24/6/45
Gent.ma Signora,
Dopo un viaggio durato otto giorni
siamo giunti a casa ove abitiamo
con ufficiali inglesi ivi già sistemati.
Nostro primo dovere inviare un pen=
siero deferente agli amici ascianesi
fra i quali prima di tutti lei e la
sua gentile famiglia – Memori
riconoscenti saluti da mia moglie
Bacini dalla Maria.
Distinti ossequi da me.
Dev.mo Gastone Buzzoni
Mittente:
Rag. Buzzoni Gastone
V. Bembo 1 –
Venezia – Mestre
Distinta Sig.ra
Ada Fabbri[1]
Corso Giacomo Matteotti 8
Asciano
(Siena)
Stampa su cartolina:
VENEZIA
Palazzo Cà d’Oro.
Palais Ca d’Oro.
The Palace Cà s’Oro.
Cà d’Oro Palasì.
A. Scrocchi – Milano – Venezia
4338-17
Timbro
VENEZIA MESTRE STAZIONE
L6- 45.. 19
T
A matita sigla GB
125
80,00
LL3
Francobolli
POSTE REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA CENT. 50
LE GENTI A VINCER NATA E NELLA FAUSTA SORTE E NELLA RIA[2]
POSTE REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA CENT. 30[3]
all’armi
all’armi!
Data: 1945
Autore: A. Scrocchi – Milano – Venezia[2]
Soggetto: Venezia. Palazzo Cà d’Oro.
B/N Colore: colore
Dimensioni: 14 x 9 cm (supporto primario)
Materiale: cartoncino
Tecnica: cromolitografia
© Archivio Sacchini
Note
È interessante osservare che i francobolli della Repubblica Sociale Italiana, nonostante la resa del regime tra il 28 aprile e il 2 maggio 1945, continuarono ad essere utilizzati ancora nel giugno successivo.
[1] La famiglia Fabbri è presente in alcune foto d’epoca presenti sul sito www.cretesenesi.com
Una in particola ritrae la signora Ada Fabbri:
In una foto che ritrae i gestori dell’Emporio Fratelli Fabbri in attività di tipo amministrativo. Amedeo intento a leggere alla scrivania e la signora Ada sulla macchina da scrivere, per redigere una lettera. Proprio la tipologia della macchina da scrivere, piuttosto moderna, ci induce a stimare l’anno di scatto della foto.(fonte)
[2] La frase “LE GENTI A VINCER NATA E NELLA FAUSTA SORTE E NELLA RIA” è un verso del celebre componimento “All’Italia” di Giacomo Leopardi. In questo passo, il poeta si rivolge all’Italia, che è descritta come una terra nata per conquistare tutte le altre genti, sia nei momenti felici (“fausta sorte”) che in quelli sfortunati (“ria”). Il verso esprime il dolore e la malinconia per la decadenza dell’Italia, che un tempo era una grande nazione, ma ora è sottomessa.
[3] La caduta della Repubblica Sociale Italiana avvenne in tre momenti:
- il 25 aprile 1945, con lo scioglimento dal giuramento per militari e civili, quale ultimo atto di governo di Mussolini;
- il 28 aprile 1945, con la fucilazione di Mussolini e di gran parte del governo della RSI a Dongo;
- il 29 aprile 1945, con la resa di Caserta, entrata in vigore il 2 maggio: una resa incondizionata, congiunta a quella dei Comandi tedeschi operanti sul territorio italiano, che impose alle Forze Armate repubblicane la consegna delle armi, oltre il passaggio in prigionia a discrezione dei vincitori della campagna d’Italia (anche se alcuni reparti in Venezia Giulia e Piemonte si arrenderanno solo ai primi di maggio del 1945).
Nel 1944 gli angloamericani erano riusciti a superare le linee di resistenza lungo la penisola e alla conquista del Nord Italia si frapponeva soltanto la linea Gotica. Quello che restava dello Stato repubblicano istituito il 28 settembre 1943 a Rocca delle Caminate di Meldola, trafitto da bombardamenti, guerriglie, razionamenti, requisizioni e sabotaggi, era sempre più in difficoltà. Un ultimo tentativo di simbolica resistenza disperata fu progettato con il “Ridotto alpino repubblicano”, ma l’inconsistenza delle forze che avrebbero dovuto sostenere tale resistenza fece naufragare il progetto.
La fine politica della RSI avvenne la sera del 25 aprile 1945 nella sede della Prefettura milanese. Determinanti furono la disfatta tedesca del 21 aprile a Bologna a seguito dell’offensiva di primavera degli alleati e la decisione di Mussolini di non difendere Milano, aggiunte al fallimento di accordi di resa tramite esponenti moderati del PSI o, in extremis, tramite l’arcivescovo di Milano, cardinal Alfredo Ildefonso Schuster.
Dopo aver trasferito i poteri governativi al ministro della giustizia e aver disimpegnato tutti dalla fedeltà alla RSI, Mussolini partì per Como, disarmato e con intenti di fuga, probabilmente in Svizzera, dove aveva già tentato di far riparare sia la famiglia, sia l’amante Clara Petacci. I partigiani lo bloccarono su un camion tedesco, vestito da caporale dell’esercito germanico.
A conferma della sua volontà di fuga, le dichiarazioni contenute nel libro di Silvio Bertoldi I tedeschi in Italia, relative al tenente delle SS Fritz Birzer, che aveva ricevuto direttamente da Berlino a metà del mese di aprile 1945 l’ordine di non perdere di vista Mussolini. Birzer affermò che si sarebbe potuto fare di più e meglio, per evitare la cattura del Duce; in particolare perché nelle ultime ore di libertà sia i gerarchi fascisti, sia il piccolo drappello di Birzer vennero raggiunti dai circa 200 uomini del Battaglione Fallmeyer (dal nome del suo comandante), in ritirata organizzata e potentemente armati verso la Germania.
