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Elio Parani. 4 novembre 1933

Elio Parani. 4 novembre 1933
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OPERA NAZIONALE BALILLA[1]

COMITATO ORGANIZZAZIONE
PROVINCIALE “RURALI”
DELL’URBE AGRO ROMANO

PRIMA MOSTRA SPIGA FRUMENTO OP. BALILLA[2]

CERTIFICATO
DI
partecipazione
RILASCIATO A

Avang. Parani Elio

Bufalotta[3]

Il Presidente del Comitato Provinciale

Roma 4 Novembre A XII E. F.

La vera fonte, la vera
origine di tutte
le attività umane è
la terra . Mussolini

Roma fu grande
finché fu una
repubblica di
rurali . Mussolini

V. Vittori .

a matita Varani Elvio Gino


Note

[1] L’Opera nazionale Balilla per l’assistenza e per l’educazione fisica e morale della gioventù (nota come Opera nazionale Balilla, in sigla ONB) fu un’organizzazione giovanile del Regno d’Italia, istituita come ente morale durante il ventennio fascista con legge 3 aprile 1926, n. 2247, e sottoposta all’alta vigilanza del Capo del Governo alle dipendenze del Ministero dell’Educazione Nazionale (r. decr. 14 settembre 1929). A partire dal 1937 venne assorbita dalla Gioventù Italiana del Littorio. Il termine “Balilla” fu ispirato dalla vicenda del giovane Giovan Battista Perasso che nel 1746 incitò alla rivolta i genovesi durante la breve occupazione asburgica della città ligure. L’inno ufficiale di questo corpo era il brano Fischia il sasso, composto da Giuseppe Blanc.
Storia
Il fascismo delle origini si proponeva come un movimento di rottura rispetto allo Stato liberale giolittiano e alle sue istituzioni, ambiente educativo compreso: già nel 1919 Filippo Tommaso Marinetti, futurista e “fascista della prima ora”, aveva proposto l’istituzione di “scuole di coraggio fisico e patriottismo”.
La creazione
Dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922, il nascente regime mussoliniano si pose il problema di come “fascistizzare” la società, a partire dai più giovani: nel dicembre 1924 Mussolini diede all’ex ardito e neodeputato Renato Ricci la guida del movimento giovanile del PNF (l’Avanguardia giovanile fascista) con il compito di “riorganizzare la gioventù dal punto di vista morale e fisico”.
La legge del 3 aprile 1926, n. 2247 sancì così la nascita dell’Opera nazionale Balilla, come ente autonomo, che Ricci avrebbe diretto fino al 1937. Complementare all’istituzione scolastica, l’ONB era sulla carta “finalizzata… all’assistenza e all’educazione fisica e morale della gioventù”. Vi avrebbero fatto parte i giovani dai 6 ai 18 anni, ripartiti in tre sottoistituzioni: i figli della lupa (dai 6 ai 8 anni), i balilla (dai 8 ai 14 anni) e gli avanguardisti (dai 14 ai 18 anni) e mirava non solo all’educazione spirituale, culturale e religiosa, ma anche all’istruzione premilitare, ginnico-sportiva, professionale e tecnica secondo l’ideologia fascista.
L’attività dell’ONB ebbe inizio effettivo con l’approvazione dei regolamenti (r. decreto 9 gennaio 1927, n. 6). Nel 1928 il regime fascista sciolse le organizzazioni giovanili non fasciste con i regi decreti 9 gennaio, n. 5 e 9 aprile 1928, n. 696, tra cui le associazioni scout: il Corpo nazionale giovani esploratori italiani (pluriconfessionale) fu sciolto quell’anno; l’Associazione Scautistica Cattolica Italiana (ASCI) fu obbligata a chiudere tutti i reparti nelle località sotto i 20 000 abitanti, prima della chiusura completa; l’Associazione dei ragazzi pionieri italiani (ARPI) cessò volontariamente le attività. Molti scout continuarono a svolgere le proprie attività in clandestinità e parteciparono attivamente alla lotta antifascista. Uno dei principali gruppi che continuarono le attività fu quello delle Aquile randagie a Milano; anche alcuni gruppi scout italiani all’estero proseguirono le loro attività.
L’unica organizzazione rimasta attiva fu l’Azione Cattolica Italiana, che dovette comunque limitare le proprie attività al solo ambito catechistico.
Sviluppo e assorbimento nella GIL
Rigidamente centralizzata, l’Operazione Nazionale Balilla fu sin dalla sua fondazione concepita dai fascisti come uno strumento di penetrazione delle istituzioni nelle scuole: a essa venne affidato l’insegnamento dell’educazione fisica ai ragazzi; presidi e insegnanti erano tenuti ad agevolare le strutture scolastiche alle iniziative dell’ONB e a invitare gli alunni di tutte le età ad aderirvi.
L’ONB gestiva anche corsi di formazione e orientamento professionale, corsi post-scolastici per adulti, corsi di puericultura e d’economia domestica per le donne, oltre a migliaia di scuole rurali che nel 1937 erano diventate più di seimila.
L’ONB confluì, insieme con i Fasci giovanili di combattimento, nella GIL (Gioventù italiana del littorio) a partire dal 1937.(fonte)

