Addì 25 Maggio 1898.
Ill mo Signore
La S. V. Ill ma è pregata di
voler intervenire al solenne ricevimento
della salma del compianto Benetti
Tenente Augusto morto nel combatti=
mento contro i Dervisci a Tucruff,
presso Cassala[2], che giungerà domani
da Bologna a questa stazione alle
ore 14.30
Con osservanza
Il Sindaco
Zironi
P-S. – Si prega per l’intervento dei Sigg. Soci con Bandiera
in alto, intestazione: Gabinetto del Sindaco – Modena
Badia il 26
25 Maggio 1898 Modena 25 Si danno le disposizioni per l’intervento
sul sodalizio all’accompagnamento Funebre, di essi
nell’uscita Il Presidente
Senieri
Note
vers. eng.
May 25, 1898.
Dear Sir,
You are kindly requested to
attend the solemn reception
of the body of the late Lieutenant Augusto Benetti,
who died in combat
against the Dervishes at Tucruff,
near Cassala, which will arrive tomorrow
from Bologna at this station at
2:30 p.m.
With respect,
The Mayor,
Zironi
P.S. – We kindly request the participation of the Members with Flag
above, heading: Mayor’s Office – Modena
Badia on the 26th
May 25, 1898 Modena 25 Arrangements are made for the participation
of the association in the funeral procession, of them
in the exit The President
Senieri
[1] Il Tenente Augusto Benetti è presente nell’ ELENCO DEGLI UFFICIALI DECORATI al valor militare pei principali fatti d’arme avvenuti nella Colonia Eritrea dall’anno 1887 al 1897.Risulta caduto presso Monte Mocram-Tucruf. Adigrat-Alequà-Legat
Febbraio-Maggio 1896.(fonte)
Di portare aiuto a Cassala fu incaricato il colonnello STEVANI, ai cui ordini fu messa una colonna composta dei battaglioni III (cap. ZOLI), VI (cap. VIGNOLA), VII (cap. De BERNARDIS) e VIII (maggiore AMADASI) e di una sezione indigena d’artiglieria da montagna (ten. RACINA): in tutto circa 2500 uomini.
Queste truppe, partite da Agordat il 15, il 19 e il 21 marzo, giunsero a Sabderat il 28, il 29 e il 31. Nel pomeriggio del 1° aprile, lasciati a Sabderat 300 uomini di Milizia Mobile con il capitano Heusch, il colonnello Stevani mosse con il III, VII ed VIII battaglione, con la sezione d’artiglieria e con la 3° compagnia Bramanti del II e, girato a nord di monte Mocram, entrò a Cassala due ore dopo la mezzanotte.
Mezz’ora dopo il V1, battaglione, giungendo alle falde meridionali di monte Mocram, era attaccato dai dervisci. Questi, di fronte all’efficace resistenza degli italiani e minacciati dalla pronta sortita dal forte di Cassala degli altri battaglioni, si ritirarono lasciando sul campo numerosi morti e feriti.
Nel pomeriggio del giorno 2 aprile, una carovana di circa 2.000 persone, costituita delle famiglie degli ascari, fu fatta uscire da Cassala e avviata, sotto la scorta di due compagnie, verso Sabderat ed oltre.
La mattina del 3 aprile, i cinque battaglioni italiani, quattro pezzi di montagna e un plotone di cavalleria, uscirono dal forte e, formati in quadrato, marciarono contro i trinceramenti nemici di Tucruf, che furono assaliti poco dopo le ore 8; ma non fu possibile far sloggiare il nemico fortemente trincerato e, dopo mezz’ora circa di violentissimo combattimento, furono costretti a ripiegare abbastanza ordinatamente, respingendo pure alcuni tentativi d’inseguimento. L’azione Tucruf costò agli italiani 4 ufficiali morti e 7 feriti, 157 ascari morti e 344 feriti; gli ufficiali morti furono i tenenti UMBERTO PARTINI, AUGUSTO BENETTI, GIUSEPPE STELLA e GAETANO di SALVIO.(fonte)
[2] La battaglia di Cassala venne combattuta il 17 luglio 1894 tra le truppe coloniali italiane e i mahdisti sudanesi.
