TRUPPE AL DEP. 49° REGG. FANTERIA
Sala convegno Caporali e Soldati
Scusate se vi ho dato
questo fastidio e anche se ho
fatto questa brutta
callegrafia
Signor Comandante vi invito di
accettare questo omaggio,
ieri sera quanto avete fatto questo parlare
ho sentito vergogna mi ho messo ha
piangere come un bambino perché
l’Italia ha perduto e che siamo schiavi
ma io mi sento sempre Italiano sempro
siciliano. Signor tenente mio padre era
un guerriero a combattuto fino ha lultima
stilla di sangue e ora dobbiamo dobbiamo
essere affiancati agli inglesi nanto anno
io voglio venticare mio padre voglio
essere onorato non
con la vergogna
Perché sono fiducioso alla padria
ho fatto 2 mesi di sacrificio e non avuto
l onore di abbracciare la mitraglia di
mio padre e venticarlo ma chisà un
giorno gli do vendetta al spirido
di mio padre. Signor tenente non
trovate un bravo aviere come me
in questi tre battaglione ho capito
io solo cosa val dire quello che aspiecato
il nostro comandante di Battaglione,
gli altri non anno vergogna anno
capito che devono fuggire della
caserma per andare a casa a vedere
le famiglie io signor tenente ho sentito
il vostro spirdo che piangeva ad essere
in queste contizione sono senpre vicino
a voi in cualunque sia cosa
chisa un giorno non ci vediamo ricordate
semmre dello aviere
Di Natale Matteo
Al Tenente Gualerzi
Signor Giulio
retro
Aviere Di Natale Matteo
50° Battaglione Aviere
3ª Compagnia.
TRUPPE AL DEP. 49° REGG. FANTERIA[1]
Sala convegno Caporali e Soldati
Note
vers. eng.
TROOPS AT THE 49TH INFANTRY REGIMENT
Corporals and Soldiers Conference Room
Commander, I apologise for causing you this inconvenience and for my poor handwriting.
Commander, I invite you to accept this testimony of mine as a gift.
Last night, when you gave your speech, I felt ashamed and I cried like a child because I understood that Italy had lost and that we are now slaves, but I still feel Italian, still feel Sicilian.
Lieutenant, my father was a warrior and fought until his last drop of blood, and now we must, we must, stand alongside the British for another year.
I want to avenge my father, I want to maintain my honour and not remain in shame because I have faith in my country.
I have made two months of sacrifice and have not had the honour of embracing my father’s machine gun to avenge him, but who knows, one day I will avenge my father’s spirit.
Lieutenant, you will not find a good airman like me in these three battalions. Only I have understood the meaning of what you have explained as our battalion commander.
The others did not understand and felt no shame. What they understood was that they would have to flee the barracks to go home and return to their families.
Lieutenant, I felt your soul crying in these conditions, and I will be close to you, whatever happens, and who knows, maybe one day we will meet again.
Always remember the airman
Di Natale Matteo
[1] La 49ª Divisione fanteria “Parma” fu una grande unità del Regio Esercito durante la seconda guerra mondiale.
Storia
La divisione viene costituita a Macerata il 12 settembre 1939, ma le sue origini risalgono alla Brigata “Parma”, costituita il 1º gennaio 1860 dall’Armata Sarda con le truppe dell’annesso Ducato di Parma e Piacenza. Sciolta come tutte le brigate permanenti nel 1871, venne ricostituita durante la Grande Guerra. In esecuzione della legge di riforma dell’ordinamento dell’esercito dell’11 marzo 1926, che prevedeva brigate ternarie, viene sciolta ed il 49º ed il 50º Reggimento fanteria vengono assegnati rispettivamente alla IX ed alla VII Brigata. Nel 1939 viene ricostituita come divisione di fanteria ordinaria, su base binaria secondo l’ordinamento Pariani, ovvero sul 49º ed il 50º Reggimento fanteria “Parma” e sul 49º Reggimento artiglieria per Divisione di fanteria.
