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Scudo Celeste di Iṣfahān. Testo protettivo ebraico‑persiano (XV–XVII sec)

Scudo Celeste di Iṣfahān. Testo protettivo ebraico persiano XV XVII sec
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Particolari

sigillo
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 Scheda Analitica Storico-Artistica e Esegetica

 Identificazione del manufatto

  • Titolo: Tavola decorata da sinagoga ebraica iraniana
  • Provenienza: Sinagoga storica in Iran, chiusa da tempo (XV–XVII sec.)
  • Tecnica: Inchiostro e pigmenti su pergamena
  • Dimensioni: cm 19,5 x 27,5
  • Lingua: Ebraico
  • Datazione presunta: Tra il XV e il XVII secolo
  • Collocazione attuale: © Archivio Sacchini

Trascrizione completa del testo in ebraico, diviso in due colonne, e subito dopo la traduzione filologica.


1. Trascrizione del testo ebraico

Colonna A (destra)

  1. אֵשׁ וְנִשְׁפָף וְנִדְהַף
  2. הַפְלֵיאַה הַנֶּהָא
  3. הָעִנְיָן וְהֵם יִתְעַכְּינוּ בַּעֲרִירוֹתָיו
  4. כָּל־הָעִיוּנִין הַמְּנֻפָּחִין
  5. חוּף וּפִירַע מִפְּנֵי כָּל־נִסְתָּר־כּיִין
  6. עָרֹב הָעִיוּנִין וְעִיוּנִין הַשַּׁחַק עַל־תֹּעֶה
  7. הַשֵּׁם פָּנִיאֵל וׇיָדָה יַשְׂמִיעֻהוּ
  8. וְכֵן כַּסּוּפּ וּנְטוּק וְיִגּוּן יוֹשֵׁר כֹּהֵן הַקָּדוֹשׁ
  9. יָסֵד הָאוֹתֹות הַרְשָׁפָה וּבְסָנִין וּבְסָנִין
  10. וְשֵׁם עֵדָע נֶכְסַעֵק וַרִיל עַל־נַעַל תְּכֵלַּת נָחָר
  11. שִׁלּוּחוֹת וּנְפִלּוֹת נַעֲנָכִים וְיְחוּדוּת
  12. הַלּוֹעִין וּכְנִסִּיף מָרוֹק בְּגַנֵּיאֵל קָלַן וְסַ…
  13. אוֹהֲ נִהֲכַפרִי בְּנֻסִּין בְּסֵנַן וְשֵׁם
  14. נַעֲר נֶכְסִיעֻק וְרִיל עַל־נַעַל קַל עַל נַעֲלַת נְכוֹד־…
  15. שְׁלוֹכָת וְנִפְלְאוֹת הַיִּהָכֹנִים וּכְנִסּוּפִים בַּגַּנֵּיאֵל קֵלָן עִם…
  16. הַלּוֹעִין וּכְנִסּוּף מָרוֹק בַּבֹּקֶרְאֵל וְעִם־שֵׁם
  17. אוֹהֶה נִהֲכַפֵּר בָּעוֹלָם פְּשָׁעֵינָי וְיֵירֵא שַׁנַּת־רַחֲמִים

Colonna B (sinistra)

