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Littoria, 1936

    Littoria, 1936
    Littoria, 1936
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    Retro: Littoria[1] Costruzione Cinema Savoia, 1936
    a matita 7037

    DATA 1936
    SOGGETTO Littoria, cantiere per la costruzione del Cinema Savoia[2]


    B/N COLORE Bianco e nero
    DIMENSIONI 20×17cm
    MATERIA E TECNICA Agfa Lupex gelatina bromuro d’argento / carta

    © Archivio Sacchini


    Note

    [1] Negli iniziali progetti di bonifica il fascismo aveva previsto per l’Agro Pontino uno sviluppo esclusivamente rurale, senza la nascita di nuovi centri urbani di notevoli dimensioni. Presto però il commissario governativo per la bonifica, Valentino Orsolini Cencelli, si rese conto che i preesistenti comuni di Cisterna e Terracina erano insufficienti a coprire le esigenze dei pionieri. Il progetto di un nuovo centro amministrativo puntò quindi sulla località del “Cancello del Quadrato”, dove sorgevano già piccoli insediamenti. La prima pietra della nuova città, il cui progetto era curato secondo i canoni dell’architettura razionalista da Oriolo Frezzotti, venne posta il 30 giugno del 1932, nel totale silenzio dei giornali italiani come aveva disposto lo stesso Mussolini, fortemente contrario al progetto.
    La stampa estera, al contrario, esaltò la costruzione di Littoria dedicando ad essa ampi articoli. Mussolini cambiò idea e il 18 dicembre dello stesso anno partecipò alla solenne cerimonia d’inaugurazione. La nascita della nuova città fece il giro del mondo.
    Il territorio comunale fu creato ricavandolo in larga parte da quello dell’attuale Cisterna di Latina (all’epoca “Cisterna di Roma” e dal 1935 “Cisterna di Littoria”), ma anche dai comuni di Nettuno e Sezze. Littoria fu eretta a capoluogo della neonata provincia nel 1934.
    La propaganda fascista sfruttò l’opera della bonifica e la inserì all’interno della “battaglia del grano” per combattere la crisi economica successiva all’autarchia. Mussolini si recava spesso nelle ex paludi e sono note le immagini propagandistiche di Mussolini che si mostra intento a lavorare il grano a torso nudo, insieme ai coloni. Con la Battaglia del Grano si iniziava l’attuazione di un vasto piano di bonifica integrale. Questa azione del governo veniva sul piano culturale sostenuta ed incoraggiata in modo particolare dagli scrittori di “strapaese” raccolti attorno alla rivista di Nino Maccari “Il Selvaggio” (Malaparte, Longanesi, Soffici, Berto Ricci, Ottone Rosai ed altri). Alla città massificata e consumistica in cui l’uomo si isola dalla natura abbruttendosi e che negli anni trenta trova le manifestazioni più aberranti in certe città americane ove gangsterismo e alcolismo sono le espressioni più tipiche, si contrapponeva il Comune Rurale. Non solo in Italia ma anche all’estero. Si ipotizzavano nuovi tipi di agglomerati urbani. Wright, ad esempio, ipotizzava cittadine di modeste entità demografica con case a dimensioni autenticamente umane circondate almeno da acro di terreno. Spengler affermava “che le antichissime radici dell’essere si disseccano tra le masse di pietra delle città”. La “Cosmopoli” disgrega la società e l’urbanesimo ne è la manifestazione più evidente con tutte le implicazioni e complicazioni. Civiltà rurali quindi da contrapporre alla cosmopoli. Da questo contesto, dicevamo, scaturisce il mito di Littoria, simbolo della civiltà rurale.

    Il comune di Littoria fu popolato con l’immigrazione massiccia di coloni soprattutto veneti, friulani, emiliani e romagnoli, oggi denominati nell’insieme comunità veneto-pontine, ai quali furono consegnati i poderi edificati dall’Opera Nazionale Combattenti, similmente a quanto operato nei limitrofi comuni della pianura.(fonte)

    [2] Immagine del cinema Savoia su archivio Luce(link)