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Leonetto Amadei. 11 agosto 1983

Leonetto Amadei. 11 agosto 1983
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On. Avv. Leonetto Amadei
Presidente emerito della Corte Costituzionale

55044 Marina di Pietrasanta (Lucca)
Via Versilia, 144 – Tel. 0584/20658

11 – 8 – 83

Caro Giuliano,
mi dispiace che tu mi abbia tele=
fonato inutilmente ma la cosa è
certamente dipesa dal fatto che sono
stato con mia moglie diversi giorni
all’estero – Per quello che mi chiedi
posso dirti che, pur essendo trascorsi
molti anni, mi ricordo di Francesco
Golfo che, tenente colonnello di non so
quale arma e addetto al Corpo agenti
di custodia, è stato uno dei miei col-
laboratori nel periodo che men-
zioni – Non mi pare che fosse … molto
acuto; era tuttavia volenteroso e per

bene – Penso che possa giovarti nel
rincorrere le pratiche e pratichette nei
vari Ministeri, dove, almeno in quel
tempo, era riuscito a crearsi dei … pas-
saggi – scorciatoie –
Sono stato molto soddisfatto della
tua elezione a senatore – Un uomo del
la tua levatura morale e intellettuale
può dar molto al Paese ed anche se
io mi trovo in aperto dissenso da Craxi[1]
ritengo che tu possa dar molto per ridur-
ne le storture e perseguire conveniente
mente quella parte di politica che giudi-
co accettabile – Quando avrò occasione
di venire a Roma, cercherò di trovarti –
Su questa morta gora[2] di politici, stare
con te vuol dire respirare una boccata
di ossigeno come si deve – Ti abbraccio
affettuosamente – Tuo Leonetto Amadei[3]

Leonetto Amadei, busta 11 agosto 1983
« di 2 »

On. Sen.
Prof. Giuliano Vassalli[4]
Senato della Repubblica

Roma

Timbro 55045 PIETRASANTA (LU) – H 12.8.83.07

Francobollo CASTELLO DELL’IMPERATORE – PRATO 400
ITALIA
I.P.Z.S. ROMA VERDELOCCO INC

On. Avv. Leonetto Amadei
Presidente emerito della Corte Costituzionale

Via Versilia, 114

Marina di Pietrasanta (Lucca)


Note

Vers. eng.

Honourable Lawyer Leonetto Amadei
President Emeritus of the Constitutional Court
55044 Marina di Pietrasanta (Lucca)
Via Versilia, 114 – Tel. 0584/20658

11 – 8 – 83

Dear Giuliano, I am sorry that you called me in vain, but this was certainly due to the fact that I was abroad with my wife for several days. Regarding your question, I can tell you that, even though many years have passed, I remember Francesco Golfo, who was a lieutenant colonel in I don’t know which branch of the armed forces and assigned to the Prison Guard Corps. He was one of my colleagues during the period you mention. . I don’t think he was… very sharp, but he was willing and decent. I think he could be useful to you in pursuing paperwork and minor tasks in the various ministries, where, at least at that time, he had managed to create some… shortcuts. I was very pleased with your election as senator – A man of your moral and intellectual stature can give a lot to the country, and even though I openly disagree with Craxi, I believe you can do a lot to reduce the distortions and pursue the part of politics that I consider acceptable – When I have the opportunity to come to Rome, I will try to find you – In this dead swamp of politicians, being with you is like taking a breath of fresh air – Warm regards – Yours, Leonetto Amadei