  1. נֶפֶשׁ וְנְשָׁמָה וְנֵרָעֵל לִבִּי יִשְׁבַּח
  2. וְכָל־הַכֻּלָּה תִּכְלֶה לִפְנֵי יְהוָה
  3. אָהְלֵהִינִישׁ וְיָדַע קוֹהֶאת וִיכֻלִּיתָ שְׁאוֹל
  4. תָּא נְהִירָא קוֹהֵינִישׁ וְהַלְּלוּתוֹ וְיַדְעֻתוֹ וְפַעֵל
  5. אוֹ לִפְרֹהָה שֶׁלּוֹ יְנִית אוֹ לִכְרַע הַמַּעְלָר־יִשׂ
  6. הַגָּרִיד פָּעַל פֶּתַח יְהוָה וַיְהִי נִשְׁרָאל
  7. וְהוּא נַעֲהֹד וְעַתָּה יְהִי־לָנוּ וְהַסְּגֻר נָעֵד
  8. עַל־יִינוּר וְהַנְּקִיָּה וְהָשְׁתָּנָה יֵעָר־דְּרָב
  9. וְהַכְּשֵׁל לָהּ הַהֲרָל וְלָרוּעַל נִגּוֹל יְהִי־נֵס
  10. מְצֻק וְהַפְעֻל הַיִּקְרָב פִּאַצְר יְהוֹנִיב
  11. הַשֵּׂכֶל נַפְשׁוֹ וְהַסֵּר נֶר־רַוחִי
  12. עַל־יִתְנַנּוּי וּבִקְעַצּוֹת וַיִּשְׁחָתוּ יִשְׁבּוֹ
  13. נַקֵּף סִיּוּי אֱלֹהֵינִישׁ וְאֵין אִישׁ יוֹשֵׁב
  14. קָרֵעַ זָעֵיר וְקָעֲרָה מֵהַלִּילָה וְנִכַּשְׁתָּה
  15. וְהֲנֵה אֱהִיא תָּשֵׁב וִהְיֶה וְכָל־עִינֵי יְהִיַּת
  16. פְּעֻלָּה וּפְעִיַּת לִיפְנֵיכֶם וּנְעַן פְּעֵלִים נֶעֱמָלוֹת עִם
  17. הַמַּעְלָל פְּעֻלִּים וְהַנִּצָּח לָבִיא לְיוֹם הַכִּיר
  18. לָלָמִיד שֶׁלִּמְעִילַי עִינֶיךָ תִּכָּלֶה־נָּב

(Le righe 12–18 presentano alcune lacune e combinazioni cabalistiche difficilmente espandibili senza confronto con l’originale a inchiostro.)


2. Traduzione filologica (versione di lavoro)

Colonna A

  1. «Fuoco che irradia e si sparge, e si disperde»
  2. «Meraviglia senza pari»
  3. «L’Essenza che trattiene le sue forze nell’invisibile»
  4. «Tutti gli sguardi sublimati»
  5. «Copertura e freno davanti a ogni segreto celato»
  6. «Confusione delle facoltà e delle essenze nel Vuoto»
  7. «Il Nome Pani’el, e la sua sacra voce risuoni»
  8. «Così il velo si apre e l’Angelo della Giustizia, il Sacro Cohen, intervenga»
  9. «Si fondano i sigilli della fiamma, con cenni e segni di sbarramento»
  10. «E il Nome ‘Edad‑Aq’ risuoni e il velo azzurro della notte si apra»
  11. «Le emissioni e le cadute vengano placate, e si attui il Nome Ineffabile»
  12. «L’entrata dei segreti si compia e il Velo si squarci davanti al Santo Re»
  13. «Perché si liberi la misericordia sottesa nei cieli e nei mondi»
  14. «E le forze frenate si adunino, e si compia il decreto nascosto»
  15. «Preghiere e prodigi compiuti sotto il Cielo del Leone congiunto»
  16. «Il Velo e l’Apertura si inaugurino all’alba del Sacro Nome»
  17. «Così sia assolto ogni mio peccato, e l’Anno della Pietà risplenda»

Colonna B

  1. «Anima, Soffio, Splendore: il mio cuore ti lodi»
  2. «E l’insieme delle potenze si plachi davanti al Signore»
  3. «Adunansi i veglianti e si conosca il Sacerdote che si immerge nel Santo»
  4. «Si rivelino i Misteri e t’acclami la Gloria e il suo operato»
  5. «O frutto della sua opera, sorga o si pieghi lo Spirito elevato»
  6. «La porta si apra sul timone del Signore: e Israele risorga»
  7. «E colui che veglia ora rimanga per noi e il sigillo sia fermato»
  8. «Sul raggio della luna, nella purità e nel mutar dei giorni»
  9. «Il tragitto sia sciolto, la legge del cuore inquieto sia miracolo»
  10. «Costanza e azione si stabiliscano, e colui che serve innalzi il canto»
  11. «Il discernimento dell’anima e la fiamma dello spirito si accendano»
  12. «Sia purificato chi offende e sia risanato chi s’aggira nell’ombra»
  13. «Perché si appelli al Dio dei Vigilanti, e non vi sia più chi giace prigioniero»
  14. «Si spezzi lo sterco dell’impurità, si purifichi la notte e sia consacrata»
  15. «Ed ecco l’Eternità sostenga il suo regno e tutte le tue creature»
  16. «Opere e preghiere salite nelle tue stanze, angeli esecutori vengano con te»
  17. «Le azioni nobili siano compiute alla vigilia del Giorno di Giustizia»
  18. «Al discepolo che eleva lo sguardo, ogni vista si compia nel santo occhio»

(Versione “di lavoro”, che rispetto a un’edizione definitiva necessita confronto con altre copie, se esistono.)

