa anzidetta e nel gaz idrogeno che da lei prorompe io mi lusingo che ci dia in mano bastanti prove onde acconciamente spiegare quale sia la materia produttrice e conservatrice di esso gaz. Quest’olio che in picciola quantità esiste a fior di terra della Salsa dee trarre l’origine sua da luoghi sotterranei più bassi dove non è a dubitare che larghissima ne sia la vena come lo comprovano i vicinissimi fonti di petrolio di Monte Zibio. Per esso adunque soggiacente al calor sotterraneo avrassi la formazione del gaz idrogeno carbonico che sappiamo ottenersi appunto dalla distillazione di esso o isolato o con l argilla formante il litantrace Ma cotesto gaz idrogeno carbonico quando in forma di gallozzole scaturisce della Salsa seco porta non poche sottilissime particelle di petrolio come apertamente ne lo dimostra il grave suo odore sia che tai particelle vi si uniscano nell’attuale sua formazione sia che il faccian dopo per incontrar questo gaz ascendente verso la superficie della terra qualche nuova sorgente del medesimo olio.[14]

    I banchieri

    Nel 1842 Barbaroux e Tron all’udienza della prima classe del Reale Senato rivelano come le connessioni di un sistema di appalti, finanziamenti, titoli, coinvolgano anche la nobiltà piemontese.[15]
    – Liquidata l’eredità passiva delle guerre napoleoniche con la sistemazione del debito pubblico. conclusa l’unificazione monetaria del Regno e superata la congiuntura dei primi anni della Restaurazione, si ottenne il pareggio finanziario. poco tempo dopo l’assunzione al trono di Carlo Alberto. nell’esercizio 1836. e contemporaneamente furono fatti cadere gradualmente i vincoli più pesanti alla vita economica interna. Le spese per opere pubbliche divennero. però, elevate anche prima dell’avvio delle costruzioni ferroviarie.
    Gli effetti e le finalità di una politica finanziaria espansiva non potevano, peraltro, non investire i problemi del credito. uno dei settori che era rimasto fra i più arretrati nell’economia sabauda. Secondo alcuni studiosi. all’inizio del regno di Carlo Alberto in tutto il Piemonte non vi erano che due case bancarie private di una cena importanza: la Barbaroux & Tron e la Nigra & Fratelli e Figli; v’era, però, un gran numero di piccoli banchi. serrato entro vecchi schemi e circondato da mille cautele.
    Dallo sviluppo della ricchezza e dell’attività produttiva di quel periodo. soprattutto in agricoltura. quelle vecchie banche non avevano tratto profitto. né v’era stato avanzamento nel porto di Genova, dove si svolgeva un notevole volume di operazioni di commercio internazionale: in particolare, importazioni di cereali ed esportazioni di seta grezza e lavorata.
    La spinta al rinnovamento delle strutture creditizie. avviata da alcuni banchieri maggiori. sembra sia tata accelerata dalla monarchia con alcuni provvedimenti che, anche se non inseriti in un piano organico, tendevano a risolvere problemi sorti in quegli anni: il collocamento di obbligazioni statali, la costituzione di una cassa erariale di riserva, la concessione di prestiti a privati contro garanzia di titoli pubblici, particolarmente attiva durante la crisi serica del 1837-1839. Nel 1844, infine, fu accolta l’istanza di un gruppo di uomini di affari genovesi intesa a fondare, in forma di società per azioni, la Banca di Genova, dalla quale trassero origine la Banca Nazionale prima e la Banca d’Italia poi. Il conte di Cavour assunse responsabilità di governo nel 1850, ma è ampiamente provata la sua intensa attività condotta a Genova e a Torino dal 1835 al 1844.[16]
    Lo stretto rapporto della Francia con Torino sia per l’apporto di capitali che per le competenze tecniche inducono a ipotizzare un interesse comune nella ricerca di nuove soluzioni nel campo della difesa militare. Anche gli inglesi si muovevano in tal senso operando in diverse zone della penisola italiana.