Hon. Sen.
Prof. Giuliano Vassalli
Senate of the Republic
Rome


[1] Bettino Craxi. Uomo politico italiano (Milano 1934 – Hammamet, Tunisia, 2000). Dirigente della gioventù socialista, membro del comitato centrale del PSI dal 1957 ed esponente della corrente autonomista, entrò nella direzione nel 1965 e fu tra i promotori dell’unificazione tra PSI e socialdemocratici. Deputato dal 1969, vicesegretario del PSI dal 1970, nel luglio 1976 ne fu eletto segretario nazionale. Perseguì una linea rivolta al rafforzamento del ruolo autonomo del PSI, specie verso il PCI, contro cui praticò un’aperta polemica con l’esplicito scopo di “riequilibrare” le forze della sinistra; nel contempo strinse un’alleanza talora conflittuale con la Democrazia Cristiana. Dall’agosto 1983 al marzo 1987 guidò consecutivamente due governi di coalizione tra DC, PSI, PSDI, PLI, PRI. Coinvolto nelle inchieste giudiziarie su Tangentopoli, nel febbraio 1993 si dimise da segretario del PSI. Nell’aprile 1993, in un importante discorso alla Camera in occasione delle richieste di autorizzazione a procedere nei suoi confronti, riconobbe il finanziamento illegale dei partiti, ma estese le responsabilità del fenomeno a tutto il sistema politico, deprecando il “processo di criminalizzazione dei partiti e della classe politica”. Processato e in seguito condannato, continuò a difendere le sue posizioni dalla Tunisia, dove si ritirò nel 1994.(fonte)

[2] Morta gora è una delle numerose espressioni che sono entrate in italiano dalla Divina Commedia a causa della sua immediata ed enorme popolarità.

All’inizio del canto VIII dell’Inferno (vv. 31-33), Dante e Virgilio salgono sull’imbarcazione di Flegiàs che li conduce, attraverso la palude dello Stige, verso le mura della città di Dite. Mentre stanno attraversando la palude, Dante viene apostrofato da un’anima che si aggrappa al bordo della barca e chiede l’identità del poeta avendo intuito la natura tutta eccezionale del trasporto: la barca affonda nell’acqua più del solito e l’anima ha capito che contiene un vivo (che giunge nell’inferno “anzi ora”, cioè prima del tempo).

Mentre noi corravam la morta gora,
dinanzi mi si fece un pien di fango,
e disse: «Chi se’ tu che vieni anzi ora?»

L’aggettivo morta significa qui ‘stagnante’, e si riferisce alla palude che il fiume infernale Stige forma nei pressi delle mura della città di Dite, palude che ospita iracondi e accidiosi. Come spiega Giovanni Boccaccio, grande ammiratore e studioso del poema dantesco nel suo Comento ai versi: “gora è una parte d’acqua tratta per forza dal vero corso d’alcun fiume e menata ad alcun mulino o altro servigio, il quale fornito, si ritorna nel fiume onde era stata tratta; per lo qual nome l’autore nomina qui, licentia poetica, il padule per lo quale navicava; e per dar più certo intendimento che di quello dica, cognomina questa gora morta, cioè non moventisi con alcun corso”. Altri studiosi hanno sottolineato come morta possa significare non solo ‘stagnante’ ma anche ‘dei morti’, precisando che i due significati non si escludono a vicenda.

L’attraversamento della palude Stigia illustrato da Gustave Doré

Nel poema dantesco morta gora sta quindi per ‘palude stagnante dei morti’, ma l’uso che l’italiano contemporaneo fa dell’espressione dipende dal suo significato metaforico di ‘situazione di stallo, blocco’. A titolo di esempio citiamo l’intervista al filosofo Roberto Esposito, in merito alla creazione di un cantiere delle idee per cercare un candidato a sindaco di Napoli: “non c’è assolutamente l’apertura di un discorso alto, un colpo d’ala, un progetto innovativo, o lo sforzo di cercare un candidato davvero forte. Eppure dietro questo blocco, dietro questa morta gora, ci sono energie forti che vorrebbero essere coinvolte” (“La Repubblica”, 5 luglio 2010).
Quando si parla di economia e di situazione non dinamica dei mercati, è chiaro che l’espressione assume il significato di ‘crisi’ perché l’immobilità è sempre stata, in ambito commerciale, segno non positivo. Scrive ad esempio Farina Michele, riportando le parole di Giampaolo Fabris, docente di sociologia dei consumi: “cercando di vedere le conseguenze virtuose dell’ultima crisi, abbiamo indicato nella tensione morale degli anni del miracolo quel colpo di reni necessario a uscire dalla morta gora attuale” (“Corriere della sera”, 24 maggio 2009).