Dopo l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, la divisione viene inviata dal 12 settembre 1940 in Albania e dal mese successivo entra in azione sul fronte greco-albanese a sud del Lago Prespa inquadrata nel VI Corpo d’armata. Il 30 ottobre è travolta dalla controffensiva greca ed inizia ad indietreggiare cedendo al nemico le località di confine, fino a perdere, il 3 novembre, il Monte Kallogjerit, aprendo al nemico la strada della valle del Devoli. La forte pressione delle unità greche costringe la “Parma” a ripiegare il 6 novembre su Bilishki, il 14 su Mengulasi, Monte Malit e Koshica, il 15 su Gjolet, il 16 su Prokomat, il 17 su Drenova, fino ad attestarsi, il 19, sulla sella di Boboshtices. A causa delle forti perdite, la divisione viene sostituita al fronte dalla 2ª Divisione alpina “Tridentina” e si porta nelle retrovie per riorganizzarsi, per rientrare in linea il 12 dicembre successivo. Si schiera nel settore della Val Tomorreza, tra Monte Mietes-Rehove-Milove-Mali Kulmake. Tra il 12 ed il 14 subisce l’iniziativa nemica ed il 15 è costretta ad arretrare su una linea più facilmente difensibile, che viene infranta tra il 30 ed il 31 dicembre; la divisione si ritira ancora, attestandosi sulla linea Bregu Beshenik-Lemsushi-Monte Tomori. Qui si arriva ad una situazione di stallo, grazie alla strenua resistenza della divisione, che il 24 gennaio 1941 prende l’iniziativa ed attacca e prende Dobres e Bregu Saliut. Nell’ambito della seconda offensiva italiana, il 14 aprile la Divisione “Parma” occupa Kulmakes, il 15 Panarit, il 19 prende il controllo della strada Coriza-Ersekë ed il 21 raggiunge Perati dove è colta dal termine delle ostilità. La divisione rimane in Albania come forza di occupazione. All’unità viene aggregato il 2º Reggimento “Cacciatori d’Albania” e viene destinata al presidio del settore compreso tra Tepelenë, Argirocastro, Himara e Valona, dove sarà impegnata in attività di contro-guerriglia e difesa costiera. L’8 agosto 1942 verrà assegnato, quale comandante della fanteria divisionale il gen. di brigata Luigi Clerico, già capo di sm della div. Venezia.
La grande unità rimarrà in tali compiti fino all’8 settembre 1943, giorno dell’armistizio di Cassibile, dal quale la 49ª Divisione fanteria “Parma” viene considerata sciolta.(fonte)
Datazione orientativa
Riferimento al “un altro anno”: Se l’aviere parla di dover affiancare gli inglesi per “un altro anno”, è plausibile che la lettera sia stata scritta verso la fine del 1943, quando la fine della guerra in Europa era prevista (ottimisticamente) per il 1944.
Autunno 1943: Molto probabilmente la lettera è stata scritta tra settembre e dicembre 1943, quando le truppe italiane erano ancora in fase di riorganizzazione e molti soldati vivevano il trauma della sconfitta e la transizione verso la collaborazione con gli Alleati.
In quei giorni…
‘annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943 fu trasmesso al popolo italiano alle 19:42 al microfono dell’EIAR con un messaggio letto dal generale Pietro Badoglio (capo del governo e maresciallo d’Italia), che informava dell’entrata in vigore dell’armistizio di Cassibile firmato il 3 settembre dal governo del Regno d’Italia con gli Alleati.
Il contesto storico
Dopo la sigla dell’armistizio di Cassibile il 3 settembre, Badoglio riunì il governo solo per annunciare che le trattative per la resa erano “iniziate”.