    Il Lingotto, centro strategico militare

    [HP] L’ipotesi è che nell’area prospiciente la villa dei conti Nicolis di Robilant potesse sorgere e svilupparsi una fabbrica per la produzione dell’idrogeno come gas di riempimento per le nuove aeronavi.
    Da un documento del 1850 c.a “CARTA DI TORINO SUD”[17] è possibile vedere come le aree in prossimità della nuova ferrovia Torino-Genova e confinanti con il quartiere Crocetta siano costituite per lo più da terreni coltivati e masserie.
    Il territorio compreso fra il Po, il Sangone, la strada per Orbassano e la Crocetta importante perché è l’area dove La Compagnia di Porta Nuova, allestisce la produzione di gas illuminante da distribuire nelle varie zone della città.
    Il vasto territorio percorso da numerosi canali d’irrigazione e di sorgenti vede la presenza di numerose cascine. È attraversato da importanti vie di comunicazione: quella che da Torino va verso, Orbassano e Pinerolo, quella che va verso Nizza e quella che unisce Grugliasco con Moncalieri.[18]
    A lato di questa strada, sorge un piccolo borgo che è di proprietà del conte Lavaldiggi: “LINGOTTO piccol borgo capitale d’un feudo di detto nome compreso nel territorio di Torino situato a sinistra della strada di Pinerolo lungi due miglia da Torino. La Chiesa Parrocchiale con molte case appartiene all’Illustrissimo signor Conte di Lavaldiggi.”[19]
    In questo periodo è in atto una significativa espansione dovuta alla ferrovia (costruita nel 1848) che si collega verso Genova, (prima del Piemonte) e che, percorrendo parallelamente alla preesistente strada di Nizza demarca l’intero territorio del Lingotto dividendolo in due parti.
    Una serie di attività artigiane sviluppa la lavorazione di funi e tele metalliche che nel giro di qualche anno daranno vita al primo vero stabilimento la fabbrica Fornara, fondata nel 1857.
    L’attività nasce molto probabilmente per la necessità di sviluppare in loco gli esperimenti sui prototipi di Aeronave, anticipando così di almeno trent’anni lo stesso Almerico di Schio uno dei pionieri dei dirigibili in campo internazionale, che realizzerà il progetto del primo dirigibile italiano ufficialmente dichiarato, l’Aeronave Italia. (1884).
    Le tele metalliche tra l’altro avevano la funzione di sviluppare un setto longitudinale per delimitare la camera di compensazione. Le funi poi fissate lungo una o più linee meridiane della carena esternamente e tangenzialmente a essa (sospensione tangenziale o esterna) costituivano la sospensione. Questo sistema adoperato nei prototipi delle Aeronavi semirigide permette di ridurre le resistenze all’avanzamento dovute alla sospensione.
    Tutta l’area intorno alla villa e ai campi era interdetta alla popolazione civile e costantemente sorvegliata.

    1 Area Lingotto, Torino sud

    Mappa di Torino sud
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    2 [HP]

    Nel particolare della carta (2a slide) vediamo l’area (in rosso) e la ferrovia Torino Porta Nuova–Moncalieri per Genova (in verde) inaugurata il 24 settembre 1848.
    Carlo Felice Nicolis, conte di Robilant, capitano dell’Artiglieria a cavallo, distintosi per atti eroici durante la prima guerra di indipendenza, presso Sommacampagna, era a capo della logistica e seguiva da vicino i primi collaudi preservandone il segreto. Si era consapevoli dell’importanza di quelle nuove macchine così lontane dalle vecchie concezioni di macchina da guerra fino a quel momento conosciute. Da questo grande potenziale il piccolo regno Sabaudo poteva certamente ricavare grandi vantaggi in campo militare e di conseguenza avrebbe visto la sua considerazione aumentare nei rapporti di forza tra le grandi potenze, in primo luogo l’Impero austriaco.
    Il Consiglio Permanente d’Artiglieria rappresentato dal capitano Nicolis, aveva affidato al maggiore Giovanni Cavalli (Novara, 23 luglio 1808 – Torino, 23 dicembre 1879) la pianificazione dell’intero progetto. Cavalli era anche l’artefice dello sviluppo dei nuovi pezzi di artiglieria progettati su misura per armare efficacemente le aeronavi.