Per rispondere dunque al nostro lettore, possiamo affermare che l’espressione, pur avvertendosi sempre il valore metaforico, può essere usata anche come sinonimo di crisi ma soltanto quando a questa è legata l’idea di una situazione stagnante dannosa per un qualche suo aspetto.

A cura di Angela Frati
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca
(fonte)

[3] Leonetto Amadei. Uomo politico e giurista, nato a Serravezza (Lucca) il 7 agosto 1911. Nel 1945, rientrando dalla prigionia come ufficiale decorato sul campo per i combattimenti contro i Tedeschi nell’isola di Lero (Egeo), riprende la professione di avvocato e inizia l’attività politica nel Partito socialista. Deputato all’Assemblea Costituente per il PSI, fa parte della Commissione dei 75. Eletto deputato in tutte le legislature successive, è presidente della Commissione Giustizia della Camera (1958) e partecipa ai governi di centro-sinistra come sottosegretario al ministero dell’Interno (1963-1968) e al ministero della Giustizia (1968-69). Dal giugno 1972 è giudice costituzionale, relatore di importanti sentenze in materia di lavoro e legislazione sociale.

Dal 1979 al 1981 è presidente della Corte Costituzionale, dopo un triennio di prevalente impegno della Corte nello svolgimento del primo e unico processo di accusa contro dei ministri (il cosiddetto processo Lockheed). Si trova, quindi, a gestire con difficoltà un pesante accumulo di questioni pendenti di legittimità costituzionale, per le quali non ritiene di dover far ricorso a procedimenti decisionali sommari. Sotto la sua presidenza la Corte (1981) fa argine alle molteplici richieste referendarie dei radicali dichiarando, tra l’altro, inammissibili − per mancanza dei requisiti di chiarezza e univocità del quesito o perché riguardanti materia oggetto di convenzione internazionale − i referendum abrogativi sulla caccia, sulla liberalizzazione delle droghe leggere e sulle centrali nucleari, e consentendo invece quello sull’aborto.(fonte)

[4] Giuliano Vassalli (Perugia, 25 aprile 1915 – Roma, 21 ottobre 2009) è stato un partigiano, giurista e politico italiano, presidente della Corte costituzionale dall’11 novembre 1999 al 13 febbraio 2000. Durante la resistenza romana, ideò e organizzò l’evasione di Sandro Pertini e Giuseppe Saragat dal carcere di Regina Coeli. Fu prigioniero in Via Tasso. La sua attività politica e di giurista è legata all’introduzione del Codice di procedura penale italiano del 1989, detto: “Codice Vassalli”. Professore emerito all’Università di Roma “La Sapienza”, è stato socio nazionale dell’Accademia dei Lincei per la classe delle scienze morali, categoria VI delle scienze giuridiche.

Biografia
Origini e formazione
Figlio del civilista Filippo, frequenta il liceo classico Ennio Quirino Visconti e compie gli studi universitari negli anni del fascismo (durante i quali lo troviamo iscritto ai GUF, partecipando anche ad un Littoriale della cultura e dell’arte). Si laurea in giurisprudenza all’Università di Roma nel 1936, relatore il penalista Arturo Rocco, coredattore con il più noto fratello, Alfredo, ministro della Giustizia, degli omonimi codice penale e codice di procedura penale. Quest’ultimo, nel 1989, sarà sostituito con quello redatto secondo i principi più democratici e moderni del suo allievo Vassalli.

L’impegno nel PSI e nella Resistenza
Il 22-24 agosto 1943, Vassalli partecipò alla riunione in casa di Oreste Lizzadri, in Viale Parioli 44 a Roma, alla quale parteciparono Pietro Nenni, Sandro Pertini e Giuseppe Saragat per il “Partito Socialista Italiano – Sezione dell’IOS” costituitosi in esilio a Parigi nel 1930; Olindo Vernocchi, Oreste Lizzadri, Giuseppe Romita ed Emilio Canevari per il PSI ricostituito clandestinamente a Roma il 22 luglio 1942; Lelio Basso e Carlo Andreoni per il Movimento di Unità Proletaria, nato nel gennaio precedente a Milano e nell’Italia del Nord, i quali diedero vita al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP).