Mussolini pretese di raggiungere il confine italo-elvetico sganciandosi da Fritz Birzer, che lo raggiunse in modo rocambolesco e quasi grottesco, viste le funzioni di salvaguardia che avrebbe dovuto esercitare.
Una volta catturato, Mussolini venne giustiziato il 28 aprile a Giulino. L’indomani il suo corpo venne portato a Milano insieme ai fucilati sul Lungolago di Dongo e appeso a testa in giù alla pensilina di una stazione di servizio nei pressi del luogo nel quale il 10 agosto 1944 era stata consumata la strage di Piazzale Loreto, che aveva visto la fucilazione da parte dei nazifascisti di 15 partigiani ed antifascisti lasciati esposti con ludibrio e per intimidazione per tutto il giorno.
Alle ore 14:00 dello stesso 29 aprile 1945, le Forze Armate della RSI risultarono definitivamente sconfitte secondo le convenzioni de L’Aia e di Ginevra perché, dopo un impegno firmato da Graziani per una resa militare alle stesse condizioni imposte ai tedeschi, in modo esplicito erano state incluse in un documento a validità internazionale, passato alla storia come resa di Caserta. Detto documento era attinente alla capitolazione del Comando tedesco del Sud Ovest e di quello delle SS und Polizei in Italia (per le retrovie) e fissava dopo tre giorni, alle ore 14:00 del 2 maggio, la cessazione delle ostilità sull’intero territorio di competenza.
Con la fine della Repubblica Sociale, iniziarono le trattative per il trattato di pace che sarà firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, che vedrà la definitiva perdita dell’Istria oltre al pagamento di ingenti risarcimenti ai paesi vincitori. Tuttavia, a causa della pace separata dell’8 settembre 1943, l’Italia poté evitare di subire la spartizione in zone di occupazione (come la Germania) nonché la consegna dei propri poteri esecutivi all’esercito americano (come il Giappone).
Alla fine della guerra ebbe luogo un regolamento dei conti con i fascisti, alcuni dei quali, oltre ad avere a vario titolo partecipato alla oppressione del ventennio del regime e/o alle violenze squadriste nel periodo dell’ascesa del fascismo, si erano macchiati nel corso della guerra anti-partigiana delle più gravi efferatezze, in concorso con le truppe tedesche (come per esempio negli eccidi di Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema, dove furono i repubblichini a guidare le truppe della Wehrmacht e delle SS al massacro delle popolazioni inermi). Come spesso accade in questi casi, è possibile che anche degli innocenti siano stati coinvolti. I registri ufficiali riportano un numero totale di 9.237 esecuzioni ove non vengono tuttavia conteggiate le “sparizioni”, gli assassinii ufficialmente rimasti irrisolti, le violenze diffuse su ampie porzioni del territorio, dal cosiddetto Triangolo della morte alle zone vicine al confine con la Jugoslavia, violenze in quest’ultimo caso che confluiranno nei massacri delle foibe.[senza fonte]
Per porre fine a questo clima di violenza, il ministro di grazia e giustizia del governo provvisorio del CLN, Palmiro Togliatti, decise un’amnistia per i reati comuni e politici, compresi quelli di collaborazionismo con il nemico e reati annessi, come anche il concorso in omicidio.(fonte)
[2] La ditta Scrocchi ha prodotto cartoline dalla fine dell’800 sino al 2000.
Attilio Scrocchi è con ogni probabilità il fondatore della casa editrice che aveva sede a Milano in Corso Roma ,122 dato evinto dal timbro commerciale ricorrente sul verso di molte cartoline.
Da una serie di timbri si deduce che la ditta cambia spesso nome ma non sede divenendo “Attilio Scrocchi Stab. Tipo – Litografico Corso Romana, 122 Milano”, Foto Sam, Casa editrice stampe artistiche Attilio Scrocchi, Casa editrice Scrocchi.
Negli anni Cinquanta la ditta cambia ragione sociale divenendo F.lli Scrocchi e Luigi Scrocchi (non siamo in grado allo stato attuale degli studi di stabilire i vincoli parentali).
All’interno del Fondo sono riconoscibili due generi fotografici: Vedute di città italiane e fotografie di oggetti d’arte.
Delle stessa fotografia abbiamo diversi supporti che documentano l’attività di riproduzione dagli originali di case editrici rinomate come Ed. Alinari, Ed. Brogi e fotografi illustri come Luca Comerio, Giulio Parisio e Secco D’Aragona.
La riproduzione dagli originali era affidata in studio a fotografi come Mario Crimella e Alberto Modiano.
Alcune fotografie originali recano sul verso l’autorizzazione alla riproduzione concessa al “sig. Scrocchi” da parte di case editrici e fotografiche come Pace&C, Angeli Terni, Iozzino, Domenico Trampetti, Avino Pasquale.
Possiamo ipotizzare che il sig. Scrocchi avesse una rete fitta di scambi e relazioni con le case editrici localizzate nelle regioni italiane di maggiore rilievo storico-artistico (Milano, Firenze, Roma e Pompei).
Accanto alla riproduzione autorizzata vi era una consistente attività di contraffazione degli originali testimoniata dai pesanti ritocchi, tagli e mascherature impiegati per l’invenzione e la realizzazione di nuove e diverse opere fotografiche.(fonte)