    Giuseppe Pedroni

    Suddito dell’Impero Austriaco, [HP]Probabile agente della Società patriottica di Trento in missione esplorativa. In viaggio verso Roma insieme a Eugenia Laurent [HP]sceglie come prima tappa Frascati dove è in via di completamento la tratta ferroviaria con Roma a opera della Società Pia-Latina. Sono previste innovazioni tecniche e quindi sarà importante verificare la natura di tali innovazioni per riportarle nel rapporto che viene redatto da Pedroni durante la sua missione. Scrive Pedroni: “Quella forza poderosa che per molti anni aveva operato con il trascinamento di una sola macchina di locomozione, ed erasi per ciò di poco vantaggio per le genti e i viaggiatori, vede oggi un riguardevole miglioramento. Le magnifiche sorti del tempo nostro sollecitano l’eccitazione per la irruenza con la quale si manifestano nel nostro paese, e progressive in ispècie sono le attrezzature impegnate in questa corsa verso il progresso, consistono in ben sei
    locomotive di fabbricate dalla Sharp & Steward e Brids Adams. Con sei vagoni per il grande beneficio dei viaggiatori ci si domanda chi può rimanere insensibile considerando l’immenso avvenire che è riservato alla scienza, e l’incalcolabile e sempre crescente utilità che arrecherà alle vegnenti generazioni, perfezionando l’intelletto, gli agi della vita e l’incivilimento?”

    [HP] Appunti di Giuseppe Pedroni

    “Sabato, 19 giugno 1852. Sono stato informato da amici che giovedì scorso Lisiade e Andrea sono stati tratti in arresto insieme al tenente Rinaldo Arrivabene[20] e condotti presso il distaccamento di Gendarmeria di San Benedetto Po[21]. Ecco come opera l’oppressore sulle nostre migliori speranze!”
    “Martedì, 29 giugno 1852. Oggi ho saputo da amici fidati che domenica Lisiade ha subito un interrogatorio, spero abbia avuto e continui ad avere la forza di sopportare queste dure avversità. Di Andrea non ho notizie ma credo sia stato rilasciato[22] del tenente Arrivabene non si conosce il destino[23]
    ” Sabato 25 settembre 1852. Apprendo che giovedì scorso Lisiade è stato sottoposto ad un secondo interrogatorio. Quello che rimane del Comitato segreto insurrezionale Bresciano è infine esposto alle proterve vessazioni dell’oppressore austriaco ma tutto questo è un viatico necessario per la nostra giusta causa[24]
    “18 febbraio 1853. Dopo quasi cinque mesi pare che si stia per arrivare a una sentenza per Lisiade e gli altri.[25] Confido nella provvidenza e mi procurerò fermamente di mantenere viva la fiamma patriottica colla certezza di una riscossa energica e decisiva”
    “27 febbraio 1853. Ho avuto notizia da fonti sicure che due giorni fa, venerdì 25 è stata emessa la sentenza per tutti gli arrestati, compreso Lisiade. Sono profondamente convinto che sapranno sopportare con calma, con fermezza, con dignità, i patimenti e le oltraggiose persecuzioni[26]

    “Giovedì 3 marzo 1853. Sono stato raggiunto dalla funesta notizia della sentenza per Lisiade e i suoi amici è stata emessa. Martedì scorso la corte militare presieduta dal Tenente Maresciallo Comandante della Fortezza il Barone Carlo De-Culoz ha condannato Lisiade a 12 anni di carcere per essere stato – si dichiara – in cognizione dell’esistenza di una Società segreta rivoluzionaria in Mantova, e di avere dietro ordine ricevuto da uno dei capi della medesima, mediante diffusione di Cartelle Mazziniane e Proclami incendiari cooperato per la causa rivoluzionaria. Ho anche saputo che Carlo Montanari, Tito Speri e Bartolomeo Grazioli sono stati condannati a morte.
    Noi profughi d’una Patria occupata e traversata da funeste oppressioni. Noi non ci impegniamo a dichiarare i fatti dell’ultima negata insurrezione a lo scopo di incendiare il cuore di un popolo che stanco del giogo straniero e fedele alla memoria de suoi antenati combatte con perseverante impegno per la nazionale sua indipendenza!”[27]
    Giuseppe Pedroni, Napoli, marzo 1853

