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Cesare Malpica. 23 luglio 1846

Cesare Malpica. 23 luglio 1846
« di 6 »

Alla Santità
Di Pio IX.
Padre amorosissimo de’ suoi Popoli

Salve o PIO che benedetto
Della Chiesa al soglio ascendi
Salve o Tu che il gregge eletto
Dal nemico suo difendi:
Dall’Eterno Vaticano,
Che assalir gl’iniqui invano,
Come l’astro Tu risplendi
Della luce apportator.


Salve salve! Ascolta il grido
Che perviene a Te veloce:
Non v’ha gente, non v’ha lido
Che non dica ad una voce:
Gloria a Lui che forte e saggio
Vuol che formi il suo retaggio
La vittoria della Croce,
La disfatta dell’error.


Re’ che regni nel portento
Del risorto Emanuello,
Che t’ispiri nell’accento
Del divin svenato Agnello:
Il Tuo codice è il Vangelo,
La tua meta in terra è il cielo:
Son le tende d’Israello
La Tua reggia, e il Tuo sospir.

Sacerdote del Signore
Dal Signore incoronato,
Quando scese lo splendore
Dello SPIRITO invocato,
Da dischiusi firmamenti
Sul Collegio de’ veggenti
Presso al Santo supplicato
Che governa l’avvenir.


Salve! – A questa età che pende
Fra l’errore e la ragione,
Che delira, e il giusto offende,
Che nel falso il ben ripone,
Che ora vile, ed ora ardita
Ha la dritta via smarrita,
Che distrugge, urla, scompone
E crear non può né sa’….


Or Tu mostri il vero Lume
Che salvar sol può la terra!
La superbia che presume,
Il furor che cieco aberra,
Vince l’umile parola
Della SANTA, e pura scuola,
Che fù invitta, e che rinserra
Il trionfo che verrà.


TU lo puoi – chè luminosa
è di CRISTO ognor la Stella.
Non v’ha notte tenebrosa,
Non v’ha furia di procella,

Non v’ha possa dell’Inferno
Che prevalga al’lume eterno,
Che la Santa Navicella
Ha guidata, e guiderà!


Dio lo disse: nè si muta
Mai la sillaba di Dio –
E la luce è prevaluta
Vincitrice dell’obblio –
Il nocchier che il legno regge,
Il pastor che guida il gregge,
Sei Tu stesso Augusto PIO,
E nessun Ti vincerà.


Sei Tu stesso – e il Prence al Padre
In Te unito Roma ha visto.
Senza fasto, senza squadre,
Forte sol del Santo acquisito,
Colla Tua virtude accanto,
Puro d’alma, in bianco ammanto,
Dall’apostolo di Cristo
Venerato successor …


All’età scuola, ed esempio,
Esci in mezzo al Santo ovile
D’Umiltà nel Sacro Templo
Entri placido, ed umile;
Offri al Rè de’ Rè verace
L’olocausto della Pace,
Fatto a un Angelo simile
Alzi l’inno al Tuo Signor.

Ed il Popolo festante
Ti circonda genuflesso;
Per la gioia delirante,
Da cotanto amore oppresso,
Va’ gridando: Osanna, Osanna,
A Colui che allegra, e affanna,
Che un Cherubo di Lui stesso
Oggi a Roma sua mandò.


Salve! – E inchini in cor pietoso
Ai meschin cui l’ansia preme;
Apri l’uscio generoso
Al lamento di chi geme;
Qua’ per Dio, son tutti uguali
Per Te i miseri mortali;
Né si parte senza speme,
Què che troppo desio!


Dio non disse! siavi certo
Ch’io discesi per chi ha sete;
Se picchiate fiavi aperto;
Dimandate, ed otterrete;
Venni qui pe’ traviati;
Per i poveri aggravati;
Ricercate, e troverete;
Chi mi vuol con lui m’avrà?


Padre Eccelso! Oh quanta luce,
Ch’ogni spirto fa sicuro,
Quanta fede nel suo Duce,
Quanta speme nel futuro,

Quanta calma nel desire,
Quanta pace nel gioire
Or circonda l’aer puro
Della Santa Tua città!