Così il futuro Ministro della Giustizia descrisse l’evento: «Il 25 agosto del 1943 in clandestinità il Partito socialista [costituì] il Psiup, Partito Socialista di Unità Proletaria, che raggruppava personalità influenti della sinistra italiana antifascista come Ignazio Silone, Lelio Basso, Giuseppe Saragat, Sandro Pertini, Giuseppe Romita, Carlo Andreoni. A diventare segretario del partito è il romagnolo Pietro Nenni. Anche i Monaco (Alfredo Monaco e sua moglie Marcella Ficca Monaco – N.d.E.) vi aderiscono».

Dopo l’8 settembre 1943, Vassalli entrò nella resistenza romana come esponente del PSIUP. Dall’ottobre 1943 alla fine di gennaio del 1944 fece parte della giunta militare centrale del CLN.

Il 24 gennaio 1944 organizzò l’azione di un gruppo di partigiani delle Brigate Matteotti che permise la fuga di Sandro Pertini e Giuseppe Saragat, assieme ad altri cinque patrioti socialisti, dal carcere di Regina Coeli. L’azione, dai connotati rocamboleschi, fu ideata e diretta da Vassalli con l’aiuto di diversi partigiani, tra cui Massimo Severo Giannini, Giuseppe Gracceva, Filippo Lupis, Ugo Gala, Alfredo Monaco, medico del carcere, e sua moglie Marcella Ficca Monaco. Si riuscì così prima a far passare Saragat e Pertini dal “braccio” tedesco del carcere a quello italiano e quindi a produrre degli ordini di scarcerazione falsi, redatti dallo stesso Vassalli. I due leader del PSIUP furono dunque scarcerati insieme agli altri esponenti socialisti Luigi Andreoni, Luigi Allori, Carlo Bracco, Ulisse Ducci, Torquato Lunedei. Pertini stesso narrò in seguito questi fatti nelle sue memorie e in un’intervista concessa ad Oriana Fallaci nel 1973. Quest’audace azione partigiana salvò probabilmente la vita dei due futuri Presidenti della Repubblica che, se ancora incarcerati a Regina Coeli, sarebbero stati sicuramente inseriti nell’elenco dei detenuti politici da fucilare alle Fosse Ardeatine.

Vassalli fu poi fatto prigioniero a Roma dai nazisti il 3 aprile 1944. Venne recluso nel carcere nazista di via Tasso (oggi sede del Museo storico della Liberazione) dove fu anche sottoposto a pesanti torture da parte delle SS ma non rivelò neppure un nome. Come cittadina statunitense ci fu anche un arresto eccellente: Virginia Agnelli confinata presso il convento di San Gregorio al Celio che subito si attivò a favore di Vassalli. Grazie alle sue altolocate conoscenze, data l’importanza della sua famiglia, riuscì ad attivare l’intervento favorevole (il vento stava cambiando: stava giungendo la capitolazione) del generale S.S. (e comandante supremo per l’Italia) Karl Wolff. Contravvenendo le follie della non-resa dell’ultimo periodo di Adolf Hitler, Wolff ebbe intenzione di contattare le potenze vincitrici richiedendo la mediazione pontificia. Per questo intervenne il salvatoriano padre Pancrazio Pfeiffer. L’incontro col pontefice avvenne il 10 maggio 1944. Durante il percorso agli appartamenti papali, Pfeiffer richiese la liberazione di Vassalli “su desiderio di Pio XII”. Un legame esisteva: Francesco Pacelli fratello del papa e Filippo Vassalli (padre di Giuliano) avevano collaborato alla preparazione dei patti lateranensi, superando le precedenti venti tormentate versioni preparatorie. Wolff accetto di intervenire ben sapendo che Karl Hass, 6º reparto SS, era riuscito prima a salvare Vassalli con la scusa di avere ancora degli interrogatori.