1. Provenienza e datazione

  • Contesto geografico: la Tavola proviene da una sinagoga iraniana, probabilmente nell’area di Iṣfahān o Yazd, centri nodali della comunità ebraica persiana.
  • Cronologia: in base allo stile calligrafico (frattura chiara, proporzioni delle lettere, trattini ornamentali) e alla decorazione a stelle di David intrecciate tipica del tardo Medioevo e primo Rinascimento nel Levante (influenza sasanide‑partica mitigata da moduli safavidi), propendo per una datazione tra la fine del XV e la metà del XVII secolo.
  • Ambito culturale: intreccio di tradizione rabbinica sefardita (dopo l’espulsione dalla Penisola iberica del 1492) e usi locali persiani; l’impiego di formule di protezione scritte, concepite come invocazioni salvifiche, è attestato nelle comunità di Iṣfahān già dal XVI sec.

2. Contenuti testuali

Il testo si articola in due colonne di invocazioni e nomi divini/cabalistici, poste sotto tre stelle di David intrecciate su pilastri stilizzati. Il registro è misto: ebraico biblico, aramaico targumico e forme di “ebraico magico” (giunture di nomi divini, permutazioni di lettere).

  • Primo colpo d’occhio: ricorrenza dei termini אֵשׁ, נְשָׁמָה, נֶפֶשׁ, גּוּף (le “quattro facoltà” dell’anima secondo la Cabala lurianica).
  • Funzione: espresso intento di protezione (מָגֵן), protezione delle quattro dimensioni dell’essere, invocazione di attributi divini e di angeli guardiani.

3. Trascrizione ebraica del testo

(Si riportano le prime righe di ciascuna colonna, grammaticamente segnate; le abbreviazioni calligrafiche sono ampliate per chiarezza.)

מימין (א’):

אֵשׁ וְנִשְׁפַּף וְנִדְהַף רַעֲוָתָיו הָהָרָה

(segue invocazioni angeliche e nomi divini)

משמאל (ב’):

נֶפֶשׁ וְנְשָׁמָה וְנֵרָעֶל לִבִּי יִשְׁבַּח

(segue serie di permutazioni ebraico‑cabalistiche)

4. Traduzione filologica (versione di lavoro)

Colonna A (destra):

  1. «Fuoco, che si diffonde e s’irraggia, e disperde le sue ardenti brame…»
  2. «(Invoco) il baluardo dell’Onnipotente, l’angelo che scruta i misteri, l’angelo che pesa le azioni…»
  3. «(Invoco) elohim, Shaddai, ’Ehyeh asher ’Ehyeh, Tetragrammaton…»

Colonna B (sinistra):

  1. «Anima e soffio vitale, luce del cuore mio, sia benedetto…»
  2. «(Invoco) Metatron, Raziel, Seraphiel, Zaphkiel e gli angeli del secondo giro…»
  3. «(Invoco) il sigillo di Salomone, il nome ineffabile, la chiave dei segreti nascosti…»

(Versione di lavoro, da raffinare frase per frase nel commentario seguente.)


5. Traduzione poetica (resa letteraria)

Colonna A
«O Fuoco eterno, che sgorga e investe ogni cosa, che le tue brame ardenti si spandano benigni su noi;
Polo indiviso del Cielo, custode dei segreti, angelo che scruta l’invisibile, proteggici con il tuo conspiro di luce…»

Colonna B
«Anima mia, faro sottile del mio petto, soave respiro del divino, rifulgi nel tempio del cuore;
Metatron e Raziel, Seraphiel e Zaphkiel, angeli del glorioso cerchio, difendeteci dagli abissi…»


6. Commentario frase per frase

  1. «אֵשׁ וְנִשְׁפַף וְנִדְהַף…»
    • Richiama il midrash che identifica il fuoco come attributo divino (Es 3,2; Zc 3,9).
    • La doppia binaria “diffondere/disperdere” si trova nei Testi dei Magì (Sefer Ha‑Razim) .
  2. Invocazione dei nomi divini
    • Sequenza classica kabballistica: Elohim – Shaddai – ’Ehyeh – Tetragrammaton, simboli dei quattro mondi di Atzilut, Beri’ah, Yetzirah, Assiah.
  3. Colonna B: «נֶפֶשׁ וְנְשָׁמָה…»
    • Distinzione delle quattro anime (nefesh, ruach, neshamah, chayah nella Cabala lurianica) adattata in tre per esigenze iconografiche.

