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Arturo Bellentani. 24 novembre 1942
« di 2 »

Vi ringrazio sentitamen-
te dei vostri auguri, che
ho ricevuto molto volontieri.
Spero a metà del prossi-
mo mese di venire a
casa per una quindicina
di giorni; sarà mia premu-
ra venire ad ossequiarvi.
Ben augurando a voi
e famiglia
suo me
A Bellentani

Grado, Cognome e Nome del mittente:
C. M. Se.
Bellentani Artuto
Reparto Comando Dicat[1]
P. M. Firenze

Al Preg. mo Sig.
Ruggirello Cav. Andrea
Via Canalino 21
Modena

CARTOLINA POSTALE
PER LE FORZE ARMATE
ESENTE DA TASSA PER L’ITALIA E SUE COLONIE

A CURA DELLO STATO MAGGIORE

timbro

MILIZIA ART . CONTROAREI – Comando VII C

 24 – XI
42 . XXI

6

retro

LA VITTORIA DARÀ
I SUOI FRUTTI

Vinceremo!

Roma – Mostra Augustea[2]


Note

vers. eng.

Thank you very much for your kind wishes, which I received with great pleasure.
I hope to come home for a fortnight in the middle of next month; I will be sure to come and pay my respects.
Wishing you and your family all the best,
Yours sincerely,
A. Bellentani


[1] La Milizia per la difesa contraerea territoriale (DICAT), istituita in Italia con Regio decreto legge del 18 febbraio 1930, aveva il compito di predisporre, in tempo di pace, e di attuare in tempo di guerra unitamente alle unità contraeree delle altre forze armate, la difesa del paese da attacchi aerei nemici.

Storia
Questa specialità della MVSN nasce il 16 aprile 1927 con la denominazione di Milizia artiglieria contraerei; dal 1930 venne ridenominata Milizia per la Difesa Aerea Territoriale, abbreviata in MDAT, poi in Milizia per la Difesa Controaerea Territoriale, abbreviata prima in MDCAT, poi in MDICAT. Nel 1935 era articolata su:

14 Legioni,
10 Coorti Autonome,
poste alle dipendenze, insieme alla Milizia per la difesa costiera (M.DACOS), dell’Ispettorato, poi Comando della M.Di.C.A.T. e da Cos.. La milizia partecipa alla Guerra d’Etiopia fornendo il personale per tutte le batterie sommeggiate da 65/17 in forza alle Legioni CC.NN., mentre diverse migliaia di sue Camicie Nere combatterono come fanti nei battaglioni CC.NN.. Nel 1939 il comando assunse il nome di Comando Milizie Controaerei ed Artiglieria Marittima e la MDICAT venne riorganizzata su 5 Comandi di Gruppo di Legioni DICAT con a disposizione:

22 Legioni in Patria,
4 Legioni nelle Colonie,
ognuna delle quali armava un certo numero di batterie sparse sul territorio dell’Impero. La MDICAT, che al 10 giugno 1940, data dell’entrata in guerra, inquadrava 85 000 uomini, cambiò per l’ultima volta denominazione in Milizia Artiglieria Contro Aerei, MACA nel codice telegrafico. Per tutta la durata della seconda guerra mondiale, la milizia difese accanitamente il territorio nazionale dalle incursioni alleate, in collaborazione con la Regia Aeronautica.

Denominazioni
31.08.1928-04.03.1930: MVSN-DTC – Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale – Servizio Difesa Territoriale Controaerea
(R.D. n° 1815 del 21.06.1928 in G.U.R.d’I. n° 190 del 16.08.1928, Pag. 3851)
05.03.1930-15.03.1935: MDAT – Milizia per la Difesa Aerea Territoriale
(R.D.-L. n° 93 del 18.02.1930 in G.U.R.d’I. n° 53 del 05.03.1930, Pagg. 840/841)
(L. n° 314 del 03.04.1930 in G.U.R.d’I. n° 89 del 15.04.1930, Pagg. 1394/1395)
16.03.1935-23.11.1938: MDICAT – Milizia per la Difesa Contro Aerea Territoriale
(R.D.-L. n° 181 del 21.01.1935 in G.U.R.d’I. n° 64 del 16.03.1935, Pagg. 1082/1084)
(L. n° 962 del 20.05.1935 in G.U.R.d’I. n° 146 del 24.06.1935, Pag. 3112)
24.11.1938-03.07.1941: MCA – Milizia Controaerei
(R.D.-L. n° 1888 del 24.11.1938 in G.U.R.d’I. n° 291 del 22.12.1938, Pagg. 5240/5245)
(L. n° 739 del 02.06.1939 in G.U.R.d’I. n° 131 del 05.06.1939, Pagg. 2554/2560)
04.07.1941-09.12.1943: MACA – Milizia Artiglieria Contraerei
(R.D. n° 594 del 26.05.1941 in G.U.R.d’I. n° 155 del 04.07.1941, Pag. 2624)
(R.D.-L. n° 16/B del 06.12.1943 in G.U.R.d’I. n° 4/B del 08.12.1943, Pagg. 5/7)
Organizzazione
L’arruolamento degli ufficiali veniva effettuato tra gli ufficiali di artiglieria del Regio Esercito non soggetti alla mobilitazione in caso di guerra; la truppa era costituita da volontari esenti da obblighi militari, giovani non ancora chiamati alla leva, da personale delle classi anziane, da mutilati e reduci della Grande Guerra e da ciechi impiegati, per il loro udito affinato, all’ascolto agli aerofoni. Il personale, normalmente in congedo, veniva periodicamente richiamato in servizio per l’addestramento e per le manifestazioni del Regime. Per la disciplina dipendeva dal “Comando Generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale”, per l’addestramento e per l’impiego dai Comandi di Corpo d’armata o di Isola. In caso di mobilitazione, o quando sia necessario per la sicurezza dello Stato, la milizia passava alle dipendenze del Ministero della Guerra, agli ordini del Comando supremo militare italiano.