Gli Alleati, da parte loro, fecero pressioni sullo stesso Badoglio affinché rendesse pubblico il passaggio di campo dell’Italia, ma il maresciallo tergiversò. Gli anglo-americani così proseguirono con le azioni di guerra e gli aerei continuarono a bombardare le città della penisola. Nei giorni dal 5 al 7 settembre i bombardamenti furono intensi: oltre 130 bombardieri B-17 colpirono Civitavecchia e Viterbo. Il 6 fu la volta di Napoli.
Perdurando l’incertezza da parte italiana, gli Alleati decisero di annunciare autonomamente l’avvenuto armistizio: mercoledì 8 settembre, alle 17:30 nel Regno Unito (le 18:30 in Italia), il generale Dwight D. Eisenhower lesse il proclama ai microfoni di Radio Algeri.
Poco più di un’ora dopo, Badoglio fece il suo annuncio da Roma.
Il proclama letto alla radio
«Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.
La richiesta è stata accolta.
Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.»
( Badoglio annuncia l’armistizio dell’Italia, in La Repubblica, 7 settembre 2013. URL consultato l’8 settembre 2013.)
La fuga di Vittorio Emanuele III e la nascita del Regno del Sud
Lo stesso argomento in dettaglio: Fuga di Vittorio Emanuele III, Regno del Sud e Operazione Achse.
La ritorsione da parte degli ormai ex-alleati tedeschi, i cui alti comandi, come quelli italiani, avevano appreso la notizia dalle intercettazioni del messaggio radio di Eisenhower, non si fece attendere: fu immediatamente messa in atto l’operazione Achse (“Asse”), ovvero l’occupazione militare di tutta la penisola italiana, e il 9 settembre fu affondata la nave da battaglia Roma, alla quale nella notte precedente era stato ordinato, insieme con tutta la flotta della Regia Marina, di far rotta verso Malta in ottemperanza alle clausole armistiziali anziché, come precedentemente stabilito, attaccare gli Alleati impegnati nello sbarco di Salerno.
Prima pagina del Corriere della Sera con l’annuncio dell’armistizio
La confusione provocata soprattutto dall’utilizzo di una forma che non faceva comprendere il reale senso delle clausole armistiziali, e che fu dai più invece erroneamente interpretata come indicazione della fine della guerra, unita alla fuga di Vittorio Emanuele III col figlio Umberto, dei vertici militari e del capo del governo Pietro Badoglio, dapprima verso Pescara poi verso Brindisi, generarono ulteriore confusione presso tutte le forze armate italiane in tutti i vari fronti sui quali ancora combattevano: lasciate senza precisi ordini, andarono allo sbando. Più della metà dei soldati in servizio nella penisola abbandonarono le armi e tornarono alle loro case in abiti civili; nelle stesse ore una piccola parte delle forze armate rimase fedele al re Vittorio Emanuele III, come la 33ª Divisione fanteria “Acqui” sull’isola di Cefalonia, dove fu annientata nell’eccidio di Cefalonia; altri reparti ancora, soprattutto al nord, come la Xª Flottiglia MAS e la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, scelsero di rimanere fedeli al vecchio alleato e al fascismo; una altra parte si diede alla macchia e alcuni di questi diedero vita alle prime formazioni partigiane, come la Brigata Maiella.
Ai militari allo sbando dopo l’8 settembre, i quali si ripresentarono a fine guerra ai rispettivi comandi per sistemare la propria carriera interrotta e anche recuperare gli arretrati di paga, venne richiesto di compilare un questionario di ben 97 domande, atto a definirne la posizione disciplinare e amministrativa.
Nonostante il proclama di Badoglio, gli Alleati si opposero ad una massiccia e immediata scarcerazione dei prigionieri di guerra italiani.
Nelle settimane immediatamente successive, 815.000 soldati italiani vennero catturati dall’esercito tedesco e destinati a diversi lager con la qualifica di I.M.I., internati militari italiani.(fonte)