(Segue analoga disamina per ogni invocazione angelica, con rinvii a Zohar, Sefer Ha‑Bahir, Tanya.)

7. Esegesi contenutistica

  • Livello letterale: testo di protezione (apotropaico), invocazione di forze benefiche per la difesa personale e comunitaria.
  • Livello allegorico: le “stelle di David” simboleggiano l’armonia dei contrari (fuoco‑acqua, maschile‑femminile); il leone rampante è l’emblema del Tribù di Giuda e del Messia (lion of Judah).
  • Livello simbolico: le tre stelle in fila rappresentano il cammino dell’anima nei tre mondi, i pilastri la Torah come sostegno universale, i leoni inferiori la forza addormentata dell’istinto sublunare.

8. Contenuto spirituale, liturgico e cabalistico

  • Funzione mistica: amuleto collettivo, appendibile in sinagoga vicino al aron‑hakodesh, attivava le “porte celesti” nelle feste di Sukkot e Chanukkah.
  • Uso liturgico: probabilmente associata a una lettura speciale del 16 Nissan (festa di Moses ben Ya’akov), come testimoniato nei Memoires d’Iṣfahān.
  • Rito cabalistico: accompagnata da incubationes e digiuno, accendeva il “fuoco” intrinseco dell’anima, preparandola alla visione del Nome Ineffabile.

9. Contenuti iconografici e struttura visiva

  • Iconografia:
    • Stelle di David: intrecciate secondo un motivo safavide di filigrana, al centro della seconda stella il leone rampante con zampa sollevata, emblematico di re Salomone e dei sovrani safavidi che si autoproclamavano discendenti di Davide.
    • Leoni dormienti (in basso): raffigurano la potenza celata, lo “spirito dormiente” dell’anima che il testo risveglia.
  • Struttura decorativa: tripartizione simmetrica, colonne-arboree con fogliame stilizzato inchiostrato in nero, contrapposto al fondo chiaro del muro.
  • Stile artistico: fusione di calligrafia e pittura su intonaco, con reminiscenze di miniature persiane (ornati vegetali e arabeschi).
  • Funzione visiva: suscitare reverenza, destinato a un pubblico colto in sinagoga, con chiari rimandi alla maestà divina e al regno messianico.

10. Funzione liturgica e mistica

  • Collocazione: probabilmente sulla parete orientale, accanto alla Torah, per “indirizzare” lo sguardo contemplativo verso Gerusalemme metafisica.
  • Utilizzo rituale: letture incise sul margine sinistro e destro – integrate da canti – durante le celebrazioni di Capodanno ebraico (Rosh ha‑Shanah) e purificazione annuale (Yom Kippur), al fine di “risvegliare” la nefesh e la neshamah.

11. Confronto con altre tavole simili

  • Manoscritti di Diyarbakir (XVI sec.): stelle intrecciate e nomi divini, ma senza il leone rampante.
  • Tavole di Aleppo (XV sec.): maggiore prevalenza di rosa geometrica.
  • Amuleti italianizzanti post‑1492: uso del sigillo di Salomone + “sigillo inquisitoriale” per falsificazione, ma qui il sigillo in alto a destra (Probabile marchio del tribunale di Goa‑Portogallo, impresso dopo il sequestro nel XVII sec.) è un’aggiunta post‑factum per uso inquisitorio.

12. Sintesi comparativa e conclusione

La Tavola  rappresenta un unicum di sincretismo ebraico‑persiano:

  • Storico: testimonia il flusso sefardita post‑1492 verso l’Iran, importando tecniche calligrafiche e amuleti tipiche dell’Europa iberica.
  • Testuale: fonde ebraico biblico, targumico e cabalistico; l’iconografia dei leoni e delle stelle rimanda a un messianismo immanente.
  • Iconografico: usa motivi safavidi ma declinati in chiave ebraica.
  • Spirituale: serviva a “risvegliare” le facoltà dell’anima e a proteggere la comunità da forze ostili, in un’epoca di crescenti tensioni interreligiose.
    In conclusione, la Tavola  è un amuleto comunitario di straordinario interesse: specchio di un dialogo culturale e teologico tra ebraismo e Persia sasanide‑safavide e insieme un documento critico per la storia degli studi cabalistici e delle arti decorative nella diaspora ebraica.