    Il 21 novembre 1849 era stato pubblicato il primo atto di concessione pontificio alla società romana “Pia-Latina”[28] con la facoltà di costruire una Strada ferrata da Roma al confine Napolitano presso Ceprano[29]. La società non riuscì a mantenere le obbligazioni assunte per cui, con decreto ministeriale del 24 febbraio 1853, una nuova società, la Compagnia della strada ferrata da Roma a Frascati, con prolungamento facoltativo fino alla frontiera Napolitana ottenne la facoltà di prolungare la ferrovia fino ad Albano e Velletri. L’11 novembre 1854 saranno approvati gli statuti della società e la costruzione affidata alla ditta britannica John Oliver York & Co[30].
    [HP] Giuseppe Pedroni sosta in Albano per studiare ed apprendere sulle nuove soluzioni tecniche riguardanti la ferrovia nonché il ponte tra Ariccia e Albano in via di completamento, un’opera ingegneristica di grande interesse che vede realizzarsi sul tracciato della via Appia un monumentale viadotto. Dell’opera era stato incaricato dal papa Pio IX l’architetto Giuseppe Bertolini, ispettore camerale, il quale ne affidò la progettazione all’architetto Ireneo Aleandri in quegli anni ingegnere della Delegazione Apostolica di Spoleto.
    Verso la prima settimana di aprile del 1854 Giuseppe Pedroni giunge a Roma. La città aveva già avuto undici anni prima una prima esperienza di illuminazione pubblica a gas. Scrive il principe Agostino Chigi sul suo diario:” VENERDÌ 26 (maggio 1843) — Da ieri sera il caffè detto del Buon Gusto a piazza di Spagna cominciò ad essere illuminato a gas la prova pare che non riuscisse ieri sera molto felice; ma questa sera si assicura che sia riuscita molto meglio tanto per la chiarezza della luce, che per non aver messo alcun cattivo odore. Antecedentemente lo speziale Rolli aveva adottato questo genere d’illuminazione sulla sua spezieria alla Madonna dei Monti; ma si dice che lo abbia abbandonato a causa dell’affumicamento, che gliene risultava. ” e poi “LUNEDÌ 31 (giugno 1843) — Da qualche giorno è stata introdotta l’illuminazione a gas nel giardino annesso al Caffè sotto il palazzo Ruspoli. ” e infine a riguardo dell’anno appena trascorso ” GIOVEDÌ 17 (novembre 1853) — Si lavora indefessamente a collocare sotto terra i condotti del gaz, che tra poco dovrà illuminare la città e per il Corso si vanno piantando i candelabri di ferro fuso, che devono sostenere i lampioni della nuova illuminazione. “, ” GIOVEDÌ 30 (dicembre 1853) — Nella notte scorsa è stata illuminata a gaz, per prova, tutta la strada Papale ed il Corso e pare sia riuscito bene. “. E nel gennaio del 1854 Chigi scrive “DOMENICA 1 — Questa sera è stata illuminata definitivamente a gaz (restando però per cautela accesi i lampioni a olio) tutta la strada del Corso e la strada Papale sino a circa la mezzanotte; sembra che riesca bene.[31]
    Ecco quindi la situazione che Giuseppe Pedroni e Eugenia Laurent trovano a Roma, la nuova tecnica inizia con l’essere diffusa nelle opere di pubblica utilità.