Preludio
Nonostante la sconfitta nella seconda battaglia di Agordat (21 dicembre 1893), i dervisci mantennero le loro intenzioni offensive e radunarono nel giugno del 1894 a Cassala 2.000 fanti e 600 cavalieri. Il generale Oreste Baratieri decise di occupare Cassala, per prevenire gli attacchi mahdisti all’Eritrea italiana, ed approfittò della piena del fiume Atbara (luglio 1894), che ostacolava all’avversario l’invio di rinforzi da Khartum, per tentare un attacco di sorpresa.
Invero, prima ancora di Agordat, il generale Baratieri aveva manifestato l’opinione che qualche cosa in questo senso sarebbe stato necessario fare o prima o poi, per garantire quella parte e non dover pensare anche al nord nel caso probabile di guerre con il sud. Il Corpo d’operazione del Regio Corpo Truppe Coloniali d’Eritrea uscì da Agordat il 12 luglio guidato dal generale Oreste Baratieri. Da Auasciait il 14 luglio Baratieri telegrafava a Roma: «Spero attaccare Cassala martedì» e martedì 17, alle 10 del mattino, annunciò la vittoria completa.
Ordine di battaglia italiano
Il Corpo d’operazione schierava in tutto 56 ufficiali, 41 italiani di truppa, 16 jusbasci, 2.510 àscari, 146 cavalli, 248 muli e 183 cammelli così inquadrati:
I Battaglione indigeni
II Battaglione indigeni
III Battaglione indigeni
2º Squadrone cavalleria eritrea “Cheren”
una sezione/1ª Batteria artiglieria da montagna indigeni
una sezione telegrafisti
una sezione treno d’artiglieria
una sezione sanità
una sezione sussistenza
Bande irregolari del Barca
Centuria presidiaria di Agordat
La battaglia
Il 16 sera il campo era, come previsto, posto nella gola di Sabderat. Le pattuglie mandate verso Cassala non segnalavano alcun movimento da quella parte. Deciso di attaccare all’indomani l’accampamento mahdista, il 16 notte il generale tenne un gran rapporto e impartì agli ufficiali le istruzioni per l’operazione decisiva. Si trattava di una sorpresa, quindi la marcia doveva essere fatta nel silenzio più assoluto.
Alle ore 1.00 del 17 luglio, preceduta dal II Battaglione “Hidalgo”, la colonna uscì dalla gola del Sabderat, si spiegò ed avanzò. Verso le ore 6.00 la colonna italiana giunse al piano di Cassala ed assunse la formazione in due quadrati. Quello all’avanguardia era comando del maggiore Stefano Hidalgo, il grosso del generale Baratieri.
Gli italiani avvistarono le famiglie dervisce fuggire da Cassala passando il fiume Gasc e poco dopo le sei venne segnalata verso sud la cavalleria baggara e giaalin che, ignara di tutto, era uscita da Cassala per effettuare una scorreria. Contro di essa si aprì il fuoco dell’avanguardia. Poco dopo il 2º Squadrone “Cheren”, conosciuto come “Penne di falco”, si slanciò in avanti con una carica a fondo che volse in fuga il nemico; nello socntro cadde ucciso il capitano Francesco Carchidio Malvolti. I Dervisci si schierarono e Baratieri rinforzò con due compagnie (la 2ª e la 4ª compagnia del III Battaglione) il Battaglione “Hidalgo” con l’ordine di attaccare. Hidalgo poté così sorprendere e rovesciare il nemico e gettarsi nell’accampamento e nella città.