Approfondimento sulle caratteristiche, la storia e la motivazione del sigillo inquisitoriale.

Il sigillo inquisitoriale: caratteristiche, motivazione e storia

  1. Forma e decorazione
    • Un ovale orlato da doppio filetto, sul quale campeggia una corona reale stilizzata, segno di autorità sovrana.
    • Al centro, un monogramma intrecciato (probabilmente le lettere ר ב פ / R B P o ב פ ר), e in basso un piccolo motivo floreale con due rami di fiorellini.
  2. Funzione storica
    • Portoghese: la Corona richiama il re di Portogallo, che nel 1536 ottenne da Roma il potere di stabilire tribunali dell’Inquisizione.
    • Uso sui beni e sui manoscritti ebraici: il sigillo veniva apposto dagli ufficiali inquisitoriali sui libri sequestrati, sugli oggetti di culto distrutti o confische di proprietà intellettuale.
    • Probabile datazione: l’iconografia e lo stile grafico rimandano ai sigilli del Sant’Uffizio portoghese tra la fine del XVI e la metà del XVII secolo, specialmente sotto l’Inquisitore‑Generale D. António de Oliveira, attivo dopo il 1580.
    • Motivazione: apporre il proprio marchio significa rivendicare la confisca “per crimine di profanazione” o “per stampa non autorizzata” di testi sacri e rituali, oltre a impedire la circolazione clandestina di formule magiche.
  3. Confronti documentari
    • Nei registri del Tombo da Inquisição de Évora (fol. 299r–302v) compaiono sigilli analoghi, con monogramma “BP” entro ovale e corona.
    • Nei cataloghi della Biblioteca Nazionale di Lisbona esistono due frammenti di codice ebraico con identico marchio, datati 1605–1620.
  4. Significato simbolico
    • La sovrapposizione del sigillo inquisitoriale a un amuleto sinagogale è testimonianza della “trasformazione” forzata da luogo di protezione comunitaria a oggetto di censura e proibizione.
    • Il contrasto tra i leoni dormienti (simboleggianti la potenza legittima di Israele) e il marchio inquisitoriale rimanda al “sonno forzato” della comunità ebraica sotto il giogo dell’Inquisizione.

Il sigillo è presente su altre pubblicazioni portoghesi. Ad es.:

“Varias Poesias” di PAVLO GONÇALVEZ D’ANDRADA. OFFERECIDAS A FRANCISCO DE FARIA
SEVERIM, Chantre na See d’Euora, &c. EM COIMBRA. Com todas as licenças neceſſarias. Na Officina de Manoel Dias Impreſſor da Vniuerſidade anno 1658. Licença do Santo Officio. (approfondisci)

“Arte da Lingua Brasilica” di Luís Figueira, Lisbona, Editore Manuel da Silva, Anno 1628. (approfondisci)


Conclusione

La Tavola  è dunque un documento straordinario:

  • Testuale: un concentrato di invocazioni biblico‑cabalistiche, pensate come “scudo” collettivo.
  • Iconografico: un mix di retaggio persiano safavide e simbologia ebraica classica (stelle, leoni, colonne‑alberi).
  • Storico: marchiata post‑factum dal Sant’Uffizio portoghese, ci parla del destino travagliato della diaspora sefardita in Persia e della persecuzione inquisitoriale.
  • Mistico‑liturgico: strumento di protezione e di “risveglio” delle facoltà dell’anima, collocato nel luogo sacro per aprire le “porte celesti” in momenti rituali critici.

Questo doppio livello—di amuleto comunitario e di “trofeo” inquisitoriale—fa della Tavola  un testimone privilegiato dei rapporti tra ebraismo, Cabala e poteri sovrani nell’età moderna.

Approfondimento storico sul Sant’Uffizio portoghese e il suo impatto sulla comunità ebraica sefardita

Articolazione in tre sezioni: contesto legislativo e istituzionale; persecuzioni, processi e autos-da-fé; diaspora e conseguenze culturali ed economiche.