    [HP] Giuseppe Pedroni assunte le informazioni a Napoli riguardo l’uso dei fulminati e delle potenzialità dell’eudiometria è ora a Roma dove la sua esplorazione sarà dedicata alla valutazione dei processi di produzione della Società Anglo-Romana. Torino avrebbe avuto così le necessarie indicazioni tecniche per migliorare la produzione del gas.
    A Roma Pio IX aveva inaugurato l’anno precedente, alla vigilia di Natale, la prima officina a gas, l ’Officina dei Cerchi. Il complesso industriale era composto da un’officina con le ciminiere ed un gazometro. Edificata presso il Circo Massimo per iniziativa dell’uomo d’affari londinese James Sheperd è gestita dalla “Società Anglo-Romana per l’Illuminazione a Gas della Città di Roma” (già “Imperial City of Rome and Italian Gas Light and Coke Company”) costituita con la partecipazione del capitale britannico. Nel gennaio del 1854 aveva iniziato insieme alla seconda officina, detta “del Popolo” di via Flaminia, la produzione di gas per usi domestici ed industriali, e in previsione a detta delle autorità, avrebbe raggiunto i 60.000 mc. di gas al giorno.[32]
    A Roma la prima officina, inaugurata da PIO IX, fu l ’Officina dei Cerchi che iniziò la sua attività nel 1854 producendo 60.000 mc. di gas al giorno. Dell’area dove sorgeva il più antico gasometro di Roma oggi non rimane che un manoscritto datato 13 luglio 1854, in cui si descrive l’intero complesso, accompagnato dalla pianta dell’antico manufatto. Negli stabilimenti per l’illuminazione a gas lavoravano 500 addetti.[33]
    A Roma l’illuminazione pubblica a gas fu introdotta durante il pontificato di Pio IX, nel 1854, con una solenne cerimonia a Palazzo Doria. La prima officina sorgeva in via dei Cerchi, in prossimità del Circo Massimo e riusciva a produrre 60.000 mq. di gas al giorno. Tra la fine dell’Ottocento e i primi del ’900 – anche in seguito all’introduzione dell’energia elettrica – il gas venne impiegato per usi domestici. Il combustibile proveniente dall’Inghilterra, dalla Sardegna o dalla Toscana raggiungeva i magazzini di carbone dal Tevere o attraverso i binari ferroviari che ripercorrono la superficie dell’officina. Il carbone veniva posto dagli operai “fuochisti” nelle storte, dove raggiungeva la temperatura di 800 –1000 Cº. Nei forni di distillazione, il gas prodotto dalla combustione del fossile, veniva immesso nei condensatori all’interno dei quali depositava il catrame e le acque ammoniacali che avrebbero reso nociva la miscela. Il gas per essere idoneo veniva sottoposto ad una elaborata depurazione chimico – fisica, che lo avrebbe separato dalla naftalina e dal benzene e infine raggiungeva i gasometri: grandi serbatoi, costituiti alla base da una vasca in cemento armato e da un’imponente impalcatura in ferro, all’interno della quale scorreva una struttura mobile, oggi non visibile.