[2] Giornale Luce B / B0584 La mostra della ‘Spiga di frumento’ dell’Opera nazionale Balilla(fonte)

[3] La Colonia Agricola Romana della Bufalotta La tenuta della Bufalotta, di proprietà del Pio Istituto della Santissima Annunziata di Roma, a partire dagli inizi del Novecento fu interessata da una radicale azione di bonifica per debellare la malaria. Le opere furono destinate sia al miglioramento fondiario (la tenuta fu divisa in cinque unità agrarie), sia all’istituzione di scuole, la prima delle quali fu una scuola comunale rurale composta da due o tre aule in una capanna di legno e paglia. In seguito, per favorire anche il ripopolamento della zona, nel 1914 fu costruita ad opera della Congregazione di Carità, enfiteuta del citato Pio Istituto, una scuola di formazione professionale agraria con annesso convitto, la “Colonia Agricola”, che ha dato il nome alla via di accesso al fabbricato; essa era riservata agli orfani di guerra e ai bambini abbandonati della provincia. Nel 1934 fu edificata anche una sede per l’Istituto Femminile della Colonia. A gestire fin dall’inizio la Colonia Agricola Romana, intitolata a Raffaele Lambruschini, furono i Padri Giuseppini, che vi rimasero fino al 1952. Per i lavori agricoli furono adottate attrezzature di vario tipo, macchinari moderni e mezzi di trasporto; l’intera zona venne elettrificata e dotata di impianti idraulici, furono costruite ampie stalle per il ricovero del bestiame. Furono piantati un frutteto, una vigna, l’orto e un campo di grano destinato alla produzione di farina, grazie al mulino appositamente costruito, e alla lavorazione del pane, cotto nel forno a vapore di cui disponeva la colonia. L’imponente fabbricato, appositamente edificato, fu dotato di dormitori, docce, ampie terrazze, refettori, biblioteca, muse o storico e fisico locale, una cappella, una sala ricreativa destinata alle prove della banda, conferenze, rappresentazioni teatrali e proiezioni cinematografiche.
Gli allievi, dopo aver frequentato i primi cinque anni di scuole elementari, il corso di avviamento con indirizzo agrario ed aver contemporaneamente compiuto il tirocinio teorico-pratico, se fisicamente idonei, potevano passare all’Azienda Famiglia. L’azienda si estendeva per 80 ettari, in cui a turno i ragazzi si occupavano di vari incarichi; essi cooperavano attivamente, compartecipando agli utili e percependo una retribuzione giornaliera. Le attività furono interrotte durante l’ultima guerra, quando gli edifici divennero sede di un comando militare tedesco, e successivamente riavviate. Nel 1970 l’Istituto professionale per l’agricoltura cessava le sue attività per essere sostituito dal Liceo sperimentale unitario che rimase attivo fino al 1979, divenendo poi succursale dell’Istituto Tecnico Agricolo Statale ex “E. De Fonseca”. Nel 1983 una parte della struttura fu destinata a scuola media statale, dedicata ad Alfredo Panzini; mentre dopo la ristrutturazione dell’edificio centrale di Via della Colonia Agricola, l’Istituto Tecnico dal 1985 al 2000 divenne sede autonoma. Dal 2001 è succursale dell’Istituto Tecnico Agricolo Statale “Emilio Sereni”.(fonte)