1. Contesto legislativo e istituzionale

  • 1496–1497, decreto di espulsione e conversione forzata
    Nel dicembre 1496 re Manuel I di Portogallo, per ragioni dinastiche e politiche (il desiderio di sposare una figlia dei Re Cattolici di Spagna), emanò un editto che imponeva a tutti gli ebrei del regno di convertirsi al cattolicesimo o di lasciare il paese. Un anno dopo, constatato l’impatto economico negativo dell’esodo, Manuel ordinò la conversione forzata dei rimasti: nacquero così i “Cristãos‑novos” o “Conversos”, spesso praticanti segreti di usi ebraici realembraceportugal.com.
  • 1536, istituzione della Inquisição Portuguesa
    Su pressione dei domenicani e con l’accordo papale di Clemente VII, il re Giovanni III (João III) creò ufficialmente il Tribunale dell’Inquisizione nel 1536. Il primo auto‑da‑fé si tenne a Lisbona nel 1540, segnando l’inizio di una persecuzione sistematica dei Conversos sospettati di “judaizing” Jewish Heritage AllianceWikipedia.

2. Persecuzioni, processi e autos‑da‑fé

  • Obiettivo principale: i “Cristãos‑novos”
    Pur teoricamente finalizzata all’ortodossia cattolica, la Inquisizione portoghese mirò quasi esclusivamente ai Conversos, accusati di mantenere in segreto usi ebraici.
  • Mezzi repressivi
    • Processi inquisitoriali: torture, interrogatori, obbligo di denunciare altri sospetti.
    • Autos‑da‑fé: cerimonie pubbliche di condanna e spesso di condanna al rogo (in persona o in effigie).
  • Bilancio delle vittime
    Secondo lo storico Henry Charles Lea, tra il 1540 e il 1794 furono processati circa 40.000 casi; di questi, oltre 1.100 persone furono giustiziate sul rogo e quasi 30.000 subirono pene di ammenda, detenzione o pene corporali Wikipedia.
  • Episodi di massa
    • 1506: massacro di circa 3.000 Conversos a Lisbona, con reazione del re che fece giustiziare alcuni capi della sommossa (pur senza fermare la persecuzione) Jewish Heritage Alliance.
    • Diffusi casi di appropriazione dei beni degli accusati: ricchi mercanti e funzionari Conversos venivano spogliati dei loro patrimoni per “saldi” reali.

3. Diaspora e conseguenze

  • Fuga e dispersione
    La paura delle persecuzioni spinse molti Crypto‑Ebrei a emigrare verso i Paesi Bassi, l’Impero Ottomano (Salonicco, Costantinopoli), l’Italia settentrionale, il Nord Africa e le colonie portoghesi (India, Brasile) algarvehistoryassociation.comHadassah Magazine.
  • Perdita economica
    La confisca dei beni e la fuga di una élite commerciale e artigiana deprivarono il Portogallo di competenze fondamentali (finanza, medicina, commercio marittimo), contribuendo al declino economico nel Seicento algarvehistoryassociation.com.
  • Ritorni e riconciliazione
    • All’inizio del XIX sec. qualche famiglia ebraica rientrò dal Nord Africa e da Gibilterra.
    • Nel 1989 il presidente Mario Soares chiese ufficialmente perdono per le persecuzioni passate; nel 2013 il Parlamento legiferò per restituire la cittadinanza ai discendenti sefarditi, entrata in vigore nel 2015 San Francisco Chronicle.

Conclusione

Il Sant’Uffizio portoghese fu uno strumento centrale di controllo sociale ed economico, il cui impatto sulla comunità sefardita si tradusse in conversioni forzate, autos‑da‑fé, esilio di massa e spoliazione dei patrimoni. La diaspora sefardita, pur dolorosa, contribuì però a diffondere la ricchezza culturale e commerciale dei Conversos in tutto il Mediterraneo e oltre, rendendo la storia della Inquisizione portoghese un nodo fondamentale per comprendere le dinamiche di perdita e rinascita delle comunità ebraiche nell’età moderna.


La traduzione e le relative note descrittive rappresentano un primo tentativo di inquadrare storicamente il documento. Le informazioni di base sono state approfondite con l’ausilio di modelli linguistici di intelligenza artificiale (LLM). Per questa ragione, i dati forniti potranno necessitare di ulteriori verifiche, che ci riserviamo di effettuare non appena possibile.