    [1] Onde attendere l’esito delle disposte fece dimora il Cardinale (Fabrizio Dionigi Ruffo dei duchi di Bagnara e Baranello, Cardinale Vicario Generale del Regno di Napoli) per qualche giorno in Cotrone dove a molte occorrenze diede mente, facendo ai suoi dipendenti impiegati tenere carica ciascuno per la parte assegnatagli. Nominò ad interino Governatore militare e civile di quella Piazza dipendente però per gli affari civili dal Presi de della provincia il Cavaliere D. Pasquale Governa uomo di rare e sperimentate virtù. Gennaro Marulli, Ragguagli storici sul regno delle due Sicilie dall’epoca della francese rivolta fino al 1815, divisi in vol. 3, e ciascuno in epoche due, Volumi 1-2, L. Jaccarino, 1845, p. 323

    [2] Certificato per passaporto, Ferdinando II al dott. Nicola Capuano, Napoli, 29 marzo 1854 (Archivio T. Sacchini, c. 3r.).

    [3] Certificato per passaporto, Ferdinando II a Eugenia Laurent, Napoli, 29 marzo 1854 (Archivio T. Sacchini, c. 3r.).

    [4] Certificato per passaporto, Ferdinando II a Giuseppe Pedroni, Napoli, 29 marzo 1854 (Archivio T. Sacchini, c. 3r.).

    [5] Titoli nobiliari del Regno di Napoli: elenco dei titoli napoletani concessi tra il 1458 e il 1860 con i riconoscimenti successivi di Davide Shamà. Editore Grenzi, 2015.

    [6] Certificato per passaporto, Ferdinando II al dott. Nicola Capuano, Napoli, 29 marzo 1854 (Archivio T. Sacchini, c. 3r.).

    [7] (EN) Hugh Chisholm (a cura di), Enciclopedia Britannica, XI edizione, Cambridge University Press, 1911.

    [8] CAVALIERE MARCO ANTONIO COSTA Tenente colonnello, Saggi sull’aerostatica e sull’aeronautica, Napoli, Stamperia e Cartiera del Fibreno, La Ville de Lyon, 1837, pp. 95-96.

    [9] CAVALIERE MARCO ANTONIO COSTA Tenente colonnello, Memorie. sopra i mezzi di perfezionar le nostre conoscenze sulla vera costituzione fisica dell’atmosfera, e descrizione di un istrumento da cui possono ottenersi dell’esatte osservazioni meteorologiche in assenza dell’osservatore: come sopra i mezzi di far rinascere l’eudiometria, e di costruire un vero eaerometro atto a darci la esatta misura della salubrità di un’aria a cui venisse esposto, Lucca, dalla Tipografia di Giuseppe Giusti, 6 ottobre 1839, p. 24.

    [10] Silvana Bartoletto, Gli esordi dell’industria del gas a Napoli: 1837-1862, in Ricerche Storiche, Edizioni scientifiche italiane, Firenze, pp. 569-82[10] Silvana Bartoletto, Gli esordi dell’industria del gas a Napoli: 1837-1862, in Ricerche Storiche, Edizioni scientifiche italiane, Firenze, pp. 569-82.

    [11] Davide Del Curto, Angelo Landi, Gas-light in Italy between 1700s & 1800s: A History of Lighting, in Mogens Rüdiger (ed.), pp. 8-9.

    [12] Davide Del Curto, Angelo Landi, Gas-light in Italy between 1700s & 1800s: A History of Lighting, in Mogens Rüdiger (ed.), The Culture of Energy, Cambridge Scholars Publishing, Newcastle 2008. Per il caso di Torino, vedi Giuseppe Paletta, Da Lione a Torino. All’origine dell’industria del gas (1837- 1880), in Valerio Castronovo, Giuseppe Paletta, Renato Giannetti, Bruno Bottiglieri (a cura di), Dalla luce all’energia. Storia dell’Italgas, Laterza, Roma-Bari 1987.

    [13] Marcella Spadoni, Italgas. Storia Luglio 2008 Testo per Storiaindustria.it, p. 2.

    [14] Lazzaro Spallanzani, Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell’Appennino, Milano, Dalla Società Tipogr. De’ Classici Italiani, MDCCCXXVI , Tomo III, Cap. XLI, p. 317.

    [15] OSSERVAZIONI per le Ragioni di Negozio MESTREZAT E COMPAGNIA, BARBAROUX E TRON sul ragionamento detto pel signor Marchese FERDINANDO SPINOLA E SUO CONSIGLIERE GIUDIZIARIO all’udienza della prima classe del Reale Senato il 18 gennaio 1842. Avvocato G. B. Cassinis e avvocato S. N. Priggione. Relatore Costa. Tipografia Canfari, Torino. (Archivio T. Sacchini, c. pp.16).

    [16] Anna Maria Galli, La formazione e lo sviluppo del sistema bancario in Europa e in Italia: letture scelte, Milano, Vita e pensiero, 1992, p. 258.

    [17] CARTA DI TORINO SUD, 1850 c.a, Archivio T. Sacchini.