Dalle tacite rovine
D’una possa rovesciata,
Dalle floride colline
D’una gloria invulnerata,
Da’ delubri del POSSENTE,
Che fa il Sole risplendente,
Dalla polve consacrata
Dal martirio, e dal valor,


Dalle sale che famose
Fe del genio la possanza,
Dalle torri maestose,
Dalla mole che le avanza …
L’ombre s’alzan di que’ forti
Dalla terra al Ciel assorti,
E fanno eco all’esultanza
D’ogni mente, e d’ogni cor.


Ma il più bello de’ concerti
che s’innalzi al piè del trono,
Vien dall’inno de’ soffrenti
Che per Te già lieti or sono ….
Or che spezza le catene
Di mertate acerbe pene
Quella voce di perdono,
Ch’ogni pianto rasciugò.

Salve! i figli, le consorti,
Le piangenti genitrici,
Coll’amore or Tu conforti,
Con un detto fai felici!
Te lo narra il Popol tutto,
Coprì il lido, e le pendici,
E il Tuo nome al cielo alzò.


Oh! beato chi le ciglia
Può affissar nel tuo soggiorno!
Oh! felice la famiglia
Che Ti sta’ devota intorno!
Oh! di quanta invidia è degno
Chi sacrar Ti può l’ingegno,
PIO che l’astro sei del giorno,
Di giustizia e carità.


O Monarca de’ Monarchi,
O colonna della Fede,
Che del peso allievi i carchi,
Che sei Faro a chi non vede..
Ah! potessi con un volo
Riveder de’ Santi il suolo!
Ridir l’inno di chi crede
Al Tuo sol che non morrà!

Napoli 23 luglio 1846

Della Santità Nostra[1]
baciando i SS. Piedi Il più umile de’ fedeli
Cesare Malpica[2]


Note

vers. eng.

To His Holiness
Pius IX.
Most loving father of his people

Hail, blessed Pius,
Ascend to the throne of the Church.
Hail, thou who defends the chosen flock
From its enemy:
From the Eternal Vatican,
Which the wicked attack in vain,
Thou shinest like a star,
Bringing light.

Hail, hail! Hear the cry
That reaches you swiftly:
There is no people, there is no shore
That does not say with one voice:
Glory to Him who, strong and wise,
Wants his legacy to be
The victory of the Cross,
The defeat of error.

King who reigns in the wonder
Of the risen Emmanuel,
Who inspires you in the accent
Of the divine slain Lamb:
Your code is the Gospel,
Your goal on earth is heaven:
The tents of Israel
Are your palace and your sigh.

Priest of the Lord
Crowned by the Lord,
When the splendour descended
Of the invoked SPIRIT,
From the open heavens
Upon the College of seers
Near the Holy One implored
Who governs the future.

Hail! – In this age that hangs
Between error and reason,
That raves and offends the just,
That places good in falsehood,
That is now vile, now bold,
That has lost the right path,
That destroys, screams, disrupts,
And cannot and does not know how to create…

Now You show the true Light
That alone can save the earth!
The pride that presumes,
The fury that blindly strays,
Is overcome by the humble word
Of the HOLY and pure school,
Which was invincible, and which holds
The triumph that is to come.

YOU can do it – for luminous
is the Star of CHRIST forever.
There is no dark night,
There is no fury of the storm,

There is no power in Hell
That can prevail over the eternal light,
That the Holy Ship
Has guided, and will guide!

God said it: and God’s word
Never changes –
And light has prevailed,
Conquering oblivion –
The helmsman who steers the ship,
The shepherd who guides the flock,
You yourself are Augustus Pius,
And no one will defeat you.

You yourself – and the Prince to the Father
United in you, Rome has seen.
Without pomp, without teams,
Strong only with the Holy acquired,
With your virtue beside you,
Pure of soul, in white cloak,
By the apostle of Christ
Venerated successor …

At school age, and example,
You go out into the Holy sheepfold
Of Humility in the Sacred Temple
You enter placidly, and humbly;
You offer to the true King of Kings
The holocaust of Peace,
Made like an Angel
You raise the hymn to Your Lord.

And the jubilant People
Surround You kneeling;
In delirious joy,
Overwhelmed by such love,
They cry out: Hosanna, Hosanna,
To Him who rejoices and struggles,
Who sent a Cherub of Himself
Today to Rome.