Alla fine giunse l’ordine di scarcerazione per la pressione papale, mentre nella sua cella arrivò Herbert Kappler, zelante funzionario della “macchina” mortale nazista, proprio alla vigilia dell’arrivo a Roma delle forze armate angloamericane il 4 giugno 1944 che in cella disse chiaramente a Vassalli “deve ringraziare il Papa se non viene messo al muro, come avrebbe meritato, non è forse vero?” Aggiungendo: “ che io non possa rivederla mai più “. Il fatto fu testimoniato da padre Pancrazio Pfeiffer che ascoltò queste parole.

Carriera accademica e forense
Avvocato e docente universitario, ordinario di diritto e procedura penale, insegna nelle università di Urbino, Pavia, Padova, Genova, Napoli e Roma dove concluderà la sua carriera accademica nel 1990. Fra i suoi allievi, Tina Lagostena Bassi, Angelo Raffaele Latagliata e Franco Coppi. È autore di una copiosa produzione giuridica in materia penalistica e processuale.

Tra i suoi successi forensi, spicca l’assoluzione, in primo grado, dei coniugi Claire Ghobrial e Yussef Bebawi, accusati dell’omicidio di Farouk Chourbagi, amante dell’imputata. Vassalli, insieme al collega Giuseppe Sotgiu, ideò la strategia difensiva che non permise ai giudici di stabilire con certezza quale dei due imputati avesse commesso il delitto, o se entrambi avessero agito di comune accordo, ottenendo per essi l’assoluzione per insufficienza di prove.

Ha contribuito a fondare, nel 1968, l’Unione Forense per la Tutela dei Diritti Umani.

Carriera politica nel secondo dopoguerra
Dopo la Liberazione è stato, assieme a Massimo Severo Giannini, tra i collaboratori più stretti di Pietro Nenni.

È stato consigliere comunale di Roma e capogruppo del Partito Socialista Italiano (PSI) al Consiglio comunale dal 1962 al 1966; deputato (eletto nella lista PSI-PSDI) dal 1968 al 1972; senatore e capogruppo parlamentare del PSI dal 1983 al 1987. Fa parte di tutte le commissioni insediate dal 1946 al 1968 e dal 1972 al 1978 per la revisione del codice penale e di quello di procedura penale. Da presidente della Commissione giustizia del Senato propizia l’introduzione dei limiti massimi di custodia cautelare per i detenuti in attesa di giudizio.

Durante l’elezione del Presidente della Repubblica del 1978 il suo nome è stato proposto dal segretario del PSI Bettino Craxi alla presidenza della Repubblica, insieme a quello di Antonio Giolitti e Sandro Pertini, ma alla fine venne eletto quest’ultimo.

È stato ministro di grazia e giustizia dal 29 luglio 1987 al 2 febbraio 1991 nei governi Goria, De Mita e Andreotti VI. Durante il suo mandato presenta il disegno di legge delega per la riforma del codice di procedura penale che segue i precedenti progetti rimasti al palo a causa dello scioglimento anticipato della legislatura o di difficoltà di ordine politico. Il modello fondamentale su cui dovrà informarsi il nuovo codice è quello “accusatorio”, contrapposto a quello “inquisitorio” di gran parte del codice Rocco. Il processo si risolve in un “actus trium personarum”, nel quale è il pubblico ministero che indaga ed esercita l’azione penale, l’imputato che si difende ed il giudice che decide, in base a prove selezionate dalle parti ed acquisite in contraddittorio. È ribadita, inoltre, la presunzione di non colpevolezza già contenuto nella Costituzione. Inoltre non è prevista la custodia cautelare dell’imputato, durante il processo, se non in casi eccezionali per la necessità di non disperdere la prova. Il nuovo codice, redatto da una commissione presieduta da Giandomenico Pisapia, è approvato nel 1988 ed entra in vigore nel 1989 (codice che tuttavia sarà sottoposto nel tempo a pesanti modificazioni). Sempre nel 1987 presenta un disegno di legge di riforma parziale del codice di procedura civile, che sarà approvato, con numerose integrazioni, nel 1990.