    [18] G. Baruffi, G. F; Cavagna Sangiuliani di Gualdana, Antonio, conte, Passeggiate nei dintorni di Torino: ai colti e gentili Torinesi, memoria ed ossequio, 1853, Torino : Stamperia Reale, Torino 186, XV passeggiata.

    [19] Corografia del territorio di Torino e contorni, Carmagnola, 1790. Torino MDCCXC, con licenza, e privilegi di S.S.R.M. . PP. 83, 84.

    [20] Negli ultimi giorni dell’aprile ’48, il corpo franco Bersaglieri mantovani comandato dal giovane comandante Longoni contava 201 uomini. – la seconda compagnia del capitano Napoleone Mambrini, dove accanto ai tenenti Nino Bixio e Rinaldo Arrivabene, c’erano i sergenti Franco Farinelli, Lisiade Pedroni, Narciso Bronzetti. (Alessandro Marra. Pilade Bronzetti un bersagliere per l’Unità d’Italia. Da Mantova a Morrone. AC La società Moderna e Contemporanea – p.55 – editore Franco Angeli. Milano. 1999).

    [21] Dall’archivio dell’I. R. Auditorato di Guarnigione di Mantova. Nei documenti riguardanti il processo dei Martiri di Belfiore, si evince che da parte del distaccamento di Gendarmeria di San Benedetto Po, il 17 giugno 1852, viene redatto il verbale d’arresto di Arrivabene Rinaldo, Pedroni Andrea e Pedroni Lisiade. (Faustino Palazzi Del Comitato Segreto Internazionale Bresciano nell’anno 1850-51 carte 307-310 – Stab. Tip. La sentinella – Brescia – 1886).

    [22] Dall’archivio dell’I. R. Auditorato di Guarnigione di Mantova. Interrogatorio di Pedroni Lisiade. Mantova, 27 giugno 1852. (Faustino Palazzi Del Comitato Segreto Internazionale Bresciano nell’anno 1850-51 carte 544-549 – Stab. Tip. La sentinella – Brescia – 1886).

    [23] Ricordo che questi problemi di identificazione sono numerosi nel Registro, che non porta mai i nomi propri dei soggetti, favorendo anche diversi errori da parte austriaca, come quello di Rinaldo Arrivabene, di cui al testo, che abbiamo qualificato come molto investito nella “congiura” per rapporto ad Arrivabene Ferdinando, che Tazzoli depone essere colui che lo sosteneva economicamente. Rinaldo fu detenuto in arresto precauzionale e senza essere sottoposto a formale costituto fino al 3/3/1853. (Costantino Cipolla. Belfiore I. I comitati insurrezionali del Lombardo Veneto edil loro processo a Mantova del 1852 -1853. Manualistica didattica divulgazione – p.275 – editore Franco Angeli. Milano. 2006).

    [24] Dall’archivio dell’I. R. Auditorato di Guarnigione di Mantova. Interrogatorio di Pedroni Lisiade. Mantova, 27 settembre 1852. (Faustino Palazzi Del Comitato Segreto Internazionale Bresciano nell’anno 1850-51 carte 391-394 – Stab. Tip. La sentinella – Brescia – 1886).

    [25] Dall’archivio dell’I. R. Auditorato di Guarnigione di Mantova.
    Interrogatorio Fedina criminale di Marchi Carlo, Pedroni Lisiade, Finzi Giuseppe e Fernelli Domenico. Mantova, 12 dicembre 1852, cc. 461-464
    Fedina politica di Pedroni Lisiade con nota di trasmissione. Gonzaga, 14 dicembre 1852, cc. 538-544.