Hail! – And bow in pity
To the wretched who are weighed down by anxiety;
Open the door generously
To the lamentations of those who groan;
Here, for God’s sake, all are equal
To You, miserable mortals;
Nor does anyone leave without hope,
What too much desire!

God did not say! Be certain
That I came down for those who thirst;
If you knock, I will open;
Ask, and you shall receive;
I came here for the lost;
For the poor who are burdened;
Seek, and you shall find;
Whoever wants me with him shall have me?

Exalted Father! Oh, what light,
That makes every spirit secure,
What faith in his Leader,
What hope in the future,

How much calm in desire,
How much peace in joy
Now surrounds the pure air
Of Your Holy city!

From the silent ruins
Of an overturned power,
From the flourishing hills
Of an invulnerable glory,
From the temples of the MIGHTY ONE,
Who makes the Sun shine,
From the dust consecrated
By martyrdom and valour,

From the famous halls
That proved the power of genius,
From the majestic towers,
From the mass that advances them…
The shadows rise from those strong ones
Absorbed from earth to Heaven,
And echo the exultation
Of every mind and every heart.

But the most beautiful of the concerts
That rises at the foot of the throne,
Comes from the hymn of the suffering
Who are now joyful for You…
Now that it breaks the chains
Of deserved bitter punishment,
That voice of forgiveness,
Which dried every tear.

Hail! The children, the wives,
The weeping mothers,
With love You now comfort,
With a word You make happy!
The whole people tells You,
They covered the shore and the slopes,
And raised Your name to heaven.

Oh! Blessed are those who can fix their eyes
On Your dwelling place!
Oh! Happy is the family
That is devoted to you!
Oh! How enviable are those
Who can consecrate their genius to you,
Pious one, you are the star of the day,
Of justice and charity.

O Monarch of Monarchs,
O pillar of Faith,
You who lighten the burden,
You who are a beacon to those who cannot see…
Ah! If only I could fly
To see the land of the Saints again!
To sing the hymn of those who believe
In Your sun that will never die!

Naples, 23 July 1846

Of Our Holiness
Kissing the Holy Feet The most humble of the faithful
Cesare Malpica


[1]Pio IX papa. Giovanni Maria Mastai Ferretti (Senigallia 1792 – Roma 1878). Il suo pontificato (1846-78) è stato uno dei più lunghi della storia della Chiesa: furono decenni particolarmente densi di avvenimenti che videro la nascita dello Stato italiano e la fine del potere temporale del papa. Il 3 sett. 2000 P. IX è stato beatificato da Giovanni Paolo II.