L’abitato venne occupato; gli ultimi combattimenti vennero effettuati tra le costruzioni, poi i dervisci rimasti si ritirarono velocemente. Alle ore 9 il generale Baratieri e il generale Arimondi giunsero sul piazzale del mercato mentre continuava la lotta nell’interno del campo.
Un resoconto della cattura di Cassala è stato pubblicato sul New York Times il 20 luglio 1894:
(inglese)
«Rome, July 19.- …The attack upon the earthworks of the Mahdists was at once ordered and a fiercely contested battle ensued. The Mahdists fought desperately, but were finally driven from there position, leaving hundreds of dead and wounded in and about the intrenchments. Being hotly pursued, the Mahdists scattered under a continuous fire, and many of them in their efforts to escape plunged into the River Adbara, hoping to reach the other side. …Hundreds of the enemy were drowned, and it is believed that none succeeded in reaching the opposite bank.»
(italiano)
«Roma, 19 luglio.- …L’attacco contro i lavori di scavo dei Mahdisti fu subito ordinato e ne seguì una battaglia ferocemente contestata. I Mahdisti combatterono disperatamente, ma sono stati infine costretti ad abbandonare la posizione, lasciando centinaia di morti e feriti sui trinceramenti e lì vicino. Venendo inseguiti, i mahdisti si sono sbandati sotto un fuoco continuo, e molti di loro nei loro sforzi per sfuggire si sono tuffati nel fiume Atbara, sperando di raggiungere l’altro lato …. Centinaia di nemici sono annegati, e si ritiene che nessuno è riuscito a raggiungere la riva opposta.»
(New York Times, 20 luglio 1894. Italian victory in Africa; defeat of the mahdists and capture of Kassala.)
Conseguenze
Nello scontro gli italiani ebbero un ufficiale (il Carchidio) e 27 soldati morti, 2 capi (Ali Nurin, capo della banda Sabderat, e Mohamed Aroda, capo della banda Ad Omar) e 39 ascari feriti, mentre i dervisci persero 2 600 uomini.
Il bottino ammontò a 600 fucili, 700 lance, 100 sciabole, 50 pistole, 52 bandiere, 10 negarit (grossi tamburi da guerra), 5 tamburi, 10 maglie di ferro, 12 cavalli, 35 asini, 12 cammelli, 2 cannoni da montagna e numerosi armenti.
Inoltre gli italiani liberarono molti schiavi: diversi bianchi, un centinaio dei rimanenti della precedente guarnigione egiziana e un certo numero di membri delle tribù locali, come i Beni Amer. I vincitori ricevettero 7 nomine a cavalierati, una medaglia d’oro (Carchidio), 13 d’argento, 39 di bronzo, 29 encomi ed il capitano Tommaso Salsa fu promosso maggiore.
La notizia della presa di Cassala, sempre considerata come la cittadella avanzata del Mahdismo, fece grande impressione in Europa. La stampa e l’opinione pubblica in Inghilterra prodigarono lodi per il valore delle armi italiane. L’imperatore Guglielmo II di Germania, appena pervenutagli la notizia, mandò direttamente al re le sue congratulazioni, e il governo, il 19 luglio, inviò al Baratieri il seguente telegramma:
«Roma, 19 luglio ‘94. – A Lei, alle valorose truppe degne dell’Italia e di Lei le felicitazioni del Governo del Re e le nostre.
CRISPI – BLANC – MOCENNI.»
Il generale Baratieri rimase a Cassala fino al 23 luglio con il grosso delle truppe per le disposizioni necessarie a rendere l’occupazione stabile; vi lasciò poi fino al 29 l’Arimondi con un battaglione per aiutare quello del maggiore Domenico Turitto nella costruzione del forte. Quest’ultimo vi si stabilì con quattro compagnie, le bande dei Sabderat, degli Ad Omar e la sezione di due pezzi da montagna: 1 000 uomini in tutto.
Il forte eretto a Cassala, per ordine del re, venne intitolato “Forte Baratieri”.(fonte)