    [26] Dall’archivio dell’I. R. Auditorato di Guarnigione di Mantova. Interrogatorio di Pedroni Lisiade. Oggetto 566 Sentenza del giudizio di guerra su: Mori Attilio, Bosio don Ferdinando, Zanuchi Omero, Fernelli Domenico, Nuvolari Giovanni, Pedroni Lisiade, Grazioli don Bartolomeo, Speri Tito, Marchi Carlo, Finzi Giuseppe, Cesconi Domenico, Dolci Luigi, Malaman Giovanni, Montanari Carlo, Pastro Luigi, Cavalletto Alberto, Lazzati Antonio, Fattori Carlo Augusto, Cagliari Girolamo, Arvedi Pietro Paolo, Donatelli Augusto, Bisesti Annibale, Semenza Luigi, Vergani Giovanni, Gyorffy Pietro, Walla Ludovico e Kyraly Giovanni (in tedesco). Mantova, 25 febbraio 1853, cc. 1068-1075. Lettera del Comando Fortezza di Mantova all’Auditorato di Guarnigione di Mantova, con 11 allegati relativi a Ghiroldi Pietro, Daina Ottaviano, Dobelli Luigi, Rinaldo Arrivabene, Pedroni Andrea e Lisiade, Tassoni Dario, Marchi, Carlo, Tondini, Angelo, Grazioli don Bartolomeo, Rossi Peretti Federico, Nuvolari Giovanni, Pezzarossa don Giuseppe, Finzi Giuseppe e Ottonelli don Giuseppe. 18 giugno 1852. (Faustino Palazzi Del Comitato Segreto Internazionale Bresciano nell’anno 1850-51 carte 324-347 – Stab. Tip. La sentinella – Brescia – 1886).

    [27] “…12. Pedroni Lisiade, nato e domiciliato in Gonzaga, Provincia di Mantova, cattolico, nubile, già studente, d’anni 23, possidente, di censurabile condotta politica ….
    …in 12 anni, di carceri in ferri, a Lisiade Pedroni per essersi lasciato indurre dalla sua leggerezza giovanile; …
    …Pedroni Lisiade, di essere stato in cognizione dell’esistenza di una Società segreta rivoluzionaria in Mantova, e di avere dietro ordine ricevuto da uno dei capi della medesima, mediante diffusione di Cartelle Mazziniane e Proclami incendiarj cooperato per la causa rivoluzionaria….
    …Tale sentenza fu pubblicata il giorno 28 Febbrajo ed eseguita oggi stesso la pena capitale mediante la forca nelle persone di Montanari nobile Carlo, Speri Tito e Grazioli Bartolomeo. Mantova, li 3 Marzo 1853. L’I. R. Tenente Maresciallo Comandante la Fortezza CARLO BARONE DE-CULOZ. (23) Quando fu loro letta in prigione la Sentenza di morte coll’aggiunta, che non vi era per essi nessuna speranza di commutazione di pena, essi l’ascoltarono senza tremito e senza impallidire…” Dall’archivio dell’I. R. Auditorato di Guarnigione di Mantova (Faustino Palazzi Del Comitato Segreto Internazionale Bresciano nell’anno 1850-51 carte 307-310 – Stab. Tip. La sentinella – Brescia – 1886.

    [28] Paolo Blasimme, La ferrovia Velletri-Segni, in i Treni, nº 157, Salò, ETR, febbraio 1995, pp. 22-26.

    [29] Governo Pontificio Ministero del commercio e dei lavori pubblici, Ragguaglio di quanto è stato operato dal 1859 al 1863 nella sezione delle strade ferrate, Roma, Tipografia della Reverenda Camera Apostolica, 1864.

    [30] Governo Pontificio Ministero del commercio e dei lavori pubblici, Ragguaglio di quanto è stato operato dal 1859 al 1863 nella sezione delle strade ferrate, Roma, Tipografia della Reverenda Camera Apostolica, 1864.

    [31] Il tempo del papa-re diario del principe don Agostino Chigi dall’anno 1830-1855. Tolentino. Stab. Francesco Filelfo 1906.

    [32] Si veda La Società anglo-romana per l’illuminazione di Roma col gas ed altri sistemi dopo 60 anni di vita: 1854-1914. Roma, 1914, pp. 5-7.

    [33] Cfr. D. La Lamia, L’Officina dei Cerchi, in Memorie della città industriale, Palombi editore, Roma, dicembre 2007, pag. 43-49.