Vita e attività

Sacerdote (1819), uditore di nunziatura nel Cile (1823-25), arcivescovo di Spoleto (1831), vescovo di Imola (1832), cardinale prete dei SS. Pietro e Marcellino (1840), fu eletto papa (16 giugno 1846) alla morte di Gregorio XVI. Già in fama di prete liberale, con l’amnistia per i delitti politici (16 luglio 1846) suscitò grandi speranze nei patrioti italiani: il partito riformista fece di P. IX la sua bandiera; spinto dal movimento d’opinione pubblica, il pontefice concesse (1847) una limitata libertà di stampa, una consulta di stato, la guardia civica, un consiglio dei ministri. Allarmata dalle riforme papali, l’Austria occupò Ferrara (luglio 1847), ma la protesta di P. IX ebbe il risultato di eccitare sempre più l’opinione nazionale. Nel 1848 l’esempio degli altri sovrani costrinse il papa a dare la Costituzione (14 marzo) e a nominare un ministero Recchi-Antonelli, nel quale erano molti elementi liberali. Ma, scoppiata la prima guerra d’indipendenza, dopo avere in un primo tempo deciso l’intervento dello Stato pontificio accanto al Piemonte, P. IX, con l’allocuzione del 29 apr., finì col ritirarsi dal movimento nazionale. Falliti i tentativi moderati di T. Mamiani e di P. Rossi, P. IX, dopo l’assassinio di Rossi (15 nov.), abbandonò Roma, ove, il 9 febbr. 1849, fu proclamata la repubblica; da Gaeta, ospite di Ferdinando II di Borbone, sollecitò l’intervento delle potenze cattoliche (Francia, Austria, Spagna e Napoli). Abbattuta la Repubblica romana dal corpo di spedizione francese del gen. Oudinot (luglio 1849), P. IX rientrò a Roma nell’apr. 1850, deciso a difendere a ogni costo il suo potere temporale, nonostante gli inviti alla moderazione che gli giungevano dalla Francia. Perdute (1859) l’Emilia e la Romagna, poi (1860) le Marche e l’Umbria, riuscì a mantenere Roma e il Lazio solo per l’appoggio di Napoleone III; ma, caduta dopo Sedan (1870) la tutela francese, le truppe italiane occuparono Roma (20 sett.). Dopo aver protestato vivamente, P. IX si rinchiuse nel Vaticano e si rifiutò di accettare la legge delle guarentigie votata dal parlamento italiano. Deludendo chi aveva sperato nel suo impegno per una conciliazione tra Chiesa e libertà, P. IX strinse invece ben presto accordi con gli stati assolutisti (concordato con l’Austria del 1855), polemizzò contro la legislazione antiecclesiastica voluta da Cavour e Rattazzi in Piemonte (1855), condannò in blocco la civiltà moderna (1864) con l’enciclica Quanta cura e il Sillabo; si pronunciò tra l’altro contro il razionalismo e il liberalismo, la libertà di coscienza, la separazione della Chiesa dallo Stato e l’istruzione laica; proibì ai cattolici italiani di partecipare alla vita politica (non expedit). Il Kulturkampf in Germania e la denuncia (1870) del concordato da parte del governo austriaco sono altri avvenimenti importanti del suo regno. Sotto il suo pontificato fu proclamato (1854) il dogma dell’Immacolata Concezione e definito quello dell’infallibilità pontificia, proclamato nel Concilio vaticano I (1870). Le sue Litterae ad Orientales del 6 genn. 1848 impostarono in chiave moderna il problema del “ritorno” dei cristiani ortodossi separati all’unione con Roma. Il 3 sett. 2000 è stato beatificato da Giovanni Paolo II; la festa si celebra il 7 febbraio.(fonte)

[2]Cesare Malpica. Nacque a Capua il 2 apr. 1804 da Ignazio, nobile calabrese in servizio come ufficiale dei Cacciatori campani, e dalla capuana Maria Antonia Turino.

Nel 1827, dopo essersi laureato in giurisprudenza alla scuola di F. Lauria (dove dovette assorbire le idee liberali), assunse la difesa di alcuni detenuti politici a Salerno. Coinvolto nei preparativi dell’insurrezione fissata dalla setta dei filadelfi per il 10 giugno 1828, il M. fu arrestato a Salerno, insieme con altri cospiratori, il 21 maggio. Il 3 giugno fu trasferito nel carcere napoletano di S. Maria Apparente e vi rimase fino al 12 febbr. 1829, quando fu tradotto a Castelnuovo, nel carcere chiamato il Coccodrillo.

Già nell’ottobre 1828, come risulta dalle carte del processo, il M. aveva “confessato tutto”. Con sentenza del 23 marzo 1829, mentre altri imputati erano condannati duramente, il M. fu invece rimesso in “libertà assoluta”, insieme con diciassette detenuti: il che fa sospettare che si fosse pentito e che, comunque, avesse fatto il nome di altri cospiratori. Tale sospetto è rafforzato da due circostanze: la sua antica amicizia con il ministro di polizia F.S. Del Carretto, e il fatto che il M. fu tra coloro che il 28 sett. 1829 assistettero all’emanazione della sentenza di condanna (a morte, poi commutata in esilio) del capo del tentativo insurrezionale, A. Galotti.

A Salerno il M. fece i primi passi da giornalista. Intorno al 1830 si trasferì a Napoli, dove aprì una scuola privata, entrando in concorrenza con B. Puoti, con il purismo del quale ebbe a polemizzare, suscitando alcuni sprezzanti giudizi di F. De Sanctis.

In quel periodo ebbe inizio un’attività quasi frenetica del M. come giornalista nei periodici (Poliorama pittorescoLucifero, ecc.) che a Napoli pullulavano nel clima moderatamente “illuminato” dei primi anni del regno di Ferdinando II di Borbone, caratterizzato da una certa libertà di stampa. Fino al 12 febbr. 1842, il M. aveva pubblicato più di ottocento articoli (di argomento storico, di costume, di letteratura, di viaggio), e si era imposto come l’esponente più rappresentativo del romanticismo napoletano, filogovernativo e antipuristico, francesizzante e byroniano.

