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Manlio Oppizzi. 7 maggio 1943

Manlio Oppizzi. 7 maggio 1943
« di 2 »

PM 112 = 7/5/43 XXI
Caro Giulio,
il campo e il luogo visto
a  Mearza[1]  è ora un vago ricordo. Il
Btg. si è spappolato in tante squadre
e pattuglie e pochi sono i colleghi che sono
a due a due. Io sono stato cacciato con
due squadre (lontane fra loro una giornata
di marcia) lungo una strada che si proietta
verso il mare. Ne disto ancora però circa 15/16
km. Sono in piena zona malarica, reticelle
zanzariere, chinino, funzionano in pieno.
In complesso però sto benone, mangio bene
perché trovo roba dagli abitanti, verdura, latte,
agnelli. Tu vivi nell’ozio, ma io pure non
sudo molto. Lontano da tutti, mi sembra
di essere un signorotto feudale.
Abbracci affettuosi
Manlio

retro

511° BATTAGLIONE T.M.
3.a Compagnia

Al Ten
Gualerzi Giulio
Dep 33° Fant
Cuneo

Grado, Cognome e Nome del mittente:
STen Oppizzi Manlio
Reparto 511° BATTAGLIONE T.M.
3.a Compagnia

P.M. 112[2]

Tutto quanto riguarda il servizio fa parte del segreto militare. Chi ne scrive o ne parla, anche ai suoi familiari, trasgredisce a un dovere e si rende passibile di severe punizioni!

Intestazione

CARTOLINA POSTALE
PER LE FORZE ARMATE
ESENTE DA TASSA PER L’ITALIA E SUE COLONIE

511° BATTAGLIONE T.M.
3.a Compagnia

Timbro
POSTA
9.5.43-XXI


Note

vers. eng.

PM 112 = 7/5/43 XXI

Dear Giulio, the camp and the place I saw in Mearza are now a distant memory. The Battalion has been split up into many teams and patrols, and few of my colleagues are still in pairs. I was sent out with two teams (a day’s march apart) along a road that leads to the sea. However, I am still about 15/16 km away. I am in the middle of a malaria zone, so mosquito nets and quinine are working well.
Overall, though, I’m fine, I eat well because I find food from the locals, vegetables, milk, lamb. You live in idleness, but I don’t sweat much either. Far from everyone, I feel like a feudal lord.
Affectionate hugs
Manlio


[1] Mearza oggi Mjerza / Miren area, nella Bassa valle dell’Isonzo, non lontano dal Carso goriziano e dalla strada verso Monfalcone – Grado – Trieste.

“Mearza” è una forma italianizzata o adattata (non ufficiale ma usata comunemente dai militari) di un toponimo sloveno locale, tipico della corrispondenza militare dell’epoca.
Merna (in sloveno Miren; in friulano Merin) è un paese della Slovenia, frazione e sede comunale del comune di Merna-Castagnevizza. È sede di una delle 8 comunità locali in cui si suddivide il comune.

È nota storicamente per essere stata teatro di aspri scontri fra italiani ed austriaci durante la prima guerra mondiale.

Geografia fisica
Merna è situata alle pendici settentrionali del Carso, lungo le rive del fiume Vipacco che qui riceve in destra idrografica le acque del torrente Vertoibizza (Vrtojbica).

La località sorge lungo il confine tra l’Italia e la Slovenia ed è costituita anche dagli agglomerati di Japnišče, Staro Mesto e a sud-est dell’insediamento, sul Monte Grado, il Santuario della Madonna Addolorata di Merna (cerkev Žalostne Matere Božje).

Storia
Dopo la caduta dell’Impero romano, e la parentesi del Regno ostrogoto, i Longobardi si insediarono nel suo territorio, seguiti poi attorno al VI secolo da popolazioni slave. Fu così che tutto il suo territorio entrò a far parte del Ducato del Friuli. Alla caduta del Regno longobardo subentrarono quindi i Franchi; nell’887 Arnolfo, Re dei Franchi orientali, istituì la marca di Carniola; tra il 952 e il 957 il Patriarcato di Aquileia (assieme a Istria, Carinzia e Carniola) passò sotto l’autorità del Duca di Baviera e poi nel 976 nel Ducato di Carinzia appena costituito dall’imperatore Ottone II.

Fece quindi parte della signoria di Ranziano prima come parte della Contea di Gorizia e in seguito, passando nel 1500 alla Casa d’Asburgo, nella Contea di Gorizia e Gradisca.

Con il trattato di Schönbrunn (1809) entrò a far parte delle Province Illiriche.

Col Congresso di Vienna nel 1815 rientrò in mano austriaca nel Regno d’Illiria, come comune catastale autonomo; passò in seguito sotto il profilo amministrativo al Litorale austriaco nel 1849, con giurisdizione fino al 1866 anche su Savogna d’Isonzo. Persa Savogna d’Isonzo, divenuta comune autonomo, il comune di Merna (Miren) comprendeva oltre al capoluogo l’insediamento di Rupa, nell’attuale comune di Savogna d’Isonzo.

Durante la prima guerra mondiale Merna si ritrovò improvvisamente sulla linea del fronte dopo la sesta battaglia dell’Isonzo, quando gli italiani riuscirono finalmente a conquistare Gorizia ed il Sabotino. Durante la settima battaglia dell’Isonzo i soldati della 3ª Armata italiana espugnarono il Santuario San Grado, fino ad allora saldamente in mano agli austro-ungarici. Nei mesi successivi, nonostante i durissimi combattimenti e le ripetute offensive, Merna rimase lungo le prime linee italiane, mentre la frazione di Raccogliano, situata sulla riva opposta del Vipacco, su quelle nemiche. L’abitato, occupato dagli italiani sino alla battaglia di Caporetto, sarà così completamente distrutto.