Nello stesso anno insedia una commissione di docenti universitari, presieduta da Antonio Pagliaro, con il mandato di mettere a punto un disegno di legge delega di riforma del codice penale (la commissione terminerà i suoi lavori presentando una proposta, alla quale seguiranno ulteriori progetti redatti da successive commissioni). Nominato giudice costituzionale dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga il 4 febbraio 1991, giura il 13 febbraio successivo. Fu insignito dell’Ordine della Minerva dall’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio”.

Gli ultimi anni e la morte
Durante l’elezione del Presidente della Repubblica del 1992 è stato il candidato di bandiera del PSI nei primi tre scrutini, mentre all’undicesimo scrutinio la sua candidatura viene riproposta come quella ufficiale del suo partito e al 14º scrutinio ottiene l’appoggio della DC e degli altri partiti laici ed avrebbe i numeri per essere eletto ma resta al di sotto del quorum di 158 voti. Dopo di ciò ritira la sua candidatura.

L’11 novembre 1999 viene eletto presidente della Corte costituzionale, risultando il più anziano al momento dell’elezione fino a quello di Giuliano Amato il 29 gennaio 2022 e cessando il mandato da presidente e giudice il 13 febbraio 2000.

Il 24 gennaio 2002 l’Università di Bologna gli conferisce la laurea honoris causa in giurisprudenza. Muore il 21 ottobre 2009, all’età di 94 anni, ma la notizia è stata diffusa due giorni dopo ad esequie avvenute.

Opere principali
Giuliano Vassalli è stato autore di oltre 200 pubblicazioni, in diversi settori: diritto penale, procedura penale, criminologia. Un elenco certamente non esaustivo comprende i seguenti titoli:

La confisca dei beni: storia recente e profili dommatici, Padova, Cedam, 1951;
La libertà personale nel sistema delle libertà costituzionali, in AA. VV., Scritti giuridici in memoria di Piero Calamandrei, II, Padova, Cedam, 1958;
Gian Domenico Pisapia, Il segreto istruttorio nel processo penale, Milano, Giuffré, 1960;
Dizionario di diritto e procedura penale, Milano, Giuffre, 1986;
La giustizia internazionale penale: studi, Milano, Giuffrè, 1995;
La legge penale e la sua interpretazione, il reato e la responsabilità penale, le pene e le misure di sicurezza, Milano, A. Giuffrè, 1997;
Il Codice penale e la sua riforma; criminologia, politica criminale e legislazione straniera; giuristi del passato, Milano, Giuffrè, 1997;
Formula di Radbruch e diritto penale: note sulla punizione dei delitti di Stato nella Germania postnazista e nella Germania postcomunista, Milano, Giuffrè, 2001.
Onorificenze
Medaglia d’argento al valor militare – nastrino per uniforme ordinaria
Medaglia d’argento al valor militare
«Anima ardente di patriota si dedicò con audace instancabile attività alla lotta anti nazi-fascista. Subito dopo l’armistizio nel settembre 1943, al comando di una formazione di partigiani, ostacolò presso la Porta di San Paolo, con generosa disperata lotta, l’avanzata del tedesco invasore. Capo zona, membro del comitato militare cittadino e del C.L.N. fu ideatore, organizzatore ed esecutore coraggioso di numerose azioni di resistenza contro i tedeschi. Arrestato e trasportato nelle prigioni di Via Tasso sopportò con fierezza le sofferenze della carne martoriata, salvando con il suo silenzio l’organizzazione militare del partito. Esempio luminoso di dedizione alla Patria, di audacia, di fierezza e di elevato spirito di sacrificio.»
— Roma, settembre 1943-giugno 1944
Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana – nastrino per uniforme ordinaria
Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 27 dicembre 1966
Medaglia d’oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell’arte – nastrino per uniforme ordinaria
Medaglia d’oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell’arte
— Roma, 2 giugno 1980(fonte)