Fu redattore unico del Giornale de’ giovanetti a partire dal 5 marzo 1840 (fino al numero settimo del 1845), e dal 1844 anche del Giornale delle madri e dei fanciulli: periodici che non si distaccavano dall’impostazione edificante e caramellosa, sostanzialmente moderata, di analoghe pubblicazioni educative, e che tuttavia sapevano anche cogliere gli elementi di novità nel tessuto socio-culturale del Sud, indirizzando inoltre i giovani lettori agli studi severi e alla conoscenza dei grandi scrittori classici. Il M. trattò in prevalenza figure e argomenti storici, convinto com’era che si dovesse insegnare ai più piccoli la storia contemporanea, e si dovesse riservare invece lo studio del passato a un’età più matura e consapevole.

Proprio nella dimensione pedagogica va probabilmente individuata la chiave di lettura della sua complessa e poliedrica attività letteraria, alla quale il M. si dedicò certamente senza profondità (L. Russo lo definì “scrittore superficialissimo”: cfr. De Sanctis, 1979), ma con un notevole grado di consapevolezza e spregiudicatezza.

Il M. si dimostrò sempre attento e abile anche nella scelta del pubblico: “Da’ Grammatici nulla temo e nulla spero. I beatissimi che non piansero mai tengo per fermo che non m’intenderanno. Dunque da chi sperare un sorriso di compiacenza per questo mio libro? Da’ non cruscanti, che camminano col secolo, e dalle Donne. È per costoro ch’io scrissi” (Pensieri del tramonto: prose, Napoli 1839, p. VII).

Tra il 1842 e il 1843 raccolse in due volumi i suoi scritti più significativi: Opere di Cesare Malpica, 1ª serie: Rimembranze, e Aneddoti de’ tempi di Napoleone (rispettivamente, Napoli 1842 e 1843).

Quest’ultima è una silloge, ordinata per argomenti, di aneddoti, ricordi tratti da altre opere, citazioni da scritti di Napoleone, compilata con l’intento di fornire ai posteri un repertorio facilmente consultabile di notizie e giudizi su questo personaggio. Nell’altra il M. raccolse, invece, narrazioni storiche e fantastiche, in genere brevi, e divise in capitoletti brevissimi, con titoli destinati a suscitare la curiosità e l’interesse dei lettori, secondo la moda del momento (L’alzarsi della tenda, Delirio e catastrofe ecc.).

Il M. affidò comunque le sue fortune letterarie al resoconto di viaggio, alle sue “impressioni” di viaggiatore. Nel corso del 1844 visitò l’Abruzzo e lasciò un racconto (Un mese negli Abruzzi: impressioni, ibid. 1844) che non manca di brio, di sapienza tecnico-stilistica, nel variare del ritmo narrativo e descrittivo, nelle annotazioni storiche, artistiche e perfino linguistiche. L’attività di viaggiatore e di descrittore portò il M. anche a Roma (Venti giorni a Roma, ibid. 1843; Le notti romane al Foro, al Colosseo e al palazzo de’ Cesari e alle catacombe, ibid. 1844), in Calabria (Dal Sebeto al Faro: impressioni di un viaggio nelle Calabrie, ibid. 1845), in Toscana, Umbria e Magna Grecia (ibid. 1847), in Basilicata (ibid. 1847). Fu un lavoro da “reporter” inesauribile ma inficiato dalla frettolosità e dalla superficialità, perché il M. “era insomma una specie di inviato speciale, o un precursore del De Amicis narratore di viaggi, ricco di facili impressioni e di una cultura superficiale e di facile accatto” (Sansone, p. 503).