Uniforme
Il personale della MACA vestiva l’uniforme grigioverde della MVSN, con gambali in cuoio nero e bandoliera di cuoio marrone. Si distingueva per le filettature gialle arancio dei fregi e delle controspalline. Le fiamme nere sul bavero erano anch’esse filettate del giallo arancio tradizionale dell’arma di artiglieria, con i fascetti littori in luogo delle stellette delle Regie Forze Armate. I copricapi della specialità erano il fez nero ed il berretto rigido, mentre i reparti MDICAT di frontiera usavano il cappello alpino senza nappina e senza penna (la cosiddetta “vedova”).

Il fregio era costituito da un fascio littorio su due cannoni incrociati sormontato dalla stella d’Italia. Nel tondino nero posto sotto ai cannoni era riportato il numerale romano del reparto.

Organigramma MCA: 1940
1º Gruppo di Legioni – Torino
1ª Legione (Torino)
2ª Legione (Savona)
3ª Legione (Genova)
4ª Legione (Alessandria)
2º Gruppo di Legioni – Milano
6ª Legione (Piacenza)
7ª Legione (Brescia)
8ª Legione (Verona)
3º Gruppo di Legioni – Bologna
9ª Legione (Padova)
10ª Legione (Udine)
11ª Legione (Trieste)
12ª Legione (Bologna)
15ª Legione (Ancona)
4º Gruppo di Legioni – Roma
13ª Legione (Livorno)
14ª Legione (Firenze)
16ª Legione (Terni)
17ª Legione (Cagliari)
18ª Legione (Roma)
5º Gruppo di Legioni – Napoli
5ª Legione (Taranto)
19ª Legione (Napoli)
20ª Legione (Bari)
21ª Legione (Catanzaro)
22ª Legione (Palermo)
Gruppi autonomi
I Gruppo autonomo di Libia (Tripoli)
II Gruppo autonomo di Libia (Bengasi)
I Gruppo autonomo AOI
II Gruppo autonomo AOI (fonte)

[2] La Mostra Augustea della Romanità, svoltasi tra il 1937 e il 1938, fu uno dei numerosi eventi organizzati in Italia durante il fascismo, con evidente scopo propagandistico, in occasione del Bimillenario Augusteo, ovvero i 2000 anni dalla nascita di Augusto (23 settembre 63 a.C.).

Storia preliminare
In occasione dell’esposizione nazionale per il cinquantenario dell’Unità d’Italia nel 1911, Rodolfo Lanciani e il suo assistente Giulio Quirinio Giglioli avevano organizzato un’esposizione a carattere archeologico nelle Terme di Diocleziano. Nel 1927 Giglioli, ora professore di archeologia e assessore alle antichità e belle arti di Roma, promosse l’istituzione di un Museo dell’Impero romano (prima nell’ex-convento di Sant’Ambrogio, ma già nel 1929 spostato nel più ampio Palazzo Pantanella), con l’intento di dare seguito e stabilità all’esposizione del 1911.

Nel 1932 Giglioli e altri antichisti, soprattutto Carlo Galassi Paluzzi, presidente dell’Istituto nazionale di studi romani, suggerirono a Mussolini di attuare un programma di iniziative espositive e archeologiche su larga scala in vista del bimillenario di Augusto, tra cui la realizzazione di importanti scavi archeologici in tutta Italia e la creazione di Piazza Augusto Imperatore a Roma, facendovi riemergere il mausoleo di Augusto e collocandovi l’Ara Pacis.

Giglioli organizzò la Mostra Augustea della Romanità assieme a giovani collaboratori come Colini, Pietrangelo, Luigli e Squarciapino. Le prime 26 sale seguivano la cronologia della storia romana, dalla fondazione di Roma alla tarda età costantiniana, ed erano allestite con architetture effimere.

L’apertura al pubblico
La Mostra Augustea fu aperta dal 23 settembre 1937 al 4 novembre 1938 nel Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale a Roma. Nelle 80 sale erano esposte numerose copie di sculture e reperti vari che avrebbero dovuto illustrare la civiltà romana in tutta la sua estensione e rappresentare un modello per l’Italia fascista. La mostra raccolse oltre 700.000 visitatori ed è perciò da considerarsi − insieme con le due edizioni della Mostra della Rivoluzione fascista – uno dei grandi eventi autocelebrativi dell’Italia fascista, propagandata dai giornali e cinegiornali italiani e seguita dalla stampa internazionale.

Vita dopo la chiusura
Dopo la chiusura della mostra augustea, Giglioli pensò di renderla permanente in un Museo della civiltà romana con sede nel nuovo quartiere dell’EUR, nella zona sud-occidentale di Roma, dove avrebbe dovuto tenersi l’Esposizione universale prevista per il 1942. L’esposizione non ebbe mai luogo per lo scoppio della guerra, ma l’edificio che avrebbe dovuto contenere il museo progettato da Giglioli fu terminato negli anni 1950 e ospita un’esposizione permanente, depurata dei più vistosi aspetti propagandistici risalenti al regime fascista.(fonte)