Dopo la guerra, con le medesime frazioni del periodo asburgico, fu comune autonomo della provincia del Friuli per poi passare, nel 1927, alla ricostituita Provincia di Gorizia ed ingrandirsi assorbendo il comune di Savogna d’Isonzo. A questa data quindi il comune comprendeva le frazioni di Rupa (Rupa), Peci (Peč), Gabria (Gabrije) e Savogna d’Isonzo (Sovodnje). Secondo il censimento del 1921, circa il 3% della popolazione era italiana. Dal settembre 1931 era sede del 4º Stormo con il 10º Gruppo e dall’ottobre 1931 con il 9º Gruppo Caccia fino al 1940.

Fu soggetta alla Zona d’operazioni del Litorale adriatico (OZAK) tra il settembre 1943 e il 1945 e tra il 1945 e il 1947, trovandosi a ovest della Linea Morgan, fece parte della Zona A della Venezia Giulia sotto il controllo Britannico-Americano del Governo Militare Alleato (AMG); passò poi alla Jugoslavia, ad eccezione del territorio dell’ex comune di Savogna d’Isonzo e delle frazioni di Rupa, Peci e Gabria che rimasero all’Italia, aggregate al comune di Sagrado, ridivenendo successivamente un comune autonomo. Dal 1991 fa parte della Slovenia.

È famosa per avere avuto per anni il cimitero attraversato dal confine con l’Italia.(fonte)

[2] Il riferimento “P.M. 112” sembrerebbe localizzabile in Corsica. Probabilmente si tratta della Posta Militare di un Battaglione appartenente a uno dei Reggimenti Costieri presenti sull’isola, facenti parte delle Divisioni Costiere 225ª e 226ª, oppure del Reggimento Autonomo.
In particolare, la sigla “P.M. 112” identificava la Posta Militare del VII Corpo d’Armata, da cui dipendevano anche le due Divisioni Costiere sopra citate. N.D.

In quei giorni…

Operazione Retribution è il nome del blocco aereo e navale durante la seconda guerra mondiale progettato per impedire l’evacuazione via mare delle forze dell’Asse dall’occupata Tunisia alla Sicilia. Fu il blocco equivalente all’evacuazione dello spazio aereo dell’Operazione Flax. Le forze dell’Asse furono isolate nel nord della Tunisia e dovettero affrontare un ultimo assalto alleato.

L’ammiraglio britannico Andrew Cunningham, comandante navale alleato, avviò l’operazione il 7 maggio 1943, con il segnale colorato “Affonda, brucia e distruggi. Non lasciare passare nulla”. Egli aveva anche chiamato l’operazione “Retribution” in ricordo delle perdite che le sue forze del cacciatorpediniere avevano subìto durante le operazioni tedesche in Grecia e a Creta. I tedeschi non furono in grado di organizzare uno sforzo significativo di salvataggio.

La difficile situazione dell’Asse era stata riconosciuta in precedenza ed era previsto un tentativo su larga scala per evacuare il personale dell’Asse. Pertanto, a tutte le forze leggere navali disponibili fu ordinato di concentrarsi a Malta o Annaba attraverso aree specifiche di pattugliamento. Per ottenere ciò, i movimenti dei convogli furono limitati per rilasciare le loro scorte. La flotta italiana doveva intervenire, e di conseguenza le corazzate HMS Nelson e Rodney e la portaerei HMS Formidable furono trasferiti ad Algeri preposti per una grande azione.

Alla fine la flotta italiana non lasciò il porto e non vi fu alcun tentativo organizzato di evacuare via mare le forze dell’Asse. Due navi di rifornimento in rotta verso la Tunisia furono intercettate e affondate. Le flottiglie costiere britanniche MTB e le imbarcazioni americane PT intercettarono le piccole imbarcazioni e fecero irruzione nelle acque intorno a Ras Idda e Kélibia. L’unica minaccia significativa per le forze marittime erano gli attacchi del fuoco amico da parte degli aerei alleati, ma in seguito furono dipinte macchie rosse di riconoscimento sulle navi. Gli alleati catturarono 897 uomini; 653 tra tedeschi e italiani sarebbero fuggiti in Italia e un numero imprecisato sarebbe annegato.

Le forze dell’Asse in Nordafrica, strette in una piccola area con rifornimenti minimi e affrontando avversari ben forniti, si arresero il 13 maggio. I porti nordafricani furono rapidamente ripuliti e preparati a sostenere le imminenti invasioni dell’Europa meridionale. La 12ª, 13ª e 14ª flottiglia dragamine da Malta, due gruppi di pescherecci da traino e navi più piccole ripulirono i campi minati del Canale di Sicilia fino a Tripoli, rimuovendo quasi 200 mine navali ormeggiate. Il 15 maggio Cunningham segnalò che “il passaggio attraverso il Mediterraneo era libero” e che i convogli da Gibilterra ad Alessandria potevano essere avviati immediatamente. Così la rotta diretta tra Gibilterra e Alessandria, chiusa dal maggio 1941, fu riaperta con enormi risparmi sulle navi e sulle loro scorte.(fonte)