Nel 1846 tornò a Roma un’ultima volta, in compagnia del fratello architetto, Ignazio Saverio, e in quell’occasione scrisse una lunga poesia (106 versi endecasillabi) All’egregio scultore V. Gajassi in Roma per la statua di Eva, in cui ancora una volta attaccò i critici invidiosi (“Io griderò con libere parole: / Siete nebbia che ardisce opporsi al sole”), rammaricandosi inoltre che la statua appena scolpita fosse destinata a finire all’estero (Panorama artistico-letterario ossia Rivista delle più belle opere di pittura, e di scultura che si fanno in Roma, Opera di F. Mercuri, 1846, n. 17, pp. 251 s.). Il 1846 fu anche l’anno in cui scrisse una poesia di venti strofe Alla Santità di Pio IX padre amorosissimo de’ suoi popoli, in favore dell’amnistia. Nel maggio 1848 si schierò accanto a P.S. Mancini a sostegno del costituzionalismo napoletano.

Il M. morì a Napoli il 12 dic. 1848, lasciando la moglie, Annunziata Cottin, di distinta famiglia francese, e cinque figlie.

Altre opere: Ore malinconiche, Napoli 1836; Poesie scelte, Benevento 1846; Panorama dell’universo, I-VIII, Napoli 1864.Fonti e Bibl.: Capua, Biblioteca del Museo campano, Mss., Top.Sp.11-Rep. Capua, Pl. 4, n. 1403: F.S. Malpica, Manoscritto ove si parla di C. M. e le sue opere; G. Giucci, Degli scienziati italiani formanti parte del 7( Congresso in Napoli nell’autunno del 1845, Napoli 1845, pp. 458-460; F.S. D’Amico, C. M.: contributo alla storia del romanticismo, Salerno 1903; P. Palumbo, Gli improvvisatori a Lecce (Un capitolo di storia letteraria a Napoli), in Riv. storica salentina, III (1905-06), pp. 150 ss. (poi in Id., Lecce vecchia, nuova ed., a cura di P.F. Palumbo, Lecce 1975, pp. 173 ss.); F. De Pilato, Fondi, cose e figure di Basilicata, Roma 1922, pp. 173 ss.; F. De Sanctis, La giovinezza. Frammento autobiografico, a cura di G. Ferretti, Bologna 1935, pp. 139 s.; F. Zerella, Il pensiero pedagogico di C. M., in Riv. pedagogica, XXVIII (1935), pp. 107 ss.; G. Gifuni, Profili e scorci di storia, Napoli 1942, pp. 9 ss.; F. De Sanctis, La letteratura italiana del sec. XIX, II, La scuola liberale e la scuola democratica, a cura di F. Catalano, Bari 1953, pp. 126-129; P. Casertano, Spigolature malpichiane, in Capys. Annuario degli “Amici di Capua”, 1968-69, pp. 33-41; M. Sansone, La letteratura a Napoli dal 1800 al 1860, in Storia di Napoli, IX, Dalla Restaurazione al crollo del Reame, Cava dei Tirreni 1972, pp. 503-506; A. Marinari, Letteratura e cultura nel Sud, in A. Marinari – G. Pirodda, La cultura meridionale e il Risorgimento, Bari 1975, p. 33; F. De Sanctis, L’ultimo de’ puristi, in Id., Saggi critici, a cura di L. Russo, II, Bari 1979, p. 272; M. Spagnoletti, C. M., periegeta e animatore culturale, introd. a C. Malpica, Il Giardino d’Italia. Le Puglie, a cura di M. Spagnoletti, Cavallino di Lecce 1985, pp. V-LII; T. Spinelli, C. M., in Basilicata. Letteratura delle regioni d’Italia, Storia e testi, Brescia 1987, pp. 166 ss.; Id., Il viaggio in Abruzzo di C. M. (1844), in Abruzzo letterario, 1989, n. 3, pp. 192 ss.; T. Pedio, introd. a C. Malpica, Basilicata. Impressioni, Venosa 1993, pp. 7-12; C. Malpica, Venti giorni in Roma, a cura di S. Pifferi, Manziana 2005 (con una Introduzione, pp. IX-XXXVII, che utilizza per la prima volta il Manoscritto di F.S. Malpica); Enc. biografica e bibliografica “Italiana”, E. Codignola, Pedagogisti ed educatori, pp. 276 s.; Enc. Italiana, XXII, p. 32.(fonte)

Il componimento è presente nel volume “LA TOSCANA
L’UMBRIA E LA MAGNA GRECIA
IMPRESSONI
DI CESARE MALPICA

NAPOLI DAI TIPI DI ANDREA TESTA
1846″ PP. 243 – 248 (link)